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La ONU chiede più medici e infermieri per Haiti Novembre 2010 - Le Nazioni Unite hanno domandato altri 350 medici e 2000 infermieri addizionali per rinforzare la lotta contro l’epidemia di colera in Haiti, dice un rapporto diffuso nella sede dell’organizzazione mondiale. Le due cifre sono state esposte dalla vice segretaria generale della ONU per i Temi Umanitari, Valerie Amos, alla conclusione di una visita di lavoro di due giorni nel paese delle Antille, ha riferito Prensa Latina. Queste risorse umane extra si sommano a quelle di vari gruppi e organizzazioni straniere che già lavorano sul terreno ed ai circa mille medici e lavoratori della sanità della Brigata cubana, che si trovava in Haiti molto tempo prima del terremoto del gennaio scorso. Ugualmente sono necessari altri 30.000 volontari che si dedichino alla campagna di diffusione per la prevenzione della malattia. Amos ha sottolineato la necessità di nuove infrastrutture per l’attenzione alla popolazione e d’installazioni per i cadaveri ed i rifiuti umani. La funzionaria ha chiesto d’accrescere gli aiuti al di fuori di Port au Prince, ed ha rivelato che in questi momenti il rifornimento di sapone e acqua pulita giungono solo al 10% delle famiglie installate fuori dalla capitale. Tra i materiali che mancano ci sono i Sali d’idratazione orali, le tavolette per purificare l’acqua, il cloro, i sacchi a pelo, il sapone, le latrine e vari tipi di medicinali. Le agenzie della ONU, le organizzazioni non governative ed i paesi della regione e al di fuori, devono rivedere la situazione per analizzare se possono fare di più per combattere l’epidemia, ha indicato la sottosegretaria generale. Diversi funzionari delle Nazioni Unite hanno lamentato negli ultimi giorni che la risposta della comunità internazionale alla domanda di aiuto fatta per affrontare la situazione non giunge al 10% dei 164 milioni di dollari richiesti. La Amos ha reclamato un’azione rapida e urgente per evitare la morte di altri esseri umani di colera. Sino ad ora sono state contagiate più di 60.000 persone e ne sono morte quasi 1500 dal 21 ottobre. L’epidemia è scoppiata quasi nove mesi dopo la tragedia provocata dal terremoto che ha lasciato Haiti con un saldo di quasi 300.000 morti, un milione 300.000 persone senza casa e più di 766.000 sfollati. (Traduzione Granma Int.).
Violente proteste contro l’ONU a Port-au-Prince Novembre 2010 - Varie centinaia di giovani hanno occupato negli ultimi giorni il centro di Port-au-Prince, con barricate e pneumatici in fiamme, da dove hanno preso a pietrate i caschi blu dell’ONU, accusati di aver introdotto il colera ad Haiti, dove ha già prodotto più di 1.100 morti. I manifestanti, nella maggior parte adolescenti, hanno bloccato con cassonetti della spazzatura le strade vicine al Palazzo Presidenziale, nel mezzo di gas lacrimogeni e fumo che rendevano l’aria irrespirabile. La manifestazione ha preso di sorpresa una decina di soldati della forza dell’ONU, i quali hanno puntato le loro armi ai manifestanti, senza riuscire a frenarli. "È stata la MINUSTAH a portare il colera", "che se ne vada la MINUSTAH", gridavano i giovani infuriati contro la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti. "La MINUSTAH rovescia escrementi per la strada", diceva un cartello, nel mezzo delle voci, smentite dall’ONU, che accusano i caschi blu nepalesi di aver introdotto il colera nella nazione caraibica. Nella vicina Repubblica Dominicana, le autorità sanitarie stanno analizzando un paziente haitiano, residente a Santo Domingo, che potrebbe convertirsi nel secondo caso confermato nel paese. (Traduzione Granma Int.)
Cuba rinforza la brigata medica in Haiti ROBERTO HERNÁNDEZ Novembre 2010 - Cuba ha rinforzato la sua brigata medica in Haiti, con il proposito di lavorare nelle migliori condizioni per affrontare l’epidemia di colera che ha già provocato la morte di circa 800 persone in questo paese dei Carabi, hanno detto i media della stampa. Il nuovo gruppo è giunto sabato 13 a Port au Prince ed è formato soprattutto da personale d’infermeria e medici laureati nella Scuola Latinoamericana di Medicina ed Epidemiologia. Parte dei questo personale è già stato in Haiti subito dopo il terribile terremoto del gennaio scorso. La collaboratrice Violeta Cué ha detto che è di nuovo in Haiti per aiutare gli haitiani a superare l’epidemia, e lo farà per tutto il tempo che sarà necessario. Con questa nuova forza, Cuba è in migliori condizioni per dare tutta l’assistenza medica agli haitiani, ha segnalato il comunicato, riferendosi alla propagazione del colera, malattia già presente in tutto il paese (Traduzione Granma Int.).
Haiti: Quasi un migliaio i morti di colera Novembre 2010 - Il numero di persone morte per l’epidemia di colera in Haití è aumentato sino a 917, ha informato il ministero della Sanità di Port au Prince, sottolineando che da venerdì ad oggi sono morte 121 persone, ha riportato Ansa. La malattia è presente in 6 delle 10 province haitiane, anche se le autorità hanno riferito che le 14.642 persone assistite negli ospedali sono state dimesse dopo le cure necessarie, soprattutto la reidratazione, mentre aumenta il timore che l’epidemia possa diffondersi tra gli accampamenti dove sono alloggiati più di un milione di sopravvissuti al terremoto del principio dell’anno. (Traduzione Granma Int.).
Haiti indaga l’origine dell’epidemia di colera YOLAIDY MARTINEZ RUIZ Novembre 2010 - PL.— Haiti indagherà sull’origine del colera che si è manifestato sul suo territorio, e che ha provocato 337 morti e oltre 4.764 contagiati, in risposta alle voci che dicono che la causa dell’epidemia risiede negli escrementi di soldati nepalesi. Il direttore generale della Pubblica Sanità, Gabirel Timothée, ha affermato che esperti del paese e della comunità internazionale realizzeranno uno studio esaustivo nella base militare della missione ONU situati vicino a Mirebalais, una delle zone più colpite. Tale azione risponde alle forti accuse della popolazione che colpevolizza il battaglione nepalese per aver gettato scarichi fecali nel fiume Artibonite, identificato come il nido infettivo, principale fonte d’acqua della popolazione danneggiata. Centinaia di manifestanti si sono riuniti di fronte alla base per esigere l’abbandono immediato dei 12 mila militari asiatici della nazione francofona. Il contingente era arrivato ad Haiti in gruppi a partire dal 9 ottobre, pochi giorni prima della comparsa del colera, e dopo uno scoppio epidemico registrato in Nepal, dove la malattia è endemica. Ma la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite nega tali argomenti e assicura che i suoi specialisti non hanno registrato la presenza del batterio nell’accampamento dei caschi blu. Anche se sono stati riportati casi in quasi tutto il paese, l’epidemia continua con maggior vigore nei paesini di Saint Marc, Mirebalais, Marchand-Dessalines e Grande Salines, tutti vicini al fiume Artibonite. Dal principio dello scoppio dell’epidemia, il 20 ottobre, le morti sono state quotidiane e sono state circa una decina, ed i casi di positivi oscillano tra i 50 e i 60. Haiti non registrava malati di colera da oltre un secolo e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, è molto probabile che si diffonderà e permarrà nel paese per anni. L’epidemia, causata dall’ingestione di alimenti o acqua contaminati dal batterio vibrio cholerae, causa intense diarree, vomito, e febbre alta, ma in molti casi non manifestano sintomi nelle vittime che 48 ore prima del decesso. (Traduzione Granma Int.)
Un tipo de colera è presente in Haiti Ottobre 2010 - Circa 50 persone sono morte e varie centinaia sono ricoverate in Haiti per un tipo di colera provocato dalla cattiva qualità dell’acqua potabile, hanno informato le autorità sanitarie haitiane, che temono un’epidemia. "I primi risultati ottenuti dopo le analisi di laboratorio mostrano è presente il colera, ma non sappiamo di che tipo", ha dichiarato alla AFP una fonte di salute pubblica che ha chiesto l’anonimato. Il direttore generale del Ministero di Salute, telefonicamente, ha annunciato una riunione d’emergenza del governo ma non ha confermato l’informazione. "Il governo e le autorità sanitarie si riuniranno e poi si farà una annuncio", ha detto ieri, giovedì 21. Le autorità sanitarie haitiane avevano già confermato la morte di cinquanta persone circa in varie città di Haiti per un’epidemia di diarrea. "Abbiamo registrato 51 o 52 morti lungo il fiume Artibonite che attraversa il centro ed il nord del paese", ha informato AFP il dottor Arial Henry, un alto funzionario del Ministero di Salute. "Contiamo 27 morti e 300 ricoverati nell’area di Drouin", ha detto per telefono il dottor Jean-Robert Pierre-Louis, che lavora nell’ospedale di questa località nel nord dell’isola. Secondo la radio locale, la maggiore quantità di morti è stata registrata a Saint Marc, a 100 Km. A nord dalla capitale. I medici consultati da AFP hanno informato che 26 persone sono morte e ci sono 440 ricoverati nella località. 18 persone son morte a Verette –nella stessa regione e altre tre a Mirebalais (al centro), dove sono ricoverati almeno 100 haitiani. A Port au Prince, la capitale, colpita da un terribile terremoto nel mese di gennaio, non sono stati registrati casi di colera Haití continua a lottare per la sua ricostruzione dopo quella devastazione che ha lasciò centinaia di morti e migliaia di persone senza casa. (Frammento AFP/ Traduzione Granma Int.)
Il Summit discuterà gli aiuti ad Haiti e la marea nera Luglio 2010 - PL.— Gli aiuti ad Haiti e i possibili effetti del rovesciamento del petrolio nel golfo del Messico saranno al centro della conferenza dei capi di Governo della Comunità dei Caraibi (CARICOM), con sede in Giamaica. Dal 4 al 7 luglio, i presidenti esamineranno i nuovi progetti per appoggiare la ricostruzione della nazione francofona devastata al principio del 2010 da un terremoto che ha lasciato alle sue spalle oltre 220 mila morti ed un milione e mezzo di persone senza tetto. Discuteranno anche dei crescenti pericoli per l’ecosistema e le economie caraibiche, altamente dipendenti dal turismo e dalla pesca, di fronte a un eventuale arrivo della marea nera provocata dalla distruzione della piattaforma Deepwater Horizon in aprile. Un altro tema di analisi sarà il processo di implementazione dello spazio finanziario e commerciale unico del CARICOM, considerato vitale per la riduzione della vulnerabilità dell’area e incrementare capacità di resistenza di fronte alle sfide globali. Intercambieranno anche iniziative per rafforzare la posizione comune contro l’aumento delle tasse ai passeggeri aerei, applicato ai viaggiatori provenienti dagli aeroporti del Regno Unito. L’aumento della tariffa ha provocato, nel 2009, una diminuzione considerevole del flusso di turismo a quel territorio, e quindi la caduta della principale fonte di profitto della regione. I 15 capi di Governo della Comunità dibatteranno, inoltre, della crisi di credito mondiale, del cambio climatico, dello sviluppo sociale e umano, e dell’informazione, tecnologia e agricoltura. Al forum assisteranno anche il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon e dell’unione Edwin Carrington, così come i leader dell’Organizzazione di Stati Americani e del Fondo Monetario Internazionale. (Traduzione Granma Int.)
Inaccettabile proposta elettorale di un senatore degli USA YOLAIDY MARTINEZ RUIZ Luglio 2010 - Il presidente di Haití, Rene Preval, ha definito inaccettabile la proposta di un senatore statunitense per permettere la partecipazione dei soci internazionali del paese alla ristrutturazione del Consiglio Elettorale Provvisorio. In una conferenza stampa offerta il 1º luglio, il presidente haitiano ha respinto l’iniziativa inclusa in una relazione del repubblicano Richard Lugar, membro della commissione delle Relazioni Estere del Senato degli Stati Uniti. "Io non formo un consiglio elettorale con soci internazionali. Io formo il consiglio elettorale con soci nazionali," ha dichiarato Preval,denunciando le false accuse sulla presunta manipolazione degli otto membri del Consiglio. Preval ha anche respinto un’altra proposta del legislatore per garantire la partecipazione nelle elezioni politiche del prossimo 28 novembre di elementi del gruppo all’opposizione di Fanmi Lavalas, alleata dell’ex presidente esiliato Jean-Bertrand Aristide. Nel 2009, le autorità elettorali avevano escluso questa forza dalle elezioni perchè presentava differenti liste di candidati. "Non possiamo riconoscere le frazioni che esistono dentro i partiti, a meno che non si trasformino in partiti politici attraverso i canali legali", ha detto il governante, che ha avvisato che questa iniziativa potrebbe seminare l’anarchia nel paese. Preval ha annunciato alcuni giorni fa la data della elezioni presidenziali e legislative, che si dovevano svolgere lo scorso 28 febbraio, ma sono state rimandate per via del terribile terremoto che ha devastato la nazione all’inizio di quest’anno ed ha lasciato un saldo di più di 220.000 morti, un milione e mezzo di persone senza casa e quasi tutte le infrastrutture distrutte Port au Prince ed in altre tre città vicine. (Traduzione Granma Int.)
Il Presidente di Haiti ha decorato i collaboratori cubani RAYMUNDO GÓMEZ NAVIA, INVIATO SPECIALE Giugno 2010 - La distinzione "Onore e Merito" con il grado di Cavaliere, è stata consegnata dal presidente René Preval alla brigata dell’Industria Zuccheriera cubana in Haiti. L’ex ministro degli esteri Renald Clerismé, attuale assessore del presidente haitiano, ha consegnato la più alta distinzione che concede il governo alla direzione del gruppo, formato da 27 collaboratori, che hanno ottenuto risultati superiori a quelli di due anni fa, riporta la AIN. Nella cerimonia motivata dal termine del raccolto delle canne da zucchero 2009 – 2010, è stato consegnato un riconoscimento per il ruolo del gruppo nell’appoggio alla Brigata Medica, durante l’emergenza sanitaria, dopo il terremoto del 12 gennaio scorso. Ricardo García Nápoles, ambasciatore di Cuba nel fraterno paese, ha ricevuto la distinzione a nome della delegazione dell’Isola in questo paese. Una nota dell’ambasciata cubana segnala che, con le sue parole di ringraziamento, Félix Méndez, capo della Brigada, ha espresso la soddisfazione dello staff per aver compiuto la missione affidata dalla Rivoluzione, di portare avanti il raccolto delle canne. "Ricevo la distinzione concessa dal governo di Haiti, come riconoscimento per i 250 collaboratori cubani che in 12 anni hanno lavorato nella fabbrica di zucchero "Jean Leopold Dominique", ubicata a Leoganne. Raúl Sánchez Cortina, capo del Gruppo del Partito nel paese, ha detto le parole conclusive della cerimonia, alla quale ha partecipato anche Pedro Antonio Canino González, ammbasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Haiti. (Traduzione Granma Int.)
Riunita la Commissione Tripartita Brasile-Cuba-Haití Leticia Martínez Hernández Giugno 2010 - Da ieri, e per tutta la settimana, si riunirà a Port au Prince la Commissione Tripartita Brasile-Cuba-Haiti, un’alleanza creata dopo il terribile terremoto del 12 gennaio scorso, per la ricostruzione del Sistema di Salute Pubblica haitiano che, come ha detto Igor Kipman, ambasciatore brasiliano in Haiti, è il miglior esempio che possiamo dare al mondo di una cooperazione molto utile tra i paesi del sud. Prima di cominciare i lavori della Commissione Tripartita, l’ambasciatore del Brasile ha detto a Granma che: "Stiamo lavorando insieme per la costruzione del Sistema di Salute,in due settori: uno è la formazione dei professionisti ed il secondo l’edificazione di installazioni per la sanità. Il Brasile, in una prima tappa, partecipa alla costruzione e all’equipaggiamento di quattro ospedali, per poi giungere a dieci". Kipman ha detto che questo è il progetto di collaborazione più grande nell’area della salute in cui il Brasile non è mai stato coinvolto, con un apporto di 80 milioni di dollari. CUBA E BRASILE: ESEMPIO DI COOPERAZIONE IN HAITI Nel primo giorno di sessione è stato discusso il tema della formazione delle risorse umane, che è uno dei maggiori problemi del Sistema di Salute di questo paese, come ha riconosciuto Jean Hughes, presidente per la parte haitiana della Commissione Tripartita, che ha spiegato che esiste un deficit di professionisti. "Secondo la Organizzazione Mondiale della Salute, sono necessari circa 25 specialisti per assistere una popolazione di 10.000 persone. In Haiti ci sono solo 2.7 professionisti per ogni 10.000". Hughes ha spiegato che la maggioranza dei medici haitiani lavora a Port au Prince e che più del 50% sono medici generici. Inoltre ha indicato che sono quasi inesistenti i medici specializzati in ortopedia, anestesia e otorinolaringoiatria. Durante la sua esposizione ha sottolineato il ruolo di Cuba nella formazione dei medici haitiani, che supera già un totale di 600. Sulla preparazione dei professionisti, la dottoressa Clarisse Ferraz, che guida la delegazione brasiliana, ha spiegato che Haiti ha formato medici "per un sistema di salute curativo, e non ha avuto il tempo di preparare gruppi qualificati per la promozione della salute, per la salute pubblica, per la salute comunitaria. E dobbiamo rovesciate questa situazione per far diminuire i casi di malattie come la tubercolosi, la malaria, o gli alti indici di mortalità infantile. Ora Haiti conterà con professionisti brasiliani nelle sue università". I membri della Commissione hanno riconosciuto il lavoro che da dieci e più anni Cuba realizza in Haiti e successivamente Lorenzo Somarriba, viceministro cubano di Salute Pubblica, ha ratificato la volontà del governo dell’Isola di continuare a lavorare senza interruzioni per far sì che Haiti abbia un sistema di salute pubblica rafforzato. La Commissione Tripartita Brasile-Cuba-Haiti, lavora con questo obbiettivo, un esempio di aiuto imprescindibile che questo paese necessita (Traduzione Granma Int.).
Esteban Lazo è al Vertice per la ricostruzione di Haiti Giugno 2010 - Punta Cana – "Cuba non ha dovuto andare ad Haiti dopo il terremoto, perchè Cuba era già lì", ha ricordato il vicepresidente cubano Esteban Lazo, giungendo a Punta Cana per partecipare al vertice per la ricostruzione del paese dei Caraibi devastato da un terremoto terribile il 12 gennaio scorso. "Specialisti di Cuba lavorano alla creazione di un sistema di salute in Haiti - su iniziativa del leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro - assieme ai membri dell’ALBA", ha ricordato Lazo. parlando con PL. "Ad Haiti ci sono 1600 lavoratori cubani della sanità che, negli ultimi 11 anni, hanno realizzato 14 milioni di visite. Ci sono medici cubani in tutti i comuni haitiani", ha precisato ancora Lazo, aggiungendo che la delegazione cubana viene ad esporre le sue iniziative, così come ha fatto in due riunioni di esperti internazionali sul tema. "Salutiamo l’iniziativa del presidente (dominicano) Leonel Fernández e non possiamo dimenticare che Haiti è stato il primo paese che ha fatto una Rivoluzione in questo continente americano e che ora si trova in queste condizione per diverse circostanze aggravate dal disastro che ha ucciso più di 200.000 persone, che ha provocato ferite ad una enorme quantità di haitiani e perdite economiche incalcolabili", ha detto ancora l’alto politico cubano. La riunione comincia oggi, 2 giugno, con la presenza di 30 capi di Stato o loro rappresentanti, dei delegati di 35 organizzazioni internazionali e con Roberto Zoellick, presidente del Banco Mondiale. (Traduzione Granma Int.)
A quattro mesi dal terremoto: non è lo stesso ma è uguale LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Maggio 2010 - Oggi di Haiti quasi già non si parla nel mondo, e la maggioranza di quelli che c’erano se ne sono andati, con le solite note eccezioni… Dicono che il tempo passi volando. E magari all’alba di stamattina alcuni si saranno chiesti sorpresi: "Quattro mesi dal terremoto? Com’è possibile che il tempo passi così rapidamente se sembra ieri? A quell’ora Ruth si sarà svegliata nella stessa capanna di tanti giorni fa a casa sua. Per lei, come per oltre un milione e mezzo di sfollati, sarà passato un secolo, due, forse tre…da quando un’indiavolata scossa lo lasciò senza niente più che molta miseria. È il 12 maggio. Tornano le preghiere, le mani alzate al cielo, i ringraziamenti per "l’essere ancora vivo" e per "la tranquillità delle anime" degli oltre 222.000 morti di quel martedì. Alle 4 e 53 del pomeriggio molti hanno ricordato l’istante preciso nel quale la terra sotto i loro piedi cominciò a tremare, l’istante in cui tante vite si spezzarono di fronte ad una morte brutale, ed un’altra ancora peggiore: la morte in vita che soffrono tante migliaia di haitiani. Chi oggi cammina per questa città, e l’ha camminata per quattro mesi, sa che le cose non sono cambiate. Di fronte alla totale assenza di informazioni su questo paese, così mediaticizzato tutte le volte che la natura decide di fare esperimenti su di lui, molti si domandano che ne è stato di quelli che avevano montato tende a cielo aperto, con le rovine che riempivano le città, con le previste repliche e con gli aiuti promessi. La verità è che la "normalità" sembra tornare a Port-au-Prince, una normalità inquietante per quelli che rifiutano di credere che tante persone vivano in condizioni così sordide. Le piazze continuano ad essere piene di "casette", alcune di tappeti, nailon, altre di legno con finestre, porte ed addirittura con lucchetti che cercano di proteggere il poco che contengono. Le rovine non si muovono, sembra un’impresa da titani pulire le migliaia di luoghi caduti, e tutti gli altri che cadranno per vulnerabilità. Tuttavia è visibile il fatto che le strade smettano di essere otturate da pezzi di cemento caduto, e cominciano ad erigersi nuove costruzioni, ovviamente dei più ricchi. Alcuni calcolano che pulire la capitale richiederà più di un anno, ma tutto dipenderà dall’arrivo di équipe pesanti, oggi scarsi in città. Per fortuna sono tornati i bambini con le uniformi e gli zaini, in un corso scolastico campato in aria, come tutto in questo paese. Ogni mattina arrivano alle tende o alle aule di legno e con tetto di zinco che oggi sono le scuole. Per adesso non fanno lezione. Il Ministro dell’Istruzione ha detto che è tempo di giocare, cantare, disegnare, per superare i traumi del terremoto. Ha anche annunciato che riceveranno un pasto al giorno: allettante per chi a casa non ha da mangiare. La cosa più temibile? Ogni pomeriggio piove in questa città, forse in annuncio alla pericolosa stagione di piogge, anticamera degli uragani, che è arrivata per la porta principale. Quando, come in questi giorni, dal cielo cade più che acqua benedetta, sono migliaia quelli che passano svegli la notte cercando di non bagnarsi nelle proprie case tartassate, mentre la minaccia delle malattie pende come una spada di Damocle, e i tubi di scarico continuano ad essere inondati di spazzatura. E anche se sono già cominciati i tardivi spostamenti dagli accampamenti ai luoghi più sicuri, molti rifiutano di uscire dalla capitale, luogo nel quale è più facile sopravvivere. Quando Port-au-Prince cerca di uscire da tanta disgrazia, lo scenario internazionale continua ad essere una tribuna di promesse fragilissime. Dei soldi richiesti ai paesi donanti è stata ricevuta solo una parte, ricordando quello che avvenne nel 1998, quando la comunità internazionale promise un’enorme cifra per alleviare i danni degli uragani Mitch e si materializzò solo una piccola parte. All’appello di Ban Ki Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, di non dimenticare Haiti, si aggiunge anche l’ultimatum dell’UNASUR ai propri membri per compiere le promesse di 300 milioni. Nel frattempo gli aiuti cubani, che esistevano già da un decennio, adesso moltiplicati, ribadiscono la propria permanenza. In questi oltre 120 giorni fino qui sono arrivati altri specialisti della sanità per aggiungersi alla battaglia per la vita, e artisti con l’unica pretesa di far sorridere nel mezzo di un disastro. Così si vive in questa città a quattro mesi dal terremoto che l’ha convertita nell’inferno di questo mondo, dove la capacità di sconcerto non ha limiti, mentre alcuni cercano di sopravvivere ed altri continuano a rimanere seduti sopra le rovine di quella che una volta fu casa loro. E tra quelli che continuano a stare qui quattro mesi dopo, c’è Sean Penn, la celebrità che arrivò pochi giorni dopo il terremoto. E chi suppone che questo 12 è arrivato troppo presto, la faccia di Ruth quando le si parla di speranza racconterà di letarghi che si fanno eterni nella piazza dove vive. Non fa niente…per alcuni la realtà quattro mesi dopo non è la stessa, ma è uguale. (Traduzione Granma Int.)
Medici cubani celebrano il giorno dei lavoratori LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Maggio 2010 - Mentre le piazze cubane si riempivano di milioni di persone per festeggiare il giorno dei lavoratori, anche le strade di Port-au-Prince si riempivano di haitiani che si svegliavano molto presto, come sempre, per guadagnarsi i gourdes (le monete) che avrebbero reso più felice il loro ritorno a casa, o all’accampamento dove quasi quattro mesi fa vivevano in tende ammassate. Ed ha davvero poco che festeggiare il paese che presenta uno degli indici più alti di disoccupazione del continente. Quando il Primo Maggio passava senza pene né glorie per la capitale che offre poche offerte di lavoro, i medici cubani si aggiungevano alla festa del popolo nella quale si trasforma questa data. Proprio dove si costruì il primo ospedale-tendone che offrì assistenza sanitaria dopo il terremoto del 12 gennaio, i collaboratori hanno ribadito il loro impegno a rimanere il tempo necessario e di unire le forze per ricostruire il sistema della sanità haitiana. Si sono anche aggiunti al popolo per condannare la campagna mediatica che tanto li offende. In nome della Brigata Medica Internazionalista Henry Reeve, che presenta ad Haiti oltre mille dottori, il giovane ecuadoriano Milton Yulán ha ricordato che mentre Obama, Premio Nobel per la Pace, sta pensando a dispiegare un arsenale di missili in grado di raggiungere bersagli ovunque, Cuba sta pensando a come portare più medici ad Haiti. "Sono ecuadoriano di nascita, ma cubano di cuore. Questa è la prima volta in sette anni che non sarò nella Piazza della Rivoluzione, ma i nostri cuori si trovano nelle piazze di tutta Cuba". Yilian Jiménez, capo della Brigata Medica ha affermato che "si tratta di un buon giorno nel quale ratificare l’impegno dei nostri collaboratori cubani verso il grande uomo che ci dirige, il Comandante Fidel". A lui, a Raúl e a quel popolo così avocato è stato dedicato quel giorno. (Traduzione Granma Int.)
La collaborazione medica cubana raccoglie elogi ad Haiti HÉCTOR MIRANDA Aprile 2010 - PL.— Il lavoro dei medici cubani ad Haiti ha ricevuto fino ad oggi il riconoscimento degli uomini e delle donne più umili del popolo, e anche delle figure più importanti del paese e della comunità internazionale. Un mese fa il Presidente René Preval ha ricevuto nei suoi uffici – quelli che non sono crollati – del Palazzo Nazionale, i Ministri della Sanità cubano e brasiliano, José Ramón Balaguer, e José Gomes, e ne ha approfittato per parlare del lavoro dei medici. In un momento di dialogo con entrambi i Ministri e con la presenza di Prensa Latina, Preval ha assicurato che "per gli haitiani prima c’è Dio, e poi ci sono i medici cubani. E non lo dico io, che ne sono convinto, lo dicono gli uomini poveri delle comunità, i cittadini umili". Il Presidente ha ricordato una conversazione avuta un giorno con un uomo di uno dei paesini nei quali lavorano i professionisti cubani, ed è rimasto meravigliato dal rispetto che loro si sono guadagnati. In quello stesso giorno, a Croix des Bouquets, il Ministro brasiliano ha assicurato che "quello che Cuba sta facendo qui con la salute è un esempio per il mondo intero, una dimostrazione eloquente di aiuto disinteressato". Per Marcel Young, Ambasciatore del Cile ad Haiti, "è encomiabile, vedere i dottori cubani al lavoro, perché lo fanno con una dedizione totale, con un altruismo ed una generosità senza limiti". Young, decano del corpo diplomatico qui accreditato, ha spiegato che nessuna fazione politica haitiana ha da ridire rispetto ai medici cubani: "discutono tra loro, si provocano, ma nessuno vuole che i medici cubani se ne vadano. Al contrario, ne hanno cura". Per il capo della Missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Stabilità ad Haiti (MINUSTAH), Edmond Mulet, il lavoro dei cooperanti cubani "straordinario". "Mi sono imbattuto in medici che lavoravano in condizioni davvero terribili, senza acqua, senza elettricità, con le sole attrezzature che avevano con loro, che trasportavano, perché le istallazioni sanitarie, mediche, ad Haiti sono molto precarie", ha raccontato. "Io sono stato ad Haiti come capo della missione qualche anno fa, e da allora mi sono accorto in prima persona del lavoro tanto straordinario che realizzavano i medici cubani in tutto il paese, sparso in tutte le province, in tutti i dipartimenti, in tutte le regioni", ha segnalato l’inviato del Segretario Generale dell’ONU. Tuttavia, nessuna frase è stata tanto eloquente come quella del bambino haitiano Keven Cemens, di appena 10 anni, al quale si è dovuta amputare una gamba. Cemens è andato a cercare gli specialisti in protesi arrivati da Cuba, e, alla domanda si un giornalista ha risposto: "Sono venuto per una gamba per poter giocare a calcio". Il piccolo ha poi spiegato di aver da sempre sentito storie dei medici cubani e di essere andato alla ricerca di una gamba nuova, e di essere rimasto sorpreso al sapere che avrebbe dovuto cambiarla ogni sei mesi fino al raggiungimento della maturità fisica. La collaborazione medica con Haiti cominciò alla fine del secolo passato, poco dopo il passaggio dell’uragano George, che lasciò 230 morti e distrusse l’80% delle coltivazioni del paese. (Traduzione Granma Int.)
Haiti ed il pericolo dei controlli esteri HÉCTOR MIRANDA Aprile 2010 - PL.— Haiti avrà 5 miliardi 300 milioni di dollari per la ricostruzione per questo ed il prossimo anno, ma questo denaro sarà gestito da un supervisore, l’ex presidente statunitense William Clinton. Durante la riunione dei donatori, celebrata il 31 marzo a New York, si sono condizionati i fondi destinati ad i prossimi 20 mesi ad un forte controllo da parte della Commissione ad Interim co-presieduta da Clinton e dal primo ministro Jean Max-Bellerive, approvata dal parlamento uscente. Tale commissione supervisionerà l’uso del denaro per evitarne la dilapidazione o l’indebito appropriamento, ma la presenza nella stessa dell’ex presidente statunitense sa un po’ ad intrusione nelle questioni proprie del paese. La comunità internazionale ha approvato una cifra per Haiti, la cui capitale e città vicine sono state colpite dal terremoto del 12 gennaio, ma questo non gli dà il diritto di immischiarsi nelle questioni interne haitiane, e tanto meno ottenere la nomina di un supervisore. Haiti non può amministrare il suo proprio destino, controllare l’aiuto e decidere in cosa si spende l’ammonto donato dalla comunità internazionale? Tuttavia, il parlamento haitiano lo ha accettato, forse perché ha bisogno con urgenza di quella cifra per accelerare la ricostruzione del paese, ed ha riservato al presidente René Preval il diritto di veto sulle questioni di determinazioni di tale commissione. La votazione realizzata alla fine della settimana scorsa, ha contato sulla maggioranza del senato, il quale ha anche approvato l’estensione dello stato di emergenza per i prossimi 18 mesi. Clinton si comporterà come inviato speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ed avrà le stesse prerogative nella commissione del primo ministro haitiano. L’ex mandatario statunitense ha detto che la comunità internazionale deve mantenersi coinvolta, non solo nel controllo del denaro, ma anche per evitare futuri scoppi di violenza nel paese. Ed in una conferenza in un’università del suo paese ha esortato a mantenere una vigilanza continua sull’amministrazione del denaro nella nazione caraibica. La verità è che ad Haiti si mantiene attivo un forte contingente del Pentagono, con 23 mila soldati arrivati nello scorso febbraio, una cifra che si è ridotta a poco meno della metà da marzo. Allo stesso tempo, da molti anni, la Missione dell’ONU per la Stabilizzazione di Haiti (MINUSTAH) mantiene il controllo su molti aspetti della vita haitiana, in una situazione che non va giù a molti dei suoi abitanti. In vari luoghi della capitale si vedono graffiti che chiedono al contingente della MINUSTAH di andarsene, mentre molti manifestano il proprio malessere per la presenza di tanti soldati nella nazione. In realtà il governo haitiano si lega sempre più le mani e cede il suo protagonismo a forze e pressioni esterne, e ciò può essere di estremo pericolo, addirittura catastrofico. (Traduzione Granma Int.)
Anche ad Haití il Concerto per la Patria di Cuba Aprile 2010 - La Brigata artistica Martha Machado farà protagonista il Concerto per la Patria a Port au Prince, questo sabato, dove il personale medico e gli artisti di Cuba assistono la popolazione danneggiata dal terribile terremoto del 12 gennaio scorso. Alexis Leyva Machado, Kcho, ha inviato una lettera alla redazione di Cubadebate, in cui dice che, questo sabato: "i membri della brigata medica cubana, la Brigada Henry Reeve, i laureati della ELAM, gli artisti della brigata Martha Machado, e tutti i cooperanti cubani in Haití, ci uniremo all’azione patriottica che si realizzerà in Cuba, a L’Avana e Santiago simultaneamente, in appoggio alla Rivoluzione". LA LETTERA DI KCHO "Scrivo perché sappiate che sabato, i membri della Brigata medica cubana, la brigata Henry Reeve, i laureati della ELAM, gli artisti della brigata Martha Machado, e tutti i cooperanti cubani in Haiti ci uniremo all’azione patriottica che si realizzerà a Cuba, a L’Avana e Santiago simultaneamente, in appoggio alla Rivoluzione e alle sue conquiste, in difesa della nostra Patria, della sua indipendenza e sovranità. Nel mezzo di una terribile campagna mediatica, quello che accade ad Haiti, quello che accade in Venezuela, in Bolivia, in Ecuador ed in molti paesi fratelli di Africa, Asia ed Oceania e in tutto il mondo, con l’aiuto solidale del nostro popolo, è una delle più grandi mostre di rispetto per la vita, per la verità. È il più forte degli argomenti, una mostra indiscutibile dell’opera della Rivoluzione cubana nella costruzione di un mondo di giustizia, nella costruzione di un mondo dove i diritti umani non si disegnano a convenienza di nessun oscuro potere. Staremo tutti uniti, difendendo le idee di Fidel, di Raúl, di Almeida, di Vilma, di Haydeé, di Celia, dei tanti e tanti cubani che hanno dato anche la vita per difendere queste conquiste. Staremo lì, nell’ospedale La Renassanse di Port au Prínce, dove i nostri medici hanno scritto pagine gloriose, salvando migliaia e migliaia di vite ed assistendo questo popolo fratello nella sua epica lotta per il futuro. Questo sì che è rispetto umano! Cuba non mente! (Traduzione Granma Int.)
Haiti ha bisogno di 11 miliardi di dollari in 10 anni Marzo 2010 - PL.— Nell’anticamera di una conferenza internazionale chiave per la ricostruzione di Haiti, le Nazioni Unite hanno aumentato a 11 miliardi 500 milioni di dollari il calcolo delle necessità di quel paese nei prossimi 10 anni. La stima è stata diffusa dal Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, in un articolo pubblicato dal giornale statunitense The Washignton Post. Questa sarà la nostra sfida a New York, creare un nuovo Haiti, ha spiegato il massimo responsabile dell’organizzazione mondiale 48 ore prima di un appuntamento di donatori convocati per trattare il finanziamento della ricostruzione del paese caraibico. Alla Conferenza Internazionale di Donatori per il Nuovo Futuro di Haiti, che si celebrerà mercoledì prossimo nella sede dell’ONU, assisteranno rappresentanti di un centinaio di paesi ed organismi internazionali. Tra i partecipanti ci saranno il Presidente haitiano René Préval ed il suo Primo Ministri Jean Max Bellerive, e la segretaria di Stato statunitense Hillary Clinton. Parteciperanno anche i dirigenti delle banche Mondiale, Interamericana di Sviluppo e Caraibica di Sviluppo, ed il Fondo Monetario Internazionale assieme ai rappresentanti dei settori privati, alle Organizzazioni Non Governative e la Missione di Stabilizzazione dell’ONU ad Haiti. L’incontro sarà co-presieduto da Brasile, Canada, Francia, Spagna e l’Unione Europea, ed è stato preparato dalla conferenza tecnica di Santo Domingo di due settimane fa. Nella capitale dominicana, emittenti da 28 paesi hanno analizzato il Piano di Azione per la Ricostruzione e lo Sviluppo di Haiti e la valutazione di danni e necessità dopo il disastro. (Traduzione Granma Int.)
Complotto di solidarietà" con il popolo haitiano LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Marzo 2010 - Questo è stato un sabato felice, anche se pochi haitiani se ne sono accorti. In un paese nel quale la mortalità infantile supera gli 80 morti ogni 1000 nati vivi, dove la speranza di vita non arriva ai 60 anni, e dove decine di migliaia di persone muoiono per malattie come la tubercolosi, la malaria, il dengue, non poteva avere miglior giorno che quello in cui al più alto livello politico si accorda un piano di rafforzamento dei servizi di salute e creare una rete di vigilanza epidemica. La firma, nel fine settimana, di un memorandum di intesa tra i governi di Cuba, Brasile ed Haiti parla di quegli aiuti che perdurano nel tempo e che non tremano neppure di fronte alle scosse più forti. Secondo l’Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS) ad Haiti la proporzione di medici ed infermieri per ogni 10.000 abitanti è di due e meno di uno rispettivamente. L’OPS calcola, inoltre, che circa l’80% dell’équipe delle strutture pubbliche della Sanità sono difettose o fuori uso. Per curare le ferite di questo sistema sanitario in agonia, si sono unite Cuba ed il Brasile, in un "complotto di solidarietà". Da molto tempo ormai il trasporto di dottori, infermieri, riabilitatori e strumenti medici verso zone disagiate forma parte della quotidianità della Brigata Medica Cubana ad Haiti, quella che fin da subito ha capito che l’aiuto offerto a poche ore dal terremoto che ha quasi cancellato Port-au-Prince, non poteva rimanere lì. Per questo adesso, la popolazione di luoghi come Port Salut o Lasil restano muti, a bocca aperta, quando per le strade che percorrono tutti i giorni, passano camion carichi di sofisticate équipe che non avevano mai visto prima. E che dire di quelli che un giorno a Corali hanno visto un elicottero che portava medici, latinoamericani e cubani, che li avrebbero salvati dal dimenticatoio e dalla morte prematura. Così, l’idea del Comandante in Capo Fidel di ristrutturare definitivamente il Sistema di Sanità haitiano va prendendo corpo, adesso con l’inestimabile aiuto del Brasile, paese che, come ha detto il José Gómez Temporao, Ministro della Sanità, condivide con Cuba gli stessi principi, le stesse filosofie. Tra quegli ospedali che smetteranno di funzionare per essere migliori, su trova il Croix des Bouquet, la maggiore tenda ospedale usato dalla Brigata Medica Cubana e che presta assistenza quotidiana a più di 700 haitiani. Nel giro di poco, l’ospedale abbandonerà il parco infantile ed i tendoni che per più di due mesi lo hanno accolto, per trasferirsi in un istituto di salute quasi in disuso. È stato in questo emblematico ospedale, che ogni giorno mostra orgoglioso le bandiere di Cuba e del Brasile nel mezzo di decine di tende, che Balaguer, Ministro della Sanità cubano, affermato ai 300 membri del Contingente Henry Reeve che la Patria era orgogliosa di loro. Haiti conta su di loro per seminare salute, e di quella buona, in ogni angolo della sua terra, per "invadere" ogni paese con medici e strutture. Per questo, sabato, in quel felice giorno, i medici cubani e latinoamericani hanno cantato in coro "amo quest’Isola, sono dei Caraibi", simbolo del loro impegno. (Traduzione Granma Int)
Piovono promesse ma non arrivano gli aiuti RAYMUNDO GÓMEZ NAVIA Marzo 2010 - AIN.— La società haitiana si dibatte di fronte al dilemma di tante promesse di aiuti arrivate negli ultimi giorni, e la poca materializzazione di tali annunci. L’ultima prova di ciò si è verificata il 22 marzo, con la paradossale visita dei due ex presidenti William Clinton e George W. Bush, che sono andati nella capitale per valutare i danni del sisma e promuovere una raccolta di fondi per la ricostruzione attraverso il Fondo per Haiti Clinton-Bush. I due hanno risposto alla chiamata dell’attuale presidente degli Stati Uniti Barack Obama, dopo lo stabilimento, dal gennaio di quest’anno, di centinaia di soldati nell’aeroporto della capitale, nelle zone portuarie ed in altre aeree per salvaguardare l’arrivo degli aiuti umanitari sul luogo. Entrambi, nei rispettivi mandati, intervennero nella vita interna di Haiti: Clinton reintegrò il presidente Jean-Bertrand Aristide al potere, mentre Bush lo cacciò dallo stato finanziando un golpe. Nessuno è riuscito, fino ad ora, a fornire allo stato l’aiuto vero, necessario ed effettivo per la soluzione dei grandi problemi economici e sociali che lo attanagliano. Promesse e parole che si sono pronunciate in inglese nei giardini del Palazzo che sono arrivati all’orecchio della popolazione, raggruppata a meno di 50 metri in tendoni nel mezzo della sofferenza e delle conseguenze del sisma. Il Senato statunitense si è incaricato di tagliare le ali alle propagandate pretese di Obama di aiuti ad Haiti, ed il suo presidente, Preval, è tornato senza l’illusorio ed ingombrante appoggio. La FAO ed altri organismi internazionali hanno richiesto una più reale ed immediata materializzazione degli aiuti promessi. Nei giorni passati si è tenuta a Santo Domingo una riunione di alto livello tecnico dei paesi donanti per abbordare la situazione di Haiti, nella quale si sono presentati studi e cifre sulla necessità in vista alla nuova riunione del prossimo 31 a New York. (Traduzione Granma Int.)
Le proteste degli haitiani contro Bush e Clinton a Port au Prínce Marzo 2010 - Gli ex presidenti George W. Bush e Bill Clinton hanno visitato Haiti lunedì 22, nel ruolo di copresidenti nello sforzo per gli aiuti statunitensi al paese. Decine di haitiani hanno partecipato alla protesta nella capitale, Port au Prince, per denunciare le politiche degli ex presidenti rispetto Haiti, quando erano al potere. Bush sospese gli aiuti che Haiti necessitava disperatamente, ed appoggiò l’allontanamento del presidente di Haiti, Jean-Bertrand Aristide. Il padre di Bush, l’ex Presidente George H. W. Bush, appoggiò il primo colpo di Stato contro Aristide nel 1991, e Clinton aiutò a ristabilire Aristide unicamente con la condizione d’accettare severe riforme neoliberiste. La manifestante Elizabeth Pierre ha segnalato Bush durante la prima visita di questi in Haiti ed ha detto: "Ho sentito che l’ex presidente George Bush è qui e chiedo al Presidente Clinton che ci dispensi dal parlare con George Bush, perchè George Bush è il sequestratore del Presidente Aristide". Clinton ha detto che lui e Bush hanno parlato della necessità di ricostruzione di Haitied hanno promesso di cercare l’appoggio del Congresso per implementare una legge che assegni preferenze commerciali ai prodotti haitiani. Bill Clinton ha aggiunto che: "Abbiamo passato la maggior parte del tempo parlando di quello che si deve fare adesso, perchè il piano economico e la conferenza dei donanti che si svolgerà alla fine del mese possano funzionare... ci siamo impegnati nel fare tutto quello che potremo, per far si che il Congresso adotti il cambio che permetterà agli haitiani d’utilizzare al massimo questa legge e credo che si potranno creare più di centomila posti di lavoro in Haiti, in breve tempo", (D.Now /Traduzione Granma Int.)
La visita di Bush ad Haiti attrae sospetti HÉCTOR MIRANDA Marzo 2010 - PL – Gli ex presidenti degli Stati Uniti William Clinton e George W. Bush sono arrivati ad Haiti per una visita di un giorno in un atmosfera di ostilità per la visita del secondo, che non gode di buona fama nella capitale. Entrambi gli ex leader hanno creato l’amministrazione Fondazione Clinton-Bush, con l’obiettivo di raccogliere fondi per il paese caraibico, la cui capitale e le cui città sono state seppellite dal terremoto del 12 gennaio, che ha lasciato oltre 220 mila morti, 300 mila feriti e più di un milione di danneggiati, buona parte dei quali non hanno ancora tendoni nei quali ripararsi. Clinton, che visita il paese per la seconda volta dopo il sisma, e Bush, si riuniranno con membri del Governo haitiano e con il personale che somministra l’assistenza ai danneggiati con l’obiettivo di garantire la ricostruzione della nazione nel lungo termine. Fino ad ora, la fondazione di entrambi gli ex presidenti ha raccolto 36 milioni di dollari per Haiti, ma Bush continua ad essere mal visto da una parte degli haitiani che credono che ognuno dei suoi gesti nasconda qualcosa di occulto. Pierre Jaraque, uno delle centinaia di haitiani che gestiscono un tap tap, pittoresco mezzo di trasporto, crede che "George Bush cerchi di pulire la sua immagine dopo molti anni di tentativi di schiacciare gli haitiani". "Ringrazio tutti quelli che stanno cercando di aiutare il mio paese, però ci sono volte in cui sospetto, perché se non hai mai avuto buona volontà, perché la dovresti avere adesso, quando non puoi fare molto", ha commentato Jaraque. In un paese nel quale ci sono più di 13 mila soldati statunitensi, Virgine Cicé, che dava lezioni di aritmetica un una delle scuole distrutte dal terremoto, considera che l’ex presidente "non è benvenuto ad Haiti". "Lui, Bush, cospirò contro gli haitiani e fece tutto il possibile per togliere il presidente Jean Bertrand Aristide dal potere. Lo ringrazio per l’aiuto, ma di certo viene circondato da molti guardaspalle, perché ha paura", ha ricordato Cicé, che adesso sta cercando lavoro. La Fondazione Clinton-Bush è stata creata su iniziativa dell’attuale inquilino della Casa Bianca, Barak Obama, che ha mandato ad Haiti 23 mila soldati a pochi giorni dal terremoto, buona parte dei quali si preparano a rimanere nella capitale. Nel frattempo migliaia di haitiani cercano ancora un luogo nel quale ripararsi durante la prossima stagione delle piogge o quella degli uragani, che comincia in giugno, e molti di più cercano lavoro in una capitale nella quale centinaia di migliaia di edifici sono distrutti. (Traduzione Granma Int)
Un medico cubano opera un miracolo sulla sponda dell’Artibonite, ad Haiti Marzo 2010 - Il piccolo Kelbin, di soli sette anni di età, al suo arrivo all’ospedale presentava un quadro clinico molto grave, e solo grazie all’abilità dei medici cubani, potrà tornare con la sua famiglia. Kelbin era infetto da una malattia della pelle, forse per l’abitudine di lavarsi nel fiume inquinato Artibonite che nasce nella Repubblica Dominicana, passa per Mirebalais e si perde nel golfo di Gonaives. Ha avuto fortuna, l’ultimo nato della famiglia Fleurine, ad incontrare il pediatra cubano Juan Rafael Pino, che gli ha salvato la vita. Pino, specialista in nefrologia infantile, ed i medici cubani dell’ospedale hanno fatto tutto il possibile per salvare Kelbin che ha sofferto due arresti cardiaci, che è stato per più di 48 ore senza urinare e che ha dovuto sottoporsi ad una tracheotomia per poter respirare. "Il bambino è sopravvissuto perché arrivato qui appena in tempo". Se fosse arrivato 15 o 20 minuti dopo sarebbe morto, perché aveva un’insufficienza cardiaca, un’insufficienza renale acuta e l’infezione della pelle" ha commentato Pino. "Oltretutto, è anche iperteso, e in terapia intensiva è stato necessario metterlo in dialisi, anche se non disponevamo neppure delle condizioni per farlo". È stata una decisione presa d’emergenza, perché non c’era altra alternativa terapeutica per aiutarlo", ha continuato a spiegare il dottore. Per Pino il fatto che Kelbin, nel mezzo della dialisi, sia uscito da un arresto respiratorio durato 30 minuti, è un miracolo. "Ha lottato duro per la sua vita, e noi abbiamo fatto quanto abbiamo potuto per aiutarlo". "Dopodiché abbiamo dovuto praticargli la respirazione artificiale e somministrargli un’assistenza speciale per molti giorni, finché non siamo riusciti a trarlo fuori dal pericolo". Ciò nonostante, abbiamo dovuto eseguire una tracheotomia perché presentava molte secrezioni", ha aggiunto il medico di Las Tunas. "Fino a che un giorno, finalmente, abbiamo potuto mandarlo in una sala normale, e adesso, è già pronto per tornare a casa, anche se magari non uscirà proprio oggi. Kelbin ci ha tenuti così tanto col fiato sospeso, che preferisco aspettare a che si senta pienamente in forma", ha avvertito Pino. Il dottore cubano, con 19 anni di esperienza alle spalle come pediatra, si trova ad Haiti da ormai otto mesi, a compiere la sua prima esperienza all’estero. Ammiratore senza limiti dei bambini, Pino ricorda la sua piccola Carolina, di cinque soli anni, e afferma che non risparmierà ore di sforzo per aiutare i bambini haitiani. La madre di Kelbin lo ringrazia per aver salvato la vita di suo figlio ed i suoi colleghi cubani lo considerano l’artefice principale del miracolo del bambino. (Traduzione Granma Int.)
L’ALBA consegna case ad Haiti Marzo 2010 - L’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America (ALBA) ha terminato 88 case ad Haiti, che saranno consegnate prossimamente. Elio García, rappresentante legale dell’Impresa di Costruzione dell’ALBA a Port-au-Prince, ha dichiarato a Prensa Latina che queste prime 88 case, di un progetto iniziale di 500, sono pronte a ricevere i propri inquilini. L’idea di costruire 500 abitazioni nacque nel marzo del 2007 durante la visita del presidente venezuelano Hugo Chávez che poco dopo incaricò l’Impresa di Costruzioni, joint venture cubano-venezuelana, della realizzazione dei lavori. A queste 88 case, di un piano, con due stanze da letto, un bagno e una sala-cucina e con cortile interno, se ne aggiungeranno altre 40 che saranno ultimate per i primi di maggio. Le 128 case, di interesse puramente sociale, costituiscono una donazione del governo venezuelano, per un ammontare di 4,9 milioni di dollari. Nessuna di queste abitazioni ha sofferto danni durante il terremoto del 12 gennaio poiché, come spiega García, "nella loro costruzione, si è tenuta in conto la condizione sismica del territorio, e per tanto si è lavorato ad un disegno basato sull’accelerazione orizzontale, provocata dalle scosse sismiche". Alla costruzione lavorano ed hanno lavorato molti operai e tecnici haitiani, addirittura fino a 600, cosa che ha aiutato il processo di creazione di impiego, uno dei problemi più gravi che affronta il governo del paese. Assieme alla casa, l’Impresa di Costruzione dell’ALBA, creata in Venezuela allo scopo di edificare opere sociali, garantisce anche l’elettricità, i viali e l’acqua. La costruzione di un pozzo nella zona, non sarà utile solo alle case dell’ALBA, ma anche ad altre 300 abitazioni costruite precedentemente. Trovare o costruire una dimora è la priorità di migliaia di haitiani dopo il terremoto di gennaio che ha lasciato oltre un milione e 200 mila persone senza tetto. (Traduzione Granma Int.)
Chucho Valdés ha registrato una canzone per il popolo haitiano OCTAVIO BORGES PÉREZ Marzo 2010 - AIN - Il pianista e compositore cubano Chucho Valdés ha appena registrato la canzone Haití Volverá, i cui diritti d’autore saranno destinati come contributo alla ricostruzione di questo paese vittima di un terribile terremoto che lo ha devastato. Chucho Valdés, pianista e compositore cubano, vincitore di sei premi Grammy, noto in tutto il mondo come uno dei migliori pianisti di jazz, ha affermato che il suo amore e la sua ammirazione per Haiti, datano dagli anni 50 del secolo scorso, quando suo padre Bebo lavorò per una lunga stagione in questa nazione. Valdés ha dichiarato alla AIN, negli studi del cantautore Silvio Rodríguez che ha offerto gratuitamente la tecnologia per fare questo disco che egli ricorda che a casa sua, in quel tempo, giunsero magnifiche registrazioni di composizioni popolari haitiane e che ne imparò molte a memoria, musica e testo in creolo, una lingua che non conosceva. Ispirato da quei ricordi ha composto l’attuale opera, che incorporerà immediatamente nel suo repertorio e farà conoscere in tutti i suoi concerti. Chucho spera che altri artisti si sommino con iniziative simili, per far sì che ognuno contribuisca con il suo granello d’arena ad alleviare la tragedia di questo popolo fratello dei Caraibi. Haiti volverá è stata incisa con il contributo di Jerzy Belc (Jurek) e di Ernesto Felipe Estrada, tecnici degli studi Ojalá. Il musicista cubano è partito oggi per una lunga tournee che comprende spettacoli in Malesia e nel Regno Unito. Marcio Porto, rappresentante della FAO in Cuba, ha dichiarato che in simultanea con questa registrazione oggi inizia la campagna di semina di primavera, Alberi da frutta per Haiti, che beneficerà in una prima tappa 100.000 famiglie con sementi, strumenti da lavoro e fertilizzanti. Jacques Diouf, direttore generale della FAO, che si trova in Haiti, ha informato che tra marzo e giugno la sua organizzazione prevede di aiutare altre 180.000 famiglie contadine con 500 tonnellate di sementi, ed altri strumenti agricoli, ed ha promesso di appoggiare il governo di questo paese con il programma appena iniziato della semina di 10 milioni di alberi. (Traduzione Granma Int.)
Le piogge spaventano gli haitiani e le organizzazioni internazionali HÉCTOR MIRANDA Marzo 2010 - PL – Gli haitiani sanno che la stagione delle piogge potrebbe cominciare a momenti, ed hanno paura di ciò che potrebbe comportare. Una simile paura è condivisa dai rappresentanti dell’Organizzazione delle Nazioni Uniti per l’Infanzia (UNICEF), che si preoccupano dei danni che le precipitazioni potrebbero produrre, e le malattie che potrebbero accompagnare. Il sisma che ha interessato la capitale e varie altre città vicine lo scorso 12 gennaio, ha lasciato alle sue spalle 300 mila morti, una simile quantità di feriti e quasi 2 milioni di senzatetto. Fino al momento, gli aiuti internazionali non sono riusciti a garantire ad ogni haitiano un luogo nel quale proteggersi dalle piogge e molto meno a garantire un minimo di condizioni igienico sanitarie utili ad evitare la proliferazione di malattie. Recentemente ha piovuto per notti intere, la maggior parte degli accampamenti improvvisati nella città si sono risvegliati sotto l’acqua, e molte persone non hanno potuto neppure dormire perché le inondazioni hanno inondato le loro tende. È stato solo un segnale di allerta per la capitale e le vicine città di Jacmel e Léogane, quasi distrutte dal sisma, dove si stima che siano stati quasi mezzo milione i bambini rimasti sotto le intemperie. L’ultimo comunicato dell’UNICEF ha ricordato quanto ha sofferto il popolo haitiano che ha ragione di preoccuparsi di nuovo. Tuttavia, ammette che sarà una sfida enorme per l’UNICEF aiutare la popolazione haitiana durante la stagione delle piogge e le tormente tropicali. In questo momento, a Port-au-Prince e nei dintorni vivono 700 mila persone in accampamenti improvvisati, o cercando luoghi salvi e più sicuri. Louis-Georges Arsenault, direttore delle operazioni d’emergenza dell’UNICEF, ha voluto tranquillizzare un po’ gli haitiani ed ha anticipato che nel 2010 avrà inizio un importante programma di ricostruzione del paese. L’UNICEF si è impegnata, nel lungo termine, a fare di Haiti un mondo migliore per i bambini, anche se Arsenault non ha neppure potuto promettere il ristabilimento di una situazione almeno uguale a quella che c’era prima del terremoto. Per adesso, le piogge costituiscono il pericolo maggiore in un paese nel quale molti bimbi muoiono ogni anno a causa della diarrea o di altre malattie che proliferano con gli acquazzoni. (Traduzione Granma Int)
Sogni che diventano realtà LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Marzo 2010 - Quando nel 2005 il Comandante in Capo Fidel chiese che gli permettessero di sognare che migliaia di medici latinoamericani curassero i dolori di questo continente, molte persone rimasero incredule. Era la prima laurea della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM) ed il leader cubano diceva: "Solo dopo 50 anni di lotta sono assolutamente certo che nessuno potrà dire rispetto ai sogni di Cuba, come disse Calderón de la Barca, tutta la vita è un sogno, ed i sogni, sogni sono". La storia torna a dimostrare, ancora una volta, che Fidel aveva ragione. Chi oggi percorre questo paese violentato da disgrazie naturali ed anni di colonialismo, non può fare a meno che pensare nella genialità di quell’idea che nacque proprio sulla scia della distruzione di due uragani in Centro-America nel 1998. Più di 250 ragazzi, con la forza della gioventù e con le loro convinzioni ben salde, stanno lavorando nei luoghi più incredibili, e anche il quelli più cittadini ed sovra-affollati. Quelli che qui li hanno ricevuti e oggi condividono con loro gli orari di visita e gli accampamenti, coincidono nel dire che i giovani medici sono arrivati a rallegrare i giorni della Brigata Cubana, che si trova ad Haiti da 11 anni. Raccontano che passano il tempo "inventando" modi per rendere le giornate più leggere nel mezzo di tutte le limitazioni della vita di campagna e la mancanza delle famiglie, dando così nuovi stimoli a chi torna a casa alla fine del giornata lavorativa distrutto dalla stanchezza. Ma anche così, non manca l’entusiasmo nel confezionare i cartelloni che nell’accampamento di Croiax des Buquets sono attaccati sulle porte delle case: altruismo, speranza, solidarietà, umanismo…una specie di messa in guardia per tutti quelli che entrano o escono. Questi ragazzi sono cresciuti ad Haiti. Così dice il dottore o professore Juan Domingo Carrizo Estévez, rettore della Scuola Latinoamericana di Medicina, che da giorni ha lasciato la sede dell’Università per vivere e soffrire il disastro di questo popolo. "Un’esperienza del genere ha un grande significato per un neo-laureato, ma anche per chi, come me, esercita da anni la professione. Uno si sente confortato quando può alleviare il dolore degli altri. "Vedere i ragazzi sul campo vuol dire molto per i professori. È un modo per verificare il lavoro svolto in anni di formazione. Dopo averli ascoltati dire nelle aule che sono solidali e che hanno un profondo rispetto dell’essenza umana, vederli qui, mentre aiutano davvero, sentirli esprimersi, vedere come si comportano, come lavorano, vedere tutte le cose che sono in grado di fare, è importante per noi". Anche se molti laureati dell’ELAM hanno vissuto le sofferenze dei rispettivi popoli in varie circostanze, come per esempio durante le inondazioni in Guatemala quando l’uragano Stan seppellì sotto il fango più di 600 persone, o durante la campagna contro il dengue in Honduras, questa esperienza ad Haiti è stata differente. "Questo Contingente di neo-laureati dell’ELAM è il primo ad essere stato creato dal Comandante in Capo. Stiamo migliorando i sistemi di organizzazione per continuare a crescere e riuscire ad arrivare con tutti ovunque sia necessario". Quando il terremoto si è abbatto in Cile, spiega Carrizo, sono arrivate alla scuola centinaia di domande che chiedevano alla Brigata Cubana di andare lì ad aiutare. "Questo ci dice che abbiamo formato buoni medici. Da qui è partito uno dei nostri studenti cileni. Lo stesso è successo quando abbiamo chiesto di andare ad Haiti. C’è stata una risposta immediata, di persone che stavano studiando a Cuba, di gente che stava lavorando fuori, e di altri che ancora si trovavano senza lavoro". La Brigata Henry Reeve, dell’ELAM, è uno di quei sogni convertitisi in realtà, una di quelle aspirazioni che i giovani latinoamericani speravano di realizzare: della boliviana Lidia Choquevillca, il messicano Méstor López, la nicaraguense María Esther Betancourt, l’uruguayano Federico Lubbe…ragazzi che sognavano di essere medici, ma che erano poveri. Eppure oggi, ad Haiti, li chiamano "dokté". (Traduzione Granma Int.)
Il bambino traduttore LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Marzo 2010 - Sonsonz è da un po’ che non gioca a calcio, e da tanti giorni non vede palle in porta nella quale tante volte si è stancato. Il 12 gennaio ha incrinato troppe cose nella sua vita, tra di loro, ci sono anche le ore dedicate a giocare al pallone. Quel tragico martedì gli ha tolto anche la tranquillità della casa. Adesso questo piccolo di soli 13 anni vive in un tendone di fronte al leggendario, e poi distrutto, Palazzo Nazionale. È stato lì che Sonsonz ha conosciuto i medici cubani, in uno di quei giorni in cui gli costava aprire gli occhi nel mezzo di tanta disgrazia. Gli dissero che stavano vaccinando in quella piazza che è adesso casa sua, e non esitò a farsi notare col suo spagnolo appreso in Repubblica Domenicana. Da quel magico giorno non si allontana dai cubani. Ogni mattina li accompagna a visitare i malati. E mentre i dottori mettono le mani sugli afflitti, lui li aiuta a tradurre il dolore. Orgoglioso di sentirsi utile, il bambino non si stacca dalla sua camicia verde, quella col logo della Brigata Medica che lo trasforma in uno di loro. Sonsonz dice di essere il traduttore dei medici cubani. Ieri, quando ci siamo conosciuti nell’Ospedale della Pace aiutava il dottor Guillermo Baute in Radiologia. Da un lato c’era la paziente haitiana, dall’altro il dottore colombiano laureato a Cuba, e vicino Sonsonz che stava traducendo le parole dal creolo allo spagnolo. Ci hanno raccontato che ha portato al mattino la sua mamma malata per farla visitare dai dottori, e che poi è rimasto lì. Ha anche aiutato ad attaccare un cartello con gli orari di visita alla porta. L’idea di attaccare anche un’immagine del Comandante Fidel è stata proprio sua: "Era una foto che avevo nel portafogli. L’ho voluta mettere lì per far stare Fidel anche nell’Ospedale della Pace. Volevo ringraziarlo per aver portato tante medicine ad Haiti, per averci aiutati e curati". E Sonsonz è davvero un bambino grato. Le scarpe e la maglia che indossa, l’accampamento nel quale vive la sua famiglia e il materasso sul quale dorme ogni notte sua madre, sono stati regali dei medici cubani. Con loro condivide anche i tre pasti al giorno. Adesso dice di voler diventare dottore, ma qui nella nostra Cuba. Ogni notte quando a sua madre si alza la febbre e non sa che fare vorrebbe che gli anni passassero per poterla aiutare. Il bimbo racconta di essere vivo per miracolo. Il giorno in cui la terra tremò si trovava a casa dei vicini. Quando le cose cominciarono a vibrare violentemente, tutti cercarono di uscire allo stesso tempo, ma la porta si era chiusa. Spiega che tutte le case intorno crollarono, meno quella in cui si trovavano loro. Ieri ci ha portati in quella casa, forse proprio per vedere le nostre facce incredule. Gli abbiamo dovuto credere. Nella notte del disastro dovette dormire solo in una strada vicino a casa, perché potette incontrare i propri familiari solo il giorno dopo. Assieme costruirono, con quattro pali e delle lenzuola vecchie, la loro "nuova casa", nella piazza. Sonsonz voleva diventare un calciatore, giocatore di baseball, e fotografo. Ma il terremoto del 12 gennaio lo unì a Cuba e ai suoi dottori. Oggi sogna un camice bianco, mentre aiuta a tradurre ed aspetta che la sua scuola riapra . (Traduzione Granma Int)
Il capo della ONU in Haiti elogia i medici cubani Marzo 2010 - Il capo della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite in Haiti (MINUSTAH), Edmond Mulet, ha definito "straordinario" il lavoro dei medici cubani in questo paese devastato dal terremoto. "Questi professionisti lavorano in tutti gli angoli di Haiti in una forma straordinaria, con dedizione e amore e molte volte in condizioni difficili, davvero terribili", ha detto il funzionario in una dichiarazione esclusiva per PL, nella sede della ONU. "Nonostante queste condizioni, stanno lì impegnati e sforzandosi in forma davvero ammirabile. Io mi tolgo il cappello e m’inchino davanti al lavoro che fanno i medici cubani in Haiti, non solo dopo il terremoto del 12 gennaio, ma da molto prima", ha precisato Mulet, di nazionalità guatemalteca. Mulet, parlando del lavoro del contingente cubano, ha sottolineato che si tratta di una presenza e di una solidarietà presenti da molti anni. Il mandato della MINUSTAH non comprende il tema medico, ma questa missione mantiene relazioni cordiali con i medici di Cuba che sono autosufficienti e fanno il loro lavoro. Nel momento del terremoto erano 400 i cubani che lavoravano nel settore della salute in Haiti, mentre ora sono circa 1500, includendo gli haitiani che studiano medicina in Cuba. Inoltre il contingente conta su professionisti di 22 nazioni dell’America Latina e dei Caraibi e sette medici degli Stati Uniti, laureati nella Elam de L’Avana. La prima brigata di medici di Cuba giunse in Haiti nel 1998 come risposta alla devastazione dell’uragano Georges, che colpì il paese nel mese di settembre di quell’anno. Mulet è il nuovo capo della MINUSTAH e sostituisce il tunisino Hedi Annabi, morto durante il terremoto assieme al suo secondo, il brasiliano Luiz Carlos da Costa, e al commissario di polizia della ONU in Haiti, il canadese Doug Coates. (Traduzione Granma Int.)
Le donne cubane all’avanguardia del recupero di Haiti Marzo 2010 - Le donne svolgono un ruolo fondamentale nell’Haiti del post-terremoto, e le cubane ne sono le protagoniste fondamentali per dedizione e assistenza alla salute di un popolo esposto a malattie ed epidemie. Senza aver cura delle situazioni estreme, le cubane dedicano tempo e sforzi a curare ed educare la popolazione di questa città – ancora segnata dal terribile terremoto del 12 gennaio - , senza dimenticarsi delle famiglie lasciate alle proprie spalle, e addirittura i bambini, talvolta ancora molto piccoli. Yoleinis Vázquez, specialista in Medicina Interna, si trovava a Cuba in vacanza durante il terremoto, ma al suo ritorno, ha incontrato un panorama desolante che l’ha obbligata a lavorare senza sosta nell’unità di terapia intensiva. Vázquez è il capo della Commissione Medica, composta inoltre da un chirurgo, un’infermiera ed un tecnico di laboratorio e, tra le altre missioni, sulle sue spalle ricade anche la cura dei collaboratori cubani. "Non solo ci dedichiamo a questo. Offriamo anche un normale servizio di ambulatorio e l’assistenza medica in una sala di Medicina Interna", ha raccontato mentre Juana Almaguer, un’assistente di laboratorio convertitasi in parrucchiera le stava ringiovanendo il colore nero dei suoi capelli. Yolenis racconta di essere rimasta colpita in particolar modo dalla sofferenza delle donne ad Haiti, la maggior parte delle quali realizzano tutti i lavori di casa, nei casi in cui ne abbiano ancora una, cercano il cibo per i mariti – in primo luogo – e badano ai bambini. Oriunda, della città orientale di Cuba, Bayamo, la Vázquez ammette che Haiti è stata un’esperienza fondamentale nella sua vita, soprattutto per averle dato la possibilità di avere cura della salute dei cooperanti suoi connazionali, e di vivere in famiglia con persone che prima non conosceva. Con uno sguardo nostalgico, la donna ricorda lo sposo Julio Alberto Reyes e il figlio Alaín Daniel, di tre anni, dei quali sente molto la mancanza. Ad Haiti lavorano poco più di 1.500 lavoratori cubani della sanità, 463 dei quali sono donne, una percentuale che è diminuita dopo il terremoto, perché prima le donne costituivano la maggioranza. (Traduzione Granma Int.)
Coraggio a punta di bisturí LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - FOTO: JUVENAL BALÁN, (INVIATI SPECIALI IN HAITI) Marzo 2010 - Era il 13 gennaio e all’una di notte il trillo del telefono svegliò tutti nella casa del chirurgo Frias, là a Pinar del Río. "Ti aspettano in Haiti", dissero dall’altro lato dell’auricolare. Non ci fu nemmeno il tempo di pensare o immaginare ma solo per gettare nella valigia l’indispensabile. Il dottore non aveva visto il telegiornale e non aveva un’idea di quel che succedeva qui in Haiti. 15 ore dopo si trovava nel centro stesso dell’inferno. Ana María la svegliarono nella sua bella Cienfuegos, alle 3 di mattina. Sembrava compiersi la profezia di sua figlia che aveva detto guardando il telegiornale: "Mamma dobbiamo preparare la tua valigia". L’ortopedica tutto terreno, che era già stata nei luoghi dei terremoti del Pakistan e la Cina, aveva prestato poca attenzione alle osservazioni della figlia. Alle 6.30 di mattina era a L’Avana pronta per prendere l’aereo. Il dottor Rafael non fu sorpreso invece: è giunto una settimana dopo i suoi colleghi, quando gli ospedali scoppiavano per il numero dei feriti e la stanchezza dei medici cubani che lottavano dallo stesso 12 gennaio, era al limite. Per lui era un giorno di lavoro normale nell’ospedale ortopedico Fructuoso Rodríguez, ma lo avvisarono che partiva rapidamente per Haiti... Le storie che seguono per Rafael, come per Frias e Ana non sono state ancora scritte, ma sono state vissute con puro coraggio in punta di bisturi. QUI SIAMO TUTTI IMPORTANTI Il dottor Orlando Frías Valdés non si da arie perchè è un famoso chirurgo e conversando con ui ha precisato una massima prima di narrare qualsiasi tragedia vissuta qui. "Sai qual è la cosa più importante che porto con me da Haiti? La possibilità di rendermi conto che nessuna persona è più importante di altre. In situazioni catastrofiche tutti siamo uguali, dal miglior specialista alla cuoca giunta da pochi giorni e che ci ha salvato la vita". Così comincia il dialogo con questo chirurgo che non ha smesso di operare da quando è giunto in Haiti. "Siamo arrivati 24 ore dopo il terremoto e siamo andati rapidamente al primo ospedale da campo montato. Alle cinque del pomeriggio ho cominciato ad operare e nelle prime ore ero terrorizzato come mai". A quasi due mesi dopo il terremoto, il dottor Frias non dimentica il suo primo caso. "Era un bambino di cinque anni e gli dovemmo amputare un braccio". Fu il peggior ricevimento per questo medico. Era infernale, operavamo in una tenda di sette metri quadrati e avevamo haitiani sdraiati ai nostri piedi che ci tiravano per i camici... se toglievamo uno dalla barella, i familiari ne portavano altri quattro e quel che ci intimoriva era che non c’era nessuno per far ordine. La sola luce del posto era nella tenda dove si operava e una dottoressa la portarono in braccio per farle curare un paziente. Quel giorno si lavorò sino alle cinque della mattina dopo. Poi riposammo tre ore e cominciammo di nuovo sino alle due della mattina dopo. Ci fu anche un’operazione di un torace, lunga e difficile ed il paziente si salvò. Qui ho dovuto amputare quello che non ho mai amputato in vita mia, da chirurgo ed è molto triste". "Le cose sono cambiate, è passata l’emergenza, ma il lavoro è sempre duro nella sala operatoria, dato che gli ospedali sono crollati e l’urgenza ricade su di noi. Ci giungono traumi per incidenti, ferite per sparatorie e armi bianche, perforazioni intestinali per febbre tifoidea... ogni giorno sono circa 50 casi di chirurgia e le operazioni sono almeno cinque". SENZA IL TEMPO PER SENSIBILIZZARTI La dottoressa Ana María Machado sostiene che la diceria che ci sono poche donne laureate in ortopedia è un falso tabù. "È un lavoro come gli altri. È vero che siamo più forza, ma si può fare. Qui ho lavorato al pari con gli uomini", e se lo dice lei, la sola donna ortopedica della brigata medica cubana qui, non si può fare altro che crederle. Questa è la terza volta in cui Ana Maria assiste le vittime dei terremoti. "Nulla si può paragonare alla tragedia di Haiti, dice, con la sua esperienza sofferta sulla pelle, dopo i disastri. Si deve viverli per crederlo, e lei è membro della Brigata Henry Reeve dalla fondazione. "Prima diventavo nervosa, ma ora quando sento parlare di un disastro so che posso stare lì in qualsiasi momento. Quando sono giunta all’Annesso, 24 ore dopo il terremoto, mi sono dedicata ai bambini. Avevamo tre tavoli chirurgici e uno era destinato ai bambini. È molto difficile vedere come un bambino perde una gamba...molti erano mutilati. A Cuba sono rare le amputazioni in un bambino, le più frequenti sono per tumori, ma traumatiche non ne avevamo mai visto. Questo ti rende più sensibile, ma qui non c’era nemmeno il tempo per sensibilizzarsi, perchè era in pericolo la vita del piccolo". Ana Maria assiste sempre i bambini, vittime del terremoto ed oggi vedrà Mackendi, quel bambino che ha perso tutta la famiglia, che ha una gamba fratturata, e che non vuole allontanarsi dai medici cubani, anche quando sarà guarito perchè non avrà nessuno che lo curerà come loro... Questi sono i dolori che hanno segnato questa cubana che non perde un secondo per andare a curare. HO OPERATO PIÙ QUI CHE IN UN ANNO IN CUBA Nel mezzo della tragedia il dottor Rafael Roque pensa, anche, di fare scienza. "Quando torno a Cuba farò un riassunto delle esperienze vissute e desidero trasmettere ai colleghi che non sono stati qui la grandezza del disastro di Haiti, come lo abbiamo vissuto, come lo abbiamo affrontato, come ci hanno trattato". Chissà che nel prossimo Congresso di Ortopedia e Traumatologia si sentirà la sua voce. "Questo ospedale era crollato e non si poteva neanche camminare. Erano molte le persone che aspettavano d’essere assistite e abbiamo abilitato la caffetteria dell’aerea chirurgica, per operare. Abbiamo fatto anche 30 operazioni al giorno. Qui ho operato più che in un anno in Cuba". Rafal ha anche lui il suo ricordo più drammatico. "Era la mamma di un giovane haitiano laureato in Cuba. La portò a Delmas perchè la curassero i medici cubani. Quella notte, verso mezzanotte, le dovevo fare la medicazione al moncone, sotto il ginocchio, ma l’infezione era già sotto la punta del gluteo e abbiamo dovuto consultare il figlio, perchè si doveva amputare per salvarle la vita..." (Traduzione Granma Int.)
Anche il sud haitiano esiste LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Marzo 2010 - Questo paese non è solo quello che stanno disegnando i mezzi di stampa in questi giorni. Non è solo quello che si nasconde dietro le rovine, non è una montagna di accampamenti pieni zeppi di persone, non è solo una capitale distrutta e collassata…non è, tanto meno, un paese seppellito, cancellato dalla geografia, come alcune agenzie si ostinano a scrivere. Anche per noi, che siamo arrivati in questa terra per la prima volta dopo il terremoto, è stato difficile allontanarci dall’idea di un Haiti saccheggiato senza pietà. Per questo quando ci è stato proposto di uscire dalla capitale per vedere un altro Haiti, vivo, non abbiamo esitato a metterci in moto. Così siamo partiti verso il sud, e quel giorno, al ritorno, molti di noi sono riusciti di nuovo a respirare. Le immagini del Sud ci hanno sorpresi. Dopo 52 giorni in questa capitale convertita nell’inferno di questo mondo, proprio lì vicino a noi avevamo un’istantanea felice e soleggiata di bambini in uniforme scolastiche di tutti i colori: arancione, rosa, giallo, verde e azzurro…che si prendevano per mano e con gli zainetti pieni risalivano le collinette per andare a scuola. Erano una goduria i rottoli dei fiumiciattoli, le frange di spiaggia, gli specchi d’acqua nei quali tutti insieme si bagnavano senza vergogna, sporcando i vestiti e dando la caccia agli stanchi pesci. E infine, i vestiti puliti e appesi al sole, ed i pesci squamati annunciavano la fine della giornata. Affianco alle umili dimore, non mancava la "lussuosa" tomba dei cari. Credo di non aver visto un solo cimitero in centinaia di km, ma, piuttosto, moltissimi fiori che accompagnavano i campisanti di ogni famiglia. Al di fuori di alcune di queste case, pittoreschi luoghi per tentare la sorte nella lotteria attiravano molti con l’idea di un numero magico che potesse rallegrare la vita. Nel mezzo di tutto ciò, "un’inquietante" e frondosa vegetazione abbatteva l’immagine dell’Haiti senza alberi. Gli esperti in materia affermano che il paese presenta foreste solo nel 2% del suo territorio, ed è quindi possibile che buona parte di questa percentuale fosse in quella zona, dove il mare azzurro e piene di palme non ha nulla da invidiare a quello che si vede nelle riviste turistiche di tutto il mondo. Non so se è per ignoranza, o per questa triste mania di condannare i nostri popoli all’omissione, ma non immaginavo che potesse esistere un Haiti bello. Tra simili bellezze naturali, ma anche nel mezzo della disgrazia di moltissimi anni di abbandono e duri maltrattamenti, i nostri medici stanno lavorando da oltre 10 anni. Da lì si è cominciato a pensare di rafforzare il sistema di Sanità Pubblica haitiana, forse per continuare a dimostrare che anche il Sud esiste. Uno, due….e continuiamo a contare Dicono che il 13 gennaio arrivavano camion pieni di malati all’Ospedale Comunitario di Referenza di Aken. Molti raccontano di aver visto i medici cubani, per la maggioranza donne, salire con estrema destrezza su di essi per cercare vene e prestare i primi soccorsi, dare medicine, immobilizzare arti…erano tanti i feriti che sarebbe stata una perdita di tempo farli scendere per curarli. Oggi c’è un numero che ci parla delle vite salvate: 7.014 pazienti che sono qui arrivati scappando da Port-au-Prince, a quasi 200 km. Si racconta anche che da quei giorni sono molti quelli che dormono nei paraggi dell’ospedale dei cubani, come lo chiamano da quelle parti. Ogni notte stendono un lenzuolo per terra e, la mattina presto, tornano a casa. Sono gli haitiani che vivono nelle case più instabili e che hanno paura che nuove scosse li sorprendano addormentati. Si sono salvati la prima volta, e adesso si tutelano stando vicino ai dottori, perché, come loro stessi dicono "con i cubani ci si salva". La dottoressa Mercedes Maturell Comas è direttrice dell’Ospedale di Aken, ed il 12 gennaio era di guardia. Forse questa donna non aveva mai avuto tanta compagnia come quel giorno, quando tutti i medici cubani hanno deciso di affiancarla e di aiutarla. Molti erano arrivati là per curarsi, altri cercavano rifugio. Ma, fino a qualche ora fa, quando noi eravamo lì, sembrava che la terra stesse ancora tremando. Decine di haitiani fanno la fila davanti agli ambulatori "tranne i sabati e le domeniche, che sono i giorni per andare in chiesa". E non poteva essere diversamente. Servizi completamente gratuiti di endoscopia, radiologia, chirurgia, pediatria, ostetricia, ginecologia, medicina interna, laboratorio, odontoiatria, lì dove l’abbandono ha regnato per tutta la vita, non potevano non ricevere il benvenuto in risposta. Malattie comuni come l’ipertensione arteriosa, l’asma, la diarrea, la malaria, la febbre gialla, l’HIV e la tubercolosi sono curate nell’unico ospedale di Aken, località di meno di 95.000 abitanti. I più anziani raccontano che prima un esame di laboratorio costava 300 gourdes (sette euro), un’operazione chirurgica al seno 3.000 (70 euro), cifre inarrivabili per i poveri. Adesso oltre 70 pazienti ogni giorno offrono solamente i propri ringraziamenti dopo le cure dei medici cubani. A 20 km da lì, un’altra istituzione simile si sta ergendo. Fino a Port Salut arrivano 18 collaboratori per rifondare l’antico ospedale della città, con l’appoggio dell’Organizzazione Panamericana della Sanità. Prima solo un medico cubano vi prestava servizio, lì dove mancavano specialisti, medicine, équipe mediche e c’erano troppi malati. Si tratta di cominciare a rafforzare il sistema della Sanità Pubblica ad Haiti. Attrezzi e muratori stanno innalzando le nuove sale operatorie, parto, laboratori, centri neonatali, sale raggi X. Alla conclusione della seconda fase costruttiva oltre 150.000 persone di sette comuni possono trovare qui la soluzione per le loro sofferenze. E anche se la parola Sud ci rimanda a dolorosi ricordi, i nostri medici, davvero testoni, si impegnano a cominciare proprio lì la rivoluzione della sanità della quale ha bisogno questo paese che ha tanto pagato. (Traduzione Granma Int.)
Responsabilità a partita doppia LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Marzo 2010 - Sono ancora molti a pensare che andare a dare una mano nei luoghi colpiti da tragedie naturali e secoli di mano dura sia un passo temerario, un rischio imminente…La triste certezza di malattie infettive e molte altre, lì dove i nostri medici stanno operando, per anni hanno sottratto il sogno a più di un familiare nella nostra Cuba. Ma forse nessuno di loro conosce il sollievo che procura il piccolo team medico in ogni paese a chi salva. Haiti non fa eccezione. L’infermiera di terapia intensiva Idalmis Borrero, è stata colta dal terremoto di 7,3 gradi che ha devastato Port-au-Prince mentre stava vegliano un dottore malato, stava curando la sua salute quando la terra si è messa a tremare sotto i suoi piedi. Al suo collega avevano appena finito di operare una gamba, e l’anestesia gli annebbiava ancora il pensiero. Idalmis non ha esitato a portarlo fuori dalla sala, e ancora oggi questa cubana si chiede da dove avrà preso tanta forza. Il terremoto li faceva sbattere da un lato all’altro, ma oggi i due possono raccontarlo. Idalmis è l’infermiera dell’intensiva dell’équipe medica responsabile della salute dei collaboratori ad Haiti. Per lei era una questione di vita o di morte portare il dottore fuori dalla portata della caduta delle pareti. Da qualche mese a questa parte la ragazza conserva un motivo di orgoglio: essere stata eletta per essere parte del selettivo e piccolissimo gruppo di dottori che integrano la Commissione Medica Nazionale di Assistenza al Collaboratore Malato, una specie di rifugio felice per i momenti in cui la salute ci fa un brutto scherzo e non abbiamo un familiare al capezzale per assicurarci che tutto andrà bene. Yoleinis Vázquez, specialista di Medicina Interna e presidente della Commissione, ha detto a Granma che loro hanno il compito di aver cura di tutti i collaboratori malati, di qualsiasi missione in Haiti: sanità, istruzione, costruzione, pesca, industria dello zucchero. L’équipe è formata da un chirurgo, un anestesista, una laureata in infermeria ed un’altra laureata in medicina interna, anche specializzata in casi intensivi. Molti dicono di loro che sono i migliori nel loro genere. Lì nessuno è arrivato per caso o per combinazione. Contano l’esperienza ed il desiderio di lavorare molto e bene. Ma questo non è ancora sufficiente. Solo dopo un periodo di prova si decide. Dottoressa, come funziona la Commissione? La Commissione comincia il suo lavoro quando si riporta un malato in uno qualsiasi dei dipartimenti del paese. Quando non si tratta di Port-au-Prince, lo consultiamo per via telefonica, se la malattia non è grave ed il collaboratore può sanarsi da solo, raccogliamo tutti i suoi dati, informiamo la sede del coordinamento e lo manteniamo nel dipartimento. Nel caso in cui non possa risolvere da solo il problema, o abbia bisogno di un altro tipo di visita, lo portiamo nella capitale e lo ricoveriamo, e se la malattia avesse bisogno di cure che esistono nel nostro paese, lo evacuiamo, ma prima gli applichiamo qualsiasi trattamento preliminare del quale possa avere bisogno" Stando a quanto spiega la dottoressa Yoleinis Vázquez, di Granma, la sala nella quale si tengono i collaboratori è equipaggiata come una terapia intensiva. "Hanno ventilatori meccanici artificiali, con bombe di infusione, con siringhe e monitor. Hanno anche un’équipe elettrica, di fibrillazione per i casi di arresto cardiaco e tutte le medicine necessarie. Qui c’è tutto l’indispensabile per salvare una vita". Al reparto della Commissione arrivano i cubani affetti, per lo più, da infezioni come il dengue emorragico, la febbre gialla, la malaria…Qui la nostra responsabilità è doppia, spiega la dottoressa, perché da noi dipende che il collaboratore si curi, e che mentre lo faccia, si senta bene psicologicamente. "È doppia perché il cubano si trova lontano dalla sua famiglia. Perché oltre a curarlo dobbiamo dargli l’affetto che non possono dargli la madre, la moglie o il fratello che non sono al suo lato… "Quando un collaboratore si ammala, al di là della malattia, soffre anche di un danno psicologico. Si deprime durante il processo della malattia. Anche questa parte è di nostra responsabilità, dobbiamo supplire alla carenza di affetto. Ci convertiamo in parte della sua famiglia". Ciò è chiaro per l’infermiera Idalmis, per questo non smette di ripetere forte, ma con dolcezza, al collaboratore che si sta riprendendo dalla malaria, di non essere indisciplinato e di mettersi sotto la retina. Per lei il lavoro è stato duro. Adesso ricorda quel dottore che aveva dovuto tirar fuori dalla Grand Anse in un elicottero perché soffriva di dengue emorragico. Tutto andò bene, ovviamente, ma la paura fu tanta. Questa ragazza e i suoi tre colleghi della Commissione Medica, non solo curano i cubani che lavorano qui. Con lo stesso amore mettono le loro mani salvatrici sugli haitiani che arrivano all’ospedale de La Renaissance, dove si trova la sala per i collaboratori malati. "Quando crediamo che la nostra giornata lavorativa sia terminata, ci tocca continuare a curare". (Traduzione Granma Int.)
Il medico deputato LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Marzo 2010 - Bertrand Sinal è un uomo popolare, non c’è nessuno a Port Salut, comune del dipartimento Sud, che non abbia sentito parlare di lui. Fino all’ospedale che lui dirige arrivano molte persone che lo vogliono conoscere: qualcuno in cerca di cure, altri a chiedere favori, a stringergli la mano, a raccontare disgrazie. Ed il dottore laureato a Cuba ha sempre tempo. "Come potrei non averlo – spiega – se sono nato povero proprio qui, e sono tornato medico". Così parla questo giovane che si è candidato alle elezioni di Port Salut. "Il Comandante Fidel ci ha detto alla laurea che dobbiamo entrare nel sistema del paese se davvero vogliamo cambiare le cose ad Haiti. Ci ha chiesto di non deluderlo, e questo è quello che sto facendo. Un deputato medico può entrare nel sistema della Sanità, sa come funziona, e può aiutare a cambiare le condizioni di vita della gente, fare in modo che tutti possano avere un medico vicino". Credi che vincerai? "Certo che sì, abbiamo lavorato molto. Pensa che prima del terremoto eravamo 11 candidati, ma se ne sono andati tutti appena la terra si è messa a tremare, sono rimasto qui solo, aiutando le persone. Abbiamo dovuto addirittura affittare un autobus pagandolo di tasca nostra per andare a cercare le persone che potessero venire a darci una mano qui a Port Salut". Però la storia di Bertrand Sinal, il medico che adesso si candida, comincia anni prima, quando, nel 1998 fu a studiare a Cuba, alla Scuola Latinoamericana di Medicina. Ricorda che offrirono 10 borse di studio per il dipartimento Sud, nel quale vive. Non esitò a proporsi e arrivò settimo. Così, il 17 maggio dello stesso anno mise piede per la prima volta in quest’altra isola che tanto ama. "Arrivai nel giorno del contadino, in quel giorno cambiò la mia vita". Sei mai tornato a Cuba? "Non sono potuto tornare, ma lo farò. Tornerò a Cuba con una delegazione ufficiale del mio paese quando sarò deputato". Bertrand è il direttore dell’Ospedale di Port Salut, nel quale oggi arrivano i cubani con le équipe mediche e con la voglia di rafforzare il Sistema della Sanità Pubblica di Haiti. In questo luogo è tornato Bertrand quando ha terminato gli studi, in quel momento sua madre era la donna delle pulizie, mentre lui si occupava dei pazienti. Per Bertrand questo non è mai stato un motivo di vergogna, al contrario. "Ero felice di poter rompere quella barriera, l’ho sempre accettato con orgoglio, come una di quelle cose che può realizzare solo la Rivoluzione Cubana". Il dottore haitiano racconta che quando concluse il Servizio Sociale, l’ospedale era un disastro. "Non c’era un capo, medici, ne medicine. Mi misero alla guida, e anche se c’è ancora molto da fare, si progredisce con l’aiuto di Cuba. Prima avevamo due sale operatorie, ma non avevamo chirurghi. Adesso sono arrivati i medici cubani ed i ragazzi dell’ELAM. E con l’appoggio dell’Organizzazione Panamericana della Sanità (OPS) abbiamo riabilitato altre due sale, due sale parto, una neonatale, un’altra per le radiografie, endoscopie, raggi x…Adesso sì che questo sarà un ospedale di prestigio, prima avevamo solo il nome. Adesso sento che lavoriamo per davvero, prima non stavo lavorando". Che cosa ti sei portato da Cuba? "Un nuovo cuore. Ho imparato ad essere umile e solidale. C’è molta differenza tra i medici haitiani laureati a Cuba e gli altri. Noi non chiediamo soldi per curare". Hai mai visto il Comandante in Capo Fidel da vicino? "Il Comandante l’ho visto da vicino quando ci siamo laureati, era la prima laurea dell’ELAM, ero tanto vicino da toccarlo, ma non fu possibile, eravamo troppi e tutti volevamo lo stesso. Quando lo guardai mi venne la pelle d’oca. Qualche giorno fa ho letto che ha conversato con il presidente Lula, che sta bene, come un ragazzino, ed è stato molto forte per me. Il Comandante Fidel non può essere deluso". (Traduzione Granma Int.)
Undici morti per l’inondazione ad Haiti Marzo 2010 - La cifra ufficiale delle vittime per le inondazioni avvenute nel sud-est di Haiti è di 11 persone e di due scomparsi, come è stato reso noto domenica mattina da un rapporto ufficiale di un corrispondente di Telesur nella nazione haitiana- Tale cifra è stata rivelata dalla Protezione Civile locale della nazione caraibica, dove sono state registrate forti piogge dalle 9:00 della mattina alle 5:00 del pomeriggio. Tra le vittime ci sono due persone anziane che non si sono potute evacuare dall’ospedale generale della città di Otay, che si trovavano in terapia intensiva, inondata a causa delle forti precipitazioni. Il corrispondente di Telesur ha fatto sapere che la notizia è stata fornita attraverso una chiamata telefonica di un deputato haitiano. I funzionari della Protezione Civile locale e di altri corpi della sicurezza stanno ispezionando la zona, che è prevalentemente agricola e che è stata piuttosto danneggiata dallo straripamento di alcuni fiumi, e dalle inondazioni, nel sud-ovest della Repubblica di Haiti, regione che non era stata quasi toccata dal terremoto del passato 12 gennaio di magnitudine 7,3 nella scala Richter. I danneggiati dalle piogge continuano ad aspettare le indicazioni del Governo haitiano. (Traduzione Granma Int.)
La terra narrata da Carpentier LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - JUVENAL BALÁN (fotografo) Inviati speciali Febbraio 2010 - Oggi non voglio parlare di terremoti, tragedie, terribili dolori o irreparabili perdite. Non voglio scrivere di com’era o com’è adesso la città di Port au Prince o di come la natura e la colonia hanno calpestato questo luogo. Non voglio parlare di incubi, anche se continuiamo a stare nell’inferno di questo mondo. Preferisco guardare le immagini che nessun terribile terremoto potrà mai cancellare, dove si vede la terra narrata da Carpentier. Da quando sono giunta qui mi hanno colpito molte cose ed alcune non hanno niente a che vedere con il terremoto ed i suo immensi danni. Ci sono le donne con enormi fagotti sulla testa, portati con la miglior destrezza, i tap tap, cioè i taxi, pieni di persone e di colori, i famosi e molto richiesti patè (fritture ripiene di carne e dolci), il pittoresco artigianato che s’incontra appeso dappertutto, la naturalezza dei corpi nudi in pieno sole, i mercati zeppi di mercanzie per le strade, la fervente religiosità. Attraggono le immagini del Che in qualsiasi muro, maglietta e l’immenso amore di questa terra per la Rivoluzione cubana, i suoi medici e il Comandante Fidel. Definitivamente Cuba, anche oggi, è presente nelle strade di Port au Prince. (Traduzione Granma Int.)
Una truffa alle spalle dei senza tetto haitiani Febbraio 2010 - Una falsa fondazione che raccoglieva donazioni di denaro a nome della Croce Rossa, UNICEF ed altre organizzazioni umanitarie, per le vittime del terremoto in Haiti, è stata scoperta con un’investigazione della catena BBC, in Gran Bretagna ed in Spagna. I truffatori inviavano un messaggio di posta elettronica a nome di ONG’s conosciute, usando il logo, come per esempio "Help the world" (Aiuta il mondo), e chiedevano aiuti economici per finanziare progetti destinati falsamente a bambini haitiani rimasti orfani. Contattati da giornalisti della BBC, alcuni benefattori hanno dato dettagli delle "azioni di solidarietà" ed un tale "David Isco Iker" di Me Foundation, ha inviato alla catena di televisione fotografie di un campo di senzatetto di Haiti, che in realtà erano immagini scattate dopo un terremoto in Pakistan, copiate illegalmente dal sito web della ONG "SOS Children". Quando i giornalisti si sono presentati con le loro telecamere, alcuni truffatori sono fuggiti dalla loro sede (info ANSA/Cubadebate /Traduzione Granma Int.)
Tre anni per rimuovere le macerie... Febbraio 2010 - Quattro bambini sono morti per il crollo di una scuola ed altri otto sono feriti, dopo che le piogge intense hanno provocato valanghe di fango che hanno spazzato via la scuola, nella città di Cabo Haitiano, situata nel nord del paese. Il Presidente haitiano Rene Preval, ha stimato che saranno necessari tre anni di lavoro per portare via tutte le macerie lasciate dal terremoto devastatore del mese scorso. Preval ha dichiarato ad AP che: "Saranno necessari 1.000 camion per 1.000 giorni per rimuovere tutte le macerie, cioè tre anni, e sino a che non elimineremo le macerie, non potremo ricostruire realmente". (DN/ Traduzione Granma Int.)
Amori nell’accampamento LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - JUVENAL BALÁN (FOTOGRAFO) INVIATI SPECIALI Febbraio 2010 - Wilfredo non ha portato, questo 14 febbraio, la sua ragazza a passeggiare, ma le ha cantato "Quel dopo di te", del gruppo boliviano Octavia. Ugualmente nel primo compleanno trascorso insieme a Inés, Wilfredo ha fatto il cantante e le ha intonato "Te acercas igual que el viento a acariciar mi piel, sueles encontrar la chispa que enciende el volcán". Stavolta il giorno dell’amore li ha incontrati sotto l’ombra di un albero del pane, tra le tende di un accampamento di Haiti. Racconta Wilfredo che si sono conosciuti nel terzo anno di medicina, si sono laureati insieme, hanno frequentato il serviz¡o sociale insieme e adesso condividono emozioni in questa terra haitiana. "Venire qui è stata un’esperienza molto buona; oltre ad essere una coppia siamo medici, condividiamo gli stessi principi, abbiamo le stesse idee e questo ci ha portato ad andare sulla stessa strada. Immagino che c’incontreremo nello stesso luogo anche nel futuro, là dove ci sia un disastro, dove saremo necessari". Wilfredo, il 14 febbraio, in un accampamento, ha cantato per Ines e le ha detto quanto l’ama e che starà con lei nei momenti più difficili, anche se poi ha confessato: "Ma lei è più forte di me e credo che sia Ines che mi anima qui in Haiti". Wilfredo Chaparro è un giovane boliviano laureato nel 2007 nella ELAM, che con tutte le sue energie venire e curare la gente qui in Haiti. Era a letto, là a Santiago di Cuba, quando ha sentito un lieve terremoto, lo stesso che ha ucciso, con una forte intensità, più di 200.000 haitiani. "Quando ho avuto notizie precise, ho fatto di tutto per venire qui; ero certo che ci avrebbero convocato per compiere questa missione. Ho presentato una dichiarazione per chiarire che ero disponibile a venire qui in qualsiasi momento". Ed ora Wilfredo è qui, con il suo camice, e forma parte del gruppo della ELAM che ha detto sì. Sta frequentando la specializzazione in neurochirurgia in Cuba, ma: "Ci sono cose che vengono prima", ha dichiarato. "Anche se la neurochirurgia è esclusiva del detto primo mondo, vogliamo rompere questo mito, vogliamo che sia come la medicina interna, la ginecologia, alla portata di tutti. Chissà, forse Haiti lo permetterà", sostiene con evidente orgoglio. "Io sono diventato un medico in Cuba e quello che sono lo devo alla Rivoluzione cubana. Ho avuto professori molto buoni e non posso farli restare male". Questo quasi neurochirurgo ha le mani piene di vesciche, perchè era tempo che non usava un piccone e : "Siamo stati tutto il giorno a scavare per fare le latrine e le docce dell’accampamento. Tutti abbiamo calli e vesciche, ma questo ci fa crescere come uomini" (Frammento/ Traduzione Granma Int.)
Sono partiti per Haiti gi integranti della Brigata Henry Reeve LIANET CRUZ PARETA – STUDENTESSA DI GIORNALISMO ALBERTO BORREGO - FOTOGRAFO Febbraio 2010 - Tra slogan ed emozioni dirette del cuore, è stata consegnata "la bandiera della vittoria", come ha detto José Ramón Balaguer Cabrera, membro del Burò Politico e ministro di Salute Pubblica, alla Brigata Medica Internazionale Henry Reeve, integrata da dottori laureati nella Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM). Alcuni si trovano già in Haiti e gli altri partiranno tra breve. La Brigata, composta da 206 medici di 24 paesi, appoggerà il lavoro della Missione Medica Cubana nell’Isola di Haiti. I giovani del contingente non ci hanno pensato nemmeno un attimo e sono accorsi al richiamo della Rivoluzione cubana, spinti dai principi d’internazionalismo e solidarietà nei quali sono stati formati. La gente di Haiti necessita appoggio, allegria e poter esprimere la propria dignità, ha detto Pablo Salgado, che lavorava nel Sistema di Salute Pubblica del Cile ed è ritornato a Cuba per integrarsi alla Brigata. Altri internazionalisti, come Abdoul Kader Sylla (del Mali), hanno manifestato la loro disposizione per affrontare qualsiasi circostanza. Durante i saluti, José Ramón Balaguer ha sottolineato la necessità di un sistema di salute in Haiti che corrisponda alle necessità e che possa salvare vite umane. "Tutto quello che faremo, sarà in funzione del consolidamento di questo sistema", ha dichiarato. Hanno partecipato alla cerimonia anche il ministro di Scienza, Tecnologia e Medio Ambiente, José Miyar Barrueco, e Juan Carrizo Estévez, rettore della ELAM, con alcuni familiari dei Cinque Eroi ed altri studenti latinoamericani di medicina. (Traduzione Granma Int.)
Esteban Lazo con i medici cubani LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Febbraio 2010 - Intorno a mezzogiorno di ieri, Esteban Lazo ha visitato il Centro di Diagnosi Integrale (CDI) di Mirabalais che, dalla sua fondazione, il 16 ottobre del 2009, ha prestato assistenza a 12.500 pazienti, realizzando 209 interventi chirurgici e 199 parti. Lazo ha potuto vedere che il centro dispone di un servizio di ospitalizzazione, emergenza, visita a domicilio, sala parto, unità operatoria, mezzi di diagnosi, fisioterapia e riabilitazione. È stato informato delle patologie più comuni, tra le quali l’ipertensione arteriosa, le infezioni delle vie respiratorie, diarreiche, e della pelle e la malaria. Yamila Zayas, direttrice del CDI, gli ha spiegato che in conseguenza del sisma sono stati trattati 1.312 casi, che sono arrivati da Port-au-Prince all’istituzione, a 60 km dalla capitale, visto che il sistema di salute là è crollato. Si è inoltre interessato al costo totale dell’investimento, vicino al milione di dollari, e del tempo che ha richiesto la costruzione della struttura, circa 130 giorni. Ha anche chiesto quali équipe mediche sono ancora da installare, la qualità di quelle che sono in uso e ha affermato la necessità di averne cura, di sviluppare un senso di appartenenza. A quel punto, il dirigente cubano ha scambiato delle parole con i pazienti, domandando loro di cosa soffrivano e come erano stati trattati. Ha poi avuto l’opportunità di parlare con Jean Wilmarck, un giovane di 26 anni che aveva passato due giorni sotto le macerie, e al quale era stata amputata la gamba destra. Al momento della visita si trovava nell’ambulatorio di riabilitazione e fisioterapia. Lazo si è interessato alla salute del giovane, e di come era uscito dalle macerie, e gli ha consigliato di continuare con la riabilitazione e con l’università. Il politico ha dialogato con i medici cubani ed haitiani, si è complimentato con loro per tanta abnegazione e li ha chiamati a continuare a lavorare in questo modo. Alla fine del pomeriggio il vicepresidente cubano è arrivato a La Renaissance, istituzione inaugurata da lui nell’agosto del 2006 nell’ambito di Operazione Miracolo, e che, dopo il terremoto, ha dovuto riorganizzare i suoi servizi per assistere oltre 4.000 haitiani danneggiati dal disastro. Ha trasmesso un saluto di Fidel e Raúl, ricordando come, 11 anni fa, fu creata la brigata medica cubana in Haiti, che si è presa cura, fino ad ora, di 14 milioni di persone. Ha quindi aggiunto che il dolore di Haiti è più forte quando si pensa che fu la prima nazione del continente a raggiungere l’indipendenza. "Haiti è stato vittima di imbrogli, abusi, aggressioni e sfruttamento. Oggi, con dolore, diciamo che si tratta del paese più povero del continente. Questi sono regali dell’imperialismo, del colonialismo, dell’egemonismo e della dittatura". Ha precisato che Cuba è stata e sempre sarà con Haiti. "Non solo con noi, ma con tutti i paesi dell’ALBA". Lazo ha riconosciuto l’aiuto straordinario del Venezuela, nazione che ha inviato i primi aiuti al paese terremotato, affermando che il cuore degli aiuti dovrebbe essere nella Salute Pubblica, e che si apriranno le porte a tutti i paesi che vogliano collaborare, non importa di dove siano, non importano le ideologie, ciò di cui ha bisogno questo popolo, è salute, ha concluso. (Traduzione Granma Int)
Cuba non viene, Cuba è già qui LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - JUVENAL BALÁN (FOTOGRAFO), INVIATI SPECIALI Febbraio 2010 - Il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz ha inviato un messaggio di ringraziamento ed un fraterno saluto ai membri della Brigata Medica Internazionale Henry Reeve, ai laureati ed agli studenti del quinto e del sesto anno di medicina della ELAM, la Scuola Latinoamericana, attraverso la delegazione cubana guidata da Esteban Lazo e dal ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, che visitano Haiti da lunedì 8. Marcia Cobas, viceministra di Salute Pubblica, ha trasmesso il messaggio del Capo della Rivoluzione ai collaboratori cubani, che lo hanno ricevuto - nel loro posto di lavoro, dove si dedicano senza riposo ai loro compiti - con molta emozione. Di questa dedizione è stato testimone Esteban Lazo, vicepresidente del Consiglio di Stato, quando ha percorso l’ospedale da campo di Croaix des Buquet, i centri ospedalieri La Paz e La Renaissance, ed il Centro di Diagnosi Integrale di Mirebalais. Precedentemente il dirigente cubano è stato ricevuto dal presidente haitiano René Preval. Lazo ha detto a Granma che Preval lo ha ricevuto con molta simpatia, partendo dal criterio che: "Cuba non è un visitatore nuovo, Cuba non arriva adesso, Cuba era già in Haiti", ha detto. Lazo ha commentato che Preval ha chiesto notizie sulla salute di Fidel e di Raúl ed ha sottolineato il tremendo lavoro dei medici cubani che hanno convocato anche gli studenti ed i medici haitiani. Il vicepresidente cubano ha informato Preval sui 1200 medici che lavorano attualmente nella Brigata Cubana in Haiti, che hanno già assistito almeno 70.000 persone dopo il terremoto, ed ha sottolineato l’importanza di evitare epidemie e lo sforzo che si sta facendo per vaccinare ed affumicare contro i vettori. Lazo ha comunicato che un gruppo di medici nordamericani, laureati a L’Avana nella ELAM, si sono uniti alla Brigata ed ha fatto a Preval la proposta di rafforzare il sistema di salute in Haiti, un accordo preso nella recente riunione dei paesi dell’ALBA. L’idea è contribuire ad ottenere un solido sistema d’assistenza primaria, secondaria e terziaria che garantisca la salute di questo popolo, partendo dagli sforzi dell’ALBA, e dato che Cuba ha gia sul terreno un gran numero di professionisti con esperienza, potrebbe dirigere questo lavoro. Per realizzare tutto questo, mentre si costruiscono o si riparano le istituzioni che serviranno da centri per la sanità, s’installeranno ospedali da campo, vicino a questi luoghi. Lazo ha detto che per assistere i pazienti si creerà un contingente di giovani laureati della ELAM, che stanno già arrivando da L’Avana dopo la convocazione di Cuba. "Vogliamo riunite in breve tempo almeno 2000 medici", ha detto. Durante l’incontro con Preval, i due dirigenti hanno analizzato la collaborazione nella costruzione dell’aeroporto di Cabo Haitiano, nella raccolta delle canne da zucchero, nella pesca, nella campagna d’alfabetizzazione e le comunicazioni. Lazo ha commentato che Preval ha dichiarato che Cuba lavora sempre, pensando nel futuro .(Traduzione Granma Int.)
Circa 200 bambini danneggiati vanno a scuola nell’accampamento dell’ALBA ad Haiti Febbraio 2010 - Almeno 191 bambini stanno andando a scuola gratuitamente nell’accampamento Simón Bolívar istallato dall’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America (ALBA) fuori da Port-au-Prince, grazie alla collaborazione dell’organizzazione con quella nazione che sta pagando le conseguenze del devastante terremoto di 7,3 gradi Richter del 12 gennaio. Secondo il professore della delegazione cubana di alfabetizzazione Javier Labrada, si sta lavorando assieme ai rappresentanti venezuelani per dare istruzione ai quasi 200 bambini e giovani che sono rifugiati nell’accampamento quando il Governo haitiano ha dovuto sospendere l’attività scolastica per mancanza di risorse. Labrada ha affermato che adesso, con questo piano di alfabetizzazione, "i bambini ed i giovani apprenderanno a leggere dalle 7 alle 13 settimane, dipende dalla frequenza con la quale verranno impartite le lezioni attraverso la televisione". Il delegato cubano ha indicato che a causa delle condizioni nelle quali vertono i bambini, si potranno dare loro fino a 2 tele-lezioni diarie, diminuendo il tempo dell’apprendimento. L’inviata speciale di Telesur Patricia Villegas, ha raccontato che alcuni di quei giovani non hanno mai ricevuto istruzione, e che, per la maggior parte, non sapevano ne leggere ne scrivere. L’accampamento Simón Bolívar 1 è stato il primo rifugio istallato dall’ALBA per ospitare 2.000 sfollati. Le capanne hanno bagni e acqua potabile per offrire la maggiore comodità. Il tendone si trova nella località di Leoganne, approssimativamente a 50 Km da Port-au-Prince, luogo di attività agricola, che ha sofferto una grandi danni a causa del movimento tellurico. Attualmente esiste un secondo accampamento chiamato Alejandro Petión, sempre ubicato nel paesino di Leoganne, nel quale si sono istallate 15 tende in più che stanno dando un rifugio, ognuna delle quali ha la capacità di alloggiare 4 famiglie. Oltre a questo, si sono innalzate altre 13 tende che stanno dando rifugio a 118 famiglie. Ciò vuol dire che più o meno 700 persone hanno in questo momento un tetto provvisorio. Anche in questo accampamento si è creata una tenda di alfabetizzazione. Labrada ha affermato che ad ora stanno funzionando due accampamenti degli 8 previsti, e che in ciascuno verrà installata la tenda-scuola per le persone che vogliano cominciare a ricevere un’educazione decorosa. Così come per l’assistenza educativa, si sta fornendo nei rifugi anche assistenza medica ed alimentaria proveniente dalle collaborazioni ricevute dalle nazioni membro dell’ALBA. Haiti è stata colpita da un forte terremoto che ha provocato la morte di almeno 212 mila persone e che ha lasciato senza tetto 3 milioni di persone secondo la Croce Rossa Internazionale. Fino al febbraio passato, gli accampamenti Simón Bolívar e Alejandro Petión avevano assistito circa 10 mila persone, inclusi i casi di emergenza, visite e vaccini. (Traduzione Granma Int.)
In Haiti c’è sempre una mano tesa per aiutare Martí... MERCEDES SANTOS MORAY Febbraio 2010 - Durante quattro anni nei suoi continui viaggi per il Caraibi, dal 1892 al 1895, Haiti fu per José Martí un transito obbligato, o meglio, un’estensione di quell’altra Isola amata dove voleva tornare per sommarsi ai combattenti sulle montagne per conquistare la sua indipendenza. A metà dell’autunno, nel 1894, vi giunse per la prima volta e fu ospite dell’Hotel di Francia dopo il suo arrivo a Port au Prince, al tramonto. Lì incontra i cubani emigrati e i patrioti come Juan Massó Parra, che lo presenta ai dirigenti dei clubs che portano i nomi dei cacicchi aborigeni: Guarionex e Hatuey, e riceve il benvenuto dal presidente di quest’ultimo, il cubano Rosendo Rivera. Perchè Haiti, dopo la Guerra Grande, quella dei dieci anni, come la Giamaica e la Repubblica Dominicana, ospitava molte famiglie cubane che, infaticabilmente, continuavano a lottare con le loro modeste risorse a favore dell’indipendenza della loro Patria. Haiti. La sua entrata a Quisqueya fu su una cavalcatura e si mosse da un estremo all’altro dell’isola, per le due nazioni, con l’amoroso affanno non solo di sommare le volontà dei suoi compatrioti a favore della guerra che preparava, ma anche per superare le differenze tra haitiani e dominicani, animato dalla fede e dalla necessità dell’unità dei popoli di Nuestra America e soprattutto delle isole dei Caraibi. Le storie delle ribellioni degli schiavi, la leggenda del regno di Henry Crhistophe, la presenza di Dessalines, di Louverture ed in particolare di Alejandro Petión e la sua solidale volontà di liberare Cuba, stanno nel cuore di Marti come sostanze di vincolo, amicizia e fraternità tra le due nazioni, le due culture e i due popoli. A cavallo e nel mare, la sua rotta haitiana lo conduce sempre verso il Generalissimo Máximo Gómez, per articolare i piani dell’insurrezione, vincere discordie bizantine, superare il passato e preparare la spedizione che, nel 1985 lo porterà insieme a quattro compagni a Cuba. A Ouanaminthe, "un animato villaggio di frontiera" conosce l’allegria popolare, le belle ed altere donne, apprezzando da allora l’accoglienza a Quisqueya ed ascoltando la melodia del creole. Incontra vite generose in ogni casa haitiana, saluta il console dominicano a Fort Libertè, stabilisce amicizie, supera il fango del cammino, scopre la bontà di quegli uomini umili che lo aiutano nel suo viaggio. Il cavallo si spaventa tra i monti e solo la luna è chiara. Incontra rifugio in casa dell’amico Nephtalí, pranza, legge e prende nota delle disuguaglianze sociali. Riposa, affranto dalla stanchezza e molte volte, vinto dalla fatica, cade e sempre incontra la mano stesa di un haitiano. Prende un’imbarcazione e continuare verso la Repubblica Dominicana, fino a Montecristi, dove si riunirà con Gomez. Il primo tentativo fallisce per la slealtà del capitano Bastian e gli spedizionieri devono ritornare e si ritrovano in una spiaggia di Haiti. Una nave da carico tedesca li conduce sino a Capo Haitiano. È la Settimana Santa e lui legge, prende nota nel suo diario; è la Domenica delle Palme. Quattro giorni dopo giungerà a Cuba, ma adesso sorride alle bellezze di Elise Etienne, legge poesie e scrive: "Il libraio, il cavaliere nero di Haiti mi manda dei libri e i due pesos". È un omaggio, una gentilezza. Finalmente partono, i sei, con l’animo disposto, da Capo Haiatiano ed alcune ore più tardi incrociano Inagua per poi superare Maisì e ricadere sulla spiaggia circondata da faraglioni, e avanzare tra pietre spine, per liberare Cuba. Haiti resterà allora alle sue spalle ma tuttavia la sua luce gli indica il cammino e lui va avanti, con il sorriso del suo amico Mercier, di Agripino Lambert, e la complicità silenziosa di quanti lo hanno aiutato a compiere i suoi sogni ed a realizzare la sua utopia. (Traduzione Granma Int.)
Medici nordamericani lavorano negli ospedali cubani di Haiti Leticia Martínez Hernández - Juvenal Balán (Fotografo) Inviati speciali Febbraio 2010 - Sono appena giunti nell’ospedale da campo di Croaix des Buquet sette giovani medici che provengono dagli Stati Uniti e vogliono condividere con i loro fratelli cubani gli aiuti per il sofferente popolo di Haiti. "Stiamo convalidando le nostre lauree, ma sentiamola necessità di stare qui e per ora tralasciamo il resto per dire presente", hanno detto ed hanno cominciato ad assistere i pazienti haitiani. A nome di tutti parla Elsie Walter, che spiega che hanno studiato nella Scuola Latinoamericana di Medicina in Cuba. Cinque sono di New York, e due della California. Sono stati convocati dal reverendo Lucius Walker, e non hanno avuto dubbi nell’accettare. "Eravamo molti a voler venire qui, ma considerando le responsabilità che abbiamo anche là, per ora siamo venuti qui in sette. Altri pensano d’incorporarsi dopo, perchè sappiamo che la brigata della sanità cubana starà qui per parecchio tempo. Questo primo gruppo resterà ad Haiti per un mese, in questo ospedale di Cuba dove sono stati assistiti già 3.590 pazienti e condivideranno con loro la vita da accampamento. L’ortopedico William Álvarez, direttore del centro, ha spiegato che l’idea d’inserirli nelle attività dell’ospedale ed in quelle del terreno, come nelle consultazioni, si farà in forma progressiva. La maggior preoccupazione delle dottoresse è che non conoscono il creolo, ma in questo aiutano gli studenti haitiani che studiano in Cuba ed ora si trovano in Haiti. I giovani nordamericani laureati nella ELAM sono giunti con i loro moduli di acqua e di alimenti, ma li hanno sommati alle riserve dell’ospedale. Inoltre hanno portato zaini pieni di medicinali che hanno immediatamente donato e si sono inseriti molto bene nel gruppo dei cubani. "Indiscutibilmente sono un grande appoggio, ha detto il medico cubano e sono anche una responsabilità, perchè siamo responsabili della loro preparazione e si trovano in uno scenario mai visto prima. Non avevano mai dovuto affrontare malattie come il Chagas o la Leishmaniosi". Elsie commenta che condivideranno tutto come hanno appreso nella ELAM. "Per questo non abbiamo problemi nel dormire sotto le tende da campo o a lavorare a qualsiasi ora. L’esperienza è fantastica e ci hanno trattato molto bene con questa grande ospitalità. Ci sentiamo privilegiati per essere qui! Grazie a Cuba, che ci ha aperto le porte come sempre". Hélice ha detto che tutti loro stanno affrontando gli esami per convalidare il titolo di laurea (gli USA non riconoscono le lauree cubane NdR) e che la forma di valutare nel suo paese è deferente, ma che sono preparate per affrontarlo. Parlano così queste ragazze formate a Cuba che si sommano ai medici cubani per continuare a salvare vite in Haiti. Quando cominceranno le visite, oggi, i pazienti incontreranno nuove facce, ma senza dubbi l’attenzione sarà sempre la stessa (Traduzione Granma Int.)
La buona distribuzione degli aiuti negli accampamenti dell’ALBA in Haiti ENRIQUE TORRES, INVIATO SPECIALE Febbraio 2010 - In mezzo al disordine che regna nella distribuzione degli aiuti internazionali in Haiti, i primi accampamenti della Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America – ALBA - evidenziano che è possibile far terminare il caos. Nella località di Leoganne già funzionano due delle otto comunità che l’ALBA prevede di costruire nel paese ed una delle caratteristiche è lo spirito di cooperazione tra la popolazione, i cui leaders organizzano equamente la ripartizione dei desiderati aiuti. Ogni mattina gli attivisti popolari si riuniscono in una sorta di consiglio comunitario ed adottano decisioni sulla dinamica della vita nell’insediamento e come portare ad ognuno gli alimenti. Prensa Latina ha visto giungere le provviste: riso, fagioli, latte, zucchero, olio, pesce e pasta e a differenza dell’anarchia che regna in vari punti della capitale, la distribuzione avviene per famiglie. Si nota lo spirito di cooperazione: i fagioli giungono, prodotti dall’impresa Alba, dal Nicaragua; il latte in polvere dal Venezuela, tutto coordinato dalle Forze del Lavoro Haiti, incaricate da Chávez di stabilire gli accampamenti. Anche se le famiglie rimaste senza tetto vivono in accampamenti, si respira un ambiente d’armonia nel quale non ci sono accaparramenti, un’atmosfera distante da quella di Port au Prince. Bambini con gli aquiloni, madri che lavano o cucinano, uomini che lavorano le terre vicine con la mente verso il futuro, sono le scene che si vedono qui. Negli accampamenti Simón Bolívar e Alexandre Petion si pensa che i bambini possano continuare a studiare, gli analfabeti ad imparare a leggere e scrivere e che i cittadini debbano avere i mezzi e gli spazi per la ricreazione, ricette adeguate per arrestare lo stato di tensione psicologica d’una popolazione che ha nella mente le sequele del terremoto. Nel primo accampamento di rifugiati è stato realizzato un censimento che include la distribuzione della popolazione per sesso, età, livello scolastico ed anche per le prime 10 cause d’assistenza medica, tra le quali le infezioni respiratorie acute e le infezioni della pelle. L’attenzione alla salute è garantita da un consultorio venezuelano e da un ospedale da campo cubano situato a pochissimi chilometri. A queste comunità disegnate per ospitare duemila persone ognuna, si avvicinano cittadini di altri paraggi in cerca di rifugio, perchè sta circolando la notizia che in questi angoli di Leoganne risorge la speranza. (frammento/ Traduzione Granma Int.)
Cuba continua a salvare vite in Haiti LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - JUVENAL BALÁN (FOTOGRAFO), INVIATI SPECIALI Febbraio 2010 - Sono passati 20 giorni da quando il terribile terremoto ha devastato senza misericordia questa capitale e mentre molti partono verso i loro tranquilli mondi con la foto finale che conferma il loro passaggio nella terra haitiana, i 938 collaboratori cubani, tra i quali 380 medici haitiani che hanno studiato in Cuba, continuano a salvare vite qui, pur nella difficile situazione vissuta e che si vive. Cuba è stata il primo paese che ha teso una mano al disperato popolo di Haiti. Quando la nuvola di polvere non terminava ancora di dissiparsi la notte del 12 gennaio, furono centinaia a correre con i familiari tra le braccia, al luogo dove da dieci anni lavoravano i medici cubani. Una legione di feriti ed anche di morti aveva inondato quel luogo. E se nelle prime ore l’assistenza fu la prima necessità, oggi l’organizzazione prevale nei tre ospedali della capitale, Port au Prence, e nei quattro ospedali da campo dove lavorano i medici cubani. Il dottor Carlos Alberto García, membro del coordinamento cubano dice che molti collaboratori di altre nazioni ritornano nei loro paesi perchè dicono che l’emergenza è passata. "Per noi l’emergenza continua da un’altra dimensione e non da un punto di vista chirurgico, ma per altre malattie che adesso appaiono come conseguenza del disastro, tra le quali le infezioni respiratorie, le diarree, le lesioni della pelle ed anche il paludiamo, i parassiti, la febbre tifoidea..." A 20 giorni dal terremoto, la cosa più significativa degli aiuti cubani è aver offerto un’assistenza integrale ai pazienti. Questo è confermato con il lavoro nelle cure, con la promozione della salute, il controllo dei parametri vitali e con il recupero fisico, servizio indispensabile in una popolazione danneggiata da traumi fisici e da amputazioni. Queste sono alcune cifre: sino a ieri erano stati assistiti più di 50.000 pazienti, dei quali 3.400 operati chirurgicamente, con 1500 casi complessi e 1.100 amputazioni. Il dottor Carlos Alberto ha detto che sono state installate altre sale per il recupero fisico, che avranno un forte impatto, perchè anche prima del terremoto, Haiti non contava su questo servizio pubblico. Non tutto è stato morte e disgrazia: dopo il terremoto i medici cubani e haitiani formati in Cuba hanno realizzato 280 parti, tra i quali 183 cesarei, soprattutto negli ospedali da campo, dove ci sono ottime condizioni per farlo. I medici cubani "assaltano" le piazze ed i parchi dove sono riuniti migliaia di haitiani per la campagna di vaccinazione contro il tetano, nello stadio del calcio per esempio, invaso da centinaia di persona senza tetto. Molti bambini sono stati vaccinati, come tutti coloro che passavano, e un cartoncino giallo lo conferma. Inoltre si inietta il vaccino triplo contro la difterite, morbillo e pertosse. La cooperazione sanitaria cubana include la salute mentale e per questo sono giunti da Cuba psicologi e psichiatri che svolgeranno attività con bambini e giovani negli accampamenti, nelle piazze e nei parchi di Port au Prence. Per aiutare nello svolgimento di questo lavoro, i costruttori hanno reso agili i lavori di recupero di cinque Centri Diagnostici Integrali paralizzati dopo il terremoto: due saranno pronti in pochi giorni e diventeranno così sette i luoghi dove si presta attenzione sanitaria nei vari dipartimenti della nazione. Gli altri tre saranno invece pronti in alcune settimane. Sono stati 20 giorni di dedizione, pur vivendo in tende da campo, in condizioni difficili, in assoluta austerità, vivendo vicino all’orrore, i medici cubani ogni giorno si alzano con tutta la forza per guarire. Cuba sarà presente in Haiti sino a quando questo popolo lo necessiterà. (Traduzione Granma Int.)
A Leoganne è nato un bambino: lo hanno chiamato Fidel ENRIQUE TORRES, INVIATO SPECIALE Febbraio 2010 - Nella sala parto dell’ospedale da campo cubano, a Leoganne, si è sentito il pianto di una neonato venuto al mondo sano e salvo e sua madre non ci ha pensato due volte: "Si chiamerà Fidel!", ha detto. È che Clotilde, la mamma, è una delle tante persone che esprimono eterna gratitudine per gli aiuti ricevuti dall’Isola che non sono circoscritti alle conseguenze del terribile terremoto che ha devastato Port au Prince, ma datano da dieci anni. Il piccolo Fidel è nato il 30 gennaio nelle mani del dottor Rodez Montumaire, medico haitiano laureato in Cuba, che frequenta il terzo anno di specializzazione di ginecologia e ostetricia nell’ospedale clinico-chirurgico di Santiago di Cuba. Tre settimana fa, quando il terremoto ha scatenato un’ondata di panico nel paese, Clotilde non immaginava che avrebbe partorito poco dopo in una delle tende da campo poste dai cubani per soccorrere le vittime, e tanto meno che sarebbe stato un suo conterraneo, il dott. Montumaire a ricevere il piccolo, un medico che ha stabilito vincoli tali con l’Isola cubana da sceglierla per vivere. "A Santiago studio, ma ho anche una moglie, Idelsis Machado, e due figli, Carlos e Liss Marian", ha detto. "Qui a Leoganna nascono sette, otto bambini al giorno e non importa l’ora: ovviamente siamo sempre qui!" L’ospedale di Leoganna all’inizio ha cominciato a prestare assistenza con possibilità limitate, ma ora oltre alla sala parto e la terapia intensiva, conta sul servizio d’urgenza, radiologia, ultrasuoni, sala di sterilizzazione, sala operatoria, assistenza pre e post operatoria, laboratorio clinico ed una sala per ricoverare adulti e bambini e dove attualmente ci sono circa 100 pazienti. Inoltre dispone di una sala di recupero fisico e di un centro per la lotta contro i vettori. Questo lavoro viene svolto da studenti di medicina e medici haitiani laureati in Cuba. In questo ospedale - Leoganne è una delle città più colpite dal terremoto - sono assistite ogni giorno circa mille persone. (Frammento/ Traduzione Granma Int.)
Il Ministro degli Esteri cubano afferma: Cuba non dispone di una "proposta concreta" degli Stati Uniti per poter cooperare ad Haiti Gennaio 2010 - Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha affermato ieri che Cuba è disposta a cooperare con gli Stati Uniti per aiutare "sul territorio" le vittime del devastante terremoto ad Haiti, ma non ha ricevuto nessuna "proposta concreta" da Washington. "Siamo disposti a stabilire una cooperazione sul territorio con gli Stati Uniti, se è necessaria ed importante per il popolo haitiano, se è strettamente umanitaria e se è portata avanti in modo serio e responsabile, oltre che adeguato", ha dichiarato Rodríguez a dei giornalisti. Ci sono alcuni scambi tra il Ministero delle Relazioni Estere cubano (MINREX) ed il Dipartimento di Stato rispetto ad un’eventuale cooperazione ad Haiti", ma "non abbiamo ancora ricevuto una proposta concerta dal Governo statunitense in tal senso", ha aggiunto. Alla domanda quale tipo di cooperazione può essere stabilita nel paese, Rodríguez ha risposto di aver posto lo stesso quesito al Dipartimento di Stato, il quale "non ha ancora replicato". Il Ministro ha ricordato che dopo il terremoto, L’Avana ha fatto sapere a Washington la sua volontà di cooperare, permettendogli di usare le sue infrastrutture mediche ad Haiti ed il suo spazio aereo per le operazioni umanitarie. "Sono stati realizzati circa 60 voli in tali condizioni", ha spiegato Rodríguez, aggiungendo che "è responsabilità dei Governi, delle Nazioni Unite, ricostruire Haiti", ed ha elogiato gli aiuti dell’ALBA, capeggiata dal Venezuela e da Cuba, oltre che dall’Ecuador, dalla Bolivia, dal Nicaragua ed altre tre isole dei Caraibi. "Nel caso dell’ALBA, ci stiamo concentrando prima di tutto sull’emergenza, dopo viene la riabilitazione, e poi la ricostruzione del sistema di salute haitiano" ha manifestato. Una brigata di 450 dottori cubani ed haitiani formati sull’isola lavora ad Haiti, incluse "17 équipe chirurgiche che lavorano praticamente 24 ore su 24". (Traduzione Granma Int.)
"Cuba è il primo paese che ci ha aiutato" LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - JUVENAL BALÁN (FOTOGRAFO) (INVIATI SPECIALI) Gennaio 2010 - "Haiti? La risposta della comunità internazionale per aiutare Haití è stata molto importante, ma Cuba è stato il primo paese che ci ha aiutato, perchè i cubani stavano già lavorando da prima del terremoto, ed hanno collaborato salvando un numero molto importante di vite umane", ha assicurato Jean Renald Clerismé, consigliere del gabinetto privato del presidente René Preval, durante un incontro con la stampa cubana. Renald inoltre ha riconosciuto l’immediato appoggio della Repubblica Dominicana, il cui presidente, Leonel Fernández, è andato a Port au Prince il giorno dopo la catastrofe, ed anche la Repubblica Bolivariana del Venezuela, che ha dato un forte aiuto. "Possiamo dire che il mondo ispanico della regione è molto presente in Haiti" ha aggiunto. Renald ha ringraziato in modo particolare Fidel, che aveva cominciato il programma di collaborazione con Preval; il Presidente Raúl, e quest’altro grande amico che è il vicepresidente cubano Esteban Lazo, che ha accompagnato Haiti per tanti anni. Parlando del numero delle vittime, ha detto che si parla di circa 150.000, anche se il totale potrebbe giungere anche a 200.000, perchè molte persone sono restate sotto le macerie. "È stato più violento di una guerra", ha commentato. Renald ha deplorato che ci sono problemi di coordinamento per ripartire il cibo. "A livello di gabinetto sono stati creati dei gruppi di lavoro, ma in una situazione di catastrofe il coordinamento diventa molto complicato. Stiamo cercando di realizzare questo coordinamento perchè la gente riceva bene gli aiuti", ha sottolineato. A proposito del delicato tema delle adozioni dei bambini di Haiti che hanno perso i genitori per il terremoto, ha precisato che nel paese ci sono il Ministero del Temi Sociali e l’Istituto dei Beni Sociali, che s’incaricano di questo. Il Governo non ha problemi per le adozioni, ma si devono fare seguendo le regole del paese. È pronto un piano per costruire accampamenti al di fuori della città e creare spazi dove sistemare almeno 600.000 persone che sono rimaste senza casa", ha detto ancora il funzionario (Traduzione Granma Int.)
Il Presidente Correa andrà ad Haiti venerdì per consegnare aiuti Gennaio 2010 - PL.— Il Presidente ecuadoriano Rafael Correa, sarà ad Haiti venerdì invece di giovedì, come era stato detto inizialmente. Il Presidente, che regge la Presidenza attuale dell’UNASUR (Unione di Nazioni Sudamericane), porta un messaggio di solidarietà da parte dei 12 paesi che compongono il blocco regionale, e consegnerà un nuovo carico di aiuti umanitari mandati dall’Ecuador. Correa arriverà venerdì nel pomeriggio all’aeroporto della capitale haitiana e passerà la notte nell’accampamento della Missione delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione di Haiti (MINUSTAH) dove lavorano 66 soldati ecuadoriani. È previsto che sabato il capo dello stato ecuadoriano faccia la colazione con i soldati caschi azzurri suoi connazionali. Il Governo haitiano ha valutato che la ricostruzione di Haiti tarderà 10 anni ad arrivare, in conseguenza del terremoto di 7,3 gradi della scala Richter sofferto il passato 12 gennaio, che ha causato oltre 120 mila morti, e vari milioni di senzatetto. Prima del terremoto, Haiti era considerato il paese più povero del continente americano, con l’80% della popolazione al di sotto della soglia di povertà. (Traduzione Granma Int.)
Lula annuncia una visita ad Haiti e responsabilizza i paesi ricchi per la mancanza di aiuti Gennaio 2010 - Il Presidente del Brasile Luis Inácio Lula da Silva ha oggi annunciato che visiterà Hati il prossimo 25 febbraio, ed ha responsabilizzato della catastrofe di quel popolo le nazioni ricche per non aver aiutato il paese caraibico decenni fa. "Quello che è successo ad Haiti, più che disattenzione, è stato mancanza di rispetto al minimo diritto sacro della cittadinanza" ha detto Lula in un discorso in seno al Foro Sociale Mondiale nella città brasiliana di Porto Alegre, capitale dello stato di Río Grande do Sul. Il Presidente ha indicato che tutto il mondo dovrebbe sentirsi "indignato" verso il mondo sviluppato perché "è responsabile di quanto avvenuto ad Haiti". Lula spera che il terremoto che ha devastato Port-au-Prince il 12 gennaio faccia "vergognare quelli che governano questo pianeta" per aver fatto adesso quello che si sarebbe dovuto fare quaranta, trenta o dieci anni fa". Ha assicurato che il Brasile "farà la sua parte" ed ha annunciato la costruzione ad Haiti di una tenda-ospedale per 2.500 persone che sarà utilizzata da medici brasiliani. Il Capo dello Stato si è anche riferito alla Missione di Stabilizzazione dell’ONU ad Haiti (Minustah), dispiegata nel 2004 e guidata dal Brasile. Secondo Lula le truppe brasiliane "hanno insegnato al mondo" che si può realizzare un dispiego militare senza provocare ingerenze nel paese o aggredire la popolazione". Lunedì il Congresso brasiliano ha approvato l’invio di 1.300 militari in più ad Haiti, 900 dei quali, secondo il Ministero della Difesa, sarebbero disponibili per il trasferimento, ed altri 400 formeranno il corpo di riserva. Fino al momento del movimento tellurico che ha devastato Port-au-Prince, il Brasile aveva 1,266 militari nel paese caraibico, il gruppo più numeroso dei circa 9.000 caschi blu delle Nazioni Unite. Il Presidente ha anche approfittato per suggerire ai partecipanti del Foro Sociale Mondiale di dedicarsi ad azioni di solidarietà per la ricostruzione di Haiti. (Traduzioni Granma Int.)
Haiti senza il suo Palazzo Nazionale LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - JUVENAL BALÁN (FOTOGRAFO) Gennaio 2010 - Dicono che il solo edificio maestoso della capitale di Haiti era il suo Palazzo Nazionale, una costruzione superba e bianchissima che era anche un altro paradosso di questa terra d’enorme povertà e brillava con lo stile del regale Petit Palais di Versalles. La storia racconta che il Palazzo Nazionale fu costruito in cinque anni, ma che è bastato meno di un minuto per distruggerlo. Il terremoto del 12 gennaio ha colpito senza pietà questo simbolo della nazione haitiana. Granma ma è giunto sino alle sue macerie ed ha parlato con Fritz Longchamp, Ministro della Presidenza, che nel momento del nostro arrivo lavorava assieme al suo gruppo in un improvvisato ufficio all’ombra di un albero. A poche ore dalla tragedia e quando non si conosceva ancora l’enormità dei danni, già tutti immaginavano che se le scosse avevano fatto crollare il Palazzo, non si poteva certo sperare il contrario con le costruzioni più fragili. Quando siamo stati lì, anche gli elicotteri facevano tremare le pareti lesionate. Longchamp ha spiegato che le tre cupole dell’edificio sono distrutte: quella della destra e la centrale sono cadute giù e quella di destra è crollata in avanti. L’ufficio del presidente René Preval, la sala del Consiglio dei Ministri, l’ufficio della Prima Dama e la sala delle conferenze sono state sepolte, quando il tetto è crollato giù. Il padiglione centrale di colonne è demolito. Durante il terremoto sono morte quattro persone nell’edificio centrale del Palazzo ed altre nove nella Caserma della Guardia del Presidente, oggi quasi in rovina. I calcoli preliminari parlano di una distruzione del 30% e la proposta è riparare invece di demolire, dato che non esistono problemi strutturali. "Vogliamo ricostruire le cupole, ha detto Longchamp, ma stavolta saranno resistenti ai terremoti". Per questo sono stati convocati gli specialisti haitiani dell’Istituto Nazionale del Patrimonio che, assieme ad ingegneri ed architetti giapponesi e nordamericani faranno risorgere il Palazzo. In questi giorni si sta realizzando una valutazione delle strutture e dei valori patrimoniali che sono ancora sotto le macerie. Il Ministro della Presidenza, anche se molto addolorato per la tragedia, ha sottolineato che il Palazzo e molto vincolato all’identità nazionale di Haiti, come la sua Bandiera ed il suo Scudo. APPUNTI DI UN PALAZZO Il Palazzo Nazionale è stato costruito nel 1918 e disegnato da Georges Baussan, famoso architetto haitiano che realizzò i suoi studi nella Ecole d’Architecture di Parigi. Sei anni prima, l’8 agosto del 1912, una bomba aveva distrutto il primo edificio nazionale, durante un attentato al presidente Cincinnatus Le Conte. .Come altri immobili di Haiti, il Palazzo di Baussan fu costruito seguendo i precetti dell’ architettura del rinascimento francese. Prima del terremoto mostrava tre livelli e nel padiglione d’entrata aveva un portico con quattro colonne ioniche. EMBLEMI DISTRUTTI DAI TERREMOTI Nel 1842 un terremoto fece crollare i due principali simboli culturali ed architettonici di Haiti: una parte della fortezza La Citadelle e quasi tutto il Palazzo del Sans Souci, tutti e due a Cabo Haitiano, nel nord del e 168 anni dopo il peggior terremoto mai registrato nei Caraibi ha danneggiato altri due emblemi: la Cattedrale di Haiti ed il suo Palazzo Nazionale (Traduzione Granma Int.)
Chávez condona il debito haitiano derivante dalla compera di petrolio Gennaio 2010 - CD.— Il presidente del Venezuela Hugo Chávez ha annunciato il condono del debito di Haiti derivante dalla compera del combustibile venezuelano, nell’ambito di una riunione dei paesi dell’ALBA che ha deciso un vasto piano per "rifondare" il paese che ha sofferto una scossa del VII grado il 12 gennaio. "Haiti non ha un debito nei confronti del Venezuela. È al contrario: il Venezuela ha un debito storico con quella nazione, con quel popolo, per il quale non proviamo pena, ma ammirazione e con il quale condividiamo fede e speranza", ha detto Chávez durante la conclusione della riunione straordinaria dei Ministri degli Esteri dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA). "Non è necessario dirlo", ha aggiunto affermando il condono di tutto il debito, per un totale che non ha rivelato, recriminando quelli che hanno assicurato del bisogno di fare pressioni su di lui per fargli accettare tale misura, così "presentando il Venezuela come un paese insensibile". Ha anche annunciato che l’ALBA ha deciso un piano integrale che include una donazione immediata di 20 milioni di dollari per il settore della salute di Haiti e un fondo che, ha sottolineato Chávez, sarà almeno di 100 milioni di dollari, "solo per cominciare", apportati dai soci dell’istanza internazionale. Il Venezuela è la nazione con maggior forza finanziaria nell’ALBA, organizzazione di cui sono anche membri Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, Dominica, Antigua e Bardudas, e Saint Vincente and the Granadines, e alle cui riunioni assistono in qualità di osservatori rappresentanti governativi di Haiti e di altri paesi caraibici. Chávez, che ha reiterato che la salute costituisce "l’asse portante della solidarietà del gruppo con Haiti", ha rivelato che la petroliera venezuelana Citgo che opera negli Stati Uniti e che "è un’impresa dell’ALBA", compie attualmente "e continuerà a farlo", un ruolo "centrale" nell’invio degli aiuti all’isola. Chávez ha corretto in diretta, durante una trasmissione della rete statale di emittenti radio e televisione, il testo sul piano dell’ALBA per Haiti accordato dai Ministri degli Esteri, sostituendo la parola "vendita" con "somministro", sottolineando che il combustibile arriverà direttamente alla popolazione haitiana. Ciò avverrà, ha spiegato, attraverso "stazioni mobili di servizio" che opereranno nelle prossime settimane. Il piano di aiuto ad Haiti dell’ALBA a corto, medio e lungo termine include diversi passi che coprono dal settore agricolo a quello della produzione, importazione e distribuzione di alimenti, fino ad un’amnistia migratoria a haitiani residenti illegalmente nelle nazioni che si uniscono alla richiesta di integrazione. Così come ha fatto successivamente alla presa di conoscenza dell’arrivo in massa ad Haiti di soldati statunitensi dopo il terremoto del 12, Chávez ha preteso il rispetto della sovranità haitiana, che l’ONU coordini tutte le operazioni e ha definito "fascista" un dirigente statunitense non meglio identificato al quale ha attribuito la frase "Dio castiga Haiti". "Che cosa orribile, e c’è gente che arriva anche a crederlo", ha detto insistendo sul fatto che "abbondando" negli Stati Uniti quelli che attribuiscono il terremoto ad un castigo perché lì si idolatra "il demonio". Chávez ha anche condannato l’uscita da Haiti di minori consegnati in adozioni internazionali a famiglie statunitensi ed europee ed ha avvisato che istanze dei diritti dell’infanzia, tra le quali l’UNICEF, coincidono nel dire che "l’ultima cosa da fare era togliere i bambini" dal paese prima di terminare la ricerca dei famigliari. "Non ci spieghiamo come possa uscire un aereo pieno di bambini verso gli Stati Uniti ed una altro verso l’Europa. Non sappiamo quanti aerei, quanti bambini" sono usciti da Haiti "così velocemente", ha detto, raccontando di madri "che ancora cercano i propri figli", e magari c’è anche "gente che offre denaro, che sta manipolando" per farle desistere. (Traduzione Granma Int.)
Sean Penn è in Haití e propone di collaborare con l’ALBA Gennaio 2010 - Il Presidente venezuelano Hugo Chávez ha informato, lunedì 25, a Caracas, che ci sono personalità che desiderano lavorare con l’ALBA e tra queste ha nominato l’attore cinematografico, Sean Penn. In una riunione straordinaria dell’ALBA, Chávez ha riferito che Penn lo ha chiamato telefonicamente perchè i membri di un gruppo della sanità degli Stati Uniti con i quali lui si trova in Haiti desidera coordinare azioni con l’ALBA per assistere le vittime del terremoto che ha devastato questa nazione lo scorso 12 gennaio. Sean Penn ha preso un aereo in compagnia dell’Armata degli Stati Uniti, per distribuire più di mille bottiglioni di acqua e varie tonnellate di alimenti. La stella del cinema - ha vinto due Oscar - ha vistato Haiti in compagnia di una imprenditrice con cui ha creato una fondazione privata a favore delle famiglie di Haiti. Sean Penn starà in questa nazione tutto il tempo necessario, per lavorare e verificare che tutti i viveri che arrivano dagli Stati Uniti giungano alle persone che più li necessitano. (Traduzione Granma Int.)
L’ALBA accorda l’invio di aiuti per la ricostruzione di Haiti Gennaio 2010 - Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez, ha presieduto la riunione straordinaria del Consiglio Politico dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra América (ALBA), che si è svolto domenica 24 e lunedì 25, nel Palazzo di Miraflores. Durante l’incontro convocato d’urgenza - che ha avuto una risposta immediata dei paesi membri - sono state analizzate le azioni del blocco per contribuire alla ricostruzione della devastata Haiti. Chávez ha detto che l’incontro, che ha contato anche sulla presenza di Roosevelt Skerrit, primo ministro di Dominica, e degli altri rappresentanti dell’ ALBA, era finalizzato all’analisi della situazione terribile che vive Haiti, paese osservatore permanente dell’ALBA e per rafforzare gli aiuti umanitari. Al termine dell’incontro è stata diffusa una Dichiarazione Finale, letta dal ministro degli Esteri di Cuba Cuba, Bruno Rodríguez; ed e stato accordato D’inviarla con urgenza al presidente di Haiti, René Preval, attraverso una commissione d’Alto Livello. Nel testo si precisa che gli sforzi di ricostruzione della nazione fraterna dovranno avere il popolo ed il governo di Haiti come principali protagonisti, rispettando i principi di sovranità e d’integrità territoriali. Si reitera la continuità dei lavori d’assistenza, soprattutto nel settore della sanità, e la volontà d’elaborare un piano d’assistenza prioritaria per bambine e bambini, che include la ricostruzione dell’infrastruttura educativa haitiana, con i programmi d’appoggio alimentare, la dotazione scolastica e la formazione di maestri. Ugualmente è stata approvata la creazione di un fondo umanitario, attraverso il Banco dell’ALBA, che sarà costituto dagli apporti dei paesi membri. Inoltre è stata stabilita la consegna di alimenti per allevare crisi, con la riattivazione di piani di produzione di alimenti che si stavano eseguendo nell’ambito dell’iniziativa Alba - Alimenti. Tra le tante misure è prevista la ripresa del piano d’appoggio alla generazione d’energia elettrica, garantendo tutti i rifornimenti di combustibile necessario ai generatori di Cabo Haitiano, Gonaves e Carrefour, località gravemente danneggiate dal terremoto. (Traduzione Granma Int.)
La OPS qualifica come eccellente la collaborazione cubana ad Haiti LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ e JUVENAL BALÁN, inviati speciali Gennaio 2010 - Mirta Roses, direttrice dell’Organizzazione Panamericana della Salute, ha ieri qualificato come eccellente e meravigliosa la collaborazione medica cubana ad Haiti durante una visita all’Ospedale Universitario La Paz, una delle tre istituzioni della capitale haitiana nella quale lavorano i medici cubani Al principio eravamo disperati, ha detto, perché non potevamo metterci in contatto con la brigata medica cubana. Volevamo farle sapere che il centro medico ProMed, dell’OPS era attivo. Visto che i cubani si trovavano ad Haiti da prima del terremoto, godevano di un vantaggio nella risposta, ha commentato. Roses ha assicurato che le prossime azioni dell’OPS saranno di continuare a collaborare con Haiti e con la Repubblica Dominicana, soprattutto nei servizi che quest’ultimo paese sta fornendo alla frontiera, e coordinare gli aiuti internazionali nel campo della salute. Sugli aiuti ad Haiti, ha detto che stanno arrivando molti volontari in modo spontaneo che non hanno luoghi assegnati, né tanto meno infrastrutture, e finiscono per lottare per le risorse come il cibo, l’acqua, e l’appoggio logistico. Per questo stiamo cercando di fare una selezione di questa offerta volontaria per ubicarla dove ci sono organizzazione e disciplina. Ha considerato che il tipo di persone che oggi si richiedono non è lo stesso dei primi giorni. La direttrice ha continuato spiegando che anche se la priorità è assistere i feriti, devono comunque cominciare ad essere ristabiliti i programmi contro la tubercolosi, l’HIV e la malaria. Abbiamo cominciato a chiedere i rinforzi con i vaccini necessari, grazie ai quali non vedremo grandi catastrofi epidemiche ad Haiti, ha concluso. (Traduzione Granma Int.)
Quando c’è stato il terremoto, l’ALBA non ha dovuto andare ad Haiti: l’Alba era in Haiti ( Intervento di Bruno Rodríguez Parrilla, Ministro degli Esteri di Cuba, nella riunione del Consiglio Politico straordinario dell’ALBA per esaminare la situazione di Haiti, effettuata a Caracas, Venezuela, il 24 gennaio del 2010, "52º Anno della Rivoluzione") Gennaio 2010 - "Poche ore fa il Comandante Fidel Castro ha pubblicato una nuova colonna relazionata al tema di Haiti, intitolata: Noi inviamo medici, non soldati, nella quale riferisce come Haiti è stata vittima del colonialismo, dello sfruttamento e del saccheggio per secoli. Quella prima rivoluzione sociale costituisce oggi un debito dell’umanità, costituisce una macchia per la coscienza del pianeta. Io credo che i paesi dell’ALBA possiamo dire con la coscienza tranquilla che abbiamo sempre compreso il problema di Haiti e, come spiegava il primo ministro Skerrit, abbiamo sempre fatto degli sforzi per aiutare Haiti. Dal 1998, Cuba, con la cooperazione di altri paesi dell’ALBA, ha assistito 13 milioni di pazienti haitiani, ha visitato 5 milioni di pazienti nelle loro case, ha seguito 103.000 parti, ha eseguito 207.000 operazioni chirurgiche e si calcola che con questo sforzo sono state salvate centinaia di vite umane. Più di 26.000 haitiani sono stati operati agli occhi, ed in un paese dell’ALBA si sono laureati 900 giovani haitiani e adesso studiano altri 600 circa. Sono stati alfabetizzati con la partecipazione di un paese dell’ALBA ed un importante contributo del Venezuela, 160.000 haitiani. L’ALBA stava sviluppando un programma di borse di studio, un programma di salute, la costruzione dei dieci Centri di Diagnosi Integrale, che sono ospedali di terzo livello con alta tecnologia e cinque funzionavano già prima del terremoto; due quasi terminati ora si stanno incorporando al servizio d’emergenza per il terremoto e gli altri tre, sono a loro volta quasi terminati. L’ALBA ha cooperato nell’educazione, ha sviluppato progetti per l’energia con la sistemazione di gruppi elettrogeni con capacità di più di 60 mega watts in tempo record; il Fondo dell’ALBA è coinvolto nella costruzione di case in Haiti. Esistono programmi di sviluppo della pesca, dell’agricoltura, alimentare, del trasporto a motore, di produzione dello zucchero, delle comunicazioni, dell’aviazione, delle infrastrutture e dell’assistenza tecnica in numerosi settori. Quando è avvenuto il terremoto in Haiti, l’ALBA non ha dovuto andare ad Haiti: l’ALBA era in Haiti ed ha condiviso il terremoto con questo popolo. In questi 11 giorni di disastro, cubani , venezuelani e medici di altri paesi qui rappresentati, hanno effettuato 23.171 visite e realizzato 2.090 operazioni chirurgiche; sono state vaccinate contro il tetano 7.874 persone. Questo sforzo coinvolge circa 1000 medici e paramedici che vi partecipano; 249 giovani haitiani, 16 gruppi di chirurghi che non hanno smesso di operare praticamente per le 24 ore. Gli specialisti cubani in Haiti sono766 e solo a Port au Prince, 466. Oggi si sta offrendo il servizio d’emergenza in14 ospedali e con Brigate Itineranti di pronto soccorso in decine di comuni. Oggi l’Alba, Cuba, è presente in 127 comuni di 137 di questo paese e 415 specialisti della salute lavorano a questo sforzo. Noi consideriamo che la salute sia un’area in cui l’ALBA ha capacità create, esperienze ed il popolo haitiano conosce il personale medico cubano, venezuelano e di altri paesi dell’ALBA. Abbiamo infrastrutture e capacità per far giungere gli aiuti medici direttamente alla popolazione, con la garanzia di una grande efficacia. Credo che se potessimo accordare qui di dare priorità a questo progetto come progetto dell’ALBA, con l’impegno d’assumere i servizi d’emergenza, i servizi epidemiologici, quelli di riabilitazione e fisiatria, la ricostruzione e l’equipaggiamento di tutto il sistema sanitario haitiano, dal livello primario sino agli ospedali attrezzati, daremmo un contributo veramente prezioso al popolo di Haiti, contributo che sarebbe inoltre solido, sostenibile e duraturo nel tempo. Se giungeremo a questo accordo si potrebbe incorporare immediatamente qualche forza della sanità laureata in Cuba o negli stessi paesi dell’ALBA al contingente che sta operando già nei servizi d’emergenza di Haiti; se ricevessimo l’autorizzazione dei governi dell’ALBA per far sì che i medici che stanno studiando altre specialità o gli studenti del sesto anno, e del quinto anno di medicina, che hanno già la capacità per lavorare sul terreno, si potrebbe formare rapidamente un potente contingente medico di tutti i paesi dell’ALBA. Desidero reiterare inoltre la disposizione di Cuba a cooperare con tutti paesi senza eccezioni, tutti i paesi del pianeta, in questo sforzo, sempre che la cooperazione sia importante, trascendente per il popolo di Haiti, sia seria responsabile ed indirizzata veramente a risolvere problemi umanitari. Ugualmente consideriamo che nell’area della sanità si potrebbe fare uno sforzo comune, ALBA e CARICOM, come ha proposto il primo ministro Skerrit, che presiede il CARICOM, e se avessimo il consenso dei governi del CARICOM per far incorporare i loro medici, laureati o studenti in medicina a questo contingente, considero che sarebbe molto produttivo. Credo compagno primo ministro, cari amici, Nicolás, che questa riunione sia opportuna ed importante; che la prima priorità sia l’emergenza, salvare vite umane, alleviare le sofferenze e che quello che s’impone è affrontare il compito a lungo tempo, gigantesco, che sarà la ricostruzione di Haiti per dotare Haiti di tutti gli strumenti per assicurare il suo sviluppo sostenibile. Molte grazie. (Versione stenografata del Consiglio di Stato /Traduzione Gioia Minuti)
INVIAMO MEDICI E NON SOLDATI Riflessioni del compagno Fidel Nella Riflessione risalente al 14 gennaio, due giorni dopo la catastrofe avvenuta in Haiti e che ha distrutto quel fratello e vicino paese, ho scritto: "Cuba, nonostante essere un paese povero e bloccato, da anni viene cooperando con il popolo haitiano. Circa 400 medici e specialisti della salute offrono gratuitamente la loro cooperazione al popolo haitiano. In 127 dei 137 comuni del paese lavorano tutti i giorni i nostri medici. D'altra parte, almeno 400 giovani haitiani si sono formati come medici nella nostra Patria. Lavoreranno adesso con il rinforzo dei nostri medici che si sono spostati ieri per salvare vite in questa critica situazione. Possono mobilitarsi, pertanto, senza speciale sforzo, fino a mille medici e specialisti della salute che sono pronti e disposti a cooperare con qualunque altro Stato che desideri salvare vite haitiane e riabilitare feriti." "La situazione è difficile. - ci ha comunicato il capo della sanità cubana - ma abbiamo già cominciato a salvare vite." Ora dopo ora, di giorno e di notte, nelle poche installazioni che sono rimaste in piede, in tende da campeggio o in parchi e posti all’aperto, perché la popolazione ha paura di nuovi terremoti, i professionisti cubani della salute hanno cominciato a lavorare senza riposo. La situazione era più grave di quanto immaginato inizialmente. Decine di migliaia di feriti chiedevano aiuto sulle strade di Porto Principe, ed un numero incalcolabile di persone giaceva, viva o morta, sotto le rovine di fango o mattone crudo con che erano stati costruite le abitazioni della stragrande maggioranza della popolazione. Edifici, perfino più solidi, precipitarono. Fu necessario inoltre localizzare, in mezzo ai quartieri distrutti, i medici haitiani laureati all'ELAM (Scuola latinoamericana di medicina), molti dei quali furono colpiti direttamente o indirettamente dalla tragedia. Funzionari delle Nazioni Unite rimasero bloccati nei vari dei loro rifugi e si persero decine di vite, compresi vari dei capi della MINUSTAH, una forza delle Nazioni Unite, e s’ignorava il destino di centinaia di altri membri del suo personale. Il Palazzo Presidenziale di Haiti precipitò. Molti fabbricati pubblici, perfino vari ad uso ospedaliero, sono ridotti a rovine. La catastrofe commosse il mondo che poté vedere quello che stava succedendo attraverso le immagini dei principali canali internazionali di televisione. Dappertutto, i governi annunciarono l'invio di esperti in salvataggio, generi alimentari, farmaci, attrezzatura ed altre risorse. Di conformità con l’atteggiamento pubblico formulato da Cuba, personale medico da altre nazionalità, come spagnoli, messicani, colombiani e da altri paesi, lavorò arduamente accanto ai nostri medici in posti sanitari improvvisati. Organizzazioni come l'OPS e paesi amici come il Venezuela e altre nazioni somministrarono medicine e svariate risorse. Un'assenza totale di protagonismo e di sciovinismo caratterizzò la condotta irreprensibile dei professionisti cubani e dei loro dirigenti. Cuba, così come l'ha fatto in situazioni simili, ad esempio, quando l'Uragano Katrina causò grandi stragi nella città di Nuova Orleans e mise in pericolo la vita di migliaia di nordamericani, offrì l'invio di una brigata medica completa per cooperare con il popolo degli Stati Uniti, un paese che, come si conosce, ha immense risorse, ma in quel momento, quello di cui si aveva bisogno, era dei medici formati e attrezzati per salvare vite. Per la sua posizione geografica, più di mille medici della Brigada "Henry Reeve" erano organizzati e pronti con i farmaci e le attrezzature pertinenti per partire a qualunque ora del giorno o della notte verso quella città nordamericana. Per la nostra mente non passò nemmeno l'idea che il Presidente di quella nazione avrebbe respinto l'offerta ed avrebbe permesso che un numero di nordamericani che potevano salvarsi avrebbe perso la loro vita. Forse l'errore di quel Governo consisté nella sua incapacità di capire che il popolo di Cuba non vede nel popolo nordamericano un nemico, né un colpevole delle aggressioni di cui è stata vittima la nostra Patria. Quel Governo non fu nemmeno capace di capire che il nostro popolo non doveva mendicare favori né perdoni a coloro che hanno tentato inutilmente di metterci a ginocchio durante mezzo secolo. Il nostro paese, ugualmente nel caso di Haiti, accedé immediatamente alle richieste di sorvolo sulla regione orientale di Cuba ed ad altre agevolazioni richieste dalle autorità degli Stati Uniti per prestare assistenza al più presto possibile ai cittadini nordamericani e haitiani colpiti dal terremoto. Queste norme hanno caratterizzato la condotta etica del nostro popolo che, abbinatamente alla sua equanimità e fermezza, sono i tratti permanenti della nostra politica estera. Quello lo conoscono bene tutti i nostri avversari nell’ambito internazionale. Cuba difenderà fermamente il criterio che la tragedia avvenuta in Haiti, la nazione più povera dell'emisfero occidentale, è una sfida ai paesi più ricchi e poderosi della comunità internazionale. Haiti è un prodotto netto del sistema coloniale, capitalista imperialista imposto al mondo. In Haiti, sia la schiavitù sia la sua successiva povertà, furono imposte dall'esterno. Il terribile sisma avviene dopo il Vertice di Copenhagen, dove furono calpestati i diritti più elementari dei 192 Stati che fanno parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Dietro la tragedia, si è scatenata in Haiti una competenza per l'adozione precipitosa ed illegale di bambini e bambine che ha costretto l'UNICEF a prendere misure preventive contro lo sradicamento di molti bambini che spoglierebbero parenti vicini di tali diritti. Il numero di vittime mortali sorpassa già le cento mila persone. Un'elevata cifra di cittadini ha perso braccia o gambe, o ha sofferto fratture che richiedono riabilitazione per il lavoro o lo svolgimento delle loro vite. Ottanta percento del paese dovrà essere ricostruito e anche creare un'economia assai sviluppata per soddisfare ai bisogni secondo le proprie capacità produttive. La ricostruzione dell'Europa o del Giappone, a partire dalla loro capacità produttiva ed il livello tecnico della popolazione, era un compito relativamente semplice in paragone con lo sforzo a realizzare in Haiti. Lì, come in gran parte dell'Africa ed in altre aree del Terzo Mondo, è indispensabile creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile. Soltanto in 40 anni l'umanità avrà più di 9 miliardi di abitanti, ed affronta la sfida di un cambiamento climatico che i scienziati accettano come una realtà inevitabile. In mezzo alla tragedia haitiana e senza che nessuno sappia come e perché, migliaia di soldati delle unità di fanteria di marina degli Stati Uniti, truppe aerotrasportate della 82 Divisione ed altre forze militari hanno occupato il territorio di Haiti. Peggio ancora, né l'Organizzazione delle Nazioni Unite, né il Governo degli Stati Uniti hanno offerto una spiegazione all'opinione pubblica mondiale di questi movimenti di forze. Vari Governi si lamentano che i loro aerei non possano atterrare e trasportare le risorse umane e tecniche inviate all’Haiti. Diversi paesi annunciano, inoltre, l'invio addizionale di soldati ed attrezzature militari. Tali fatti, dal mio punto di vista, contribuirebbero a rendere più caotica ed a complicare la cooperazione internazionale, già di per sé complessa. È necessario discutere seriamente il tema ed assegnare all'Organizzazione delle Nazioni Unite il ruolo rettore che gli corrisponde in questo delicato tema. Il nostro paese compie un compito strettamente umanitario. Nella misura delle sue possibilità contribuirà con le risorse umane e materiali che saranno alla sua portata. La volontà del nostro popolo, fiero dei suoi medici e cooperanti in attività vitali, è grande e sarà all'altezza delle circostanze. Qualunque cooperazione importante che si offra al nostro paese non sarà respinta, ma la sua accettazione sarà subordinata interamente all'importanza e trascendenza dell'aiuto che si richieda delle risorse umane della nostra Patria. È giusto dire che, fino a questo istante, i nostri modesti mezzi aerei e le importanti risorse umane che Cuba ha messo alla disposizione del popolo haitiano non hanno riscontrato nessun ostacolo nell’arrivare a destinazione. Inviamo medici e non soldati! Fidel Castro Ruz 23 gennaio 2010. 17:30.
Cuba ha assistito più di 18.000 haitiani LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ - JUVENAL BALÁN (INVIATI SPECIALI) Gennaio 2010 - "I medici cubani hanno assistito, dal giorno del terremoto e sino al 22 gennaio, più di 18.000 pazienti haitiani ed hanno eseguito 1700 interventi chirurgici, tra i quali 800 di chirurgia complessa", ha informato il dottor Carlos Alberto García, capo della Brigata della sanità cubana in Haiti. García ha precisato che lavorano in questo paese 657 collaboratori, tra i quali 417 cubani e 240 haitiani. "A Port au Prince offrono assistenza sanitaria in tre ospedali: La Paz, La Renaissance e Ofatma; inoltre sono stati montati due ospedali da campo, a Leoganne e a Jacmel, ed ora se ne stanno montando altri due, uno in Carrefour, luogo vicino all’epicentro del terremoto e l’altro a Croix des Bouquet", ha detto ancora. Da alcuni giorni gli hatiani hanno cominciato ad emigrare dalla capitale verso gli altri dipartimenti, cosa che ci ha obbligato a rafforzare l’assistenza medica cubana in questi luoghi. Per esempio: 1500 pazienti sono stati sfollati con una nave delle Nazioni Unite verso la Grand Anse. Tre autobus trasferiscono persone e pazienti verso Fort Liberté, un dipartimento ubicato nell’estremo nord del paese. Abbiamo appena rafforzato le posizioni mediche di Fort Liberté e Gonaives e tre giorni fa sono giunti nuovi medici cubani che lavorano nei dipartimenti di Nippes e Sur, zone colpite dal sisma". "Sono una fortezza anche i cinque Centri di Diagnosi Integrale - CDI – donati da Cuba e dal Venezuela, che funzionavano prima del terremoto e contano su una ventina di letti, una sala di terapia intensiva, sala parto ed altre locazioni. La prossima settimana saranno pronti altri due CDI che erano quasi terminati, nei dipartimenti di Grand Anse e Nordest. Potremo così rispondere al flusso di persone che stanno emigrando verso questi luoghi", ha aggiunto il dottore. In questo momento, 30 gruppi di quattro, tra dottori cubani e studenti haitiani che studiano in Cuba, realizzano una campagna di vaccinazione contro il tetano con le 400.000 dosi che Cuba ha donato. Inoltre si stanno realizzando lavori di prevenzione sanitaria e, con l’uso di altoparlanti, si avvisa sulle misure sanitarie e igieniche che si devono osservare. Il dottor Garcia ha detto che è adesso che cominciano ad apparire come conseguenze della catastrofe, le infezioni respiratorie e le diarree. A proposito del deterioramento della situazione igienico - epidemica, il capo della missione della sanità cubana ha informato che giungeranno a Port au Prince domani, domenica 24, laureati in epidemiologia, entomologi e specialisti in fumigazione, 63 cubani che formano sette brigate, che lavoreranno al controllo dei vettori e contro la diffusione di topi e ratti. "Si stanno creando le condizioni per cominciare la riabilitazione delle persone che sono rimaste mutilate per la catastrofe. Fisiatri, diplomati in Cultura Fisica e infermieri specializzati in riabilitazione, presteranno aiuto ai necessitati in Haiti". Il dottor García ha informato che i pazienti assistiti dai medici cubani si dividono in 2800 che hanno sofferto fratture alle estremità inferiori, più di 1500 alle superiori e 2680 che sono multifratturati. "La presenza di cadaveri per le strade del capitale haiatina è minore, ha apprezzato il dottor García e si comincia a raccogliere la spazzatura; le brigate raccolgono le macerie, ma è tutto insufficiente di fronte alla gravità dei danni provocati dal terremoto!" (Traduzione Granma Int.).
Haiti: vasta operazione per alloggiare i senzatetto Gennaio 2010 - Il Governo di Haiti ha lanciato una vasta operazione per alloggiare in differenti punti del paese le migliaia di persone che hanno perduto la casa per il terremoto del 12 gennaio, ha reso noto AFP. "Il Governo ha disposto il trasporto gratis per la popolazione. È una grande operazione: siamo in processo di trasferimento di senza tetto", ha detto il ministro haitiano degli Interni, Paúl Antoine Bien-Aime, spiegando che si creeranno accampamenti per ospitare sino a 10.000 persone ognuno. Almeno 500.000 vittime del terremoto sono rimaste senza casa, solo nella capitale haitiana di Port au Prince, dove sono stati creati 477 accampamenti improvvisati, ha fatto sapere l’Organizzazione internazionale di migrazione - OIM - con sede a Ginevra. "Abbiamo tre priorità: la prima è continuare ad offrire aiuti umanitari; la seconda garantire la sicurezza e la stabilità ad Haiti e la terza cominciare gli sforzi di ricostruzione", ha indicato Ban Ki-moon, segretario generale della ONU, citato da Notimex. Prensa Latina ha informato che l’Associazione degli Stati dei Caraibi - AEC - ha richiamato tutti i creditori internazionali di Haiti perchè cerchino strade per la cancellazione degli obblighi di questa devastata nazione (Traduzione Granma Int.)
Cuba ha aperto due nuovi ospedali da campo in Haiti Gennaio 2010 - La forte replica sentita mercoledì 20, di 6,1 gradi della scala Richter, ha distrutto altri tre edifici che erano in piedi ed ha accentuato nella capitale haitiana il panico della popolazione, che vive nelle piazze, nei parchi e per le strade, ma non ha interrotto l’eroico lavoro del personale medico di Cuba. I collaboratori dell’Isola hanno adottato misure di protezione adeguate e si mantengono allerta di fronte al possibile arrivo di altri feriti. Due giorni fa è stato montato un ospedale da campo a Leoganes, una del zone più colpite, ed in meno di12 ore, rapidamente e con efficienza, sono state eseguite 16 operazioni chirurgiche. Ieri, mercoledì è stato installato un altro ospedale a Jacmel. Intanto, migliaia di persone vagano per le strade, molti con bidoni, tubi, contenitori di media capacità ed altri recipienti, per ricevere un poco di acqua nei punti in cui situano i camion cisterne e gli altri veicoli di distribuzione. C’è angoscia, ma si è giunti ad un livello di disperazione: basta guardare le decine di luoghi nelle strade di Petionville dove, tutto post su teli nella strada, si commerciano banane, malanga, boniato, carote, lattughe, qualcosa di bigiotteria, articoli commestibili e bibite, senza agglomerazioni o disturbi. Nel centro di Port au Prence, dove si trovano i grandi negozi ed i supermercati, si vedono invece scene di saccheggi tentati da alcuni, che vengono affrontati dalla polizia di Haiti e dalla Missione delle Nazioni Unite, per stabilizzazione di Haiti, la MINUSTAH. (Traduzione Granma Int.)
Che la ONU impedisca l’occupazione militare degli USA in Haiti Gennaio 2010 - Il governo boliviano ha confermato che solleciterà alla ONU una riunione urgente per far sì che il mondo condanni l’ingiusta, inumana ed opportunistica occupazione militare degli Stati Uniti in Haiti. Evo Morales, parlando alla stampa, ha espresso la condanna e l’indignazione del popolo della Bolivia per la decisione di Washington d’inviare truppe invece di aiuti umanitari in Haiti, paese terribilmente devastato da un terribile terremoto otto giorni fa. "Non è possibile che gli Stati Uniti usino la disgrazia del popolo di Haiti per invadere ed occupare militarmente questo paese", ha sostenuto Evo, che ha definito molto grave questo fatto, una cosa che deve provocare la condanna della comunità internazionale. "Per aiutare Haiti si devono salvare le vite umane e non praticare un’occupazione militare", ha dichiarato. "Haiti non vuole sangue ed altri morti per gli spari delle armi da fuoco e per un’invasione... quello che il suo popolo vuole è sangue, medicinali, alimenti ed acqua per salvare le vite umane", ha sottolineato ancora Morales. La Bolivia si manterrà ferma nella difesa della sovranità e della dignità di tutti i paesi del mondo per far terminare finalmente questi interventi militari imperialisti. ( PL / Traduzione Granma Int.)
LA LEY DE AJUSTE VALE SOLO PER I CUBANI Svuotate le prigioni per gli eventuali migranti haitiani Gennaio 2010 - Nel 1991, dopo il colpo militare che allontanò l’allora presidente Jean-Bertrand Aristide, che generò un’ondata di violenza, decine di migliaia di haitiani fuggirono dal paese e si gettarono in mare per raggiungere gli Stati Uniti. Prima che giungessero alle coste della Florida, Washington li internò nelle scarse installazioni di Guantánamo e questa è un’immagine che il Governo di Barack Obama non vuole che si ripeta. Da alcuni giorni a Port au Prence ed in altre parti del paese, un aereo delle Forze Aeree degli Stati Uniti trasmette con megafoni un messaggio registrato nella lingua locale, il creolo, dall’ambasciatore haitano a Washington, Raymond Joseph. "Non vi precipitate alle imbarcazioni per fuggire dal paese. Se lo farete avrete ulteriori problema. Sarò onesto con voi: se pensate che gli Stati Uniti vi apriranno le porte adesso e subito vi sbagliate. Vi intercetteranno in mare e vi costringeranno a tornare ad Haiti", dice la registrazione, come si legge nella pagina web del Dipartimento di Stato. NEGATI I VISTI AI FERITI Per il momento non ci sono segni d’immigrazione di massa, ma dato che non si sa mai, gli Stati Uniti hanno deciso di prepararsi. E la prima cosa che hanno fatto è stata vuotare le prigioni. Tra 250 e 400 immigranti illegali di altri paesi, detenuti nel Centro Krome di Miami, una prigione federale per coloro che aspettano d’essere deportati, sono stati trasferiti ad altri centri per lasciare posto a possibili sopravvissuti del terremoto. Il New York Times ha assicurato che Washington sta negando i visti per vari feriti gravi, che li necessitano per essere assistiti a Miami, come ha raccontato al quotidiano il dottor William O’Neill, rettore della facoltà di Medicina locale. La guardia costiera ha posto nuovamente in marcia l’Operazione Sentinella in Allarme, ideata nel 2003 per lottare contro le ondate d’immigranti illegali dai Caraibi. "Non ci sono incentivi per cercare d’entrare illegalmente negli Stati Uniti via mare", ha detto ben chiaro uno dei portavoce del Dipartimento di Sicurezza Interna. Il nostro obiettivo è proibire la partenza o rimpatriarli", ha aggiunto il portavoce. HAITIANI NO, CUBANI SÌ Se si parla di migrazione, nel continente latinoamericano, s’intende soprattutto quella dei messicani, che si muovono verso gli Stati Uniti e devono affrontare la barriera del muro della morte, dei colombiani, degli honduregni o dei guatemaltechi che cercano fortuna altrove. E anche degli haitiani. Nel 1966 fu promulgata una legge negli Stati Uniti che viene chiamata "the cuban adjustment act", nota in spagnolo come "Ley de Ajuste cubano", o legge "dei piedi asciutti, piedi bagnati", che permette alla magistratura d’accogliere i migrati illegali cubani e dare loro una residenza permanente dopo un solo anno di presenza negli USA. Questa legge farsa irresponsabile vale solo per i cubani e non per le altre popolazioni dell’area, come appunto gli haitiani, anche dopo il terremoto che ha devastato la loro isola. (G.M. Traduzione Granma Int.)
Gli USA contro gli haitiani nell’aeroporto di Port au Prence Gennaio 2010 - Quando non è ancora possibile contare il totale dei morti, le forze di occupazione reprimono le proteste popolari in Haiti con armi provviste di pallottole di gomma e gas lacrimogeni. La Televisione Cubana ha registrato il momento in cui le truppe degli USA che hanno occupato l’aeroporto internazionale della capitale aggredivano la popolazione che cercava lavoro e cibo per sopravvivere. I soldati del Pentagono che controllano l’aeroporto internazionale principale di Haiti e decidono chi entra e chi parte, hanno finalmente abilitato uno spazio per l’arrivo degli aerei con gli aiuti umanitari, dopo le forti critiche ricevute per la priorità data ai loro voli militari. La mancanza di coordinamento fa sì che si accumulino gli aiuti inviati da diversi punti del pianeta e lì giungono centinaia di persone in cera di alimenti per le famiglie e di lavoro, ma la consegna, per via dell’occupazione degli Stati Uniti è stata ritardata per tutto il fine settimana, bloccando acqua e medicinali disponibili. Il Ministro di Cooperazione della Francia, Alain Joyandet, ha presentato una protesta formale contro il governo di Obama attraverso l’ambasciata degli USA di Parigi. "Si tratta di aiutare Haiti, non di occupare Haiti", ha dichiarato. Un funzionario alla logistica aerea del Programma Mondiale degli Alimenti (PMA) ha criticato che la priorità dei militari nordamericani è "offrire sicurezza" al paese, ma la nostra è alimentare e dobbiamo sincronizzare queste priorità, ha sottolineato. Benoit Leduc, coordinatore delle emergenze di Medici Senza Frontiere (MSF), ha detto in una teleconferenza da Haiti, che non è stato permesso l’atterraggio di tre aerei carichi, di questa organizziamone non governativa, e di altri due, che portavano personale espatriato, che sono atterrati quindi a Santo Domingo, ritardando di 48 ore la consegna degli aiuti umanitari. Dopo questo incidente, i militari del Pentagono hanno "concesso finalmente" di dare priorità agli arerei che trasportano aiuti umanitari. (Informazioni della Televisione cubana e IPS/ Traduzione Granma Int.).
Forse sono 200.000 i morti in Haiti Gennaio 2010 - Le autorità di Haiti affermano che sono morte almeno 200.000 persone per il terremoto che ha devastato l’isola di Haiti, e che un milione e mezzo è rimasto senza casa. La cifra dei morti aumenta mentre le agenzie degli aiuti umanitari lottano per distribuire alimenti ed acqua a coloro che ne sono necessitati. Il Programma Mondiale degli Alimenti ha detto d’aver dato cibo a centomila persone a Port au Prence in una giornata, cioè ad una parte dei tre milioni di persone che necessitano assistenza. Sino ad ora gli sforzi degli aiuti si sono concentrati nella capitale, mentre gli abitanti delle zone periferiche, come Carrefour e Leogane dipendono dalle proprie risorse. La mancanza di combustibile rende difficili i compiti di assistenza, e mentre molti haitiani fuggono nelle campagne, centinaia di famiglie si sono stabilite in un accampamento provvisorio nella piazza di Saint Pierre, nel distretto Petionville di Port au Prence. IL SINDACATO DELLA SALUTE AI COOPERANTI CUBANI Il Sindacato Nazionale della Salute di Cuba ha trasmesso un messaggio ai membri della brigata medica e al contingente Henry Reeve per l’esempio che danno al mondo d’amore al prossimo e solidarietà, promossi dalla Rivoluzione cubana. María del Carmen Rodríguez Reyes, segretaria generale di questa organizzazione, ha definito come una vera prodezza quello che stanno realizzando i cooperanti di questa missione, che non si può paragonare con le altre che hanno già affrontato in varie nazioni del mondo. La dirigente ha segnalato che è impressionante vedere come i cooperanti cubani lavorano in Haiti con abnegazione, senza riposo, come rischiano la vita nell’attenzione ai feriti, tutti fatti che riempiono d’orgoglio il popolo cubano e pongono in alto la solidarietà della Patria. Rodríguez Reyes ha lodato questi collaboratori della salute a nome della Centrale deo Lavoratori di Cuba del Sindacato Nazionale della Salute, e della umanità intera (Traduzione Granma Int.).
PMA: riserve alimentarie saccheggiate a Porto Principe Gennaio 2010 - Gli aiuti cominciano ad arrivare molto lentamente a più di 48 ore dal terremoto. Voli di aiuti sono stati sviati per più di cinque ore giovedì per mancanza di spazio e combustibile nell’aeroporto di Porto Principe. Oggi, il Programma Mondiale di Alimenti (PMA) ha informato che i suoi depositi nella capitale haitiana erano stati saccheggiati. Le Nazioni Unite hanno previsto di fare un appello urgente per richiedere 550 milioni di dollari di aiuto per l’emergenza. I primi soldati statunitensi sono cominciati ad arrivare ad Haiti nella prima ondata di uno spiegamento previsto di oltre 5.500 effettivi di questa nazionalità. Giovedì, il Presidente Barack Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti, inizialmente, regaleranno ad Haiti 100 milioni di dollari. Il Presidente Obama ha dichiarato: "Il primo invio dei nostri lavoratori è arrivato ieri. L’équipe di ricerca e di riscatto stanno lavorando adesso notte e giorno per salvare vite. Continueranno ad arrivare più contingenti importanti di somministri. Questa mattina ho annunciato l’invio immediato di 100 milioni di dollari per appoggiare gli aiuti nei primi giorni di crisi. La maggior parte del denaro si spenderà per le necessità elementari: équipe di salvataggio, cibo, acqua, medicine. Questo investimento aumenterà con gli anni durante i quali aiuteremo i nostri vicini a intraprendere quello che sarà un recupero di lungo periodo". Bush co-presiederà gli aiuti ad Haiti, anche se tagliò gli aiuti a tale paese e appoggiò il golpe contro Aristide Nel frattempo, Obama ha annunciato anche di aver chiesto agli ex-presidenti George W. Bush e Bill Clinton di presiedere congiuntamente l’iniziativa statunitense di aiuti ad Haiti. Durante il suo primo mandato Bush tagliò gli aiuti necessari all’urgenza in Haiti ed appoggiò il rovesciamento del presidente Jean-Bertrand Aristide. Il padre di Bush, l’ex presidente George H.W. Bush appoggiò il primo colpo di stato contro Aristide nel 1991. Nel frattempo, Clinton appoggiò la restituzione di Aristide, ma sotto la condizione di dure misure neoliberali. Aristide ha rilasciato dichiarazioni dal suo esilio in Sudafrica. ARISTIDE VUOLE TORNARE IN SUDAFRICA In piedi, assieme a sua moglie Mildred Aristide, l’ex presidente haitiano ha detto di voler tornare nel suo paese. Così si è espresso Jean Bertrand Aristide: "Come tutti sappiamo, molta gente continua ad essere sepolta sotto tonnellate di macerie aspettando di essere riscattata. Quando pensiamo nella sofferenza, sentiamo profondamente che dovremmo essere lì, ad Haiti, con loro, dando il meglio di noi per impedire le morti". (Traduzioni Granma Int.)
Il messaggio dei Cinque al popolo di Haiti Caro popolo di Haiti: In questo tragico e doloroso momento che voi haitiani state attraversando, noi Cinque cubani che siamo reclusi negli Stati Uniti, vogliamo esprimervi la nostra solidarietà. Abbiamo visto alla televisione le immagini della devastazione dopo il terremoto del passato martedì. Vi giunga il nostro messaggio di condoglianze per i familiari delle vittime di questa catastrofe assieme ad un messaggio di speranza e d’incoraggiamento. Siamo sicuri che la fermezza del popolo haitiano, assieme agli aiuti internazionali, renderà possibile il recupero del paese. In questo lavoro riceverete sempre l’aiuto solidale del popolo cubano. Un forte e fraterno abbraccio, Ramón Labañino Rene González GerardoHernández Fernando González Antonio Guerrero (Traduzione Granma Int.)
Unione Europea: Haiti necessita coordinamento e non militari Gennaio 2010 - PL – "La popolazione di Haiti necessita un maggior coordinamento, perchè l’appoggio giunga alle vittime del terremoto, più che aiuti militari", ha dichiarato la ministra degli Esteri dell’Unione Europea (UE), Catherine Ashton. Parlando della possibilità che gli Stati Uniti, con un contingente militare in Haiti, organizzino l’assistenza d’emergenza europea, la diplomatica ha affermato che la UE lavora in forma vicina agli Stati Uniti, ma che la ONU ed il governo haitiano necessitano avere un controllo chiaro e totale della situazione. Questo criterio rivela chiaramente il malessere dell’Europa per il protagonismo militare nordamericano, dopo il disastro avvenuto in Haiti, e questo è già stato affermato più volte nel detto vecchio continente. La responsabile della politica estera europea ha assicurato che nella riunione per il coordinamento delle azioni d’assistenza si valuteranno anche le richieste delle Nazioni Unite, ma non ha specificato quali. Al suo arrivo nella sede della riunione, il ministro spagnolo agli Esteri, Miguel Angel Moratinos, ha detto che studieranno la petizione della ONU, d’inviare navi, elicotteri, polizia e ingegneri militari per distribuire meglio gli aiuti alla popolazione ed ha segnalato che è necessaria questa diffusione e che il Comitato Politico e di Sicurezza discuterà in una riunione speciale l’invio di 150 poliziotti per garantire la sicurezza dall’aeroporto di Haiti, sino a Port au Prence e le zone circostanti. I responsabili tedesco e olandese allo Sviluppo, hanno coinciso con la Ashton che la priorità va data al coordinamento degli aiuti, ma hanno evitato di fare commenti sul possibile invio di militari europei. La Francia vuole proporre la protezione dell’assistenza ad un contingente della Forza della Gendarmeria Europea, composta da corpi di polizia militarizzati, per aiutare in una distribuzione ordinata, ha indicato il segretario di Stato francese per la Cooperazione, Alain Joyandet. (Traduzione Granma Int.)
Haití: Lutto Nazionale di 30 giorni Carmen Esquivel Sarría Gennaio 2010 - Più di 70.000 morti, 250.000 feriti e un milione e mezzo di persone senza casa, sono oggi il saldo preliminare del terremoto che ha devastato la capitale di Haiti e le città vicine, hanno informato le autorità. In accordo con il Segretario di Stato per l’alfabetizzazione, Carol Joseph, sono già stati seppelliti 70.000 cadaveri, anche se la cifra totale delle vittime è ancora molto difficile da stabilire, perchè ci sono ancora migliaia di corpi sotto le macerie. Le autorità e gli incaricati dell’assistenza umanitaria stimano che il numero dei morti potrà raggiungere anche un totale di 150.000. Il governo haitiano ha proclamato un lutto nazionale di 30 giorni, in memoria delle vittime di questa catastrofe ed ha imposto lo stato d’emergenza sino alla fine di gennaio. "Questo terremoto è la crisi umanitaria più grave da decenni", ha dichiarato il segretario generale della ONU, Ban Ki-moon, che ha appena percorso la zona devastata. 1700 soccorritori lavorano nel terreno alla ricerca di possibili sopravvissuti e dei corpi sepolti sotto le macerie. Nelle aree di disastro, i medici di vari paesi, tra i quali Cuba, Venezuela e Cile, ed anche haitiani che studiano nella Scuola di Medicina Latinoamericana – ELAM- de L’Avana prestano soccorso. Sei giorni dopo il terremoto le priorità sono salvare la maggior quantità di persone possibile, offrire alimenti, acqua e medicinali ai danneggiati e coordinare gli aiuti esterni, ha detto Ban Ki-moon. Da lunedì 18 sono aperti 280 centri d’urgenza con capacità per 500 persone, per dare una sistemazione ai senza tetto e offrire loro aiuto. I centri sono installati nelle pubbliche piazze, nei cortili delle scuole e nelle chiese della capitale e di sei città vicine. (Traduzione Granma Int.)
Haiti: l’inferno di questo mondo LETICIA MARTÍNEZ HERNÁNDEZ Gennaio 2010 - Ad Haiti tutti i giorni della settimana sembrano uguali. Domenica ho aperto gli occhi, e per quelle rare sensazioni che ci accompagnano al risveglio ho pensato di essere nella mia Cuba. In pochi secondi mi sono pianificata il giorno: leggerò un po’, vedrò la televisione, farò colazione tardi. Improvvisamente ho sentito un suono, e, una dopo l’altra, sono tornate le immagini violente. Sono ad Haiti, mi sono detta, i miei piedi continuano a calpestare l’inferno di questo mondo. Sono uscita per strada, e, non so se per ingenuità, ho sperato che le cose fossero migliorate, ma sfortunatamente non è stato così. Migliaia di persone si sono di nuovo svegliate in parchi, senza molto da mangiare o bere, si sono di nuovo lavate nelle pozzanghere della strada, di nuovo hanno pianto per i loro morti, e di nuovo hanno percorso la città alla ricerca delle proprie famiglie. Hanno nuovamente frugato tra i resti per cercare i cari, e sentito la triste puzza; i bambini hanno domandato una volta in più il perché di tanta angustia, e i genitori hanno sollevato gli occhi al cielo in cerca di risposte che ancora mancano. Ogni giorno ad Haiti è un enigma. Ogni immagine shocka. Oggi, nella città di Puerto Principe anche avere una molletta per tapparsi il naso è un privilegio, quelli che non ce l’hanno si mettono nelle narici del dentifricio per non sentire la puzza dei cadaveri. E anche se i cadaveri per strada sono già meno, aumenta il fetore che esce dalle macerie, di fronte alle quali si raggruppano decine di persone quando i servizi di riscatto realizzano l’impossibile per liberare un corpo. I distributori di benzina si sono convertiti in zone di combattimento. Lì, decine di uomini si azzuffano per un po’ di combustibile, immagine identica a quella dei camion che trasportano acqua e cibo. Ed è tanta la desolazione di questa nobile gente che anche i giornalisti ricevono forti risposte: "Non abbiamo bisogno di domande, ma di aiuti". Allora non resta altra opzione se non girare la schiena e continuare a percorrere l’inferno di questo mondo. TOTTI CHIEDE AGLI ITALIANI AIUTI PER I BAMBINI HAITIANI PL.— Il calciatore italiano Francesco Totti ha chiesto ai suoi compatrioti di aiutare i bambini haitiani colpiti da un terremoto martedì passato. "Di fronte alla tragedia che ha colpito Haiti, tutti dobbiamo dare il nostro contributo per aiutare i bambini che sono rimasti soli, che hanno perso i propri genitori, e che non hanno una casa nella quale dormire o una scuola alla quale tornare", ha affermato Totti in un video diffuso dai media in Italia. Il capitano della Roma ha aggiunto che quei bambini hanno bisogno di acqua pulita, assistenza sanitaria, cibo e protezione. "L’UNICEF, che è presente ad Haiti, lavora per quei bambini", ha poi detto Totti, ambasciatore della buona volontà, nel cui annuncio appaiono i numeri di conto correnti dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia, attraverso i quali poter fare le donazioni. Da parte sua, il giocatore di basket spagnolo Paul Gasol, stella della quadra statunitense Lakers di Los Angeles, ha fatto un appello per contribuire agli sforzi dell’UNICEF nel paese caraibico dal suo blog personale di Madrid. "Per favore, unisciti a me e a tutta la famiglia dell’NBA (Associazione Nazionale Basket) per appoggiare gli sforzi dell’UNICEF di fronte alle conseguenze di questa catastrofe", ha commentato l’atleta. (Traduzione Granma Int.)
CARICOM protesta: i nordamericani impediscono di portare aiuti ad Haiti Gennaio 2010 - La Comunità dei Caraibi, (CARICOM), ha presentato una protesta dopo l’impossibilità di far giungere ad Haiti una missione umanitaria dell’ organizzazione degli Stati dei Caraibi anglofobi e francofoni. La missione, guidata da vari Capi di Governo della regione e dal Segretario Generale di CARICOM, non ha ottenuto il permesso d’atterraggio nell’ Aeroporto di Port au Prence, che è controllato dall’esercito degli Stati Uniti. I partecipanti hanno dovuto ritornare in Giamaica e da lì nei loro rispettivi paesi. Varie nazioni, come Francia, Brasile, Nicaragua e altre, hanno già protestato per la gestione arbitraria che gli Stati uniti applicano nel controllo dell’ aeroporto haitiano. Il Primo Ministro della Giamaica, Bruce Holding, ha offerto l’Aeroporto Internazionale "Michael Manley" de Kingston perchè sia il centro delle operazioni fondamentali per gli aiuti internazionali, data la sua ubicazione a soli 45 minuti di volo da Haiti (Traduzione Granma Int.).
Medici di Cuba ad Haiti: la solidarietà taciuta vedere il video: http://www.cubainformacion.tv/index.php?option=com_content&task=view&id=13417&itemid=86 venerdì, 22 gennaio 2010 José Manzaneda. Coordinatore di Cubainformación.- I circa 400 cooperanti della brigata medica cubana ad Haiti hanno costituito la più importante assistenza sanitaria al popolo haitiano durante le prime 72 ore dopo il recente terremoto. Questa informazione è stata censurata dai grandi mezzi di comunicazione internazionali. Il fatto è che l'aiuto di Cuba al popolo di Haiti non è arrivato con il terremoto. Cuba sviluppa ad Haiti dal 1998 un Piano Integrale di Salute (1), attraverso il quale sono passati più di 6.000 cooperanti cubani della salute. Poche ore dopo la catastrofe, lo stesso giorno 13 gennaio, si aggregavano alla brigata cubana 60 specialisti in catastrofi, componenti del Contingente "Henry Reeve" che volavano da Cuba con medicine, siero, plasma e alimenti (2). I medici cubani hanno adibito la loro abitazione a ospedale da campo, accudendo migliaia di persone al giorno e realizzando centinaia di operazioni chirurgiche in 5 punti assistenziali di Port-au-Prince. Inoltre, circa 400 giovani di Haiti formati come medici a Cuba si univano come rinforzo alla brigata cubana (3). I grandi media hanno taciuto tutto questo. Il giornale El País, il 15 gennaio, pubblicava una grafica informativa sull' "Aiuto finanziario e squadre di assistenza", nella quale Cuba nemmeno compariva tra i 23 stati che hanno apportato collaborazione (4). La catena statunitense Fox News arrivava ad affermare che Cuba è tra i pochi paesi vicini dei Caraibi che non sono accorsi a prestare aiuto. Voci critiche degli stessi USA hanno denunciato questo modo di trattare l’informazione, benché sempre in spazi di diffusione molto limitati. Sarah Stevens, direttrice del Center for Democracy in the Americas (5), diceva nel blog The Huffington Post: se Cuba è disposta a cooperare con gli USA nell'aria (lasciando libero il suo spazio aereo), non dovremmo cooperare con essa in iniziative terrestri che riguardano entrambe le nazioni e gli interessi congiunti di aiutare il popolo haitiano? (6) Laurence Korb, ex sottosegretario della Difesa e ora legato al Center for American Progress (7), chiedeva al governo di Obama "di approfittare dell'esperienza di un vicino come Cuba" che "ha alcuni dei migliori corpi medici del mondo", e dai quali "abbiamo molto da imparare" (8). Gary Maybarduk, ex funzionario del Dipartimento di Stato, ha proposto di consegnare alle brigate mediche cubane equipaggiamenti medici duraturi con l'uso di elicotteri militari degli USA, affinché possano muoversi in località poco accessibili di Haiti (9). E Steve Clemons, della New America Foundation (10) ed editore del blog politico The Washington Note (11), affermava che la collaborazione medica tra Cuba e USA ad Haiti potrebbe generare la fiducia necessaria per rompere perfino le stagnazioni che ci sono state nelle relazioni tra USA e Cuba per decenni (12). Ma l'informazione sul terremoto di Haiti, proveniente da grandi agenzie di stampa e da corporazioni mediatiche ubicate nelle grandi potenze, somiglia più ad una campagna di propaganda sui donativi dei paesi e dei cittadini più ricchi del mondo. Sebbene la vulnerabilità davanti alla catastrofe per causa della miseria sia ripetuta molte volte dai grandi media, nessuno è voluto entrare ad analizzare il ruolo delle economie dell'Europa o degli USA nell'impoverimento di Haiti. Il dramma di questo paese sta dimostrando, una volta di più, la vera natura dei grandi mezzi di comunicazione: essere il camerino dell’immagine dei potenti del mondo, convertiti in donatori salvatori del paese haitiano quando sono stati e sono, senza palliativi, i suoi veri killer. (1) http://www.cubacoop.com (2) http://www.prensa-latina.cu/index.php?option=com_content&task=view&id=153705&Itemid=1 (3) http://www.ain.cu/2010/enero/19cv-cuba-haiti-terremoto.htm (4) http://www.pascualserrano.net/noticias/el-pais-oculta-344-sanitarios-cubanos-en-haiti (5) http://democracyinamericas.org (6) http://www.huffingtonpost.com/sarah-stephens/to-increase-help-for-hait_b_425224.html (7) http://www.americanprogress.org/ (8) http://www.csmonitor.com/USA/Military/2010/0114/Marines-to-aid-Haitian-earthquake-relief.-But-who-s-in-command (9) http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/01/14/AR2010011404417_2.html (10) http://www.newamerica.net/ (11) http://www.thewashingtonnote.com/ (12) http://www.thewashingtonnote.com/archives/2010/01/american_diplom/ Quadro informativo 1. Dati della cooperazione di Cuba con Haiti dal 1998: Dal dicembre 1998, Cuba offre cooperazione medica al popolo haitiano attraverso il Programma Integrale di Salute. Finora hanno lavorato in questo settore ad Haiti 6.094 collaboratori che hanno realizzato più di 14 milioni di visite mediche, più di 225.000 operazioni chirurgiche, assistito più di 100 mille parti, e salvato più di 230.000 vite umane. Nel 2004, dopo il passaggio della tormenta tropicale Jeanne sulla città di Gonaives, Cuba offrì il suo aiuto con una brigata di 64 medici e 12 tonnellate di medicine. 5 Centri di Diagnosi Integrale, costruiti da Cuba e Venezuela, prestavano servizi al popolo haitiano prima del terremoto. Dal 2004 si realizza la Operación Milagro ad Haiti. Fino al 31 dicembre 2009 erano state operati un totale di 47.273 haitiani. Attualmente studiano a Cuba un totale di 660 giovani haitiani, di essi 541 si stanno formando come medici. A Cuba si sono formati 917 professionisti, dei quali 570 come medici. Cuba coopera con Haiti in settori come l’agricoltura, l’energia, la pesca, le comunicazioni, oltre che nella salute e nell’educazione. Come risultato de la cooperazione di Cuba nella sfera dell’educazione, sono state alfabetizzate 160.030 haitiani. Quadro 2. Dati delle azioni del Contingente Internazionale di Medici Cubani Specializzati in Situazioni di Disastri e Gravi Epidemie, Brigata "Henry Reeve", precedenti la collaborazione in Haiti Dalla sua costituzione la Brigata Henry Reeve ha compiuto missioni in 7 paesi, con la presenza di 4.156 collaboratori, dei quali, 2.840 sono medici. Guatemala (Uragano Stan): 8 ottobre 2005, 687 collaboratori, di essi 600 erano medici. Pakistan (Terremoto): 14 ottobre 2005, 2.564 collaboratori, di essi 1.463 erano medici. Bolivia (inondazioni): 3 febbraio 2006 -22 maggio, 602 collaboratori, di essi 601 erano medici. Indonesia (Terremoto): 16 maggio 2006, 135 collaboratori, di essi 78 erano medici. Perù (Terremoto): 15 agosto 2007-25 marzo 2008, 79 collaboratori, di essi 41 erano medici. Messico (inondazioni): 6 novembre 2007 - 26 dicembre, 54 collaboratori, di essi 39 erano medici. Cina (terremoto): 23 maggio 2008-9 giugno, 35 collaboratori, di essi 18 erano medici. Sono state salvate 4.619 persone. Sono stati assistiti con visite mediche 3.083.158 pazienti. Si è intervenuti chirurgicamente su 18.898 pazienti. Sono stati installati 36 ospedali da campo completamente equipaggiati, che sono stati donati da Cuba (32 al Pakistan, 2 all’Indonesia e 2 al Perù). Sono stati aiutati con protesi di arti a Cuba 30 pazienti colpiti dal terremoto del Pakistan.
SULL’AIUTO SOLIDALE OFFERTO DA CUBA AD HAITI (gennaio 2010) · La solidarietá del popolo cubano non é giunta ad Haiti con il terremoto, la nostra collaborazione verso quel popolo fratello viene offerta da oltre un decennio. · Nel momento in cui il terremoto ha scosso Haiti si trovavano giá in quel paese fratello, prestando la loro opera in forma gratuita e disinteressata, circa 400 collaboratori cubani. · I medici cubani hanno iniziato a prestare la loro opera fin dal primo istante succesivo alla scossa. E’ stata la piú importante assistenza medica che abbia ricevuto il popolo haitiano nelle prime 72 ore, e praticamente l’unica in quei momenti. · Il 13 gennaio, si sono inoltre aggregati a Port-au-Prince oltre 60 collaboratori del settore sanitario, tra essi specialisti del Contingente "Henry Reeve" per situazioni di emergenza, con esperienza in simili catastrofi. · Questa brigada medica portava con se medicine, approvvigionamenti, prodotti alimentari, sacche di siero e di plasma. · Fino alle ore 20:00 di giovedí 14 gennaio, erano stati assistiti 1.987 pazienti e realizzati 111 interventi chirurgici, in 5 diversi punti di assistenza di Port-au-Prince. Ospedale da Campo dell’Allegato, Ospedale La Renaissance, Ospedale Ofatma, Centro Diagnostico Integrale di Grand Goave e Centro Diagnostico Integrale di Mirebalais, questi ultimi due ubicati alla periferia della capitale. · Inoltre, cooperanti cubani di altri dipartimenti haitiano hanno iniziato a lavorare nel 6º punto di assistenza creato nell’Ospedale Delmas 33. · Circa 400 giovani haitiani formati come medici a Cuba lavorano oggi insieme ai rinforzi cubani per salvara vite in questa critica situazione. · Possiamo confermare l’informazione giá difusa sull’autorizzazione di Cuba, rilasciata inmediatamente dopo aver ricevuto la richiesta, all'utilizzo dello spazio aereo cubano del territorio orientale da parte degli aerei nordamericani. · Cuba è disposta a cooperare con tutte le nazioni sul terreno, compresi gli Stati Uniti, al fine di aiutare il popolo haitiano e salvare quante piú vite umane possibile, considerando che per questo Cuba ha il personale e l’infrastruttura necesaria in quel paese. · In questo momento Cuba sta collaborando con il Venezuela, la Namibia e la Norvegia per aiutare il popolo haitiano. · Stiamo inoltre collaborando con la Cina, la Repubblica Dominicana, il Messico e la Russia. · Ci siamo rivolti all’OPS chiedendo appoggio logistico, materiale chirurgico monouso, supporto ospedaliero e altro materiale necesario per garantire assistenza medica ad Haiti. · Fin dal mese di dicembre del 1998, Cuba presta la propria collaborazione medica al popolo haitiano attraverso il Programma Integrale della Salute. · Fino ad oggi hanno prestato ad Haiti la loro opera in questo settore 6.094 collaboratori, che hanno realizzato oltre 14 milioni di visite ambulatoriali, oltre 225 interventi chirurgici, assistito piú di 100.000 parti e salvato oltre 230.000 vite umane. · Nel 2004, dopo il passaggio della tormenta tropicale Jeanne sulla cittá di Gonaives, Cuba ha offerto il proprio aiuto per mezzo di una brigada composta da 64 medici e 12 tonnellate di medicine. · Prima del terremoto 5 Centri di Diagnosi Integrale, costruiti da Cuba e dal Venezuela, prestavano la loro opera al popolo haitiano. · Dal 2004 è in atto ad Haiti l’Operazione Miracolo. Fino al 31 diciembre 2009 era stato operato un totale di 47.273 haitiani. · Attualmente studiano a Cuba 660 giovani haitiani, di questi 541 si stanno formando come medici. · A Cuba si sono formati 917 professionisti, di cui 570 medici. · Cuba coopera con Haiti in settori come l’agricoltura, l’energia, la pesca, le comunicazioni, oltre che nella sanità e nell’istruzione. · Come risultato della cooperazione di Cuba nel campo dell’istruzione, sono stati alfabetizzati 160.030 haitiani.
LA LEZIONE DI HAITI Riflessioni del compagno Fidel Due giorni fa, quasi alle 6 di sera, ora di Cuba, mentre ad Haiti, per la sua posizione geografica, era ormai notte, le emittenti televisive hanno iniziato a diffondere notizie su un violento terremoto, di magnitudo 7,3 gradi della scala Richter, che aveva duramente colpito Port-au-Prince. Il fenomeno sismico si era originato in una falda tettonica situata nel mare, a soli 15 chilometri dalla capitale haitiana, una città dove l’80% della popolazione abita in fragili case costruite con argilla e fango. Le notizie sono proseguite per ore quasi ininterrottamente. Non c’erano immagini, però si diceva che molti edifici pubblici, ospedali, scuole e strutture più solide erano collassate. Ho letto che un terremoto di magnitudo di 7,3°, equivale all’energia sprigionata da un’esplosione di 400 mila tonnellate di TNT. Giungevano descrizioni tragiche. I feriti in strada chiedevano gridando assistenza medica, circondati dalle rovine che seppellivano intere famiglie. Tuttavia, per molte ore, nessuno aveva potuto trasmettere alcuna immagine. La notizia ci ha colto tutti di sorpresa. Molti di noi ascoltavano frequentemente informazioni di uragani e grandi inondazioni ad Haiti, ma ignoravamo che quel vicino paese correva il rischio di essere colpito da un gran terremoto. Questa volta é saltato fuori che 200 anni fa in questa città, che sicuramente aveva all’epoca poche migliaia di abitanti, si era verificato un grande sisma. A mezzanotte non si indicava ancora una cifra approssimativa delle vittime. Alti funzionari delle Nazioni Unite e diversi Capi di Governo parlavano dei toccanti avvenimenti ed annunciavano l’invio di brigate di soccorso. Siccome lì sono dispiegate truppe della MINUSTAH, forze delle Nazioni Unite a cui partecipano diversi paesi, alcuni ministri della Difesa parlavano di possibili perdite tra il loro personale. È stato realmente nella mattinata di ieri, mercoledì, quando sono incominciate a giungere le tristi notizie sulle enormi perdite umane tra la popolazione e perfino istituzioni come le Nazioni Unite riferivano che alcuni dei loro edifici in quel paese erano collassati, una parola che di per sé non dice nulla o poteva significare molto. Per ore, ininterrottamente, sono continuate ad arrivare notizie sempre più traumatiche sulla situazione di questo paese fratello. Si faceva il numero dei morti che oscillava, secondo le versioni, tra i 30 e i 100 mila. Le immagini sono desolanti; è evidente che il disastroso accadimento ha avuto un’ampia divulgazione mondiale e molti governi, sinceramente commossi, stanno realizzando sforzi per cooperare in base alle loro risorse. Una tragedia, soprattutto quelle di carattere naturale ,commuove in buona fede un gran numero di persone. Forse pochi però si soffermano a pensare perché Haiti è un paese così povero. Perché quasi il 50% della sua popolazione dipende dalle rimesse familiari che riceve dall’estero? Perché non analizzare anche le realtà che portano all’attuale situazione di Haiti ed alle sue enormi sofferenze? L’aspetto più curioso di questa storia è che nessuno pronuncia una sola parola per ricordare che Haiti fu il primo paese in cui 400 mila africani, resi schiavi e oggetto della tatta di esseri umani da parte degli europei, si ribellarono contro 30 mila padroni bianchi di piantagioni di canna da zucchero e di caffé, portando a termine la prima grande rivoluzione sociale nel nostro emisfero.- Lì sono state scritte pagine di gloria ineguagliabile. Venne sconfitto il più eminente generale di Napoleone. Haiti è un preciso prodotto del colonialismo e dell’imperialismo, di oltre un secolo di utilizzazione delle sue risorse umane nei lavori più duri, degli interventi militari e dell’estrazione delle sue ricchezze. Questa dimenticanza storica non é così grave quanto il fatto reale che Haiti costituisce una vergogna della nostra epoca, in un mondo dove prevale lo sfruttamento ed il saccheggio a scapito dell’immensa maggioranza degli abitanti del pianeta. Migliaia di milioni di persone in America Latina, in Africa e in Asia patiscono carenze simili, anche se forse non tutte in misura così grande come Haiti. Situazioni come quellaq di quel paese non dovrebbero esistere in nessun luogo della Terra, dove invece abbondano decina di migliaia di città e di paesi in condizioni simili e a volte peggiori, a causa di un ingiusto ordine economico e politico internazionale imposto al mondo. La popolazione mondiale non è minacciata unicamente da catastrofi naturali come quella di Haiti, che è solo un pallido eempio di ciò che potrebbe succedere nel pianeta con il cambiamento climatico, che a Copenaghen è stato veramente oggetto di burla, di beffa e di inganno. È giusto dire a tutti i paesi ed a tutte le istituzioni che hanno perso dei propri cittadini o dei dei membri a causa della catastrofe di Haiti: non dubitiamo che realizzerete in questo momento il maggiore sforzo per salvare vite umane ed alleviare il dolore di questo popolo tribolato. Non possiamo incolparvi del fenomeno naturale che si é lì verificato, anche se siamo in disaccordo con la politica adottata nei confronti di Haiti. Non posso esimermi dall’esprimere l’opinione che è giunta l’ora di cercare soluzioni reali e vere per questo popolo fratello. Nel campo della salute ed in altri settori Cuba, nonostante sia un paese povero e sottoposto al blocco, da anni coopera con il popolo haitiano. Circa 400 medici e specialisti sanitari prestano cooperazione gratuita a favore del popolo haitiano. Ogni giorno, i nostri medici lavorano in 227 dei 337 comuni del paese. Inoltre, non meno di 400 giovani haitiani si sono formati come medici nella nostra Patria. Lavoreranno ora con i rinforzi partiti ieri per salvare delle vite in questa critica situazione. Possono essere quindi mobilitare, senza un particolare sforzo, fino a mille medici e specialisti sanitari, che si trovano ormai quasi tutti sul posto, pronti a cooperare con qualsiasi altro Stato che voglia salvare delle vite haitiane e curare i feriti. Un altro elevato numero di giovani haitiani stanno frequentando i corsi di laurea in Medicina a Cuba. Cooperiamo inoltre con il popolo haitiano in altri campi che sono alla nostra portata. Non ci sará, tuttavia, nessuna altra forma di cooperazione degna di questo nome, se non quella di lottare nel campo delle idee e dell’azione politica per mettere fine alla tragedia senza fine di cui soffrono numerose nazioni come Haiti. La responsabile del nostro contingente medico ha informato: " La situazione è difficile, ma abbiamo già iniziato a salvare delle vite". Lo ha fatto con uno scarno messaggio alcune ore dopo il suo arrivo a Port-au-Prince con ulteriori rinforzi medici. Nella notte, ha comunicato che i medici cubani ed i laureati haitiani dell’ELAM si stavano dislocando in varie parti nel paese. Avevano già preso incura a Port-au-Prince oltre un migliaio di pazienti, mettendo urgentemente in funzione un ospedale che non era collassato ed utilizzando tende dove era necessario. Si stavano preparando ad installare rapidamente altri centri di pronto soccorso. Sentiamo un sano orgoglio per la cooperazione che in questi tragici istanti i medici cubani ed i giovani medici haitiani laureatisi a Cuba stanno prestando ai loro fratelli di Haiti! Fidel Castro Ruz 14 gennaio 2009 Ore 20:25.
Da Cuba più aiuti per Haiti, assicura il ministro degli Esteri Ana Ivis Galán García Gennaio 2010 - La mattina di mercoledì 13, il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha ricevuto nella sede del MINREX a L’Avana la sua omologa della Repubblica del Suriname, Lygia Louise Irene Kraag-Keteldijk, in visita nell’Isola. Come parte delle conversazioni ufficiali, Bruno Rodríguez ha offerto una spiegazione dettagliata sulla situazione dei cooperanti cubani che si trovano nella fraterna repubblica di Haiti, dopo il terribile terremoto avvenuto martedì 12. Il ministro cubano ha precisato che nel devastato paese sono presenti 403 collaboratori cubani e di questi 344 lavorano nel settore della salute come medici e paramedici. "Abbiamo avuto notizie di tutti coloro che lavorano a Puerto Principe e solo due hanno sofferto lievi lesioni, tutti gli altri stanno bene. Stiamo verificando la situazione e completando le informazioni sui collaboratori nel resto di Haiti. Abbiamo già localizzato la maggioranza e stanno tutti bene", ha assicurato ed inoltre ha aggiunto che: "Sin dai primi momenti del terremoto, le vittime hanno ricevuto assistenza medica dalla brigata cubana. Stanno lavorando due ospedali da campagna installati negli alloggi del nostro personale medico. Cuba sta lavorando all’invio di nuovi aiuti d’emergenza nella fraterna isola, che consistono in farmaci e materiale sanitario. Un numero addizionale di medici andrà ad assistere le vittime. Il nostro ambasciatore e gli altri compagni che lavorano a Puerto Principe hanno passato la notte di martedì e la mattina di mercoledì percorrendo la città e contattando i cubani che lavorano lì perché le comunicazioni erano in collasso totale", ha detto ancora Bruno Rodríguez Parrilla. "II gruppo del ministero degli Esteri lavora intensamente per coordinare la risposta di tutte le nostre istituzioni. Cuba, ha dichiarato il ministro, è a disposizione e parteciperà a qualsiasi sforzo di CARICOM e si mantiene in contatto con le missioni; sicuramente lavoreremo insieme prestando assistenza al popolo di Haiti. (Traduzione Granma Int.)
Cuba apre lo spazio aereo agli Usa per i soccorsi ad Haiti Gennaio 2010 - Il governo cubano ha aperto lo spazio aereo per consentire agli aerei statunitensi di portare aiuti ad Haiti ed evacuare i feriti. Un portavoce della Casa Bianca ha spiegato noto che è stato raggiunto un accordo perché gli aerei che partono dalla base statunitense nella baia cubana di Guantanamo diretti in Florida passino sopra l'isola; e in tal modo possono accorciare il tradizionale tragitto di circa 90 minuti. Le squadre di soccorso inviate da Washington stanno portando le vittime bisognose di cure nell'ospedale militare di Guantanamo; ma alcuni sopravvissuti devono poi essere trasferiti in Florida per ulteriori terapie.
Haiti: 50.000 morti, 250.000 feriti e un milione e mezzo di senzatetto Gennaio 2010 - "Almeno 50.000 persone sono morte e 250.000 ferite per il devastante terremoto di martedì ad Haiti", ha informato il Ministro di Salute Pubblica di questa nazione dei Caraibi, Alex Larsen, in una conferenza stampa riportata da AFP. "Quasi 1.5 milioni di haitiani sono senza tetto e la sede del governo è stata trasferita in un commissariato di polizia non lontano dall’aeroporto internazionale. Inoltre tutti i centri sportivi di Puerto Principe sono stati requisiti per essere trasformati in ospedali per curare gli innumerevoli feriti. Il primo ministro haitiano, Jean-Max Bellerive, ha informato che più di 15.000 corpi senza vita delle vittime del terremoto sono stati ritirati e sepolti, ed ha riconosciuto che si tratta di un bilancio assolutamente parziale. Il Segretario generale della ONU, Ban Ki-moon, ha chiesto alla comunità internazionale 550 milioni di dollari in aiuti urgenti, per assistere i milioni di danneggiati dalla catastrofe di Haiti, ha reso noto EFE. "La maggioranza dei fondi è per le necessita più urgenti", ha detto alla stampa il massimo responsabile delle Nazioni Unite, che ha anche segnalato la generosità dimostrata sinora dalla comunità internazionale. Il Venezuela ha inviato ad Haiti un secondo volo di aiuti umanitari: 25 specialisti e 12 tonnellate di medicinali, acqua potabile e alimenti per soccorrere le migliaia di vittime, ha segnalato PL (Traduzione Granma Int.).
Decine di migliaia di morti in Haiti Gennaio 2010 - JR- Persone che cercano di riscattare i familiari dalle macerie con le proprie mani, morti stesi per le strade e tanti danneggiati in attesa di aiuti in mezzo alla confusione, sono scene che si ripetono nella capitale di Haiti, dopo il feroce terremoto di martedì 12. La quasi totale mancanza di comunicazioni ed il collasso delle infrastrutture del paese più povero dell’emisfero hanno reso più difficile l’implementazione di azioni organizzate di salvataggio. Nelle prime ore il primo Ministro Jean Max Bellerive aveva stimato che le vittime erano più di centomila ed il portavoce della Croce Rossa Internazionale Paul Conneally, ha calcolato che almeno tre milioni di persone sono state danneggiate. In un’intervista concessa alla CNN nella notte di martedì, il presidente Preval ha detto di non poter dire con esattezza il totale dei morti, perchè era troppo presto per dare cifre precise, ma che la cosa più preoccupante erano tutte le persone da due giorni per la strada, con l’impossibilità di trasferire i feriti negli ospedali. "L’assistenza medica è la prima necessità", ha aggiunto Preval, che ha ringraziato per gli aiuti di Venezuela, Cuba, Francia, Stati Uniti, Canada e Repubblica Dominicana, tra i primi e tra i tanti. Tra le vittime ci sono14 membri della Missione di Stabilizzazione della ONU in Haiti (MINUSTAH) —dieci brasiliani, tre giordani ed un haitiano- morti sotto le macerie dell’edificio sede crollato, e la lista si apre con Hedi Annaba, capo del contingente. PL ha informato che altri 56 funzionari della MINUSTAH sono feriti e 150 scomparsi. " Questo terribile terremoto ci ha colpito da vicino", ha detto il capo delle nominate Forze di Mantenimento di Pace della ONU, Alain Le Roy. È morto il Vescovo di Puerto Principe, monsignor Joseph Serge-Miot, il cui corpo è stato trovato tra le macerie dell’arcivescovado, mentre il vicario generale Benoît Seguiranno, è scomparso ha reso noto l’agenzia cattolica Zenit. La cattedrale cattolica e l’episcopale sono crollate completamente. È morta anche la coordinatrice della Pastorale per l’infanzia, la pediatra brasiliana Zilda Arns. L’aeroporto sta cominciando ad operare nel mezzo del caos, hanno detto fonti della ONU, anche se con limitazioni, perchè la torre di controllo è molto danneggiata. Mancano acqua e viveri. LA SOLIDARIETÀ MONDIALE I primi aiuti del Venezuela sono giunti a Puerto Principe mercoledì, con un aereo Hércules delle Forze Nazionali Bolivariane, con medicine, acqua potabile, alimenti a lunga durata e 50 uomini e donne specialisti in situazioni di disastri. La Cina ha inviato uno staff di riscatto di 50 persone oltre ad alimenti, strumenti e medicinali. Dal Brasile sono partiti due aerei con 11 tonnellate d’acqua e dieci di alimenti, ha reso noto ANSA. Notimex ha informatoci che il Messico sta inviando i suoi primi aiuti e che la Francia ha inviato 65 specialisti in raccolta di macerie. La Spagna ha mandato tre aerei con cento tonnellate di tende, coperte e tre milioni di Euro, ha reso noto AP ed altri paesi europei hanno annunciato aiuti. Uno staff canadese di riconoscimento valuterà le necessità sul terreno. Il Gruppo di Río, ha informato EFE, ha manifestato la sua solidarietà con Haiti in una dichiarazione diffusa dalla Segreteria delle Relazioni Estere del Messico, che svolge la funzione di segreteria pro-tempore dell’organizzazione. Dalla Santa Sede, il Papa Benedetto XVI ha richiamato alla solidarietà "per questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore". La chiesa cattolica aiuterà i necessitati dalle sue istituzioni di carità. Il Consiglio di Sicurezza della ONU ha espresso la sua solidarietà e l’Assemblea Generale ha svolto una sessione informale per ascoltare un riassunto da parte del massimo responsabile, Ban Ki-Moon, sull’evoluzione dei fatti dopo la catastrofe. Da Washington è giunta la notizia che segretaria de Stato, Hillary Clinton, ed il capo del Pentagono, Robert Gates, hanno alterato i loro viaggi programmati ed il Comando Sur ha annunciato l’invio di 30 militari, tra i quali ingegneri militari, pianificatori d’operazioni e specialisti in comunicazione, tra gli altri. (Traduzione Granma Int.)
I peggiori terremoti d’America Latina Gennaio 2010 - Durante gli ultimi 50 anni, migliaia di persone hanno perso la vita in terremoti in America Latina. I progressi tecnologici sono riusciti solo a ridurre leggermente il numero di morti, ma la magnitudine dei disastri continua imperturbabile. A continuazione offriamo un resoconto dei peggiori terremoti registrati nella regione a partire dal 1960. Costa Rica: 8 gennaio del 2009 Almeno 34 persone morirono in un sisma di 6,2 gradi della scala Richter, con epicentro a 32 km dalla capitale San José. Si trattò della scossa più intensa nei paraggi del vulcano Poás degli ultimi 150 anni. Peru: 15 agosto del 2007: il più devastante Una scossa sulle Ande peruviane uccise 66.000 persone nel 1970. Un terremoto di 7,9 gradi il cui epicentro si trovava nella costa centrale del paese a 45 Km da Chincha Alta, causando la morte di 519 persone e lasciando più di 300.000 senza tetto. Messico: 19 settembre del 1985 Un terremoto colpì la capitale messicana nel 1985 e lasciò un saldo di almeno 9.500 persone morte Guatemala: 4 febbraio del 1976 Il paese centro-americano fu scosso da un sisma di 7,6 gradi Richter. Si calcola che circa 25.000 persone vi persero la vita. Nicaragua: 23 dicembre del 1972 Fino a 10.000 persone morirono nella capitale nicaraguense, Managua, a causa di un terremoto di 6,5 gradi. Peru: 31 maggio del 1970 Un terremoto nelle Ande peruviane provocò un baratro che inghiottì la città di Yungay uccidendo 66.000 persone. Cile: 22 maggio del 1960 Il "terremoto di Valdivia" fu il maggior movimento tellurico mai registrato, segnando 9,5 gradi Richter e lasciando oltre 2.000 morti. In conseguenza alla scossa si generarono varie onde giganti o tsunami che cancellarono dalla geografia città intere della costa cilena e causarono vittime mortali a centinaia di km di distanza: 138 morti in Giappone, 61 nelle Hawaii e 32 nelle Filippine. Il Cile è uno dei paesi nei quali si verificano annualmente più scosse, poiché il suo territorio è esposto al costante scontro delle placche tettoniche di Nazca e del Sudamerica. (Traduzione Granma Int.)