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La Guerra dei Dieci Anni

La Prima Guerra per l’Indipendenza di Cuba scoppiò il 10 ottobre 1868, con la sollevazione di
Carlos Manuel de Céspedes, nella centrale dello zucchero La Demajagua, e con la successiva ribellione di Donato Mármol, Calixto García, Vicente García, Francisco Vicente Aguilera e di altri capi rivoluzionari orientali. E’ nota come la "Rivoluzione di Yara", nome del villaggio assaltato dai mambises poche ore dopo la sollevazione.
Il settore più progressista dei
proprietari terrieri cubani aveva optato per la lotta armata e trascinò con sé contadini medi e poveri – bianchi, neri e mulatti liberi – come pure schiavi liberati.
Fin dai primi giorni vi erano nelle fila dell’Esercito Liberatore diversi dominicani con esperienza militare, tra questi
Máximo Gómez, come pure il mulatto Antonio Maceo e i suoi familiari che molto si distinsero successivamente. La sollevazione a Camagüey avvenne nel mese di novembre e a Las Villas nel febbraio 1869.
Una guerra mortale si sarebbe sviluppata per dieci lunghi anni in questa parte dell’isola. I ricchi
possidenti dello zucchero dell’occidente, fecero causa comune con la Spagna o se ne andarono all’estero, timorosi di vedere colpiti i loro interessi e in particolar modo per paura che i loro schiavi si unissero alla contesa.
Il 20 ottobre 1868 venne presa la città di Bayamo, dopo tre giorni di combattimenti. Lì si stabilì il
primo Governo della Repubblica in Armi. Per contenere gli insorti e per togliere loro le basi di appoggio, la Spagna ricorse a una politica di terra bruciata nei territori in rivolta, dove il terrore venne applicato contro la popolazione.
Alla fine del 1869, la Corona poteva già contare nel paese su un esercito di 67.400 uomini e su 40.000 uomini del corpo di volontari, formato da spagnoli residenti.
Gli spagnoli ripresero i principali villaggi della Valle del Cauto, ma gli abitanti di Bayamo preferirono incendiare la loro bella città prima di consegnarla. A Las Villas le truppe spagnole avevano una superiorità assoluta e a Camagüey vennero distrutte le basi degli insorti.
Nel 1871 la maggior parte dei possidenti terrieri di Camagüey abbandonarono la lotta, convinti del fatto che la rivoluzione era in regresso. In questa complessa congiuntura,
Ignacio Agramonte assume il comando di questa divisione e riorganizza le fila dei mambises.
Ma nella parte nord della provincia di Oriente gli insorti avevano resistito. In febbraio Máximo Gómez aveva ricevuto notizie dal Governo dopo vari mesi e riuscì a rompere l’assedio spagnolo ad Aguas Verdes, vicino a Holguín, per marciare su Las Tunas dove si erano concentrate le forze disperse e armarle con tutto il necessario ricevuto da una spedizione proveniente dall’estero.
Rimaneva a lottare solo la terza parte degli oltre 15.000 insorti che avevano iniziato la lotta, ma erano uomini abituati all’arte della guerra irregolare, esperti tiratori e nelle cariche al machete. Con questi uomini Gómez armò tre colonne mobili che distrussero la rete dei fortini spagnoli nella valle del fiume Cauto, che permise ai cubani di passare di nuovo all’offensiva. Successivamente riorganizzò i mambises nella zona di Santiago de Cuba e invase la ricca regione di coltivazioni di caffè di Guantánamo, con l’ordine del Presidente Céspedes di incendiare queste fonti di ricchezza per la Spagna.
Il 26 ottobre, oltre 170 coltivazioni di caffè erano state ridotte in cenere ed erano stati liberati gli schiavi che vi lavoravano, che nella maggior parte passarono a ingrossare le fila indipendentiste. Nel 1873, i successi di Agramonte, Calixto García, Vicente García e Antonio Maceo – diventato colonnello durante l’invasione di Guantánamo – misero i cubani in vantaggio e l’anno seguente consolidarono la loro offensiva.
La cavalleria di Camagüey aveva ristabilito il dominio rivoluzionario, prima che il suo capo morisse a Jimaguayú. Sostituendolo, Gómez condusse vittoriosamente in quello stesso anno alcuni dei combattimenti più importanti della contesa, come quelli di La Sagra e di Palo Seco e, nel primo trimestre del 1874, le azioni di Naranjo e di Mojacasabe e la battaglia di Las Guásimas, la principale di tutta la guerra.
Questi scontri avvennero nel momento in cui Gómez stava concentrando le forze per iniziare la progettata invasione di Las Villas, che dovette posticipare. In quell’anno cadde prigioniero Calixto García.
All’inizio del 1875, si prese gioco delle forze spagnole attraversando con oltre mille uomini la
linea da Júcaro a Morón, linea difensiva tra le due coste destinata a impedire l’estensione della guerra.
Lo stratega dominicano evitò combattimenti rischiosi, dislocò le sue truppe in tutta la regione di Las Villas e addirittura le più avanzate arrivarono fino a Matanzas, distruggendo al loro passaggio 83 centrali dello zucchero. Arruolò 1.400 uomini nell’Esercito Liberatore e si impadronì di oltre mille fucili e di duemila cavalli.
L’invasione non poté essere fermata da 22 battaglioni spagnoli, tuttavia il regionalismo impedì che la lotta proseguisse verso occidente. Il Governo aveva deciso di rafforzare gli invasori con forze orientali, ma le truppe di Vicente García si rifiutarono di partire da Las Tunas, dove questo capo manteneva il suo territorio libero e ben approvvigionato, sulla base delle sue vittorie.
Dalla destituzione di Céspedes nel 1873, da parte della Camera dei Rappresentanti, le divisioni interne hanno costituito un potenziale nemico dell’indipendenza cubana.
La protesta di Vicente García e di altri generali a Lagunas de Varona andò oltre. Chiesero la destituzione del Presidente provvisorio
Salvador Cisneros Betancourt, la modifica di parte della Costituzione di Guáimaro e una riforma generale del Governo.
Cisneros rinunciò all’incarico, vennero convocate nuove elezioni per rinnovare la Camera e Vicente García ottenne il mandato congiunto per le province di Oriente e di Camagüey. Subito gli abitanti di Camagüey e quelli di Las Villas rifiutarono di essere diretti da capi di altre regioni.
La Camera riformata elesse Presidente
Tomás Estrada Palma, che cadde prigioniero nel 1877. A metà del 1877 le truppe di Vicente García si rifiutarono di nuovo di marciare su Las Villas e il loro capo rifiutò il comando in questa regione.
Gli abitanti di Holguín formarono un loro Governo, il Cantone di Holguín. Il terreno era pervaso dalla demoralizzazione che culminò nel 1878 nel
Patto del Zanjón.