Ricerca nella storia di Cuba
Lindipendentismo salva la nazione
La nascita della Repubblica allombra della bandiera con le strisce e con numerose
stelle, truffò la nazione indipendente e come voci isolate rimasero alcuni simboli della
nazionalità che rifiutarono lumiliazione dellEmendamento Platt.
Dal suo arrivo nel 1898, con squadre navali e migliaia di soldati, i nordamericani fecero
tutto il possibile per sminuire lautostima del cubano; inoltre nel costituire le
nuove autorità si avvalsero della burocrazia spagnola e degli autonomisti creoli.
Se qualcosa di grave o di lieve accadeva nel paese, lì cerano le cannoniere per
richiamare allordine, con la loro presenza. La costruzione di una carbonaia o base
navale nella baia di Guantánamo e gli orientamenti
dellambasciatore di Washington a La Habana, completavano il quadro antinazionale.
La ricerca delle radici patriottiche e letica martiana trasformarono il panorama a
partire degli anni 20 quando arrivarono alla maggior età le generazioni senza
compromessi o traumi derivati dalla frustrazione dellindipendenza assoluta.
Lo sviluppo del movimento operaio e di altri settori popolari diedero nuove componenti
alla nazione cubana e i suoi leader furono, oltre che patrioti, martiani, marxisti e
antimperialisti.
Félix
Varela e José
Martí costituiscono le figure di punta
dellideologia cubana nel secolo XIX e decisivi sostegni della nazione, che costruì
la sua solida struttura nelle ultimi tre decenni di questo secolo.
Il pensiero di uomini come Carlos
Manuel de Céspedes e Ignacio
Agramonte - dimenticati nella notte medievale del
plattismo -, fu di stimolo alle generazioni degli anni 40 e 50 che presero
anche esempio dai leader precedenti: Julio
Antonio Mella, Rubén
Martínez Villena e Antonio
Guiteras, tra gli altri.
Così pure, letica martiana venne tracciata come base della continuità e
dellunità della lotta rivoluzionaria, dellantirazzismo, dello schieramento
dalla parte dei poveri della terra e dellantimperialismo.
La sua pietra angolare è anche il concetto della dignità: "Nel mondo ci deve essere
una certa quantità di dignità, come ci deve essere una certa quantità di luce. Quando
ci sono molti uomini senza dignità, vi sono sempre altri che tengono in sé la dignità
di molti uomini".
Con questi principi si sostiene la lotta contro la corruzione intrapresa fin dalla Protesta
dei Tredici, nel 1923, la "dignità contro
denaro" di Eduardo
Chibás, fino alla confisca di beni mal guadagnati
applicata dalla trionfante Rivoluzione Cubana, nel 1959.
I fondamenti di umanesimo, di patriottismo e di solidarietà prendono vita dal pensiero
vareliano, crescono nella Boscaglia dove si nutrono dei concetti più progressisti dellepoca,
si fondono nella proiezione di Martí su "Nuestra America" e sono assimilati
come propri dalla Nazione Cubana già adulta, nella seconda metà del secolo XX.
Solo una forte motivazione morale ha potuto mantenere una lotta mortale tra un paese
povero e uno dei più forti stati europei; la speranza venne messa da parte ma non morì
mai durante la repubblica neocoloniale, il blocco economico, e tutti i tipi
daggressione statunitense hanno spronato ogni volta di più il Verde Caimano dei
Caraibi.
La nostalgia per la "Repubblica come la sognò Martí", smise di essere un
lamento per esprimersi con la voce del poeta Nicolás Guillén: "Ah, che bella la mia
bandiera, la mia bandiera cubana, senza che la mandino via, né che venga un ruffiano
qualsiasi a calpestarla a La Habana! E finita questa storia. Io lho visto. Te
lo ha promesso Martí e Fidel lo ha fatto. E finita questa storia".
Appena la direzione della lotta indipendentista passò dalle mani dei possidenti
progressisti (1868) agli strati popolari (1895), il riconoscimento di capi come il mulatto
Antonio
Maceo, si dovette ai suoi meriti personali poiché
era già Generale Maggiore della Guerra Grande e leader della Protesta di Baraguá.
A quel tempo nella repubblica neocoloniale persisteva la discriminazione razziale e
sociale; la vera integrazione multirazziale e il riscatto dei "poveri della
terra" ("con i poveri della terra voglio condividere la mia sorte", disse
Martí), avvenne dopo il trionfo della Rivoluzione cubana.
La cultura dei neri aveva cominciato a uscire dalle baracche negli ultimi decenni del
secolo XIX e nel corso del secolo XX ha avuto luogo un progressivo processo di
transculturazione - accelerato negli ultimi decenni - nel quale le radici spagnole - e di
altre nazioni europee si sono mischiate con quelle africane (anche asiatiche e
mediorientali) per completare quello che è oggi la Nazione Cubana, differente da
qualsiasi altra.