Ricerca nella storia di Cuba
Nazione e nazionalità
Nessuno sa, con certezza, se qualcuno abbia creato in una sola volta la ricetta del piatto
denominato "ajiaco creolo" - specie di zuppa con quasi tutti i tipi di vegetali
commestibili del paese, di sicuro molto saporita e nutriente - o sia successo come per la
nazionalità cubana, che si è formata a poco a poco, anchessa con differenti
ingredienti.
Paese formato da emigranti - la scomparsa
degli aborigeni data fin dal primo secolo della
conquista - il popolamento avvenne per ondate successive e molto diverse fino al XX
secolo, Cuba ha registrato una periodica diaspora come quegli stati che hanno sofferto per
conflitti bellici e per crisi economiche.
Attraverso la cosiddetta "Chiave del Nuovo Mondo", quanta gente sarà passata
nello scorrere dei secoli e quante famiglie americane e del resto del mondo avranno o
hanno avuto un nonno cubano? Anche gli spagnoli che ritornavano da Cuba erano chiamati dai
loro compatrioti "indiani".
Si dice che la Spagna ha fatto di tutto in America e per molto più tempo a Cuba, salvo
che fare spagnoli. Gli storici stanno ancora studiando e polemizzando su quando hanno
incominciato a intravedersi i primi tratti della nazionalità cubana.
Ciò nonostante, le teorie coincidono sul fatto che la Nazione abbia cominciato a
forgiarsi durante i primi dieci lunghi anni di lotta armata contro la Spagna.
Se a partire del 1868 con il suo grido indipendentista Carlos
Manuel de Céspedes si iscrive nella storia come il
Padre della Patria, diversi decenni prima Félix
Varela aveva dato origine al pensiero
rivoluzionario cubano, fissando entrambi le solide basi dellidentità nazionale.
Forse niente definisce meglio la nascita del nuovo paese di quanto fu scritto da un
giovane cubano della prima generazione, il quale precorrendo profeticamente il suo futuro
da protagonista, espresse nel suo poema "Abdala" (pubblicato nellunico
numero di un piccolo periodico che si chiamava "La Patria Libera"), il 23
ottobre 1869:
"Lamore, madre, per la patria
non è lamore ridicolo per la terra,
né allerba che calpestano i nostri piedi;
è lodio invincibile a chi lopprime,
è il rancore eterno a chi lattacca
.".
E più avanti afferma:
"Chi brama difendere la sua patria
né nel sangue né dietro gli ostacoli si nasconde;
del tiranno disprezza la superbia;
nel suo petto sinfrange la minaccia;
e se il cielo basterà al suo desiderio,
al medesimo cielo con valore giungerà!".
Già allora il sangue di numerosi creoli patrioti veniva versato da più di un anno nelle
campagne di Cuba Libera e ladolescente José
Martí - figlio di spagnoli di Valencia e delle
Canarie finiva in carcere e in esilio, per organizzare tre decenni dopo
lultima guerra contro la Spagna.
Affermano gli studiosi che da illustri creoli come José
Agustín Caballero alla fine del secolo
XVIII - partono le radici di un albero con molti rami che crescono, si incrociano o si
biforcano nei decenni successivi di fronte allalternativa tra essere colonia o
patria e a quella tra indipendenza o annessione che si presenterà più in là alla fine
del secolo XIX. Le correnti politiche del secolo XIX definiscono i creoli come cubani.
Vi è la fucina del maestro José
de la Luz y Caballero che forgiò uomini
progressisti, parte dei quali parteciparono successivamente allInsurrezione.
Bisognerebbe anche raccontare del rifiuto di José
Antonio Saco ai progetti annessionisti di persone
molto influenti come Gaspar
Betancourt Cisneros (El Lugareño), e
dellopera illuminista di Domingo
del Monte e, pure, della gestione di promozione
economica propugnata dal cosiddetto "statista senza stato" Francisco
de Arango y Parreño che, introducendo
massicciamente gli schiavi africani, ritardò la decisione indipendentista.
Con questi e con molti altri ancora venne modellata una società di uomini bianchi, sempre
più diversa da quella spagnola, ostacolata nella possibilità di convertirsi in nazione
dal sistema
di sfruttamento schiavista delle piantagioni, dove
gli schiavi neri a volte la maggioranza della popolazione - non contavano come
esseri umani, e i neri e i mulatti liberi erano discriminati.
Dal crogiolo della guerra emerse la nazione e anche se il Patto
del Zanjón frustrò lindipendenza, la
Protesta di Baraguá mantenne la speranza. Una conseguenza importante fu labolizione
della schiavitù, nel 1886, che permetterà la graduale integrazione alla società di
quelle masse di emarginati e il loro apporto alla cultura nazionale.
La guerra necessaria, proclamata da Martí, fu organizzata su basi democratiche come pure
la guida del Partito Rivoluzionario Cubano, con la promessa di una Repubblica, "con
tutti e per il bene di tutti".
Lideale patriottico si cimentò nello scontro allunisono con
lintegralismo spagnolo e con lautonomismo - dei sostenitori delle riforme
anche quando era già stato versato tanto sangue a cui si unirono quelli che
avevano sempre appoggiato la Spagna o che cedettero dopo lo Zanjón.
La Patria contava adesso sulla proiezione ideologica martiana e sulla guida militare di Máximo
Gómez che, come Generale in Capo e insieme al suo
Luogotenente Antonio
Maceo, rappresentava la maggior parte dei settori
popolari dellEsercito di Liberazione.
La morte prematura di Martí e più tardi quella di Maceo e di altri importanti capi
furono perdite irreparabili che indebolirono qualsiasi opposizione allingerenza
degli Stati Uniti. Nonostante il fatto che le forze cubane avevano sconfitto le migliori
truppe spagnole e il trionfo era vicino, la vittoria non arrivò.
Senza dubbio, Washington non poté portare a termine lannessione che vecchi e nuovi
ammiratori dellUnione desideravano, poiché a Cuba esisteva un forte sentimento
nazionale e trentanni di lotta da parte della nazione indipendente avrebbero potuto
sfociare, passato limpatto dellintervento, in unaltra guerra; questa
volta, contro il nuovo padrone.