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Gabriel García Márquez ha ricordato il fondatore di Prensa Latina

Novembre 2010 - Lo scrittore colombiano e Premio Nobel di Letteratura Gabriel García Márquez ha definito Jorge Ricardo Masetti, fondatore di Prensa Latina, il miglior giornalista nel suo ricordo. Intervistato dal nipote di Masetti, Martín, per il suo documentario "La palabra empeñada", il Gabo - come lo si conosce tra amici - si è esteso in elogi sul giornalista e guerrigliero argentino, fondatore e direttore dell'agenzia latinoamericana di notizie Prensa Latina. Il film, appena presentato nel Festival di Mar del Plata, indaga attraverso una ventina di interviste ed un ricco materiale d'archivio, i due lati più importanti della vita di Masetti (1929-1964), come ha riferito l'agenzia di stampa tedesca DPA. Da un lato si apprezza il Masetti giornalista che andò sulla Sierra Maestra per intervistare gli allora combattenti ribelli Fidel Castro ed Ernesto "Che" Guevara, e che più tardi fondò Prensa Latina; dall'altro Masetti guerrigliero che al principio degli anni '60 tentò di portare -senza successo - la guerriglia guevarista al nord dell' Argentina. Tra i testimoni più importanti del documentario che ha l'auspicio dell'Istituto Nazionale del Cinema y Artes Audiovisuales, c'è l'autore di Cento anni di solitudine, che fu giornalista di Prensa Latina dal 1959 al 1961 e amico personale del suo fondatore. "Masetti ed io facemmo un solo fronte giornalistico ed andavamo investigando cose da tutte le parti", ha confessato il Gabo durante un'intervista realizzata a Cuba nel 2008, in cui affermava che fu proprio in Prensa Latina che imparò a vedere le notizie e a non farsele scappare". ( PL/Traduzione Granma Int.)

Gli agricoltori latinoamericani condannano il blocco degli USA contro Cuba PEDRO RIOSECO

Ottobre 2010 - PL.- La Dichiarazione di Quito e del V Congresso della Coordinatrice Latinoamericana dell'Organizzazione della Campagna (CLOC - Via Contadina), ha ribadito la sua permanente solidarietà con la Rivoluzione Cubana e ha condannato il blocco di 50 anni imposto dagli Stati Uniti. Il documento che ha riassunto i dibattiti di circa mille delegati da 14 paesi, riuniti nella capitale ecuadoriana dall'8 al 16 ottobre, ha richiesto al Governo degli Stati Uniti la liberazione dei cinque rivoluzionari cubani prigionieri da 11 anni nel paese del Nord per aver difeso il loro popolo dal terrorismo. Fernando González, René González, Gerardo Hernández, Ramón Labañino e Antonio Guerrero, sono stati condannati a lunghe pene senza che venissero fornite prove a testimonianza dei delitti più gravi a loro imputati. Salutiamo, aggiunge il documento, le organizzazioni dell'Ecuador che si sono mobilitate in modo deciso e hanno rovesciato il tentativo di colpo di stato in quel paese. Il Congresso si è solidarizzato con la resistenza popolare in Honduras, che a dispetto della continuità del golpismo, ha raggiunto un appoggio maggioritario per un'Assemblea Costituente. Stiamo vivendo una tappa di ascesa delle lotte sociali in America Latina, evidenzia la Dichiarazione, ed afferma che ciò ha provocato simultaneamente la nascita di governi progressisti e l'inasprimento delle aggressioni dall'Imperio. Le destre del continente, aggiunge, il Governo degli Stati Uniti e i grandi capitali spiegano una controffensiva con nuove forme di colonialismo, privazioni e repressione, combinando strategie politiche con forme più crude di militarizzazione ed aggressione armata. Il Congresso, dice la Dichiarazione, ha celebrato con entusiasmo il trionfo delle lotte socialiste in Bolivia ed in Ecuador, che hanno cominciato profondi processi di trasformazione nazionale e permesso l'adozione di Costituzioni nazionali rivoluzionarie. La CLOC ha espresso la sua solidarietà con la lotta del popolo Mapuche e i settori sociali decisi a lottare fino a raggiungere la revoca di una legge antiterrorista, così come il coraggioso popolo di Haiti, mobilizzato contro l'occupazione militare dopo il terremoto. Ci solidarizziamo anche, continua la Dichiarazione, con il popolo colombiano, che soffre e resiste senza arrendersi, alle aggressioni sistematiche e criminali dello Stato e al paramilitarismo, ed esigiamo una soluzione politica negoziata del conflitto sociale e armato. L'agricoltura, l'acqua, l'alimentazione e i nostri beni culturali sono oggi obiettivo centrale del grande capitale finanziario, che attraverso grandi investimenti ha accelerato la concentrazione della produzione, analisi e commercializzazione agricola. Il risultato è l'espulsione di massa e di forza dei popoli originari e agricoli, aggiunge la CLOC, la tendenza all'acquisizione della proprietà delle terre da parte di soggetti stranieri, la perdita della sovranità nazionale e popolare, così come la distruzione della Madre Terra. Il Congresso avvisa che la crisi climatica prodotta dai modelli di produzione e consumo imposti dal capitalismo fa sentire le sue peggiori conseguenze ai popoli del mondo e specialmente a quelli che vivono e lavorano nei campi. Di fronte a ciò, conclude la Dichiarazione, si riafferma la decisione di difendere il pianeta, l'agricoltura contadina e la dignità ed il viver bene dei popoli, e ribadiscono che questa è la via più sicura ed efficace per raffreddare il pianeta e ricostruire gli equilibri naturali. (Traduzione Granma Int.)

Centro America: violenza di genere aggrava i problemi delle donne

Ottobre 2010 - PL - La violenza contro la donna genera ogni anno la sua quota di sangue in tutto il mondo, e il Centro America non è esente a tale flagello, principalmente nei suoi paesi più poveri. D'accordo con le organizzazioni umanitarie, le cifre più scoraggianti si concentrano nel denominato Triangolo Nord Centro Americano (Honduras, El Salvador, e il Guatemala), dove ci sono elevati indici di povertà ed aumenta l'azione del crimine organizzato, il narcotraffico e la tratta di persone. In Honduras, dal gennaio del 2010 ad adesso, sono state assassinate 250 donne. L'anno passato il paese aveva registrato 325 crimini contro il settore, mentre in Guatemala ne sono riportati 546, in El Salvador 475, in Nicaragua 69, in Panama 45 e in Costa Rica 34. In quei paesi, impoveriti dalle politiche neoliberali, le guerre ed i disastri naturali, le precarie condizioni di vita appaiono come il grande detonatore della violenza. L'insicurezza nell'istmo va di pari passo con gli indici di miseria e le loro conseguenze, come l'analfabetismo, la carenza di servizi di educazione e sanità, così come la mancanza di impiego, tra altri mali, considerano esperti della Commissione Economica per l'America Latina e nei Caraibi (CEPAL). L'Honduras con una povertà che riguarda il 73% della popolazione, possiede 36 mila membri di bande; El Salvador, che presenta una povertà del 41,40%, lo segue con 30 mila, e il Guatemala, 47,40%, ha 14 mila componenti di maras, secondo stime ufficiali. La donna non sfugge alla criminalità causata dalla delinquenza, le bande giovanili e gli squadroni della morte, che continuano ad esistere a dispetto delle politiche di mano dura. La situazione è peggiorata negli ultimi sei anni, quando i crimini contro la donna si sono duplicati per il minimo comune denominatore dell'impunità, ha denunciato il Consiglio delle Ministre delle Donne in Centro America (COMMCA). "Di fronte a queste morti continuiamo ad ascoltare le stesse risposte: che si tratta di regolazioni di conti, problemi passionali, bande e narcotraffico; tuttavia, non ci si riferisce mai alle vere cause", ha spiegato Carolina Sierra, coordinatrice dell'organizzazione. Per la direttrice dell'Istituto Nazionale della Donna del Panama, Markela de Herrera, la principale causa del femminicidio sta anche "nell'abitudine, la cultura e la pratica di vedere le donne come oggetti, di vivere in una società maschilista dove l'uomo crede di essere proprietario delle loro decisioni e vite". Tale istituzione ritiene che è urgente reagire di fronte al fatto che l'omicidio di donne cresce più rapidamente di quello degli uomini nella regione. La direttrice esecutiva del Centro Femminista di Informazione ed Azione del Costa Rica, Ana Carcedo, ha esemplificato al rispetto con El Salvador, dove tra il 2000 e il 2006 gli omicidi sono aumentati del 40% rispetto all'111% del genere opposto, tendenza simile al Guatemala e all'Honduras. La violenza verso il denominato sesso debole è stata riconosciuta come un problema mondiale di grandi dimensioni, il quale causa più morti e danni alle donne tra i 15 e i 44 anni, che la malaria, l'HIV e la guerra. Il fenomeno riguarda in modo più significativo le case più umili, in molte delle quali il panorama economico è particolarmente cupo poiché il lavoro femminile è l'unica barriera che li separa dall'indigenza. Tale settore della popolazione, uno dei più vulnerabili, ha bisogno urgentemente dell'azione dello stato, tanto nella previsione di sicurezza come in quello dell'elaborazione di politiche che lo proteggano dai cambiamenti economici. Le insufficienti politiche pubbliche incamminate a ridurre la disuguaglianza e la violenza di genere conducono alla necessità di visibilità e raggiungere il riconoscimento pubblico di questi problemi (Traduzione Granma Int).

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