Ricerca nella storia di Cuba
L'appetitosa mela cubana
L'avidità e l'appostamento statunitense sulla maggiore
delle Antille iniziò molto prima che gli Stati Uniti avessero potere sufficiente per
sostenere le proprie ambizioni, e che la nazione cubana venisse realizzata.
Nel novembre 1805, il Presidente Thomas Jefferson dichiarò al Ministro inglese a
Washington che, in caso di una guerra con la Spagna, il suo paese si sarebbe impossessato
di Cuba poiché era strategicamente necessaria per la difesa della Louisiana e della
Florida.
Il conflitto bellico non avvenne con la Spagna (bensì con la Gran Bretagna, dal 1812 al
1814 per il territorio canadese), ma nonostante ciò presero alla Spagna con la forza, nel
1810 e nel 1813, la parte occidentale della Florida, e nel 1819 comprarono la Florida
orientale dalla corona spagnola il loro obiettivo immediato - come avevano fatto
con la Francia, nel 1803, acquistando la Louisiana.
Da questo periodo, agenti nordamericani furono istruiti affinché vigilassero sugli
avvenimenti di Cuba e, in particolare, su qualunque espressione di volontà di annessione
dei cubani.
In occasione dell'invasione napoleonica in Spagna, nel 1808, Jefferson inviò - senza
esito a La Habana il generale James Wilkinson per sondare, con il Capitano Generale
dell'Isola, Marqués de Someruelos, la convenienza di un passaggio di Cuba agli Stati
Uniti.
Al termine della sua presidenza, l'anno successivo, Jefferson consigliò al suo successore
James Madison di stabilire un patto con Napoleone sui possedimenti spagnoli in America,
mediante la firma di un Trattato. Agli Stati Uniti sarebbe rimasta Cuba, lasciando mano
libera alla Francia per i suoi piani imperialistici nell'America Ispanica.
Benché Madison non avesse fiducia in Napoleone e avesse riconosciuto che le forze navali
statunitensi fossero ancora deboli, il suo nuovo console a La Habana, William Shaler,
comunicò alle autorità che il Governo nordamericano non avrebbe permesso il fatto che
qualsiasi territorio spagnolo passasse sotto unaltra potenza. Shaler,
contemporaneamente, prese contatto con elementi creoli per organizzare una cospirazione
annessionista, tanto che fu arrestato nel novembre 1811 ed espulso da Someruelos.
Al suo fallimento contribuirono vari aspetti: i grandi possidenti temevano l'intervento
inglese in caso di rivolta nell'isola, e preferivano un clima tranquillo e favorevole
all'espansione della coltivazione e del commercio dello zucchero e, soprattutto, gli Stati
Uniti erano carenti di forze militari per un intervento.
L'eventualità dell'annessione di Cuba era presente nei dibattiti del Governo del 1822 e
1823, secondo quanto annotato nel suo diario da John Quincy Adams, a quell'epoca
Segretario di Stato del Presidente James Monroe e, poco più tardi, Presidente degli Stati
Uniti.
In unoccasione il Gabinetto discusse la proposta dannessione presentata a nome
di grandi possidenti terrieri dellIsola da Mister Sánchez, probabilmente un cubano
sul quale non sono mai stati forniti dettagli. Incorporare Cuba avrebbe potuto evitare la
sua occupazione da parte dell'Inghilterra o di una rivoluzione dei neri, avevano
concordato i presenti, ma ci furono discrepanze su come fare, dato che questa azione
avrebbe potuto condurre a una guerra con gli Inglesi.
Ufficialmente fu detto che l'amicizia con la Spagna avrebbe impedito di sostenere la
proposta, in privato chiesero al portatore della proposta di fornire maggiori dettagli
sulla forza del movimento annessionista.
Adams rivela, comunque, il gran peso avuto dalla questione cubana in quella che è stata
chiamata la Dottrina
Monroe
Nelle sue direttive a Hugh Nelson (nuovo Ministro statunitense in Spagna, nel 1823), Adams
espose quella che venne chiamata "la
teoria della frutta matura", sostenuta da un
fatalismo geografico che avrebbe obbligato, prima o poi, l'Arcipelago cubano a unirsi agli
Stati Uniti. Ciò nonostante, Nelson dovette manifestare a Fernando VII il desiderio del
suo Governo che Cuba e Puerto Rico continuassero a essere dipendenze della Spagna.
Nel futuro, Washington si sarebbe pronunciata per una Cuba spagnola fino a che fosse
giunto il suo momento, cosa che aveva fatto sapere a Messico, Colombia e Perù tempo prima
e che comunicò pubblicamente il 15 marzo 1826 il già Presidente Adams.
Più di una volta gli
Stati Uniti hanno tentato di comprare Cuba, senza
ottenere nulla. Hanno fatto pressioni sulla Spagna in diverse occasioni e quando i cubani
hanno fatto le loro tre guerre per l'indipendenza non vennero mai ufficialmente
appoggiati, dato che consideravano inopportuno riconoscere la belligeranza della
Repubblica in Armi.
Mai fu abbandonata la politica dannessione, ma gli Stati Uniti lavrebbero
sempre applicata in funzione dei propri interessi interni.
Nella prima metà del secolo XIX, i sudisti incoraggiavano l'annessione dell'isola
schiavista ma per gli antischiavisti del nord era un grande inconveniente.
Altri fattori, otre a quelli strategici e commerciali, branditi sino allora, si sarebbero
fatti valere a partire dagli anni 80: l'investimento
di capitali nordamericani a Cuba, nell'industria
dello zucchero e nello sfruttamento minerario.
La rivalità tra inglesi e americani permise alla Spagna di conservare il suo dominio fino
al termine del secolo, quando l'Inghilterra cambiò la sua linea politica assicurando gli
Stati Uniti che non si sarebbe opposta.
Nel 1898, il Governo di Washington reputò giunto il momento della "frutta
matura" e intervenne a Cuba, ma, oltre 100 anni più tardi, la storia non gli ha dato
ragione.
La lunga disputa tra cubani e statunitensi, dall'inizio del secolo XIX alla fine del
secolo XX, potrebbe essere simboleggiata da una frase dell'ultima generazione dei
rivoluzionari capeggiata da Fidel Castro: "Cuba non si arrende, né si vende".