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Combattimenti del 1895

Diplomati nelle accademie delle boscaglie (sui monti) e in quelle delle pianure di
Cuba nella precedente guerra, i mambises condussero a partire dal 1895 numerose azioni militari, dalla guerra di guerriglia fino alle grandi battaglie di fronte alle truppe d’élite della Spagna.
L’esercito spagnolo costituì un buon fornitore di armi. Così accadde durante i primi mesi a Jucaibama, El Guanábano, El Caney e Ramón de las Yaguas. Le armi e le munizioni prese servirono per rifornire vari gruppi di insorti e la sconfitta del capo spagnolo Santocildes innalzò il morale rivoluzionario.
Combinando ogni tipo di lotta,
Antonio Maceo fece una brillante campagna, nei non adatti mesi di pioggia, dai punti distanti e opposti sia di Guantánamo e Las Tunas sia di Nipe e Manzanillo.
Arsenio Martínez Campos, con 50.000 uomini e un moderno armamento, compreso il nuovo fucile Mauser, sbarcò nell’aprile 1895 a Guantánamo, scortato da navi da guerra, e successivamente rinforzò le guarnigioni di questa giurisdizione e quelle di Santiago de Cuba, Holguín, Bayamo e Manzanillo.
Dopo i combattimenti del Jobito, 13 maggio, di Peralejo, 13 luglio, e di Sao del Indio, alla fine di agosto, sonore vittorie di Maceo, gli spagnoli passarono sulla difensiva in Oriente. Nei primi due subirono grandi perdite di uomini e di armamenti, compresa la morte dei capi di ogni colonna: il tenente colonnello Joaquín Bosch e il brigadiere Santocildes. A Sao del Indio, in tre giorni di combattimento, la colonna spagnola costituita da oltre mille uomini subì 200 perdite mentre i cubani, che non arrivavano a 600 combattenti, subirono 89 perdite.
Martínez Campos credeva di essere circondato da grandi forze di insorti e mobilitò cinquemila soldati per andare da Bayamo a Manzanillo.
La campagna orientale salvò la continuità della rivoluzione. Permise di forgiare un’agguerrita truppa dalla quale Maceo selezionò gli uomini per l’invasione verso Occidente e distrasse il comando spagnolo, aspetto che permise a
Máximo Gómez di avanzare verso Camagüey e poi verso Las Villas.
Poi il vecchio stratega dominicano avrebbe fatto lo stesso per permettere la partenza di Maceo da Baraguá, alla fine di ottobre, e di arrivare senza contrattempi al di là della
linea da Júcaro a Morón.
La campagna circolare di Gómez a Camagüey è un’altro notevole impresa militare. Con appena 200 uomini, attraversò in modo silenzioso la parte centrale dell’Isola e pazientemente riuscì a reclutare insorti tra i giovani abitanti di Camagüey, dato che i veterani non ne volevano sapere della guerra, a eccezione di
Salvador Cisneros Betancourt, che si unì alla lotta l’11 giugno, anche lui con un gruppo di giovani.
Quattro colpi di sorpresa (Altagracia, El Mulato, La Larga e San Jerónimo) in circa 90 ore, a partire dal giorno 17 e con lo stile del Generalissimo, smentirono certe versioni che lo davano per morto.
In quei momenti Martínez Campos aveva il suo quartiere generale a Puerto Príncipe (dopo Camagüey) e cercava di riproporre il
Patto del Zanjón per demoralizzare gli abitanti di Camagüey che avevano ricostruito le loro case e le loro fattorie.
Attaccando qui e là, con marce circolari nei dintorni della capitale provinciale, l’eroe di Palo Seco e di Las Guásimas, in meno di un mese formò nuove truppe e poté cambiare i cavalli e l’equipaggiamento di quelle che aveva portato con sé. Inoltre ordina a Maceo di prepararsi per l’invasione.
Il 20 luglio affronta a Ciego Molina una colonna e dopo due ore decide di ritirarsi. Aveva visto in azione il fucile Mauser, a ripetizione, la cui portata era di 2.200 metri, contro i suoi scarsi Remington, a colpo singolo, con portata di 650 metri.
Adotta in seguito una nuova tecnica: aprire le fila nemiche con cariche al machete e organizzare una fanteria ben trincerata.
Della Invasione da Oriente a Occidente, il combattimento di Mal Tiempo, oltre a essere il più sanguinoso, è stato quello a maggior ripercussione morale e politica per i mambises che avevano vinto solo con i loro machete. Ma l’invasione nel suo insieme rappresenta l’avvenimento militare più importante di tutta la guerra.
Successivamente, nei primi mesi del 1896 Maceo operò in provincia di Matanzas e di La Habana fino a ritornare in quella di Pinar del Río dove addestrò gli abitanti affinché potessero agire da soli e lottò costantemente contro numerose colonne che non erano riuscite a cacciarlo. Si evidenziano i combattimenti di Cacarajícara, di El Rosario, di Lomas Tapia, di El Rubí, di Montezuelo, di Tumbas de Estorino e di Ceja del Negro, tra molti altri.
Nella prima quindicina di novembre l’offensiva del capitano generale Valeriano Weyler era fallita.
Altre vittorie importanti di quell’anno furono la battaglia di Saratoga, nella provincia di Camagüey, condotta da Gómez, e la presa di Guáimaro – con i suoi otto forti cintati di filo spinato – da parte di Calixto García, che era arrivato con una spedizione in primavera.
Nel 1896 la causa indipendentista ha avuto anche perdite di valore: morirono in combattimento i generali
José Maceo (Loma del Gato), Serafín Sánchez (Paso de las Damas), Juan Bruno Zayas (La Jaima) e Antonio Maceo (San Pedro), e per malattia José María Aguirre, capo della divisione di La Habana.
Dalla morte di Maceo fino all’intervento nordamericano a metà del 1898 la lotta è accanita: gli spagnoli dominano nell’offensiva in occidente e stanno sulla difensiva a Camagüey e in Oriente, ma il tipo di guerra sviluppato dai cubani risultava insostenibile per gli spagnoli. Per esempio, nel territorio di Camagüey controllavano solamente i villaggi di Puerto Príncipe, di Nuevitas, di Santa Cruz del Sur e di La Trocha. Gli insorti si rifugiavano sulle colline e nei pantani nel territorio occidentale, mentre gli spagnoli erano concentrati in alcune città orientali dato che la maggior parte degli altri villaggi e delle campagne erano sotto il controllo di Cuba Libera.
La Spagna aveva fatto un ultimo sforzo nella fortificazione dell’antica via da Júcaro a Morón, tra Las Villas e Camagüey, e altrettanto alla fine dell’anno precedente in quella da Mariel a Majana, tra Pinar del Río e La Habana. Ma questo non servì da ostacolo per impedire a Gómez di sviluppare a Las Villas la sua geniale campagna di La Reforma, mediante un’agile guerra di guerriglia, destinata a logorare oltre 50.000 uomini di Weyler.
Calixto García – con alcuni cannoni e 1.200 uomini – prese Las Tunas, difesa da 14 fortini, in agosto, e tre mesi dopo prese Guisa, allo stesso modo molto fortificata. A Las Tunas, dopo tre giorni di lotta e con solo 81 perdite, catturò centinaia di prigionieri, 1.200 fucili, un milione e mezzo di munizioni e dieci carri di medicinali. Questo fatto costò la sostituzione a Weyler.