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La lotta nella pianura Fin dal primo momento vi fu il corpo studentesco contro il sistema batistiano. La Federazione Studentesca Universitaria (FEU) fece appello all'unità di tutto il popolo davanti alla nascente dittatura e rese onore all'abolita Costituzione del 1940 della Repubblica. Nel corso del 1952 e dell'anno seguente, vennero meno tutte le forme di rifiuto democratico. La protesta degli studenti si infiammò fino a passare anche attraverso la lotta clandestina. Dal 1953 la via armata divenne, tra le forme del dissenso, l'unica strada praticabile per poter sconfiggere il regime golpista, arrivando, dopo tre anni di lunga preparazione, alle montagne della Sierra (1956, sbarco del Granma e formazione dell'Esercito Ribelle); ma in ogni momento hanno avuto grande importanza altre azioni nelle città e in diverse località cubane dove operarono i cosiddetti combattenti della pianura. Centinaia di cubani si inserirono nella storia della Rivoluzione con innumerevoli missioni di maggiore o minore rischio, da quelle proprie della guerriglia urbana - sabotaggi, sollevazioni, attentati - fino a quelle di sostegno all'Esercito Ribelle, passando naturalmente per il proselitismo e per la formazione di una coscienza cittadina che contribuì al trionfo del 1° gennaio 1959. Nel 1955, le pressioni popolari obbligano Batista a concedere l'amnistia per i moncadisti, il 15 maggio; poco dopo si costituirà il Movimento 26 Luglio, e Fidel Castro e i suoi compagni partono per il Messico, mentre nel paese si diffonde la rete clandestina. Nel dicembre dello stesso anno vede la luce il Direttivo Rivoluzionario, sotto la direzione di José Antonio Echevarría, che già presiede la FEU. Tutti operano nel più assoluto segreto. Ambedue le organizzazioni, vincolate dalla Carta del Messico, apporteranno numerosi nomi alla lotta clandestina e ai martiri della lotta antibatistiana. Il Partito Socialista Popolare, messo al bando dalla dittatura, preso di mira nelle sue sedi e censurato il suo organo di stampa, il quotidiano "Hoy", andrà a ingrossare le fila della lotta armata, modificando quella che era la tesi iniziale che prevedeva soltanto la lotta di massa. Alla testa del partito si trovava nel 1958 Blas Roca Calderío. Il rifiuto della dittatura coinvolse ampi settori della società e si registrarono anche azioni isolate, collettive o individuali, di appartenenti ad altre organizzazioni che però non si distinsero come rivoluzionarie. Nel 1956 accaddero diversi fatti salienti: l'attacco alla caserma Goicuría di Matanzas (29 aprile); l’esecuzione, nella capitale, del colonnello Antonio Blanco Rico, capo del Servizio di Intelligenza Militare (SIM), da parte di un commando del Direttivo Rivoluzionario (27 ottobre) e l'assalto della polizia all'ambasciata di Haiti, situata tra Avenida 7 y calle 20, Miramar, a La Habana. Qui morirono dieci giovani che vi avevano cercato asilo, mentre il capo della polizia repressiva, Rafael Salas Cañizares, riportò ferite mortali (29 ottobre). Uno dei fatti che quell’anno maggiormente commosse la società cubana fu la sollevazione del 30 novembre a Santiago de Cuba, che avrebbe dovuto coincidere con lo sbarco dello yacht Granma, ma questo tardò fino alla mattina del 2 dicembre. Come rappresaglia il regime provocò il cosiddetto Natale di Sangue: l'uccisione di 23 rivoluzionari nella regione nord della provincia di Oriente ( 25 dicembre).. Nel frattempo sulla Sierra Maestra l'Esercito Ribelle si rafforza, e gli avvenimenti del 1957 riguardanti la pianura commossero l'intera nazione. Vi fu l'attacco al Palazzo Presidenziale e all'emittente radiofonica Radio Reloj a opera del Direttivo Rivoluzionario, dove rimasero uccisi numerosi partecipanti, tra cui il giovane presidente della Federazione Studentesca Universitaria (FEU), José Antonio Echevarría, e il veterano della lotta Menelao Mora Morales, il 13 marzo. La repressione intanto, andava inasprendosi. Lo sbarco del "Corynthia" sulla costa nord della provincia di Oriente, il 28 marzo, causa il massacro dei partecipanti a questa spedizione, mentre altri persero la vita nel crimine di Calle Humboldt 7, dove a colpi di mitragliatrice da parte dei corpi repressivi, per una delazione, perdono la vita quattro dirigenti del Direttivo che erano scampati all'attacco del Palazzo Presidenziale del 20 aprile. L'assassinio di Frank País García, il 30 luglio a Santiago de Cuba paralizza per diversi giorni la città e altre località. Il giovane capo delle azioni e dei sabotaggi del Movimento 26 Luglio viene vestito di verde olivo con i gradi di colonnello. Una moltitudine di persone trasforma i funerali in una protesta pubblica contro i suoi boia. L'insurrezione di Cienfuegos. Parte della guarnigione del Distretto Navale, diretta dal Movimento 26 Luglio, si solleva e occupa la base di Cayo Loco con il sostegno e la partecipazione della popolazione. Contro la città vennero impiegate ingenti forze e mezzi per schiacciare la rivolta e massacrare i prigionieri (5 settembre). Nel febbraio 1958 il sequestro del campione mondiale di automobilismo Juan Manuel Fangio, a La Habana, a opera di un comando del Movimento 26 Luglio, che beffarono gli agenti della sicurezza, tolse brillantezza a una corsa promossa dal Governo e dette risonanza internazionale all'accaduto facendo convergere l'opinione pubblica di tutto il mondo verso Cuba. Lo sciopero del 9 aprile 1958, convocato senza l'appoggio di tutti i settori operai rivoluzionari, non ebbe l'effetto sperato e fu represso nel sangue, con numerosi morti, dalle forze batistiane. La lotta clandestina agì durante tutto il periodo della dittatura - famosa divenne "la notte delle cento bombe" – e, già verso la fase conclusiva, lo scenario di guerra si trasferì nel territorio urbano, dove venne inferto il colpo di grazia al regime. |