Ricerca nella storia di Cuba
Correnti politiche del secolo XIX cubano: il riformismo
Alla fine del secolo XVIII si evidenzia unindiscutibile differenziazione tra gli
interessi dei nati a Cuba, in particolare dellaristocrazia creola, e la Spagna, che
è ancora più marcata dagli inizi del secolo XIX.
Questi creoli desiderano una miglior condizione economica, politica e spirituale. Tra i
bianchi, gli strati sociali erano più marcati. Si stava sviluppando una classe di piccoli
agricoltori, che si dedicava principalmente alla coltivazione del tabacco, e unaltra
di grandi e ricchi possidenti terrieri; il clero rurale era composto per la maggior parte
da nativi nel paese.
Alla comunità stabile, alla lingua, al territorio, alla vita economica comuni - necessari
per lintegrazione nazionale - comincia ad aggiungersi una formazione culturale di
carattere sempre più autoctono o in cerca di esserlo, alla quale partecipano i
colonizzatori bianchi, i neri e i mulatti liberi, dato che gli schiavi ne sono esclusi.
Questi, arrivati dallAfrica nella prima metà del secolo XVIII e ammucchiati nelle
baracche delle fabbriche dello zucchero da canna, avevano poco a che fare con il formarsi
della nazionalità cubana.
In questo periodo si manifesteranno principalmente tre correnti politico-sociali: il
riformismo, lannessionismo e lindipendentismo, che si scontreranno tra di loro
e avranno come sfondo labolizionismo (la lotta tra schiavismo e antischiavismo).
I riformisti, in disaccordo con la Spagna, aspiravano a una certa apertura poiché
temevano di perdere i propri beni in uno scontro violento.
Gli annessionisti propendevano per lincorporazione agli Stati Uniti, mentre gli
indipendentisti erano per il separatismo e la piena sovranità.
In ognuna delle correnti vi erano diversi livelli e varianti.
Nella Prima Fase Riformista (1790-1820) vi erano tre aspirazioni fondamentali: libertà di
commercio con tutti i paesi del Mondo, in particolar modo con gli Stati Uniti (economica),
mantenimento della schiavitù e della tratta degli schiavi (sociale) e
lassimilazione o lautonomia (politica).
Grazie allinfluenza del leader del gruppo Francisco
de Arango y Parreño avevano ottenuto una certa
tolleranza da parte dei governatori nel commercio ed anche la possibilità di introdurre
schiavi, ma le due concessioni avrebbero potuto essere revocate.
Lassimilazione implicava il riconoscimento come provincia spagnola con gli stessi
diritti degli spagnoli; e lautonomia, un governo con la partecipazione di creoli,
con la supervisione di un governatore spagnolo.
La "sempre fedele Isola di Cuba" ottenne nel 1818 la libertà di commercio e il
mantenimento ufficiale della tratta degli schiavi fino al 1820 - e la tolleranza del
contrabbando - ma niente assimilazione o autonomia.
La Seconda Fase Riformista (1830-1837) chiedeva, in campo economico, la diminuzione dei
dazi sulle merci per completare la libertà di commercio già ottenuta; in campo sociale,
il mantenimento della schiavitù e leliminazione della tratta e della stessa
precedente richiesta politica, assimilazione o autonomia.
Le principali figure furono José
Antonio Saco, José
de la Luz y Caballero e Domingo
del Monte.
Il timore di una sollevazione degli schiavi pesava sulle teste di molti grandi possidenti
e dei loro rappresentanti, ma cominciava anche a essere introdotta la macchina a vapore.
I tempi erano cambiati - Cuba era governata dal 1825 sotto "facoltà complete" -
e il Capitano Generale Miguel Tacón (sconfitto nelle guerre indipendentiste
ispano-americane) diresse il paese "come gli pareva".
Il suo odio si riversò anche sui riformisti, specialmente su Saco, che fu esiliato prima
a Trinidad e poi deportato in Spagna, nel 1834.
Nel 1837 il Parlamento spagnolo proibì a Saco, eletto a Santiago de Cuba, e ad altri due
rappresentanti di La Habana, di prendere possesso dei loro incarichi. Così fallì questa
nuova fase riformista.
La Terza Fase Riformista risultò essere il preludio della prima contesa indipendentista
cubana (Guerra dei Dieci Anni).
Nonostante fossero proibiti i partiti politici, i Capitani Generali Francisco Serrano e
Domingo Dulce allinizio del decennio del 1860 tollerarono le attività di un circolo
riformista a La Habana e poi se ne formarono altri nelle principali città cubane.
Il Governo spagnolo convocò una Commissione d'Inchiesta per raccogliere pareri riguardo a
riforme politiche, sociali ed economiche da introdurre a Cuba.
Nelle elezioni del marzo 1866, 14 dei 16 eletti appartenevano al Partito Riformista. Le
sedute cominciarono nellottobre dello stesso anno e si conclusero nellaprile
1867, in un totale fallimento.
Le domande essenziali furono: assoluta libertà di commercio, abolizione graduale della
schiavitù con indennizzi ed un regime di assimilazione e di autonomia.
Essi proponevano di cambiare le imposte indirette sulla popolazione, a imposte dirette del
6 % sui capitali investiti. In realtà vennero mantenute le prime e le seconde vennero
messe al 10 %.
In quanto alle riforme politiche, la separazione del comando civile e militare era
ardentemente desiderata dalla popolazione dellIsola.
Il risultato della Commissione d'Inchiesta fu considerato una burla e servì a far
decidere le sollevazioni nella parte orientale, che il 10 ottobre 1868 si ribellarono
nellIngenio
La Demajagua.
Salvo che nei primi tempi nei quali utilizzò Cuba come trampolino e retroguardia per le
sue guerre di riconquista delle nuove repubbliche iberoamericane - come avvenne anche
prima nel secolo XVI - la Spagna disconobbe la "fedeltà promessa" dai
riformisti e, perfino, li considerò suoi nemici, sottoponendoli alle persecuzioni e
allesilio. Tutte le idee che facevano prosperare la nazionalità cubana, risultavano
alla Spagna sospette di slealtà e tendenti al separatismo.