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Le colonne di invasione, braccio della strategia finale

La schiacciante vittoria del 1958 davanti "all'offensiva dell'estate" dell'Esercito - l'ultima sulla Sierra Maestra - fece aumentare il numero e il morale delle truppe ribelli, diede fiducia nella vicinanza della vittoria e alimentò l’audacia di marciare verso occidente per decapitare il regime nel suo stesso covo.
La lezione delle guerre indipendentiste era stata molto chiara: soltanto l'estensione della lotta a tutto il paese avrebbe permesso la distruzione dell'apparato repressivo e del suo supporto economico. Durante una tregua per la consegna dei prigionieri alla Croce Rossa Internazionale, le forze ribelli si riorganizzando senza perdere tempo.
La Colonna n° 3 fece ritorno al III Fronte in modo da stringere l'accerchiamento della capitale orientale, Santiago de Cuba, mentre quelle di invasione di Camilo Cienfuegos e di Ernesto Che Guevara partivano verso occidente.
I 300 combattenti che resistettero all'attacco si erano più che triplicati essendosi aggiunti a loro altri 800. Questo permise di formare altre colonne, estendendo così la lotta a praticamente tutti i municipi orientali e alla provincia di Camagüey.
Agli inizi di ottobre le colonne n° 14 "José Antonio Echeverría" e la n° 12 "Simón Bolívar" partirono con la missione di costituire il IV Fronte nella zona nord-orientale, limitrofa a Camagüey, nei municipi di Puerto Padre, Las Tunas, Gibara e Holguín. Alla metà del mese, la colonna n° 13 "Ignacio Agramonte" si diresse verso il territorio camagüeyano.
Allo stesso modo, Fidel Castro aveva ordinato al Comandante Camilo Cienfuegos di marciare con la colonna n° 2 "Antonio Maceo" fino alla provincia più occidentale, Pinar del Río, e al Comandante Che Guevara, con la Colonna n° 8 "Ciro Redondo", verso le montagne dell'Escambray. I due scesero dai monti e nel volgere di un mese e mezzo riuscirono a compiere il difficile obiettivo di stabilirsi a Las Villas, malgrado la presenza dell'esercito e dell'aviazione batistiana.
Attraversarono l'orientale valle del Cauto, transitarono per Camagüey - una provincia dalle grandi pianure - in territori paludosi e isolati, con forti carenze di cibo e di acqua potabile, senza guide sicure e con i piedi scalzi e feriti. Molti soffrirono per funghi ai piedi. La maggior parte del tempo camminarono a piedi, con pesanti carichi e affrontando le piene dei fiumi ingrossati dalle piogge. Pensavano di poter accorciare il cammino con l'ausilio di mezzi motorizzati, ma un ciclone tropicale abbattutosi il 1° settembre rese impraticabili i sentieri, eccetto la sorvegliata strada centrale, l'unica asfaltata in tutta la regione.
La "Ciro Redondo" partì dalla Sierra Maestra il 31 agosto 1958 e giunse alla Loma del Obispo il 16 ottobre dello stesso anno, dopo una marcia di 536 km.
Nel luogo conosciuto come La Federal, nella notte del 9 settembre, l'avanguardia era caduta in una imboscata tesale dall'Esercito (morirono due ribelli) e dopo un breve scontro catturarono la guarnigione facendo quattro prigionieri, anche se da allora in poi l'aviazione li avrebbe perseguitati. Anche nella zona di Cuatro Compañeros vi furono alcuni scontri con l'Esercito che tentava di accerchiarli; il bombardamento al quale furono sottoposti causò loro un morto e diversi feriti, oltre allo smarrimento di una decina di combattenti che in seguito si unirono alle truppe di Camilo Cienfuegos.
In seguito vi furono giorni difficili, accerchiati nelle vicinanze dello zuccherificio di "Baraguá", tra pestilenti paludi, senza acqua potabile e con le scarpe rotte. La famosa linea che dal fiume Júcaro portava alla città di Morón venne attraversata lanciandosi in acqua.
Le forze della colonna n° 2 "Antonio Maceo" partirono il 21 agosto 1958 e arrivarono il 7 ottobre a Jobo Rosado. Nel tragitto di 470 km sostenne due combattimenti senza ricevere alcuna perdita, a parte due uomini che risultarono essere stati assassinati.
"Nei 35 giorni di durata dell’attraversamento della provincia di Camagüey, abbiamo mangiato solamente 11 volte, nonostante fosse questa la zona con i più cospicui allevamenti di bestiame di Cuba", annotò nel suo diario Camilo Cienfuegos al narrare le sofferenze patite.
A Las Villas si erano sollevate forze del Direttivo Rivoluzionario "13 Marzo", del Movimento 26 Luglio, del Partito Socialista Popolare e del II Fronte dell'Escambray.
Il primo obbiettivo era quello di impedire lo svolgimento delle elezioni del 3 novembre 1958, e in un secondo momento bloccare le strade distruggendo i ponti.
Sull'Escambray il Che applicò il principio di unità e organizzazione in vista della grande offensiva di dicembre, che risultò poi essere uno dei fattori per la caduta della tirannia.
Prese possesso delle montagne meridionali e in una fulminante campagna liberò le città di Fomento, Cabaiguán, Placetas, Remedios, Caibarien e Santa Clara.
La situazione militare in questa provincia fece si che Camilo Cienfuegos vi potesse permanere, occupando le colline e le pianure del nord verso Yaguajay, dove ingaggiò un feroce combattimento.
A Pinar del Río nel frattempo, a partire da luglio operò un focolaio di guerriglia, che poi si disperse nel mese di agosto quando venne sorpreso per una delazione; riuscì a ricostituirsi in settembre con circa 30 uomini, arrivando a circa 300 nel mese di dicembre.