L'Avana. 18 agosto 2006
Nessun nemico ci potrà sconfiggere
● Ha dichiarato Raúl a Granma. Ha informato che Fidel sta meglio ed ha espresso
gratitudine per le migliaia di messaggi di solidarietà e appoggio provenienti
dal nostro paese e da tutto il mondo. Sono state adottate le misure atte a
prevenire qualsiasi tentativo d’aggressione. Il popolo sta dando
un’inoppugnabile dimostrazione di fiducia in sè stesso
LÁZARO BARREDO MEDINA
IL GENERALE DELL’Esercito Raúl Castro Ruz ha offerto le sue dichiarazioni a
Granma. La conversazione è avvenuta nel suo ufficio del MINFAR e ha riguardato i
principali avvenimenti di questi giorni.
Compagno Raúl, il nostro popolo ha ricevuto con grande gioia il messaggio e le
foto del Presidente Fidel Castro pubblicate dalla stampa e successivamente il
servizio televisivo sull’incontro con il Presidente Chávez. Ma i milioni di
cubani che hanno seguito attentamente le informazioni sullo stato di salute del
compagno Fidel apprezzerebbero molto, approfittando di quest’opportunità, poter
ascoltare una valutazione personale da parte sua, che è sempre stato così vicino
a lui.
Quel che più ci interessa a tutti in questo momento è senz’altro la salute del
leader della Rivoluzione.
Inizio congratulandomi e ringraziando, a nome di tutto il popolo, con i medici e
gli altri cmpagni e compagne che lo hanno assistito in maniera eccellente, con
una professionalità insuperabile e soprattutto con grande amore e consacrazione.
Questo è stato un fattore molto importante nel progressivo recupero di Fidel.
Penso inoltre che anche la sua straordinaria natura fisica e mentale sia
risultata essenziale per il suo soddisfacente e graduale recupero.
Noi cubani, anche quando non lo vediamo ogni momento in televisione o non lo
leggiamo nella stampa scritta, sappiamo che lei è lì, al suo posto di
combattimento come sempre. Ma credo che queste sue parole disarmino la
speculazione e la menzogna diffuse all’estero da alcuni media.
Se ti riferisci a coloro che si intrattengono a speculare sul fatto se io appaio
o no in televisione o nei giornali, bene, io sono apparso domenica con Fidel e
nel ricevimento al Presidente Chávez anche se, realmente, questi commenti mi
lasciano indifferente.
Mi interessa invece molto quel che pensa il nostro popolo, anche se
fortunatamente viviamo in un’isola geograficamente piccola, dove si sa quel che
facciamo tutti. Lo constato quando converso con la popolazione ed altri compagni
dirigenti locali nelle mie visite in tutto il paese.
In realtà non sono avvezzo ad apparire frequentemente in pubblico, salvo nei
momenti in cui sia necessario. Molti compiti relativi alla difesa del paese non
devono venire pubblicati ed occorre gestirli con la massima attenzione. Questa è
stata una delle mie responsabilità fondamentali come ministro delle Forze Armate
Rivoluzionarie (FAR). Inoltre sono sempre stato discreto, perchè questo è il mio
modo di essere e penso di continuare così. Ma non è stata questa la ragione
fondamentale delle mie poche apparizioni nei media; semplicemente non è stato
necessario.
Non è mancato nessun orientamento essenziale.
Effettivamente, il Proclama del Presidente Fidel Castro ha dato l’informazione
che si poteva dare in questo momento ed ha inoltre affidato a tutti noi compiti
precisi.
La cosa più importante è dedicarci anima e corpo ad eseguirli. È questo che noi
dirigenti ai diversi livelli stiamo facendo assieme al nostro popolo, che ha
saputo mantenere un’esemplare disciplina, vigilanza e spirito di lavoro.
Approfitto dell’occasione per esprimere gratitudine, a nome del leader della
Rivoluzione e della direzione del Partito, per le innumerevoli dimostrazioni di
sostegno alla Rivoluzione ed al contenuto del Proclama, così come per le
manifestazioni d’affetto tributate a Fidel da personalità della cultura,
professionisti e lavoratori di tutti i settori, contadini, militari, casalinghe,
studenti, pionieri; da numerosi credenti, personalità, istituzioni e
dall’immensa maggioranza delle manifestazioni religiose e dal popolo di Cuba. È
stata un’inconfutabile dimostrazione della sua imbattibile unità e della sua
coscienza rivoluzionaria, pilastri essenziali della forza del nostro paese.
Anche l’ampiezza delle dimostrazioni d’appoggio provenienti da tutto il mondo è
stata impressionante.
Si, davvero stimolante.
Per questo desidero esprimere gratitudine anche per i numerosi messaggi di
solidarietà e rispetto provenienti dal mondo intero, da persone delle più
diverse estrazioni sociali, dai semplici lavoratori alle figure intellettuali e
politiche, così come da un numero importante e rappresentativo di istituzioni e
personalità religiose. Tutti lo hanno fatto senza spirito di condizionamento
alcuno. I messaggi inviati dai pochi che non hanno agito così non sono stati
accettati ed i loro autori non sono stati ringraziati.
Sono fino ad oggi (17 agosto) 12.000 i firmatari dell’appello lanciato da 10
eminenti personalità della cultura di più di 100 paesi, tra i quali vari Premi
Nobel, che condanna le dichiarazioni interventiste e aggressive
dell’Amministrazione USA e denuncia il carattere apertamente interventista del
Piano Bush, come chiamiamo questo aborto che sembra riesumato dai tempi in cui –
come avvenne alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX – frustrarono
l’indipendenza di Cuba e ci imposero i loro controllori.
Adesso ne hanno designato uno per l’ipotetica "transizione". Un certo McCarry,
che nei giorni scorsi ha dichiarato che gli USA non accettano la continuità
della Rivoluzione Cubana, anche se non ha detto come pensino di impedirla.
Si ha l’impressione che i nemici della Rivoluzione siano rimasti annichiliti
dalla ferma reazione della popolazione cubana, immune alla loro gigantesca e
vergognosa campagna di offese e menzogne. Parlano con stupore della calma
regnante a Cuba, come se fosse qualcosa di strano e non, al contrario, la
normalità, quel che tutti qui sapevamo che sarebbe avvenuto in una situazione
come questa.
Si, sembra che siano arrivati a credere alle loro stesse menzogne. La cosa più
probabile è che le loro "teste pensanti" e molti dei loro analisti traggano
adesso nuove conclusioni.
Come dicevi, nel paese regna una tranquillità assoluta. E la cosa ancora più
importante è la condotta serena, disciplinata e decisa che si sta respirando in
ogni centro di lavoro, in ogni città, in ogni quartiere. La stessa condotta che
il nostro popolo assume sempre nei momenti difficili. Non esagero affermando
che, se avessimo guardato soltanto alla situazione interna, non sarebbe stato
necessario mobilitare nemmeno un pioniere di quelli che custodiscono le urne
elettorali.
Ma non abbiamo mai sottovalutato una minaccia del nemico. Sarebbe irresponsabile
farlo di fronte ad un governo come quello degli Stati Uniti, che dichiara con la
maggiore sfacciataggine possibile che non accetta quanto stabilito dalla
Costituzione cubana. Da là, come se fossero i padroni del mondo, dicono che qui
si deve verificare una transizione ad un regime sociale che sia di loro
gradimento e che "prenderanno nota di quanti vi si opporranno". Anche se appare
incredibile, questo atteggiamento da bravaccio di quartiere ed anche assai
stupido è stato assunto dal Presidente Bush pochi giorni fa.
Dovrà spendere parecchio in carta e inchiostro...
Abbastanza. Per questo io gli consiglierei che faccia il contrario. Che "prenda
nota", come egli dice, degli annessionisti salariati della sua Sezione
d’Interesse qui a L’Avana, quelli che riceveranno le briciole degli annunciati
80 milioni di dollari per la sovversione, perchè il grosso se lo spartiranno a
Miami, come succede di solito.
In caso contrario, la lista sarà interminabile. Dovrebbe annotare il nome di
milioni e milioni di cubani e cubane, gli stessi che sono pronti a ricevere il
loro interventista designato con il fucile in mano.
A quei livelli dovrebbero avere chiaro che con imposizioni e minacce non è
possibile ottenere niente da Cuba. Siamo però sempre stati disposti a
normalizzare le relazioni su un piano di uguaglianza. Quel che non ammettiamo è
la politica prepotente e interventista assunta frequentemente dall’attuale
Amministrazione di quel paese.
Rileggendo recentemente i documenti dei congressi del Partito, vi ho trovato
idee che sembrano scritte oggi. Per esempio, questo frammento del Rapporto
Centrale presentato da Fidel al Terzo Congresso, nel febbraio del 1986:
"Cuba, come abbiamo esposto molte volte, non è restia a discutere la sua lunga
controversia con gli Stati Uniti ed a cercare la pace e migliori relazioni tra i
nostri due popoli".
E continua:
"Ma ciò dovrebbe avvenire sulla base del più completo rispetto della nostra
condizione di paese che non tollera ombre sulla sua indipendenza, per la cui
dignità e sovranità lottarono e si sacrificarono generazioni intere di cubani.
Ciò sarà possibile unicamente quando gli Stati Uniti si decideranno a negoziare
serenamente e saranno disposti a trattare con noi con spirito di uguaglianza,
reciprocità e nel più pieno rispetto reciproco".
I documenti degli altri congressi del Partito contengono formulazioni simili,
che sono state riaffermate dal suo Primo Segretario in diverse occasioni.
Stanno tuttavia continuando con la stessa politica aggressiva e prepotente di
sempre.
Questa è la realtà. A più di vent’anni da quando Fidel pronunciò le parole che
ho appena citato, hanno questo piano interventista del 2004, di 458 pagine, che
ho già menzionato, dove espongono nei dettagli come si propongono di smantellare
l’opera della rivoluzione nel campo della salute, dell’educazione, della
sicurezza sociale; la Riforma Agraria, la Riforma Urbana, vale a dire cacciare
la gente dalle sue terre, dalle sue case, per restituirle agli antichi padroni,
eccetera, eccetera, eccetera.
Il colmo è che il 10 luglio, solo alcuni giorni fa, il Presidente Bush ha
approvato ufficialmente un documento complementare del precedente e che avevano
situato con un profilo molto basso in Internet dal mese di giugno. Hanno detto
apertamente che include un allegato segreto che non pubblicano per ragioni di
"sicurezza nazionale" e "per assicurarne l’effettiva realizzazione". Sono i
termini testuali che hanno impiegato, cosa che costituisce una flagrante
violazione del diritto internazionale.
È da molto tempo che stiamo adottando misure per affrontare questi piani. Queste
si sono rafforzate specialmente quando l’attuale governo degli Stati Uniti ha
iniziato la sua sfrenata politica guerrafondaia che mantiene tuttora, compreso
l’annunciato proposito di attaccare senza preavviso qualunque di quelli che loro
chiamano "sessanta o più oscuri angoli del mondo".
Un’escalation notevole dell’aggressività...
Si. Nel 2003 i piani sono divenuti ancora più espliciti. Il 5 dicembre di
quell’anno il signor Roger Noriega, allora segretario assistente di Stato per
gli Affari dell’Emisfero Occidentale, ha dichiarato – non so se intenzionalmente
o perchè gli è scappato – che la transizione a Cuba – cioè la morte di Fidel –
può avvenire in qualunque momento e dobbiamo essere preparati ad agire in
maniera decisiva ed agile". Che "gli Stati Uniti vogliono essere sicuri che i
seguaci del regime non prendano il controllo" e, come per togliere ogni dubbio,
ha aggiunto che stavano lavorando "per assicurare che non ci sia successione al
regime di Castro". Successivamente lui ed altri alti funzionari nordamericani
sono tornati sul tema insistentemente.
Quale altra maniera esiste di realizzare questi scopi che non sia l’aggressione
militare? Pertanto il paese ha adottato le misure pertinenti per far fronte a
questo pericolo reale.
Martí ci ha insegnato cosa fare in situazioni simili: "Piano contro piano. Senza
un piano di resistenza non si può vincere un piano d’attacco", scrisse nel
giornale Patria l’11 giugno 1892.
Il governo degli Stati Uniti non rivela il contenuto di questo allegato perchè è
illegale. Dobbiamo esigere la sua divulgazione, soprattutto adesso che hanno
parlato della sua esistenza per minacciare Cuba.
I nostri piani difensivi sono invece trasparenti e legali, semplicemente perchè
non prevedono di aggredire nessuno. Il loro unico obiettivo è garantire la
sovranità e l’indipendenza della Patria, non violano la legge internazionale in
alcun modo.
I mezzi di comunicazione del paese hanno informato sulla serietà e la portate
delle misure che negli ultimi tempi abbiamo adottato per rafforzare sempre più
la difesa. Il tema è stato analizzato ampiamento poco più di un mese fa, il 1º
luglio, dal Quinto Plenum del Comitato Centrale del Partito.
Alcuni falchi dell’impero hanno pensato che il 31 luglio era arrivato il momento
buono per distruggere la Rivoluzione.
Non possiamo escludere che nell’Amministrazione USA qualcuno diventi pazzo, o
ancora più pazzo di adesso.
Pertanto, alle 3 del mattino del 1º agosto, attuando i piani approvati e firmati
dal 13 gennaio 2005 dal compagno Fidel e dopo avere effettuato le consultazioni
stabilite, ho deciso di elevare sostanzialmente la nostra capacità e
disposizione combattive, mediante l’esecuzione delle misure previste, tra le
quali la mobilitazione di varie decine di migliaia di riservisti e miliziani e
l’assegnazione alle nostre principali unità delle truppe regolari, comprese le
Truppe Speciali, delle missioni che la situazione politico-militare creatasi
esigeva.
Tutto il personale mobilitato ha compiuto o sta compiendo in questo momento un
importante ciclo di preparazione e coesione combattive, una parte del quale in
condizioni di campagna militare.
Queste truppe ruoteranno, in cifre approssimativamente uguali, in base al
raggiungimento degli obiettivi. Tutti i riservisti ed i miliziani che
parteciperanno a queste attività conosceranno, con il necessario anticipo, la
data d’incorporazione alle unità ed il tempo di permanenza in queste per
prestare il loro servizio per la Patria.
La mobilitazione che abbiamo iniziato il 1º agosto si è svolta fino a questo
momento in modo soddisfacente, grazie alla magnifica risposta dei nostri
riservisti e miliziani, così come all’encomiabile opera dispiegata dai comandi
militari e specialmente dai Consigli di Difesa, sotto la direzione del Partito,
a tutti i livelli.
Non è mia intenzione esagerare i pericoli. Non l’ho mai fatto. Gli attacchi di
questi giorni non sono finora andati al di là della retorica, salvo che per
quanto riguarda le trasmissioni radiotelevisive sovversive contro Cuba, che
hanno avuto un incremento sostanziale.
Hanno annunciato l’impiego di un nuovo aereo...
Fino al 5 agosto avevano utilizzato, con periodicità variabile, un aereo
militare conosciuto come Comando Solo. A partire da quella data hanno iniziato
ad impiegare un altro tipo di aereo che ha effettuato trasmissioni quotidiane.
L’11 agosto lo ha fatto assieme al detto Comando Solo.
I giorni 5 e 6 i nostri radar hanno individuato che stava trasmettendo da acque
internazionali, in aperta violazione degli accordi dell’Unione Internazionale
delle Telecomunicazioni di cui gli USA sono firmatari, cosa che abbiamo
denunciato nuovamente tramite i canali e le istanze corrispondenti, poichè
queste trasmissioni disturbano anche la radiodiffusione nel nostro paese.
Realmente non ci preoccupa assolutamente l’ipotetica influenza di questa
propaganda rozza e di pessima fattura, molto al di sotto del livello culturale e
politico della popolazione cubana e che il nostro popolo respinge, al pari delle
scritte luminose della Sezione d’Interesse USA (SINA). Non si tratta di questo
ma, soprattutto, di una questione di sovranità e dignità. Non ammetteremo mai
passivamente la consumazione di questo atto aggressivo e per questo lo
interferiremo.
In definitiva stanno spendendo somme milionarie del denaro dei contribuenti
nordamericani per ottenere lo stesso risultato di sempre: una TV che non si
vede.
Aggiungo a queste riflessioni sulla difesa del paese un’idea espressa da Fidel
nel 1975, nel Rapporto Centrale al Primo Congresso del Partito che, da quanto la
cito, ho imparato a memoria:
"Fino a quando esisterà l’imperialismo il Partito, lo Stato ed il popolo
presteranno la massima attenzione ai servizi della difesa. La guardia
rivoluzionaria non verrà mai abbassata. La storia insegna con fin troppa
chiarezza che coloro i quali dimenticano questo principio non sopravvivono
all’errore".
Quest’affermazione ci ha fatto da guida per molti anni e continua a farlo oggi
per numerose ragioni.
Credo che noi cubani abbiamo dimostrato in questi giorni di condividere tutti
questa convinzione.
Sono d’accordo con te e per questo concludo ribadendo le felicitazioni al nostro
popolo per questa forte dimostrazione di fiducia in se stesso; una prova di
maturità, serenità, unità monolitica, disciplina, coscienza rivoluzionaria e –
scrivilo a lettere maiuscole – FERMEZZA, che mi hanno ricordato il comportamento
dei cubani durante le giornate eroiche della cosiddetta Crisi dei Missili,
nell’ottobre del 1962.
Sono i frutti di una Rivoluzione il cui concetto venne riassunto da Fidel nel
suo discorso del 1º maggio 2000, in venti idee fondamentali che costituiscono la
quintessenza del lavoro politico-ideologico. Costituiscono il risultato di molti
anni di lotta che abbiamo condotto sotto la sua direzione. Nessuno dubiti che,
fino a quando rimarremo così, nessuno ci potrà sconfiggere.
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RIVOLUZIONE
è senso del momento storico; è cambiare tutto ciò che dev’essere cambiato; è
uguaglianza e libertà piene; è essere trattato e trattare gli altri come esseri
umani; è emanciparci con i nostri stessi sforzi; è sfidare poderose forze
dominanti dentro e fuori dell’ambito nazionale; è difendere valori in cui si
crede al prezzo di qualsiasi sacrificio; è modestia, disinteresse, altruismo,
solidarietà ed eroismo; è lottare con audacia, intelligenza e realismo; è non
mentire mai nè violare principi etici; è convinzione profonda che non esista
forza al mondo capace di schiacciare la forza della verità e delle idee.
Rivoluzione è unità, è indipendenza, è lottare per i nostri sogni di giustizia
per Cuba ed il mondo, che è la base del nostro patriottismo, del nostro
socialismo e del nostro internazionalismo.
Comandante in Capo Fidel Castro Ruz
1º maggio 2000