Ricerca nella storia di Cuba
Lo Stato cubano di nuovo tipo
La sorte di questo popolo a cui Fidel Castro
fece appello nella sua "La storia mi assolverà", è diventata la
problematica centrale dello Stato di nuovo tipo costruito a Cuba in oltre 40
anni di Rivoluzione.
La politica seguita era diretta, in primo luogo, allo sradicamento della povertà
e di tutte le forme di discriminazione, creando una base di sviluppo economico e
i principi etici che avrebbero elevato la condizione sociale e l’autostima dei
cubani, così come i loro ideali di fraternità e di solidarietà verso altri
popoli.
Quando il 16 aprile 1961, alla vigilia dell'invasione di Playa Girón
Fidel Castro dichiarò, il carattere socialista del processo cubano, questo era
già una realtà in seno all'economia socializzata ma anche nella portata delle
misure sociali in atto. Ma il fatto di intraprendere la costruzione del
socialismo in un paese sottosviluppato implicava grandi sacrifici ed enormi
sforzi, nei quali venne coinvolta la maggior parte della popolazione, con le sue
organizzazioni politiche e di massa.
Tra il 1959 e il 1985 c'è stato un tasso medio di crescita annuo del 4.8 %,
risultato ancora lontano per superare completamente l’eredità del sottosviluppo,
ma comunque ben al di là dei risultati ottenuti in altri paesi dell'America
Latina e del Terzo Mondo.
E’ allora che vengono tracciate le mete più importanti e si inizia ad adeguare
alla realtà cubana il sistema di direzione dell’economia, come parte di un
processo chiamato ‘di rettifica’ degli errori, che viene a rappresentare una
tendenza verso i valori dell'identità e della cultura nazionale, per un'etica
che elevi l'uomo e preservi la società. Allo stesso modo lo sviluppo viene
accelerato sulla base di una rivoluzione tecnico-scientifica, le cui premesse
furono create già dagli anni '60.
Dal primo anno della Rivoluzione, l'attività monetaria venne assunta dalla Banca
Nazionale di Cuba, presieduta dal Comandante Ernesto Che Guevara,
dal 25 novembre 1959.
Fino al primo trimestre del 1960 erano stati recuperati 400 milioni di pesos dal
Ministero creato per confiscare i beni pubblici malversati. Nel marzo del 1960
venne creata la Giunta Centrale di Pianificazione (JUCEPLAN) e nel mese seguente
la Banca per il Commercio Estero.
Successivamente il paese andrà dotandosi di nuovi ministeri, organismi e
istituzioni di nuovo tipo, così come di istituti scientifici conformi alle
richieste dello sviluppo.
Al fine di garantire la difesa del processo, il 6 giugno 1961 viene abolito il
Ministero di Governabilità e al suo posto nasce il Ministero dell'Interno, con
Ramiro Valdés Menéndez
come Ministro; il 16 ottobre 1959 veniva costituito il Ministero delle Forze
Armate Rivoluzionarie, alla cui testa vi era Raúl Castro.
Lo Stato divenne il principale investitore. Già nel luglio 1960 vennero
destinati 92 milioni di pesos – 52 in valuta - a 52 fabbriche; altri 20 milioni
all'industria mineraria, nel mese di dicembre. Il bilancio della nazione per il
1961 fu di 1.435 milioni di pesos, tre volte superiori a quello più alto della
repubblica prerivoluzionaria.
Negli anni '70 terminò il processo di istituzionalizzazione della Rivoluzione
cubana, con l'approvazione attraverso un referendum popolare di una nuova
Costituzione della Repubblica (entrata in vigore il 24 febbraio 1975) e con la
creazione degli organismi del Poder Popular, la cui prima Assemblea Nazionale
venne costituita il 2 dicembre 1976. A partire da allora, il processo di
industrializzazione divenne il fattore predominante nello sviluppo del paese.
Gli investimenti eseguiti dallo Stato dal 1976 al 1980 (13.200 milioni di pesos)
rappresentano un 75 % in più rispetto ai cinque anni precedenti e il triplo
rispetto al periodo 1966-1970. Ci fu una crescita dei principali settori
economici e sociali, una maggiore efficienza e produttività (3.4 % all’anno) e
le modifiche nelle proporzioni e nella struttura del commercio estero con i
paesi socialisti del Consiglio di Mutua Assistenza Economica (CAME), permisero
una stabilità dei prezzi e delle forniture.
Incrementare l'efficacia dell'economia, fare buon uso delle capacità
industriali, portare a conclusione un gran numero di opere pubbliche in
costruzione e perfezionare a tutti i livelli la gestione politica e sociale,
sono state le priorità che hanno contrassegnato il cammino verso il futuro.
Al principio degli anni '90 il paese era nelle condizioni di poter fare il
grande salto, ma questo venne frustrato per la perdita dei mercati tradizionali
a causa della scomparsa dell'Unione Sovietica e della comunità degli stati
socialisti europei. A partire dalla fine del 1990 si è proceduto a un
riassestamento dei piani economici, per le inadempienze dell’URSS sulle sue
mancate esportazioni di combustibile e di altri prodotti verso Cuba.
Nel 1993 le importazioni sono cadute del 75 % e praticamente il 71 % delle
aziende statali sono via via divenute improduttive. Il prodotto interno lordo è
sceso di circa il 35 % rispetto a quello del 1989, con un deficit nel bilancio
statale del 33 % rispetto al PIL.
Ma nel 1994 la caduta è stata arrestata, l'economia ha avuto una crescita di un
modesto 0.7 %, le esportazioni cominciavano a recuperare e il deficit di
bilancio è sceso al 7.4 % del PIL. La ripresa economica è in crescita: 2.5 % nel
1995 e 7.8 % nel 1996. A prescindere dal piano di risanamento e di recupero
applicato, Cuba non avrebbe mai potuto rinascere come l’Araba Fenice se non
avesse potuto contare sulle basi strutturali e umane create nei decenni
precedenti.