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numero 1, gennaio 2008

Matrimoni tra gay? E perchè no?
di Emmevi

C'erano le rose, l'abito bianco e il velo. Monica ed Elisabetta si sono scambiate gli anelli, hanno riso, pianto, si sono abbracciate, si sono dichiarate amore eterno, come fanno tutti gli innamorati quando si sposano. Monica ed Elisabetta, 18 anni la prima, 28 la seconda, sono lesbiche e si sono unite in un matrimonio simbolico al Cenesex il 23 novembre, diciassette giorni prima che Francesco Rutelli, vicepresidente del consiglio e Ministro della cultura italiana, in una intervista rilasciata a la Repubblica (con commenti su Prodi, riforme e altri temi di politica interna, tra cui la sua posizione sulla senatrice Paola Binetti, eletta nella Margherita che non ha votato la fiducia al governo per il cosiddetto emendamento sull´omofobia), se ne uscisse con questa frase: "Quanto alla politica, mobilitiamoci contro le condanne a morte di omosessuali nel mondo, da Cuba all´Iran". Cuba, condanne a morte agli omosessuali, e quando mai? In tanti abbiamo fatto un salto sulla seggiola leggendo queste assurdità. Un conto se chi dice queste sciocchezze è un ubriaco al bar, un altro se si tratta di uno dei rappresentanti dello Stato. L'ignoranza, in questo caso non è concessa. Si tratta di una vicenda molto grave, che avrebbe anche potuto far scoppiare un incidente diplomatico, se i cubani non fossero così abituati a sentire idiozie sul loro conto e a difendersi esclusivamente con la verità del loro impegno reale. Mariela Castro, in Italia in quei giorni, ha rilasciato sul tema una intervista a Michele Giordana, di Lettera 22, che è stata pubblicata sul Manifesto e che, a parte, vi proponiamo integralmente. Quello di Monica e di Elisabetta è stato un matrimonio simbolico con una sessantina di invitati, molti amici e qualche presenza istituzionale, che si è tenuto nel patio del Cenesex, il Centro Nazionale di educazione sessuale, una entità che da anni lavora per sviluppare una politica di comprensione sulla diversità sessuale. "Era logico che aprissimo le porte a questo evento, anche se il nostro non è un centro dedicato alle feste. Quale luogo migliore per vivere questa esperienza?", dice Norma Guillard, psicologa, ricercatrice, autrice di saggi sulla violenza e le differenze sessuali, nonchè vice presidente della sezione di Socumes (Società cubana multidisciplinare di studi sulla sessualità). Norma è anche la coordinatrice di uno spazio di interscambio tra donne lesbiche e bisessuali aperto nel Cenesex già da tre anni. Secondo Norma, un evento come questo matrimonio è assolutamente coerente con una istituzione "completamente aperta alla comprensione e alla lotta contro l'omofobia". E negli inviti, a mano e rigorosamente in carta riciclata, inviati ad agenzie di stampa era scritto: "Accadrà un evento che cambierà le nostre vite. Anche la tua. Per questo ti invitiamo a far parte di questa rivoluzione di amore (.) Diventerà parte della storia o rimarrà solo nel tuo ricordo, tutto dipende da te". Ansa, Reuters e le altre agenzie di stampa hanno ricevuto questo singolare invito, ma in Italia non se ne è avuta traccia. I giornali italiani, così solerti nel pubblicare qualsiasi notizia 'spazzatura' che riguarda Cuba, e pronti a far diventare una manifestazione di massa quella di una decina di Donne in bianco, ovvero di 'dissidenti', come vengono eufemisticamente chiamate, hanno completamente bucato la notizia di questo evento, simbolico certamente, ma di grande portata. Ci ha pensto invece Rutelli, a spiegare come stanno le cose a Cuba. Nell'isola non sono tutte rose e fiori, ma il rigore e la serietà che ne contraddistingono il cammino verso un mondo differente, fanno sì che si sviluppino convegni, dibattiti e ricerche per esaminare con occhio critico anche la situazione dei gay perchè, come dice Mariela Castro nel sito del Cenesex: la "accettazione della differenza sessuale -e non solo di questa differenza- è inseparabile dal culto della 'dignità piena' degli esseri umani. Non si tratta di un tema per sessuologi o psicologi, ma di un problema di tutta la società. Nessuno è libero sino a quando esiste la discriminazione in qualsiasi forma. La discriminazione -eufemismo che nasconde parole di maggiore gravità come repressione- avvilisce il discriminato e il discriminatore. Se il socialismo è il progetto di liberazione integrale degli uomini e della società, ha l'obbligo di ri-creare socialmente e in modo permanente, la morale della libertà. E se a Cuba è stato fatto molto su questo tema, anche nella letteratura, nel teatro, nella musica, la società cubana non è preparata per una discussione aperta sul tema. (...)" Non è matura, si dice, perchè non ci si è fatti carico di questo argomento come tema politico ma "Una rivoluzione sa che questa maturità non è 'biologica', ma 'sociale'. Se Lenin avesse atteso la maturità della società russa, non si sarebbe prodotta la grande sovversione del 1917. La 'maturità' non arriva quando una società compie cinquanta, cento o mille anni, ma come risultato di una riflessione permanente su se stessa, sui suoi limiti e i suoi compiti". E continua: "Non si può essere rivoluzionari essendo omofobici, razzisti, o essendo un grande eccetera di discriminazioni. Non si tratta di credere nella possibilità di una vita sociale senza 'pregiudizi', bensì di costruire la possibilità di sottomettere questi 'pregiudizi', costantemente, alla critica sociale. Non basta la tolleranza quando si hanno ideali. Quando si hanno degli ideali è necessario accettare". Le posizioni ben chiare del Cenesex e di Mariela Castro, sono condivise anche sul piano politico, come ha dichiarato Ricardo Alarcón, Presidente del Parlamento cubano, in una intervista rilasciata in Canada: "Sono totalmente a favore di tutto quanto Mariela Castro sta proponendo, nel modificare il nostro Codice. Ci stiamo lavorando e bisogna farlo democraticamente, discutendo, spiegando e convincendo la gente". Rispetto al matrimonio tra gay e alla posizione della chiesa cattolica, Alarcón precisa: "Dobbiamo considerare con il dovuto rispetto non solo la chiesa cattolica, ma tutte le religioni cristiane che considerano il matrimonio come sacramento". Non vuole mettere insieme le cose, per evitare discussioni, problemi e conflitti addizionali per i gay che "soffrono già di sufficienti pregiudizi e discriminazioni per unire i problemi della Chiesa a tutto ciò. Separiamo le cose, il matrimonio come viene definito dalla Legge e quello definito dalla chiesa, il tradizionale non è modificabile: non si tratta di un emendamento alla Legge di Dio, ma quello di cui c'è necessità è un emendamento al Codice. È giusto che le coppie dello stesso sesso abbiano gli stessi diritti e le medesime responsabilità di quelle tra sessi distinti". Come si diceva, non mancano le ricerche per capire la situazione e affrontare i problemi. Uno dei maggiori studi è quello iniziato all'inizio del 2000, anche con la collaborazione dell'Alma Mater, l'università, che dimostra come il rifiuto sociale verso il lesbismo è maggiore di quello nei confronti dei maschi omosessuali o bisessuali. Per le donne è più difficile vivere la propria diversità nella famiglia, o a livello sociale, per i ruoli assegnati alle donne e alle madri. Le incomprensioni possono trovarsi anche all'interno della stessa comunità gay, per i problemi legati al 'machismo' dominante. "L'uomo può fare qualsiasi cosa con la sua vita e con la sua sessualità, pensano molti omosessuali e bisessuali, però altro è per la donna. Quindi questo matrimonio tra lesbiche è un atto di amore e di sensibilità su questo tema. È l'amore quello che ci rende più umani", dice ancora Norma Guillard. Per questo anno si prevede che vada a buon fine la proposta di riforma legale, presentata dal Cenesex e dalla Federación de Mujeres Cubanas, che propone il riconoscimento delle unioni di fatto tra coppie omosessuali, la garanzia di uguali diritti tra coppie etero e omosessuali, l'accesso alla adozione e, nel caso di donne, ai servizi di fertilità assistita. È stata presentata nel 2007, non si sa quando verrà accettata ma, nel frattempo, il Cenesex ha recepito l'invito del Partito Comunista cubano di preparare la popolazione attraverso i media di comunicazione.
La storia di Cuba è una storia latinoamericana, con il machismo nelle viscere della società e quindi estremamente difficile da sradicare. Per questo le decisioni non vengono imposte, ma si lavora per una accettazione culturale in grado di provocare i mutamenti. E questo Rutelli lo chiama pena di morte?
Emmevi


Parla Mariela Castro, figlia di Raul: "Rutelli ci accusa di perseguitare i gay, ma discutiamo leggi impossibili da voi"

Ma i Pacs sono già in parlamento

«Francesco Rutelli ha condannato a morte i gay cubani. Cuba no». La risolve con una battuta in un largo sorriso Mariela Castro figlia di Raul, capo provvisorio dello stato di Cuba. Ma l'arrabbiatura è forte davvero.
Qualche giorno fa il vicepresidente del consiglio si è lasciato andare a un'esternazione in cui ha abbinato Cuba e Iran in merito alle condanne a morte contro i gay. «Ho letto di questo afflato missionario per liberare dal rischio della pena capitale i gay iraniani e cubani Mi sono sorpresa perché un uomo che ha una tale responsabilità pubblica dovrebbe informarsi prima di parlare pubblicamente. Informarsi bene. Forse non sa, non solo che a Cuba l'omosessualità non viene punita dalla legge, ma che in parlamento giace una proposta di "unione legale" che darà agli omosessuali gli stessi identici diritti che hanno gli eterosessuali quando vi è un'unione consensuale fuori dal matrimonio. A sentire le vostre associazioni gay, mi pare di capire che in Italia c'è molto dibattito e proteste proprio su questo argomento. Insomma mi pare che da voi ci sia molta insoddisfazione tra gay, lesbiche e transessuali. Forse il signor Rutelli dovrebbe occuparsi degli italiani. Dei cubani già ci stiamo occupando noi».
Mariela Castro è la direttrice del Cenesex il Centro cubano di educazione sessuale che da diversi anni (era diretto da sua madre) si batte per far avanzare la battaglia sui diritti. L'occasione per parlarne è un incontro ospitato dalla provincia di Firenze e organizzato dal Programma per lo sviluppo dell' Onu (Undp) che ha per oggetto il «rispetto delle differenze».
l Una battaglia che non incontra difficoltà?
Certo che ne incontra come ovunque e soprattutto in società contrassegnate da «machismo» e da scarso rispetto delle diversità. Così a Cuba e così mi pare in Italia. Ma i successi ci sono. Ereditammo il codice spagnolo che puniva gli o-mosessuali, che «davano scandalo» pubblico, ma che co-
munque non prevedeva per loro la pena capitale: con la Rivoluzione il movimento femminile negli anni Ottanta cominciò una vera e propria lotta che ha cambiato la cultura cubana. Già dal '79, ad esempio, i transessuali sono in carico al sistema sanitario nazionale. C'è ancora molto da fare certo ma stiamo lavorando: adesso è in corso una campagna di educazione sessuale attraverso la stampa e facciamo pressione sui parlamentari con la nostra rivista e le nostre raccomandazioni (a marzo la Giunti pubblicherà una guida per adolescenti del Cenesex dove si parla apertamente di omosessualità ndr).
l Ad esempio?
Miriamo a una cultura sempre più aperta verso omosessuali, bisessuali transessuali. È già stato approvato che le operazioni chirurgiche richieste dai trans siano a carico dello stato.
l Le reazioni?
Positive secondo i sondaggi anche tra leader religiosi, intellettuali, la gente in generale. Prima della rivoluzione Cuba era una società razzista e maschilista ma le leggi sono andate verso l'affermazione delle pari opportunità.
l La nuova legge sui diritti delle coppie omosessuali?
Alcuni pensano che potrebbe passare per decreto ed essere poi approvata dal Consiglio di stato. Altri che se ne debba occupare il parlamento. Preferirei questa seconda opzione. Cambiamenti come questo devono essere oggetto di condivisione.
l Torno alla pena capitale. A Cuba è in vigore.
L'ultimo caso è di diverso tempo fa e riguardava un attentato alla sicurezza dello stato. Ma se mi chiede la mia opinione personale, ritengo che dovrebbe sparire dalla legislazione dell'intero pianeta. Ma tante altre cose devono cambiare. Deve essere condannato anche il terrorismo di stato e i paesi che ne invadono altri.


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