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Sconfitta l'offensiva estiva dell'Esercito batistiano

"Questa offensiva sarà la più lunga di tutte; dopo la sua sconfitta, Batista sarà irrimediabilmente perduto". Così si espresse Fidel Castro all'inizio del giugno 1958 nelle direttive del Comando Generale ai comandanti delle colonne ribelli, riunite in vista dell'offensiva più dura lanciata fino allora dall’esercito di Batista contro la Sierra Maestra.
Il 24 maggio era cominciata quella che venne definita "offensiva estiva". Con 14 battaglioni di fanteria e sette compagnie indipendenti, comandate da 44 alti ufficiali, tra cui tre generali, si pensava così di circondare e di annientare il Fronte n° 1 della Sierra Maestra, sede del Comando Generale.
Nell’operazione erano impegnati fanteria, carri armati, aviazione e la Marina di guerra, oltre ad altri corpi armati, prima indipendenti, che da vari mesi erano stati subordinati a un comando supremo. Dal 31 marzo era in vigore lo "stato d'emergenza nazionale" e, con la repressione nel sangue dello sciopero generale del 9 aprile, Batista e i suoi accoliti pensarono di potere fare altrettanto con i ribelli.
Tra le "forze fresche" vi erano 14.000 nuovi reclutamenti, arruolati principalmente tra i disoccupati e tra la povera gente delle campagne, ai quali veniva affibbiato il termine popolare di "casquitos" (caschetti).
Al fine di "trasformare questa offensiva in un fallimento per la dittatura", Fidel Castro mosse in segreto le sue forze del sud e del centro della provincia orientale verso il lato occidentale del Pico Turquino, per formare un fronte difensivo di 30 km lungo i massicci principali della Sierra Maestra.
Qui dispiegherà la Colonna n° 3 di Juan Almeida, la n° 2 di Camilo Cienfuegos, la n° 4 di Ramiro Valdés e la n° 7 di Crescencio Pérez, le quali si riunirono sotto il comando del Che, mentre Fidel dirigeva personalmente la Colonna n° 1.
La strategia dei ribelli consisteva nell'opporre una resistenza organizzata e sfinire così l'esercito avversario, realizzando la necessaria rete per l'interscambio degli elementi e con armi sufficienti per lanciare la controffensiva nel momento stesso in cui gli attaccanti iniziavano a infiacchirsi.
"Le diverse e successive fasi della difesa sono ultimate. Siamo sicuri che infliggeremo al nemico una sconfitta dal prezzo altissimo", affermava il capo dei ribelli nella sue direttive ai comandanti delle colonne. "Gli obbiettivi fondamentali di questo piano – indicava - sono: disporre di un territorio di base dove operino l’organizzazione, gli ospedali, i laboratori, ecc.; mantenere in onda l'emittente Radio Rebelde, che è diventata un fattore di primaria importanza; offrire una resistenza sempre più serrata al nemico a mano a mano che ci concentreremo e occuperemo i punti più strategici per lanciarci al contrattacco".
Davanti alla possibilità che le truppe batistiane prendessero d'assalto qualche postazione, in un documento a parte precisava sul modo di agire. Da quel momento la lotta cessava definitivamente di essere una guerra di guerriglia per trasformarsi in una guerra di posizione e di movimento di vasta entità.
I soldati avanzarono sul fianco settentrionale della Sierra e penetrarono attraverso Bueycito e Las Mercedes attraverso valli anguste e profonde che conducevano ai massicci più alti controllati dall'Esercito Ribelle. Per 35 giorni guadagnarono terreno scalando le montagne e arrivando a tagliare diagonalmente il massiccio della Sierra Maestra dopo estenuanti combattimenti.
Comincia anche l'incursione delle fregate dalla costa, sul fianco meridionale. L'occupazione di Las Mercedes costò più di trenta ore di scontri, mentre nelle miniere di Bueycito penetrarono soltanto per dieci chilometri in 15 giorni di combattimenti. I ribelli affrontavano la fanteria, i carri armati e l'aviazione imboscati in luoghi strategici, minando i sentieri con le cariche recuperate dalle bombe inesplose lanciate dagli aerei e ritirandosi quando era impossibile tenere la posizione.
I militari giunsero a Las Vegas de Jibacoa, Santo Domingo, Naranjal, Palma Mocha e in altri punti chiave; agli insorti rimase praticamente una striscia montagnosa larga soltanto sette chilometri.
L'offensiva batistiana alla fine di giugno è contenuta, a Santo Domingo, dai ribelli che combatterono per tre giorni sotto un incessante bombardamento e mitragliamento dell'aviazione, procurando al nemico numerosi morti, feriti e prigionieri e sottraendo grandi quantità di armi e informazioni sui loro piani.
Con le armi ottenute iniziò la controffensiva prevista da Fidel Castro. Adesso saranno i ribelli ad accerchiare e ad annientare. Da quel momento l'esercito retrocede con gravi perdite e sarà sconfitto anche a Merino, El Jigue, Las Vegas de Jibacoa e Las Mercedes. Vengono scacciati, causando loro 1.000 perdite, di questi 400 prigionieri.
La battaglia di El Jigue, dove venne accerchiato e sconfitto il Battaglione di fanteria 18, durò dall'11 al 21 di luglio e vi fu un saldo di 249 armi sottratte, 41 tra soldati e ufficiali morti e 241 prigionieri, tra cui circa 30 feriti. Dopo 35 giorni la Sierra Maestra restò nelle mani dei ribelli.
Come bottino si contavano 500 armi, due carri armati, mortai, bazooka, mitragliatrici e centinaia di fucili, causando la perdita di oltre 100.000 munizioni dell’esercito della dittatura. Da parte loro i ribelli riportarono 27 morti e 50 feriti, alcuni dei quali non riuscirono a sopravvivere. Vi morirono 4 capitani e il Comandante René Ramos Latour (Daniel). In 76 giorni vennero realizzati oltre trenta combattimenti e sei battaglie di forte entità.
Parlando il 18 e il 19 di agosto da Radio Rebelde, Fidel Castro segnalava che l'Esercito Ribelle aveva respinto e distrutto virtualmente il fior fiore delle forze della tirannia, procurando loro uno dei maggiori disastri che un esercito moderno, attrezzato ed equipaggiato con tutte le risorse belliche, potesse subire, di fronte a delle forze militari non professioniste e circoscritte su un territorio circondato dalle truppe nemiche, senza aviazione, senza artiglieria e senza vie regolari di rifornimento.
In questa data, viene ordinato ai Comandanti Camilo Cienfuegos ed Ernesto Che Guevara di dare inizio all'invasione verso occidente.