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I preparativi del Granma

La capacità di portare la lotta armata a Cuba nel più breve tempo possibile divenne per
Fidel Castro e per il Movimento 26 di Luglio un obiettivo sostenibile e di forte credibilità davanti al popolo cubano. Impresa difficile quella di imbarcare una spedizione in gran segreto e con scarse risorse.
In Messico, il Movimento 26 di Luglio andò concentrando un nutrito gruppo di giovani selezionati a Cuba, negli Stati Uniti e in altri paesi dell’America Centrale; altri ancora giungevano per conto loro.
La preparazione si attenne al modello precedente sperimentato dal gruppo dei moncadisti, ossia discrezione, disciplina e celerità.
Alloggiarono in diverse abitazioni della capitale messicana e successivamente anche a Veracruz e a Jalapa. L'addestramento pesante venne effettuato invece nelle fattorie di La Rosa e María de Los Ángeles.
La prima, nella località di Chalco, a 40 km dalla capitale, presentava terreni montagnosi per un’estensione di 16 km. di lunghezza e 9 km. di larghezza, però cadde nelle mani delle autorità nel giugno 1956. La seconda, nota come l'Accampamento di Abasolo, era vicino a questo villaggio, nello stato di Tamaulipas, e rimase in funzione nei mesi di ottobre e novembre di quell'anno, prima della partenza dello yacht
Granma per Cuba.
L'addestramento militare e politico però, ebbe fasi diverse, adeguate alle scarse risorse di cui disponevano.
Al principio, i futuri membri della spedizione realizzarono lunghe camminate nella capitale, con piccole scalate sulle colline circostanti, che poco a poco divennero sempre più complesse, con grossi carichi da trasportare sulle spalle e privazioni di acqua e cibo.
I futuri guerriglieri remarono per molte ore nel Lago del bosco di Chapultepec, sottoponendosi a un regime di ginnastica e di difesa personale, sia in casa che in palestra. Praticarono il tiro al bersaglio nel Campo de los Gamitos.
Per la preparazione teorica poterono fare affidamento sulle lezioni impartite dell'ex-generale
Alberto Bayo, veterano della guerra civile spagnola, su quelle del giovane medico argentino Ernesto Guevara, che da allora unì il suo destino a quello dei cubani, e del moncadista Antonio Ñico López.
Parte delle armi furono comprate nell'armeria del messicano Antonio del Conde Pontones (El Cuate), le restanti nelle città di Toluca, di Puebla e in altre località ancora, principalmente negli Stati Uniti. A volte venivano acquistate smontate e in seguito assemblate nel laboratorio di El Cuate.
Anche le uniformi vennero realizzate in un laboratorio di Conde, mentre gli stivali furono comprati nella città di Guanajuato.
Nel frattempo, Fidel Castro e
Juan Manuel Márquez Rodríguez non si riposarono un solo giorno affinché fosse compiuta la promessa fatta dal leader moncadista "nel 1956 saremo liberi o saremo martiri".
L'arresto, nel giugno 1956, di Fidel e di altri 27 suoi compagni, mise in pericolo i piani del ritorno a Cuba, almeno per quell'anno. Gli agenti di Fulgencio Batista riuscirono quasi a ottenere la sua estradizione, e persino la vita del leader cubano era in pericolo.
L'ex-Presidente messicano Lázaro Cárdenas, in persona, trattò per il rilascio di Castro davanti all'allora presidente del Messico Adolfo Ruiz Cortines.
L'accampamento di Abasolo venne dismesso il 21 novembre dopo che due uomini disertarono; il prossimo luogo d'incontro sarebbe stato a Tuxpan, da dove sarebbe partito lo yacht Granma, all'una e trenta del mattino del 25 novembre, sotto la pioggia e con cattive condizioni climatiche che rendevano problematica la navigazione.