|
Segreteria: Via Pietro Borsieri, 4 -
20159 MILANO - tel. 02-680862 |
|
|
Pablo Armando Fernández è nato nel 1930 a Delicias, immenso latifondo di una Compagnia statunitense dello zucchero. Isola nellisola, Delicias, sintetizzava leterogenea realtà del paese, la sua molteplicità di razze, lingue, religioni, tempi e mondi. In questo spazio si forgia una delle caratteristiche più evidenti della sua opera: la cubanità, la cubanía, che si manifesta nella costante evocazione del paesaggio e dei costumi, della storia e degli eroi di Cuba, dei miti e riti del sincretismo afro-cubano. Cuba, insomma, è il principale campo damore e di battaglia di questo autore cosmopolita che, come scrive in "Di colui che torna", «andò per il mondo attaccato alle pareti della sua casa, / allombra dellalbero, alla sua strada di bambino». A Delicias il poeta trascorre i primi quindici anni della sua vita, lì studia nelle scuole della Compagnia, dove linglese era la prima lingua. Nel 1945, insofferente a quella situazione di neocolonialismo strisciante e al regime politico del dittatore Fulgencio Batista, lascia Delicias per trasferirsi negli Stati Uniti. Lesilio rappresenta una tappa cruciale nel cammino esistenziale e artistico di Pablo Armando e, da volontario, diverrà politico quando da New York appoggerà attivamente il movimento rivoluzionario contro Batista. Lallontanamento da Cuba significa, innanzitutto, la scoperta della solitudine che, anche quando le circostanze della sua vita cambieranno, lo accompagnerà sempre e ne segnerà lopera. Ma lesilio significa anche lincontro con la poesia, la voce che parla in lui e che gli consente di superare la solitudine che lo assedia: «se parlo o canto è per non stare solo, / seppure una folla intorno / si muova e io senta altri parlare», si legge in "All Hudson". Questo testo, che apre Acque erranti e che il poeta scrisse a soli diciassette anni, annuncia alcune costanti tematiche della sua produzione: la solitudine dellescluso, già menzionata, il desiderio e limpossibilità di instaurare un dialogo con chi lo circonda, la preoccupazione per lidentità personale e nazionale minacciata da una realtà che avverte estranea e ostile. Negli anni di permanenza a New York, Pablo Armando Fernández scrive le sue prime raccolte poetiche. Nel 1953 pubblica Salterio y lamentación (Salterio e lamento), libro dominato dallevocazione del mondo familiare perduto in cui il poeta cerca le tracce della propria identità dispersa*. * Riguardo a Salterio y lamentacion, vedi Teresa Fernández, Revolucion, poesia del ser, La Habana, UNEAC,1978, pp.73-76. Si prefigura qui unaltra costante della sua poetica: linquietudine di fronte allimplacabile scorrere del tempo, un movimento verso il nulla cui lio lirico di tante composizioni si oppone con la memoria con cui riscatta persone, cose, età: "Come unorologio che instancabile adoro, - scriverà molti anni dopo in "Sotto custodia" - la mia memoria risveglia /un tempo che altri dimenticarono. / [...] / Il mio corpo ha età, / stagioni che ancora non ho percorso / e che morte mi attendono». Nel 1955 appare Nuove poesie in cui Pablo Armando, lasciato indietro lincontro con le origini, si confronta col proprio presente e con la scoperta sempre più consapevole delluniverso poetico cui sente di appartenere. Nuove poesie è una raccolta di carattere ermetico e riflessivo in cui, come in Salterio y lamentación, appaiono evidenti leredità di poeti quali Eliot e Pound e le tracce delle letture di carattere religioso e metafisico che lo scrittore affronta in quegli anni di esilio. Proprio i costanti richiami al mondo biblico e i riferimenti alla grande poesia contemporanea fanno sì che questa prima produzione si sottragga allintimismo e alla contingenza per acquisire risonanza universale. Nel 1959 Pablo Armando torna a Cuba, una Cuba che è la stessa che ha lasciato e, al contempo, il nuovo paese sorto dal movimento rivoluzionario, che gli riserverà una vita «a volte bella e triste, altre volte brutta e giocosa»*. Nel 1961 pubblica Tutta la poesia, volume di grande varietà tematica e formale che in alcune sue sezioni include scritti anteriori al ritorno nellisola. È questo il caso del lungo poema Il gallo di Pomander Walk che, composto nel 1958, rappresenta lesperienza dellesilio come un viaggio attraverso linferno terreno, i ghetti di New York, le sue miserie, la sua violenza. Lo sguardo dellio lirico si sofferma solidale sugli emarginati, su coloro che soffrono e su chi oppone resistenza alla barbarie della civiltà, come i poeti della beat generation capeggiati da Allen Ginsberg, cui Pablo Armando in quel momento è vicino anche artisticamente. Una forte nota etica, destinata a diventare propria della voce del poeta, segna il tono di questo e delle altre opere di Tutta la poesía. È evidente sin dal titolo in Ammonimenti e impregna i sei testi riuniti in Io Pablo lungo i quali il poeta porta avanti una riflessione di indole morale e filosofica sugli impulsi contrastanti che condizionano il destino delluomo: lamore, lodio, il tradimento, la vita e la morte. Due motivi questi ultimi che costituiscono una presenza costante della poetica di Pablo Armando Ferndández pervasa, come ha osservato la scrittice canadese Margaret Atwood, da una «tensione fra la vita intensamente amata e la morte intensamente sentita»*. Agli ultimi anni dellesilio e al primo periodo cubano appartengono anche la maggior parte dei sette Canti nei quali il poeta, alla costante ricerca della propria identità, ripensa la storia del paese fino agli avvenimenti più recenti, fino ai momenti insurrezionali evocati in "Rintocchi di silenzio" attraverso la storia di una donna che imbraccia il fucile per proseguire la battaglia del figlio morto durante unazione rivoluzionaria. La scomparsa della madre riporterà Pablo Armando allambito familiare in Himnos (Inni, 1962). Con lopera successiva, Libro degli eroi (1964), ritorna, invece, alla storia di Cuba per offrire una visione poetica della Rivoluzione e dei suoi protagonisti. Con talento alchemico, Pablo Armando converte la storia in mito e il mito in storia. Una fitta rete di simboli legati al sincretismo afro-cubano e al mondo biblico fa sì che la lotta e i suoi uomini appaiano come paradigmi di una millenaria cultura della libertà: «Dormono nella terra degli antichi miti, / dodici presagi dei fiumi, dodici / auguri della primavera. / Quando si desteranno saranno guerrieri / di obliata tradizione. Le loro memorie inaugurano / il tempo annunciato dai poeti». * Aldo Garzia, "L'identità latinoamericana, Pablo Armando Fernández " (intervista), Leggere, Milano , gennaio 1990, p.34. *Margaret Atwood, "La búsqueda de una voz auténtica",Ambito,n.11, marzo 1990, p.8. Sul motivo della morte e sulle figure a questa legate-la solitudine, il silenzio, l'oblio, la notte- vedi anche Basilia Papastamatíu, Pablo Armando Fernández, o la búsqueda del sitio permanente", Revista letras cubanas, n.7, La Havana, gennaio-marzo 1988, .173. Mentre celebra gli eroi della Rivoluzione, lio lirico si misura con loro ed emerge il suo rammarico, il suo senso di colpa, per non aver partecipato alle azioni che hanno cambiato il suo destino*. Lo stesso rammarico emergerà più tardi in "Reminiscenze" dove lautore si confronta col proprio passato e dove, rievocando i campi di battaglia, si domanda «Perché non ero in certi scenari / [...] / mentre vivevo sognando quei luoghi?». Malgrado lacuta coscienza del fatto che i suoi giorni «mancarono / vivi e veri al tempo in cui vissi» ("Reminiscenze"), il poeta nei primi anni del ritorno a Cuba si identifica pienamente con la storia e col presente dellisola. A Cuba è vicedirettore di Lunes, importante supplemento letterario, mentre allestero rappresenta il suo paese in qualità di addetto culturale dellambasciata cubana in Inghilterra. Nel 1968, inoltre, il suo primo romanzo Los niños se despiden - recentemente tradotto in italiano col titolo Isola, Isole (Jaca Book) - vince il prestigioso Premio Casa de las Américas. A principio degli anni settanta, tuttavia, una difficile crisi fra la Rivoluzione e i suoi artisti determinerà nella vita di Pablo Armando un nuovo esilio, questa volta creativo. Il poeta sceglie di non lasciare Cuba, ma si isola e viene isolato nel silenzio. Tale silenzio verrà rotto definitivamente solo quattordici anni dopo quando, nel 1984, viene pubblicata a LAvana la raccolta Campo damore e di battaglia che riunisce, oltre a componimenti inediti, i testi di Un luogo permanente (1970) e di Apprendendo a morire (1983), entrambi pubblicati in Spagna, e il poema dedicato a sua moglie, Suite per Maruja (1978), di cui lautore fece stampare cinquanta esemplari a Cuba. Campo damore e di battaglia appare profondamente segnato dallesperienza di esilio interno e di silenzio del poeta. Non a caso lio lirico di molte poesie sembra esprimere preoccupazioni simili a quelle rintracciabili in "All Hudson". Si riaffaccia il terrore dellesclusione e della solitudine: «se non ti vedo, se non ti sento muoverti per casa, / se tardi a tornare quando ti assenti / in quei paesi che le tue mani creano, / penso che sono molto solo e che muoio solo», confessa in "Come una madre che castiga e ama" rivolto alla madre, a una madre che, come il titolo lascia intendere, è incarnazione della Rivoluzione. Ancora un volta lio - che in "All Hudson" sperava di vincere la sua inquietudine dialogando col fiume - individua nella parola una possibile soluzione: «Tu ed io potremo conversare sempre», «Bambino o adulto, quando tu vorrai / ci sederemo a parlare. Io aspetto», dichiara allinizio e in chiusura della poesia. Ma in Campo damore e di battaglia emerge anche la consapevolezza dei limiti della parola, del fatto che questa può acquisire vita propria e dare luogo a malintesi. Ed ecco che in "Cifra", si invoca ancora il dialogo, ma privo delle «oscure manovre del dire», ed ecco, quindi, che in "Parabola dellequilibrista", il poeta appare come un saltimbanco che si appresta a saltare tra le fiamme*. Campo damore e di battaglia inaugura la fase più matura dellopera di Pablo Armando, che prosegue in Girotondo dincantesimo e nel Libro della vita, le ultime raccolte pubblicate nel 1990 e nel 1997. Negli anni, e filtrata dal silenzio, la sua espressione si è fatta più sobria. Il poeta si confronta con le realtà più complesse con un linguaggio terso, pudico, estremamente rigoroso, mentre il tono, spesso prossimo al colloquiale, ben traduce lessenza di tutta la poesia di Pablo Armando, infinito dialogo con se stesso, con laltro e con la storia. * Sul Libro degli eroi vedi Teresa Fernández, op. cit., pp.148-152 e John Brotherton, "Introduction" a Learning to Die (raccolta bilingue ), La Havana, Editorial José Martí, 1995, pp.XIV-XVII: *Sulle figure ricorrenti nella poesia di Pablo Armando Fernández e sulla loro dimensione simbolica vedi John Brotherton, op. cit, al cui studio si rifanno molte delle osservazioni qui riportate. Acque erranti raccoglie cinquanta poesie di cinquanta anni di poesia. Poche tessere di un grande mosaico che, tuttavia, vorrebbero riflettere la sorprendente versatilità espressiva e la ricchezza tematica di Pablo Armando Fernández, un poeta che, specchiandosi nella propria anima errante, ha visto lUomo; un poeta che, specchiandosi nellacqua che circonda la sua isola, ha visto il mondo, ha visto altre acque, quelle dellHudson e quelle che bagnano Tharros, celebrata in una poesia che è uno splendido canto alla memoria, al mare, al ritorno. Campo de amor y de batalla (1963 - 1982)
| |||||||