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In Messico, vince il partito all’opposizione
MARÍA JULIA MAYORAL |
Luglio 2010 - Sono ancora in processo i risultati delle elezioni parziali realizzate domenica in quasi la metà degli Stati messicani, ma i dati preliminari danno per vincitore il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), all’opposizione.
La presidentessa nazionale del PRI, Beatriz Paredes, ha annunciato in una conferenza stampa la vittoria della sua organizzazione in 11 dei 12 territori in cui erano in lizza gli incarichi di governatore: Aguascalientes, Chihuahua, Durango, Hidalgo, Puebla, Quintana Roo, Sinaloa, Tamaulipas, Tlaxcala, Veracruz e Zacatecas.
La Paredes ha detto che il PRI si ratifica come la prima forza politico-elettorale del paese mentre il dirigente del governante Partito Acción Nacional (PAN), César Nava, ha considerato come sepolta l’epoca del "tutto occupato" per il PRI.
Il PAN, in coalizione con i partiti della Rivoluzione Democratica (PRD), Convergencia y del Trabajo (PT), ha vinto i governos di Oaxaca, Puebla, Tlaxcala e Sinaloa, ha assicurato Nava, ma all’ultima ora un rapporto sul conteggio dei voti ha indicato che questa alleanza ha perso a Tlaxcala.
Secondo Nava, il PAN senza alleanze ha vinto nelle città di Tuxtla Gutiérrez, Tapachula, nel porto di Veracruz, Mexicali, Tijuana e Culiacán, tra le varie località, aumentando del 50 per cento la Popolazione che resterà sotto l’amministrazione panista.
Inoltre ha detto che il prossimo passo sarà frenare il PRI nelle prossime elezioni del 2011 e far sì che il “priismo” non ritorni alla presidenza della nazione nelle elezioni politiche del 2012.
La Procura Specializzata per l’Attenzione ai Delitti Elettorali della Procura Generale della Repubblica, ha riportato che alla fine delle votazioni ha iniziato 23 controlli ed ha aperto 103 cause per probabili delitti elettorali commessi.
Tra le denuncie ricevute ci sono presunte condotte criminali per l’acquisto di voti, maneggio di programmi sociali con fini elettorali e raccolta ingiustificata di credenziali degli elettori.
Anche se la campagna elettorale è stata segnata da fatti di violenza, la Segreteria di Governo ha valutato che la giornata del 4 luglio è trascorsa in condizioni di sicurezza e tranquillità, nella quale sono avvenuti solo alcuni incidenti, tra i quali l’omicidio nello Stato settentrionale di Chihuahua, ha indicato il ministero.
La vittima era il fratello di un aspirante alla presidenza municipale de Batopilas. (Traduzione Granma Int.). |
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Giustiziati un giornalista e la moglie nello Stato di Guerrero |
Luglio 2010 - La violenza legata al narcotraffico che si è scatenata in Messico è costata la vita di un giornalista e di sua moglie, assassinati da sconosciuti nel meridionale Stato di Guerrero.
La morte del corrispondente del giornale El Sol de Acapulco, nella piccola località di Coyuca de Benítez, Juan Francisco Rodríguez Ríos e di sua moglie, si somma al saldo negativo di 22.743 vittime dal 2006 ad oggi, come rivelano le cifre della procura del Messico.
La polizia ha sostenuto che hanno sparato a Rodríguez Ríos e alla moglie, María Elvira Hernández Galeana, nell’interno di un piccolo caffè Internet, di proprietà delle vittime.
Due sconosciuti sono entrati nel locale di notte ed hanno sparato a sangue freddo contro il reporter, che era anche il dirigente del sindacato nazionale dei redattori della stampa, e a sua moglie.
Nel luogo c’era anche il figlio della coppia, di 18 anni, che girava le spalle ed è sopravvissuto all’attacco.
Rodríguez Ríos, di 49 anni, ha ricevuto quattro proiettili nel torace e la moglie di 36 anni è morta per dei colpi nella testa. Questi fatti sono divenuti parte della quotidianità nelle strade messicane, soprattutto nelle città del nord, vicino agli Stati Uniti, dove i cartelli della droga si combattono per le strade, generando timore tra la popolazione.
Il presidente messicano, Felipe Calderón, ha ammesso,in un discorso offerto di recente agli impresari del turismo,che la nazione sta pagando un caro prezzo per la violenza legata al narcotraffico. Negli ultimi tre mesi sono avvenuti 3.500 omicidi vincolati al narcotraffico, dice un rapporto del governo, che sostiene che il 2010 potrebbe marcare un nuovo record.
Nel 2007 le vittime furono 2837 e nel 2009 ben 9635.
Per affrontare la situazione, Calderón ha messo in moto una strategia contro i cartelli della droga che ha permesso di dispiegare 50.000 soldati che appoggiano la polizia nei distinti Stati del paese, ma questa misura ha dato risultati controproducenti, facendo esacerbare la violenza in alcune zone.
La Commissione Nazionale dei Diritti umani (CNDH) ha condannato quest’ultimo assassinio del giornalista e la moglie, reclamando dalle autorità investigazioni agili, per arrestare e punire i responsabili. Questa commissione sostiene che la violenza e l’impunità contro i giornalisti sono inammissibili ed ha denunciato che non è possibile che il lavoro dei giornalisti si debba sviluppare sotto la minaccia delle aggressioni e delle pallottole.
La Fondazione per la Libertà d’Espressione (Fundalex)ha presentato un rapporto in cui assicura che nel 2009, il peggiore ano del decennio per la stampa messicana, ci sono state 244 aggressioni con 11 omicidi.
(Telesur/ Traduzione Granma Int.) |
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Zelaya accusa gli Stati Uniti di essere i responsabili del golpe del 2009 |
Giugno 2010 - L’ex Presidente honduregno Manuel Zelaya ha accusato direttamente gli Stati Uniti di essere i responsabili del Colpo di Stato del 2009, che lo forzò ad abbandonare la sua posizione. In una lettera pubblicata lunedì, Zelaya ha scritto “Quello che sospettavamo al principio ha trovato conferma. Dietro il Golpe ci sono gli Stati Uniti”. Ha anche scritto che il popolo honduregno è un fedele testimone del ruolo che gli interessi economici degli Stati Uniti hanno giocato in questo tragico evento. Gli Stati Uniti sono la maggiore fonte di investimento estero in Honduras, e rappresentano gran parte del commercio dello Stato. Attualmente, Zelaya vive in esilio in Repubblica Dominicana.
In Honduras, migliaia di persone commemorano l’anniversario del golpe con una marcia a Tegucigalpa per esigere il ritorno di Zelaya
David Castillo, seguace di Zelaya, ha detto: “Stiamo vedendo che la resistenza cresce giorno dopo giorno. Il popolo honduregno si è svegliato e abbiamo fiducia nel fatto che questa lotta non sia né di giorni, né di anni. Sappiamo che il popolo, di fronte alle necessità, alla crisi economica, alla crisi politica e sociale che sta vivendo il paese, l’insicurezza e tutto il resto, si unirà alla resistenza per cercare soluzioni a questi problemi”. (Traduzione Granma Int.) |
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