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La Rivoluzione di gennaio al potere

All’alba dell’Anno Nuovo comincia nel 1959 il più originale processo storico della seconda metà del '900.
La Rivoluzione cubana si iscrive tra i grandi avvenimenti politici e sociali del XX secolo. La sua opera di trasformazioni, senza precedenti in un paese sottosviluppato, trascende i confini nazionali e americani per situarsi alla testa del Terzo Mondo.
Se nel suo percorso esistesse qualche segreto – qualcosa di mistico – questo sarebbe lo scatenamento di un fenomeno di massa, il peculiare esercizio della comunicazione e dello scambio tra il vertice e la stragrande maggioranza della popolazione. Questo modo di procedere è stato compiuto dallo stesso istante in cui Fidel Castro fece appello allo sciopero generale, nella mattina del 1° gennaio.
La fiducia popolare nella Rivoluzione venne confermata agli occhi del mondo (Operazione Verità) quando più di un milione di persone si radunarono il 21 gennaio a La Habana a difesa della loro sovranità – a Cuba sarebbe stata la prima volta di una lunga serie – a sostegno delle punizioni ai criminali batistiani e per respingere le campagne di diffamazione e le pressioni che da subito provenivano dagli Stati Uniti. I tribunali rivoluzionari vennero istituiti con la Legge 33 del 29 gennaio.
Il 7 febbraio venne ripristinata la Costituzione del 1940, con l’approvazione della Legge Fondamentale della Repubblica, che introdusse quei cambiamenti corrispondenti alla nuova situazione vigente nel paese, come il conferimento del potere legislativo e della facoltà costituente al Consiglio dei Ministri, seguendo quanto stabilito dai mambises nella Costituzione di Jimaguayú e di La Yaya.
Con questi poteri, tuttavia, ancora non veniva emanato quell'insieme di misure e di leggi promesse dal Movimento 26 Luglio. In accordo alla legislazione promulgata sulla Sierra Maestra, nei primi giorni di gennaio vennero sciolti il vecchio Esercito e la Polizia.
La presidenza venne assunta da Manuel Urrutia Lleó, un ex-magistrato che il giorno 5 dichiarò cessato il Governo di Fulgencio Batista e dei suoi collaboratori, designando per decreto i componenti del nuovo gabinetto.
La bilancia si inclinò, alla fine, verso la completa applicazione del Programma del Moncada, assumendo Fidel Castro la carica di Primo Ministro, il 16 febbraio. Due giorni dopo venivano sciolti i corpi repressivi della tirannia batistiana e successivamente controllate la Cuban Telephone Company, la Cooperativa de Ómnibus Aliados e quella di Ómnibus Metropolitanos S.A. Si stabilisce il ribasso delle tariffe telefoniche e poi di quelle elettriche, dei prezzi degli affitti e delle medicine.
Il 17 maggio, nell'antico Comando Ribelle, a La Plata, Sierra Maestra viene firmata la Legge di Riforma Agraria.
Nel mese di giugno avviene un rinnovo parziale del Consiglio Ministeriale; escono alcuni rappresentanti della destra ed entrano, tra gli altri, il professore universitario e veterano rivoluzionario Raúl Roa García, come Ministro degli Esteri, e il Comandante Pedro Miret, come Ministro dell'Agricoltura.
La correlazione di forze risulta più favorevole, giacché dal principio nel gabinetto vi erano anche Faustino Pérez, Ministro per il recupero dei Beni Malversati, e Armando Hart, Ministro dell'Educazione. Le contraddizioni esistenti con il Presidente Urrutia Lleó, che facevano ritardare il processo di trasformazione rivoluzionario, fecero sì che Fidel Castro presentasse le dimissioni il 17 luglio, spiegando la sua decisione in un intervento trasmesso alla radio e alla televisione.
L'opinione pubblica sostenne il Comandante in Capo e leader della Rivoluzione. Urrutia presentò le dimissioni e il Consiglio dei Ministri designò alla presidenza Osvaldo Dorticós Torrado.
Fidel accetterà di riassumere l'incarico il 26 luglio, su richiesta di un milione di persone riunitesi nella Plaza Civica (attualmente Plaza de la Revolución). Migliaia di contadini erano presenti durante la celebrazione del VI Anniversario dell'assalto alla Caserma Moncada per sostenere la Legge di Riforma Agraria, contro cui gli Stati Uniti e l'oligarchia locale avevano focalizzato i loro attacchi.
Nonostante l'inasprirsi della controrivoluzione, organizzata dalla Repubblica Dominicana e dagli Stati Uniti, dove fuggirono molti criminali e politici batistiani, il cammino per compiere le promesse della Moncada e della Sierra Maestra procedeva assai rapidamente.
L'Agenzia Centrale d'Intelligenza (CIA) si sarebbe incaricata di compiere le istruzioni del presidente degli Stati Uniti, Dwight D. Eisenhower, che fomentava apertamente la controrivoluzione.
Di fronte ai sabotaggi, ai crimini, alle minacce e alle cospirazioni il processo si radicalizzava. Le leggi di nazionalizzazione promulgate nel 1960 crearono un settore statale nell'economia e un passo verso la fase socialista. Il giorno 15 di quel mese Fidel Castro annunciò il compimento del Programma del Moncada, con l'aggiunta della Legge di Riforma Urbana. Più tardi sarà emanata quella sulla nazionalizzazione dell'insegnamento, il 6 giugno 1961.
Operai, contadini e studenti entravano in massa nelle Milizie Nazionali Rivoluzionarie e nei Comitati di Difesa della Rivoluzione, fondati rispettivamente nel 1959 e nel 1960. Di fronte all'esodo di numerosi professionisti, incoraggiati da Miami, un importante settore dell'intellettualità pone le sue conoscenze al servizio del paese (trent'anni dopo Cuba avrebbe laureato mezzo milione di universitari).
Si gettavano le basi dello sviluppo industriale, per lo sradicamento della povertà e dell'analfabetismo, per elevare i livelli di salute e di cultura, così come per lo sviluppo sportivo, tecnico-scientifico e umano.