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La Guerra Ispano-Cubano-Americana
Dopo la conclusione della contesa nellagosto 1898, la stampa nordamericana cominciò
una campagna di discredito contro lEsercito
di Liberazione Cubano e di negazione del suo
valore, della sua etica e del suo contributo decisivo nella sconfitta della Spagna.
Però da allora, a poco a poco, vennero alla luce con prove documentate i
particolari delle azioni condotte dai mambises e del loro ruolo decisivo per lo
sbarco dei nordamericani e nella presa
della città di Santiago de Cuba.
La storiografia cubana da molti anni ha chiamato questa parte finale della lotta la
Guerra Ispano-Cubano-Americana, al contrario di quelli che volevano chiamarla
semplicemente Ispano-Americana, in certi casi per omissione e in altri come se i mambises
fossero stati cancellati dalla carta geografica di Cuba.
Quando il 22 aprile 1898, alle 5 del mattino partì da Cayo Hueso per Cuba la flotta
nordamericana al comando del vice-ammiraglio Sampson, il Generale Maggiore Máximo
Gómez aveva già respinto unalleanza
proposta dagli spagnoli e avrebbe proseguito la lotta per lindipendenza di Cuba.
Gómez aveva ricevuto una lettera del Capitano Generale spagnolo in cui veniva proposto di
respingere insieme linvasore nordamericano. "Per il momento ho solo da
ripeterle che è troppo tardi per trattative tra il suo esercito e il mio", gli
rispose.
In aprile, annota nel suo Diario della Campagna che venne fucilato lo spagnolo Narciso
Menéndez in quanto portava lettere per lui dei generali Blanco e Luis M. de Pando (capo
di Stato Maggiore), con proposte di accordi sulla base dellAutonomia.
Sulla sospensione delle ostilità, dice di avere dato un ordine generale disprezzando
questo insidioso armistizio e ordinando che ora più che mai la guerra avrebbe dovuto
essere continuata con coraggio.
Il giorno 13 aprile il generale maggiore Calixto
García aveva appreso della sospensione delle
ostilità decretata due giorni prima dal generale Ramón Blanco, che interpretò come un
inganno, e senza avere avuto istruzioni dal Governo della Repubblica di Cuba in Armi,
ordinò a tutti i capi di corpo di avvicinare le loro forze ai luoghi occupati dagli
spagnoli e di catturare qualsiasi emissario del Partito Autonomista che si fosse
presentato per iniziare trattative con la Spagna.
Da parte sua, il Consiglio di Governo presieduto da Bartolomé
Masó dichiarò il 24 aprile che la
sospensione delle ostilità da parte degli spagnoli "non cambia per niente la
situazione delle forze cubane
né modifica minimamente i nostri sistemi e la
prosecuzione della guerra".
Una volta appreso che gli Stati Uniti erano entrati in guerra, i mambises non erano
disposti ad abbandonare i campi di battaglia.
I nordamericani compresero che lEsercito di Liberazione era padrone in larga misura
del territorio orientale e per lanciare da lì il colpo decisivo avrebbero dovuto
appoggiarsi alle forze del generale maggiore Calixto García, come confermò il Generale
in Capo Nelson A. Miles alla Segreteria di Guerra degli Stati Uniti. "Cè da
osservare segnalò che il generale García prese come ordini le mie
istruzioni e che immediatamente fece i passi necessari per eseguire il piano delle
operazioni".
Il capo mambí inviò 3.000 uomini a fronteggiare qualsiasi movimento dei 12.000
spagnoli concentrati a Holguín. Una parte di queste forze spagnole iniziò una marcia per
andare in aiuto alla guarnigione di Santiago de Cuba, ma fu contenuta con successo e
obbligata a retrocedere dalle forze cubane agli ordini del generale Feria.
Anche il generale García inviò 2.000 uomini al comando del generale Pedro Pérez
(Periquito) a contrastare i 6.000 spagnoli che erano a Guantánamo, ed ebbero successo
nella loro impresa.
Inviò anche 1.000 uomini comandati da Río, contro i 6.000 che vi erano a Manzanillo. Da
questa guarnigione ne partirono 3.500 per rinforzare quella di Santiago e dovettero
sostenere non meno di trenta combattimenti con i cubani durante la loro marcia prima di
arrivare a questa città, e sarebbero stati fermati se fosse stato concesso quanto chiese
dal generale Garcia il 27 giugno.
Con una forza addizionale di 5.000 uomini lo stesso generale García accerchiò la
guarnigione di Santiago de Cuba, prese unottima posizione sul lato ovest e molto
vicina al forte, e poi ricevette il generale William R. Shafter e il vice-ammiraglio
Sampson nel suo accampamento vicino a quel luogo.
Aveva posizionato le sue truppe alla retroguardia, la stessa cosa sui due lati della
guarnigione di Santiago de Cuba prima dellarrivo delle nostre truppe, ammise
pubblicamente il capo militare statunitense riferendosi alle forze mambises del generale
García.
Nelle informazioni che inviò a Washington quando gli venne chiesta la collaborazione per
lattacco nordamericano, García informò che lesercito cubano attivo era di
25.000 uomini, cifra che avrebbe potuto raddoppiare in poco tempo se fossero stati inviate
altre armi. Nel territorio liberato di Cuba risiedevano allora oltre 150.000 persone.
La città di Bayamo era nelle mani dei cubani dal 28 aprile, allo stesso modo di diversi
paesi abbandonati dagli spagnoli, che erano stati duramente strapazzati dai mambises
durante la loro ritirata al fine di concentrarsi in poche città.
In aprile, il tenente dellesercito nordamericano Andrew S. Rowan si era incontrato
con Calixto García nel suo accampamento e questi inviò negli Stati Uniti
unimportante missione composta dal generale Enrique
Collazo e dal suo capo si Stato Maggiore tenente
colonnello Charles Hernández. Sei giorni dopo la partenza di questi da Tampa, il generale
Miles aveva già la risposta del capo mambí sul coordinamento per lo sbarco.
Hernández, poche ore dopo essere arrivato a Cuba, ripartì subito per la Giamaica per
trasmettere un cablogramma a Miles, che espresse la sua sorpresa allincaricato
cubano.
Nel suo libro La Guerra Ispano-Americana, il Generale in Capo statunitense
Miles ricorda che arrivando di fronte alla Baia di Santiago de Cuba, il generale Shafter
con la sua delegazione si unì a quella dellammiraglio Sampson per incontrarsi con
il Generale Maggiore Calixto García nel suo accampamento di Aserradero e prendere accordi
con lui per lattacco via terra.
Seguendo il suo consiglio, lo sbarco avvenne a est, anziché a ovest di Santiago, come gli
statunitensi si erano proposti. I cubani garantirono una testa di ponte a Daiquirí, ma
Shafter prima di sbarcare bombardò le colline circostanti provocando perdite tra i mambises.
"Da quel momento aggiunge Miles fino alla fine della campagna, i cubani
stettero sempre allavanguardia, come a Firmeza, a Siboney, a Las Guásimas e a El
Caney".