C'erano le rose, l'abito bianco e il velo. Monica ed
Elisabetta si sono scambiate gli anelli, hanno riso, pianto, si sono
abbracciate, si sono dichiarate amore eterno, come fanno tutti gli innamorati
quando si sposano. Monica ed Elisabetta, 18 anni la prima, 28 la seconda, sono
lesbiche e si sono unite in un matrimonio simbolico al Cenesex il 23 novembre,
diciassette giorni prima che Francesco Rutelli, vicepresidente del consiglio e
Ministro della cultura italiana, in una intervista rilasciata a la Repubblica
(con commenti su Prodi, riforme e altri temi di politica interna, tra cui la sua
posizione sulla senatrice Paola Binetti, eletta nella Margherita che non ha
votato la fiducia al governo per il cosiddetto emendamento sull´omofobia), se ne
uscisse con questa frase: "Quanto alla politica, mobilitiamoci contro le
condanne a morte di omosessuali nel mondo, da Cuba all´Iran". Cuba, condanne a
morte agli omosessuali, e quando mai? In tanti abbiamo fatto un salto sulla
seggiola leggendo queste assurdità. Un conto se chi dice queste sciocchezze è un
ubriaco al bar, un altro se si tratta di uno dei rappresentanti dello Stato.
L'ignoranza, in questo caso non è concessa. Si tratta di una vicenda molto
grave, che avrebbe anche potuto far scoppiare un incidente diplomatico, se i
cubani non fossero così abituati a sentire idiozie sul loro conto e a difendersi
esclusivamente con la verità del loro impegno reale. Mariela Castro, in Italia
in quei giorni, ha rilasciato sul tema una intervista a Michele Giordana, di
Lettera 22, che è stata pubblicata sul Manifesto e che, a parte, vi proponiamo
integralmente. Quello di Monica e di Elisabetta è stato un matrimonio simbolico
con una sessantina di invitati, molti amici e qualche presenza istituzionale,
che si è tenuto nel patio del Cenesex, il Centro Nazionale di educazione
sessuale, una entità che da anni lavora per sviluppare una politica di
comprensione sulla diversità sessuale. "Era logico che aprissimo le porte a
questo evento, anche se il nostro non è un centro dedicato alle feste. Quale
luogo migliore per vivere questa esperienza?", dice Norma Guillard, psicologa,
ricercatrice, autrice di saggi sulla violenza e le differenze sessuali, nonchè
vice presidente della sezione di Socumes (Società cubana multidisciplinare di
studi sulla sessualità). Norma è anche la coordinatrice di uno spazio di
interscambio tra donne lesbiche e bisessuali aperto nel Cenesex già da tre anni.
Secondo Norma, un evento come questo matrimonio è assolutamente coerente con una
istituzione "completamente aperta alla comprensione e alla lotta contro
l'omofobia". E negli inviti, a mano e rigorosamente in carta riciclata, inviati
ad agenzie di stampa era scritto: "Accadrà un evento che cambierà le nostre
vite. Anche la tua. Per questo ti invitiamo a far parte di questa rivoluzione di
amore (.) Diventerà parte della storia o rimarrà solo nel tuo ricordo, tutto
dipende da te". Ansa, Reuters e le altre agenzie di stampa hanno ricevuto questo
singolare invito, ma in Italia non se ne è avuta traccia. I giornali italiani,
così solerti nel pubblicare qualsiasi notizia 'spazzatura' che riguarda Cuba, e
pronti a far diventare una manifestazione di massa quella di una decina di Donne
in bianco, ovvero di 'dissidenti', come vengono eufemisticamente chiamate, hanno
completamente bucato la notizia di questo evento, simbolico certamente, ma di
grande portata. Ci ha pensto invece Rutelli, a spiegare come stanno le cose a
Cuba. Nell'isola non sono tutte rose e fiori, ma il rigore e la serietà che ne
contraddistingono il cammino verso un mondo differente, fanno sì che si
sviluppino convegni, dibattiti e ricerche per esaminare con occhio critico anche
la situazione dei gay perchè, come dice Mariela Castro nel sito del Cenesex: la
"accettazione della differenza sessuale -e non solo di questa differenza- è
inseparabile dal culto della 'dignità piena' degli esseri umani. Non si tratta
di un tema per sessuologi o psicologi, ma di un problema di tutta la società.
Nessuno è libero sino a quando esiste la discriminazione in qualsiasi forma. La
discriminazione -eufemismo che nasconde parole di maggiore gravità come
repressione- avvilisce il discriminato e il discriminatore. Se il socialismo è
il progetto di liberazione integrale degli uomini e della società, ha l'obbligo
di ri-creare socialmente e in modo permanente, la morale della libertà. E se a
Cuba è stato fatto molto su questo tema, anche nella letteratura, nel teatro,
nella musica, la società cubana non è preparata per una discussione aperta sul
tema. (...)" Non è matura, si dice, perchè non ci si è fatti carico di questo
argomento come tema politico ma "Una rivoluzione sa che questa maturità non è 'biologica',
ma 'sociale'. Se Lenin avesse atteso la maturità della società russa, non si
sarebbe prodotta la grande sovversione del 1917. La 'maturità' non arriva quando
una società compie cinquanta, cento o mille anni, ma come risultato di una
riflessione permanente su se stessa, sui suoi limiti e i suoi compiti". E
continua: "Non si può essere rivoluzionari essendo omofobici, razzisti, o
essendo un grande eccetera di discriminazioni. Non si tratta di credere nella
possibilità di una vita sociale senza 'pregiudizi', bensì di costruire la
possibilità di sottomettere questi 'pregiudizi', costantemente, alla critica
sociale. Non basta la tolleranza quando si hanno ideali. Quando si hanno degli
ideali è necessario accettare". Le posizioni ben chiare del Cenesex e di Mariela
Castro, sono condivise anche sul piano politico, come ha dichiarato Ricardo
Alarcón, Presidente del Parlamento cubano, in una intervista rilasciata in
Canada: "Sono totalmente a favore di tutto quanto Mariela Castro sta proponendo,
nel modificare il nostro Codice. Ci stiamo lavorando e bisogna farlo
democraticamente, discutendo, spiegando e convincendo la gente". Rispetto al
matrimonio tra gay e alla posizione della chiesa cattolica, Alarcón precisa:
"Dobbiamo considerare con il dovuto rispetto non solo la chiesa cattolica, ma
tutte le religioni cristiane che considerano il matrimonio come sacramento". Non
vuole mettere insieme le cose, per evitare discussioni, problemi e conflitti
addizionali per i gay che "soffrono già di sufficienti pregiudizi e
discriminazioni per unire i problemi della Chiesa a tutto ciò. Separiamo le
cose, il matrimonio come viene definito dalla Legge e quello definito dalla
chiesa, il tradizionale non è modificabile: non si tratta di un emendamento alla
Legge di Dio, ma quello di cui c'è necessità è un emendamento al Codice. È
giusto che le coppie dello stesso sesso abbiano gli stessi diritti e le medesime
responsabilità di quelle tra sessi distinti". Come si diceva, non mancano le
ricerche per capire la situazione e affrontare i problemi. Uno dei maggiori
studi è quello iniziato all'inizio del 2000, anche con la collaborazione
dell'Alma Mater, l'università, che dimostra come il rifiuto sociale verso il
lesbismo è maggiore di quello nei confronti dei maschi omosessuali o bisessuali.
Per le donne è più difficile vivere la propria diversità nella famiglia, o a
livello sociale, per i ruoli assegnati alle donne e alle madri. Le
incomprensioni possono trovarsi anche all'interno della stessa comunità gay, per
i problemi legati al 'machismo' dominante. "L'uomo può fare qualsiasi cosa con
la sua vita e con la sua sessualità, pensano molti omosessuali e bisessuali,
però altro è per la donna. Quindi questo matrimonio tra lesbiche è un atto di
amore e di sensibilità su questo tema. È l'amore quello che ci rende più umani",
dice ancora Norma Guillard. Per questo anno si prevede che vada a buon fine la
proposta di riforma legale, presentata dal Cenesex e dalla Federación de Mujeres
Cubanas, che propone il riconoscimento delle unioni di fatto tra coppie
omosessuali, la garanzia di uguali diritti tra coppie etero e omosessuali,
l'accesso alla adozione e, nel caso di donne, ai servizi di fertilità assistita.
È stata presentata nel 2007, non si sa quando verrà accettata ma, nel frattempo,
il Cenesex ha recepito l'invito del Partito Comunista cubano di preparare la
popolazione attraverso i media di comunicazione.
La storia di Cuba è una storia latinoamericana, con il machismo nelle viscere
della società e quindi estremamente difficile da sradicare. Per questo le
decisioni non vengono imposte, ma si lavora per una accettazione culturale in
grado di provocare i mutamenti. E questo Rutelli lo chiama pena di morte?
Emmevi
Parla Mariela Castro, figlia di Raul: "Rutelli ci accusa
di perseguitare i gay, ma discutiamo leggi impossibili da voi"
Ma i Pacs sono già in
parlamento
«Francesco Rutelli ha condannato a morte i gay cubani.
Cuba no». La risolve con una battuta in un largo sorriso Mariela Castro figlia
di Raul, capo provvisorio dello stato di Cuba. Ma l'arrabbiatura è forte
davvero.
Qualche giorno fa il vicepresidente del consiglio si è lasciato andare a
un'esternazione in cui ha abbinato Cuba e Iran in merito alle condanne a morte
contro i gay. «Ho letto di questo afflato missionario per liberare dal rischio
della pena capitale i gay iraniani e cubani Mi sono sorpresa perché un uomo che
ha una tale responsabilità pubblica dovrebbe informarsi prima di parlare
pubblicamente. Informarsi bene. Forse non sa, non solo che a Cuba
l'omosessualità non viene punita dalla legge, ma che in parlamento giace una
proposta di "unione legale" che darà agli omosessuali gli stessi identici
diritti che hanno gli eterosessuali quando vi è un'unione consensuale fuori dal
matrimonio. A sentire le vostre associazioni gay, mi pare di capire che in
Italia c'è molto dibattito e proteste proprio su questo argomento. Insomma mi
pare che da voi ci sia molta insoddisfazione tra gay, lesbiche e transessuali.
Forse il signor Rutelli dovrebbe occuparsi degli italiani. Dei cubani già ci
stiamo occupando noi».
Mariela Castro è la direttrice del Cenesex il Centro cubano di educazione
sessuale che da diversi anni (era diretto da sua madre) si batte per far
avanzare la battaglia sui diritti. L'occasione per parlarne è un incontro
ospitato dalla provincia di Firenze e organizzato dal Programma per lo sviluppo
dell' Onu (Undp) che ha per oggetto il «rispetto delle differenze».
l Una battaglia che non incontra difficoltà?
Certo che ne incontra come ovunque e soprattutto in società contrassegnate da
«machismo» e da scarso rispetto delle diversità. Così a Cuba e così mi pare in
Italia. Ma i successi ci sono. Ereditammo il codice spagnolo che puniva gli
o-mosessuali, che «davano scandalo» pubblico, ma che co-
munque non prevedeva per loro la pena capitale: con la Rivoluzione il movimento
femminile negli anni Ottanta cominciò una vera e propria lotta che ha cambiato
la cultura cubana. Già dal '79, ad esempio, i transessuali sono in carico al
sistema sanitario nazionale. C'è ancora molto da fare certo ma stiamo lavorando:
adesso è in corso una campagna di educazione sessuale attraverso la stampa e
facciamo pressione sui parlamentari con la nostra rivista e le nostre
raccomandazioni (a marzo la Giunti pubblicherà una guida per adolescenti del
Cenesex dove si parla apertamente di omosessualità ndr).
l Ad esempio?
Miriamo a una cultura sempre più aperta verso omosessuali, bisessuali
transessuali. È già stato approvato che le operazioni chirurgiche richieste dai
trans siano a carico dello stato.
l Le reazioni?
Positive secondo i sondaggi anche tra leader religiosi, intellettuali, la gente
in generale. Prima della rivoluzione Cuba era una società razzista e maschilista
ma le leggi sono andate verso l'affermazione delle pari opportunità.
l La nuova legge sui diritti delle coppie omosessuali?
Alcuni pensano che potrebbe passare per decreto ed essere poi approvata dal
Consiglio di stato. Altri che se ne debba occupare il parlamento. Preferirei
questa seconda opzione. Cambiamenti come questo devono essere oggetto di
condivisione.
l Torno alla pena capitale. A Cuba è in vigore.
L'ultimo caso è di diverso tempo fa e riguardava un attentato alla sicurezza
dello stato. Ma se mi chiede la mia opinione personale, ritengo che dovrebbe
sparire dalla legislazione dell'intero pianeta. Ma tante altre cose devono
cambiare. Deve essere condannato anche il terrorismo di stato e i paesi che ne
invadono altri.