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Con gli anni ottanta laccesso ai dati fondamentali delleconomia (e della società) cubana è aumentato considerevolmente ed il dibattito scientifico è diventato più nitido, anche perché si è potuto fondare, dal punto di vista empirico, su una base informativa più affidabile (3). Le pubblicazioni ufficiali di statistiche economiche sono diventate, nel corso degli anni settanta, ordinate e regolari ed hanno seguito criteri di raccolta ed elaborazione comparabili, per precisione settoriale, livello di disaggregazione, ecc., a quelle di paesi industriali sviluppati. Nel contempo è aumentato il numero dei periodici, dei testi monografici e il lavoro di ricerca economica tanto a Cuba come negli Stati Uniti o in Europa. Ciò non significa che tutti gli osservatori, da ambo i lati dello stretto della Florida, abbiano sempre assunto atteggiamenti spassionati e oggettivi. Il lungo confronto con il governo degli Stati Uniti, il crudele embargo da questo Paese unilateralmente applicato contro Cuba, il conseguente permanere nella politica cubana di un comprensibile atteggiamento di chiusura difensiva esterna e a volte, purtroppo, interna non hanno contribuito allo sviluppo completo, nella comunità internazionale, di filoni di ricerca rigorosa e penetrante [ZIMBALIST, 1988]. In secondo luogo, occorre subito osservare che, come verrà analizzato successivamente, lo studio del funzionamento e della performance dei sistemi socialisti di tipo sovietico è sempre stato complicato dalle profonde diversità negli schemi di contabilità nazionale, di formazione di prezzi e tariffe, di classificazione dei settori produttivi e non, ecc., esistenti tra detti sistemi e quelli capitalisti basati su "prezzi di mercato" e valore aggiunto. Pertanto, linteresse verso Cuba e la sua economia è rimasto limitato, anche negli anni ottanta, ad un sottoinsieme non numeroso di studiosi. Tuttavia, anche grazie al temporaneo alleggerimento delle restrizioni ai viaggi a Cuba di cittadini statunitensi concesso dallamministrazione Carter, nel decennio ricordato assistiamo negli USA ed altrove ad una fioritura di studi aventi ad oggetto leconomia cubana, aggiuntivi, e spesso alternativi, a quelli raccolti in periodiche pubblicazioni Atti dei Convegni di economisti spesso di origine cubana, ma residenti negli USA e facenti spesso capo a Fondazioni o Associazioni che possiamo eufemisticamente definire ostili al governo cubano [Rodrigez Garcia 1988]. In tal modo, da un lato, gli studi dei cubanologi cubano-statunitensi ricordati in precedenza sono stati sottoposti a critica e, dallaltro, si è potuta sviluppare una corrente di ricerca più autonoma, obiettiva ed affidabile. Le domande principali cui si è cercato di dare risposta nel dibattito di quegli anni sono state: quanto era effettivamente cresciuta, in termini assoluti e relativi, leconomia cubana negli anni sessanta e settanta, e quanto poteva crescere ancora? Sino a che punto era stata raggiunta la diversificazione produttiva perseguita, specie in agricoltura, dalle autorità dellIsola? Che ripercussioni avevano avuto le misure contenute nei vari Piani di Sviluppo sulla distribuzione del reddito e del benessere e quali erano i limiti, se ve ne erano, del welfare cubano? Quanto pesava realmente laiuto sovietico? Quanto pesante risultava il bloqueo statunitense? Lultimo decennio è stato il più drammatico e decisivo della storia della Repubblica di Cuba: la dissoluzione delle relazioni con lUnione Sovietica e con i Paesi dellEuropa dellEst, sostegno fondamentale nella economia e nella vita stessa dellIsola, unitamente al rafforzamento dellembargo stabilito dagli Stati Uniti, ha provocato una brusca contrazione della produzione e del reddito. Per sopravvivere il paese si è visto obbligato ad adattarsi ad un mutato contesto economico e politico esterno, ricco di opportunità ma soprattutto di minacce e incertezze. La fine degli anni ottanta rappresenta, quindi, linizio di un periodo di grave crisi delleconomia cubana, riconducibile in gran parte al dissolvimento del COMECON e, appena prima di tale evento, alla decisione unilaterale del presidente Gorbaciov di non rinnovare nei termini consueti gli accordi di scambio petrolio-zucchero tra URSS e Cuba. La crisi è stata, ed in parte è tuttora, profonda; ha toccato tutti i settori della società cubana ed in un primo momento ha messo in discussione la stessa possibilità di sopravvivenza del sistema socialista. La reazione del governo cubano allesplodere della crisi è stato lavvio di un processo di riforme economiche e istituzionali (anche a livello costituzionale), teso ad ottenere una profonda trasformazione della struttura economica e produttiva, dei meccanismi della programmazione e della formazione dei prezzi, degli scambi commerciali internazionali, degli incentivi allefficienza, di taluni istituti giuridici (proprietà, possesso, ecc.) rilevanti in sede economica, salvaguardando, nel contempo, i risultati sociali conseguiti in quasi trentanni di socialismo. Benché tale processo di riforma sia avvenuto contemporaneamente ad una recrudescenza dellostilità statunitense verso Cuba, concretizzatasi nelle leggi TORRICELLI prima e HELMS BURTON poi, i risultati ottenuti sembrano essere molto positivi. Curiosamente, però, né i cubanologi cubano-statunitensi né molti degli studiosi che negli anni ottanta avevano rappresentato il controcanto alla cubanologia antirivoluzionaria hanno manifestato, per questa fase della storia economica cubana, un interesse analitico paragonabile a quello evidenziato nel corso del decennio precedente. Certo, molte delle domande di fondo che poneva agli economisti il sistema socialista cubano sono cambiate. Con riferimento alle prospettive di breve e medio termine non ci si chiede più quali siano in termini assoluti e comparati i meriti ed i demeriti della pianificazione socialista applicata a Cuba né si chiede se Cuba possa essere una sorta di modello guida per i paesi dellAmerica Latina. Tuttavia, le domande che possiamo porci oggi hanno un carattere solo apparentemente meno "epocale" di quelle precedenti: come si può uscire dalla crisi dei paesi ad economia pianificata senza incorrere nei tremendi costi sociali sperimentati nelle ex repubbliche sovietiche e mantenendo i caratteri fondamentali del progetto sociale socialista? Il riaggiustamento di un tale tipo di economia nella direzione di un sistema misto con pianificazione finanziaria, parziale e decentrata, rappresenta un credibile anti modello, rispetto a quello prevalente nel mondo capitalistico globalizzato? Che prospettive di inserimento non subalterno ha un tale sistema nel mutato contesto economico internazionale? Alle domande formulate in precedenza e ad ancora tende dare una qualche parziale risposta questo studio, maturato nellambito di una collaborazione accademica tra università italiane e cubane. (dalla prefazione dellAutore prof. Bruno Bosco) |