Ricerca nella storia di Cuba
Le ultime battaglie della grande ribellione
I ribelli venivano accolti con gioia dagli abitanti di ogni villaggio, che a
loro si univano per prendere d'assalto la caserme.
La guerra rivoluzionaria acquistò carattere nazionale soltanto negli ultimi mesi
del 1958, di fronte alla demoralizzazione delle truppe batistiane.
L'inarrestabile avanzata dell'Esercito Ribelle e l'insurrezione popolare diffusa
impedirono la frustrazione del trionfo rivoluzionario attraverso un colpo di
Stato e la conseguente ingerenza statunitense, come avvenne con la Mediazione Welles
del 1933.
Dopo aver annientato l'offensiva governativa dell'estate contro la Sierra
Maestra - e respinta quella nella zona del II Fronte - le forze insorte
proseguirono nelle loro azioni durante i mesi di agosto, settembre e ottobre con
il duplice scopo di far fallire la farsa elettorale prevista per il 3 novembre e
di estendere la lotta a vaste regioni del paese e, in seguito, conquistare tutta
la provincia orientale.
Le condizioni erano date. Oltre alla Sierra Maestra - I Fronte - il territorio
liberato dal II Fronte "Frank País" comprendeva circa la terza parte dell'intera
provincia di Oriente. Il III Fronte compiva la missione di stringere
l'accerchiamento nelle regioni prossime a Santiago de Cuba, mentre il IV Fronte
operava nella zona nord, ai confini con Camagüey.
Progressivamente, venne costituita una Amministrazione Civile del
Territorio Liberato sotto la responsabilità
di Faustino Pérez,
con la riscossione di tributi ai proprietari di zuccherifici e ad altri
produttori. Il transito sulle vie e sulle strade era vigilato dalle pattuglie
ribelli, che tendevano imboscate alle forze batistiane.
Alla metà di novembre il Comandante in Capo Fidel Castro
dispose l'inizio della
Battaglia di Oriente, che aveva l'obbiettivo
di accerchiare, attaccare e prendere possesso delle caserme e delle guarnigioni
stanziate nei villaggi e nelle città, poiché già controllavano quelle delle
campagne.
Giorni addietro era iniziato l'assedio di Guantánamo e di Sagua de Tánamo. Nel
frattempo venivano attaccate le guarnigioni di stanza negli zuccherifici e in
alcuni villaggi - tra cui Alto Songo, a meno di 30 km da Santiago de Cuba -
assieme a molte altre, respingendo sulle strade i rinforzi nemici.
In tal senso, i comandanti delle colonne sul suolo orientale ricevettero precise
istruzioni in merito, così come quelle di Camagüey e di Las Villas che avrebbero
dovuto lanciarsi nella lotta urbana e provocare azioni militari di una certa
entità che avrebbero obbligato il nemico a una grande mobilitazione di truppe.
Tutti i fronti presero parte all'offensiva finale e giorno dopo giorno il
territorio in mano ribelle andava facendosi sempre più esteso, nonostante la
superiorità delle forze batistiane in uomini e nell’armamento e i selvaggi
bombardamenti dell'aviazione.
Il II e il III Fronte coordinavano le loro azioni, mentre le truppe del
comandante Raúl Castro
proseguivano l'avanzata nel triangolo compreso tra Mayarí, San Luis e Guantánamo,
approssimandosi al luogo dove combatteva il comandante Juan Almeida,
che andava compiendo incursioni nella periferia di Santiago de Cuba.
Il Posto di Comando dell'Esercito batistiano a Bayamo rimase isolato dopo la
caduta di Guisa, il 30 novembre, e l'accerchiamento di Jiguaní, Maffo,
Contramaestre e Palma Soriano - al centro della provincia - compiuto dal I
Fronte al comando di Fidel Castro.
L'ultimo mese della dittatura di Batista cominciò con l'assedio dell’Esercito
Ribelle a Santiago de Cuba e alle restanti città della zona. Ricevevano aiuti
solamente per via aerea, dal momento che molte strade erano state rese inagibili
per la distruzione dei ponti e per le imboscate tese dai ribelli.
Anche a Las Villas furono chiuse le strade e i sentieri; il paese rimase diviso
in due e i villaggi di Las Villas vennero liberati uno dopo l'altro a partire
dalla presa di Fomento, il giorno 17, da parte del Comandante Ernesto Che Guevara.
Il 27 dicembre si udivano gli ultimi spari del combattimento di Palma Soriano,
durato cinque giorni; qui Fidel elaborò il piano d'assalto per Santiago de Cuba,
Guantánamo, e Mayarí. Il 29 cominciava la battaglia di Santa Clara,
capitale di Las Villas.
Alla caduta di Maffo - il 30 dicembre e dopo 20 giorni di accanita resistenza -
non resta una sola forza nemica tra Bayamo e Santiago de Cuba, dove da un
momento all'altro prenderà il via l'offensiva finale, così come annunciava lo
stesso Fidel in un messaggio diffuso da Radio Rebelde.
Fulgencio Batista
disponeva di una truppa di 70.000 effettivi, molto demoralizzati: 17.000
accerchiati in Oriente e 5.000 nella città di Santa Clara.
Il leader dell'assalto alla Moncada non temeva il confronto con i 5.000 soldati
e ufficiali distaccati nella capitale orientale, ma ritardò l'attacco accettando
– per evitare altro spargimento di sangue - l'offerta del generale Eulogio
Cantillo, capo delle operazioni in Oriente, che era disposto il 31 dicembre a
deporre le armi e a chiedere le dimissioni del Governo.
Nell'incontro avvenuto tra le rovine di uno zuccherificio tra Castro e Cantillo,
questi si impegnò a non lasciare fuggire il dittatore e gli altri criminali batistiani.
Vi fu un impegno per scongiurare un colpo di Stato e l’ingerenza straniera negli
affari interni.
Importanti azioni militari e politiche vennero dispiegate il 31 dicembre: alle
22 ora locale il tiranno venne a sapere che Santa Clara era quasi giunta alla
resa, così come era successo quel pomeriggio a Yaguajay dopo 11 giorni di
scontri. Quella di quella notte sarebbe stata la sua ultima cena a Cuba.
Batista fuggì all’alba del 1° gennaio assieme ai suoi principali collaboratori -
responsabili dei crimini e del
saccheggio dei fondi pubblici - grazie alla complicità di Cantillo, che cercò di
imporre un colpo di Stato a La Habana. Quando Fidel venne a conoscenza di ciò,
con una
arringa da Palma Soriano fece appello al paese per uno
sciopero generale e alle sue forze di prendere le postazioni militari. "Golpe
militare, no! Rivoluzione, si! Golpe militare alle spalle del popolo e della
Rivoluzione, no!, perché servirà solo per prolungare la guerra", affermò.