italcuba.jpg (27434 byte)

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

Segreteria: Via Pietro Borsieri, 4  - 20159 MILANO - tel. 02-680862  
 www.italia-cuba.it
30_px.gif (66 byte)30_px.gif (66 byte)30_px.gif (66 byte)amicuba@tiscali.it 
 


Ricerca nel sito
mappa del sito
circoli

premi il pulsante per
iscriverti in rete

Iscriviti all'Associazione

antiterr.gif (3602 byte)
Libertà per i cinque

stop1.gif (1692 byte)
Lotta al Blocco
interventi e votazioni alle Nazioni Unite

Cuba contro il terrorismo




Pagina Superiore


Associazione
Comunicati Segreteria
Chi siamo
Lo statuto
I circoli
I gemellaggi
Progetto reti informatiche
Mostre
Viaggi di conoscenza

Cuba
I simboli
Popolazione
Geografia
Storia
Approfondimenti storici
Politica
Lotta al blocco U.S.A.
Il terrorismo degli U.S.A.
Discorsi di Fidel Castro
Personaggi di Cuba
Cuba è anche ...
Immagini di Cuba
Per invitare una persona
Ambasciata di Cuba

Informazione
Notizie da Prensa Latina
Archivio "notizie da P.L."
Nuestra America
Resumen Latinoamericano
El Moncada in rete
Notizie dall'Ambasciata

Attualità
Granma diario
Granma Internacional
Juventud Rebelde
Trabajadores
Prensa Latina
CUBAnews
Agencia Informativa Nacional

CubaWeb
 

Ricerca nella storia di Cuba

Le ultime battaglie della grande ribellione

I ribelli venivano accolti con gioia dagli abitanti di ogni villaggio, che a loro si univano per prendere d'assalto la caserme.
La guerra rivoluzionaria acquistò carattere nazionale soltanto negli ultimi mesi del 1958, di fronte alla demoralizzazione delle truppe batistiane. L'inarrestabile avanzata dell'Esercito Ribelle e l'insurrezione popolare diffusa impedirono la frustrazione del trionfo rivoluzionario attraverso un colpo di Stato e la conseguente ingerenza statunitense, come avvenne con la Mediazione Welles del 1933.
Dopo aver annientato l'offensiva governativa dell'estate contro la Sierra Maestra - e respinta quella nella zona del II Fronte - le forze insorte proseguirono nelle loro azioni durante i mesi di agosto, settembre e ottobre con il duplice scopo di far fallire la farsa elettorale prevista per il 3 novembre e di estendere la lotta a vaste regioni del paese e, in seguito, conquistare tutta la provincia orientale.
Le condizioni erano date. Oltre alla Sierra Maestra - I Fronte - il territorio liberato dal II Fronte "Frank País" comprendeva circa la terza parte dell'intera provincia di Oriente. Il III Fronte compiva la missione di stringere l'accerchiamento nelle regioni prossime a Santiago de Cuba, mentre il IV Fronte operava nella zona nord, ai confini con Camagüey.
Progressivamente, venne costituita una Amministrazione Civile del Territorio Liberato sotto la responsabilità di Faustino Pérez, con la riscossione di tributi ai proprietari di zuccherifici e ad altri produttori. Il transito sulle vie e sulle strade era vigilato dalle pattuglie ribelli, che tendevano imboscate alle forze batistiane.
Alla metà di novembre il Comandante in Capo Fidel Castro dispose l'inizio della Battaglia di Oriente, che aveva l'obbiettivo di accerchiare, attaccare e prendere possesso delle caserme e delle guarnigioni stanziate nei villaggi e nelle città, poiché già controllavano quelle delle campagne.
Giorni addietro era iniziato l'assedio di Guantánamo e di Sagua de Tánamo. Nel frattempo venivano attaccate le guarnigioni di stanza negli zuccherifici e in alcuni villaggi - tra cui Alto Songo, a meno di 30 km da Santiago de Cuba - assieme a molte altre, respingendo sulle strade i rinforzi nemici.
In tal senso, i comandanti delle colonne sul suolo orientale ricevettero precise istruzioni in merito, così come quelle di Camagüey e di Las Villas che avrebbero dovuto lanciarsi nella lotta urbana e provocare azioni militari di una certa entità che avrebbero obbligato il nemico a una grande mobilitazione di truppe.
Tutti i fronti presero parte all'offensiva finale e giorno dopo giorno il territorio in mano ribelle andava facendosi sempre più esteso, nonostante la superiorità delle forze batistiane in uomini e nell’armamento e i selvaggi bombardamenti dell'aviazione.
Il II e il III Fronte coordinavano le loro azioni, mentre le truppe del comandante Raúl Castro proseguivano l'avanzata nel triangolo compreso tra Mayarí, San Luis e Guantánamo, approssimandosi al luogo dove combatteva il comandante Juan Almeida, che andava compiendo incursioni nella periferia di Santiago de Cuba.
Il Posto di Comando dell'Esercito batistiano a Bayamo rimase isolato dopo la caduta di Guisa, il 30 novembre, e l'accerchiamento di Jiguaní, Maffo, Contramaestre e Palma Soriano - al centro della provincia - compiuto dal I Fronte al comando di Fidel Castro.
L'ultimo mese della dittatura di Batista cominciò con l'assedio dell’Esercito Ribelle a Santiago de Cuba e alle restanti città della zona. Ricevevano aiuti solamente per via aerea, dal momento che molte strade erano state rese inagibili per la distruzione dei ponti e per le imboscate tese dai ribelli.
Anche a Las Villas furono chiuse le strade e i sentieri; il paese rimase diviso in due e i villaggi di Las Villas vennero liberati uno dopo l'altro a partire dalla presa di Fomento, il giorno 17, da parte del Comandante Ernesto Che Guevara.
Il 27 dicembre si udivano gli ultimi spari del combattimento di Palma Soriano, durato cinque giorni; qui Fidel elaborò il piano d'assalto per Santiago de Cuba, Guantánamo, e Mayarí. Il 29 cominciava la battaglia di Santa Clara, capitale di Las Villas.
Alla caduta di Maffo - il 30 dicembre e dopo 20 giorni di accanita resistenza - non resta una sola forza nemica tra Bayamo e Santiago de Cuba, dove da un momento all'altro prenderà il via l'offensiva finale, così come annunciava lo stesso Fidel in un messaggio diffuso da Radio Rebelde.
Fulgencio Batista disponeva di una truppa di 70.000 effettivi, molto demoralizzati: 17.000 accerchiati in Oriente e 5.000 nella città di Santa Clara.
Il leader dell'assalto alla Moncada non temeva il confronto con i 5.000 soldati e ufficiali distaccati nella capitale orientale, ma ritardò l'attacco accettando – per evitare altro spargimento di sangue - l'offerta del generale Eulogio Cantillo, capo delle operazioni in Oriente, che era disposto il 31 dicembre a deporre le armi e a chiedere le dimissioni del Governo.
Nell'incontro avvenuto tra le rovine di uno zuccherificio tra Castro e Cantillo, questi si impegnò a non lasciare fuggire il dittatore e gli altri criminali batistiani. Vi fu un impegno per scongiurare un colpo di Stato e l’ingerenza straniera negli affari interni.
Importanti azioni militari e politiche vennero dispiegate il 31 dicembre: alle 22 ora locale il tiranno venne a sapere che Santa Clara era quasi giunta alla resa, così come era successo quel pomeriggio a Yaguajay dopo 11 giorni di scontri. Quella di quella notte sarebbe stata la sua ultima cena a Cuba.
Batista fuggì all’alba del 1° gennaio assieme ai suoi principali collaboratori - responsabili dei crimini e del saccheggio dei fondi pubblici - grazie alla complicità di Cantillo, che cercò di imporre un colpo di Stato a La Habana. Quando Fidel venne a conoscenza di ciò, con una arringa da Palma Soriano fece appello al paese per uno sciopero generale e alle sue forze di prendere le postazioni militari. "Golpe militare, no! Rivoluzione, si! Golpe militare alle spalle del popolo e della Rivoluzione, no!, perché servirà solo per prolungare la guerra", affermò.