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Gli Stati Uniti intervengono

Lo scatenarsi della guerra cubano-spagnola era solo questione di tempo nel 1898, secondo gli esperti militari, quando gli Stati Uniti presero la decisione di intervenire nel conflitto e ottenere con una guerra lampo la conquista di Cuba, di Puerto Rico, delle Filippine e di altri possedimenti spagnoli.
"…propendo a pensare che la maggior parte degli spagnoli desideri la pace prima di tutto ...", affermò l’Ammiraglio Pascual Cervera, capo supremo della flotta spagnola, in una lettera al capitano Victor M. Concas, capo del suo Stato Maggiore e comandante della corazzata Infanta María Teresa, il 26 febbraio 1898.
"… mi chiedo - diceva nella stessa missiva - se mi è lecito tacere ed essere solidale di avventure che causeranno, se succedono, la totale
caduta della Spagna; e tutto per difendere un’Isola che è stata nostra. Perché quand’anche non la perdessimo di diritto con la guerra, la perderemmo di fatto, e con essa tutta la nostra ricchezza e un’enorme numero di giovani uomini, vittime del clima e delle pallottole, difendendo un ideale che ormai è solo romantico ...".
L’ostinazione spagnola alla "sempre fedele isola di Cuba" contribuì a propiziare il pretesto che gli Stati Uniti aspettavano da molto tempo.
Il 12 gennaio 1898 accaddero dei disordini a La Habana, provocati da elementi tradizionalisti spagnoli che attaccarono un giornale, ne minacciarono altri due, manifestarono contro il governo autonomo insediato all’inizio dell’anno e inneggiarono a
Weyler.
Da questo fatto, gli Stati Uniti dedussero che la prova di autonomia fosse fallita.
Quasi simultaneamente, il Presidente McKinley cominciò a negoziare con la Spagna la quinta offerta nordamericana per
comprare Cuba, mentre aumentavano le pressioni diplomatiche, quando inviò nelle acque di La Habana la corazzata Maine, che dopo tre settimane esplose misteriosamente il 15 febbraio, con 266 marinai a bordo.
Una frenesia di guerra scosse gli Stati Uniti, incoraggiata dalla stampa e alimentata in seno al Governo e al Congresso da sostenitori dell’azione immediata, corrente che era capeggiata dal Sottosegretario della Marina Theodore Roosvelt.
Il 25 marzo, McKinley ordinò al suo Ministro a Madrid, il Generale Steward L. Woodford, di presentare il giorno 29 marzo un ultimatum di 48 ore alla Spagna, periodo di tempo in cui questa avrebbe dovuto dichiarare un armistizio fino 1° ottobre per negoziati di pace, come pure di manifestare la sua volontà per un’immediata sospensione del concentramento dei contadini.
Dalla fine del 1897 una parte dei contadini era stata autorizzata a tornare al suo luogo d’origine.
Il generale capitano Ramón Blanco dispose di porre fine a quest’ultimo provvedimento il 30 marzo, ma la Spagna non accettò l’armistizio, come giorni prima aveva rifiutato l’offerta di comprare Cuba fatta dagli Stati Uniti. Solo sospese le ostilità in risposta a una petizione collettiva del Papa e delle grandi potenze, formulata il giorno 9 aprile. Woodford inviò, il 10 aprile, un telegramma al Presidente nordamericano, in attesa di sapere se vi fossero ancora argomenti per la dichiarazione di guerra.
A suo giudizio la situazione sarebbe stata sistemata pacificamente prima del 1° agosto, mediante una di queste vie: "O l’autonomia agli insorti, che sarebbe stato loro conveniente accettare, o il riconoscimento della Spagna dell’indipendenza dell’Isola, o la cessione dell’Isola agli Stati Uniti".
L’11 aprile il
Presidente William McKinley chiese l’autorizzazione al Congresso per prendere provvedimenti che ponessero fine alle ostilità cubano-spagnole e per usare le forze militari e navali quando si fosse reso necessario.
Il 18 aprile le due camere del Congresso approvarono la cosiddetta
Risoluzione Congiunta, ratificata il 20 aprile dal Presidente.
La guerra si sarebbe sviluppata in due scenari lontani tra di loro: il 1° maggio, la squadra navale del commodoro Dewey distrusse nella baia di Manila le forze navali del contrammiraglio Montojo e il 1° luglio uguale sorte subì la squadra navale dell’Ammiraglio Cervera di fronte alla baia di Santiago de Cuba.
Il 16 luglio le truppe spagnole si arresero a Santiago de Cuba.
Washington non aveva riconosciuto la Repubblica di Cuba in Armi, anche se contò sull’appoggio decisivo delle forze dei mambises nella
presa di Santiago de Cuba, alle quali impedì di entrare nella città dopo il trionfo. I cubani neppure parteciparono ai negoziati di Parigi.
Le ostilità furono ufficialmente sospese quando fu reso pubblico il protocollo preliminare di pace, il 12 agosto.
Il
Trattato di Parigi venne sottoscritto il 10 dicembre, e il trapasso del governo dell’Isola agli Stati Uniti ebbe luogo il 1° gennaio 1899.
Per coincidenza storica, a sessant’anni da questo avvenimento, un 1° gennaio trionfò anche la Rivoluzione Cubana che pose fine definitivamente all’ingerenza di Washington nell’indipendenza e nella sovranità di Cuba.