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Ricerca nella storia di Cuba 

Gli aborigeni cubani

La
scomparsa degli aborigeni, come conseguenza dell’impatto della colonizzazione europea, ha costretto gli storici a basare le loro ricerche fondamentalmente sui racconti e sui documenti risalenti ai primi anni successivi alla conquista, ampliandole solo recentemente grazie a nuovi studi archeologici e antropologici tuttora in svolgimento.
Si calcola che, al momento della prima occupazione dell’isola da parte degli spagnoli, nel 1511, la popolazione autoctona di Cuba raggiungesse i 100.000 abitanti. Nel 1550, anno della compilazione dei primi Atti Capitolari conservati dalla Giunta municipale di La Habana, di indigeni ne erano rimasti 4.000.
Gli studiosi hanno definito di volta in volta con nomi diversi le culture indigene cubane, modificandoli ogni volta che si facevano nuove scoperte. Per lungo tempo, per esempio, per mancanza di riscontri archeologici, vennero chiamate indistintamente ciboney tutte le popolazioni indigene dell’isola. I primi reperti furono scoperti nel 1847.
Cristoforo Colombo e i suoi successori chiamarono indistintamente
indios gli abitanti di Cuba e quelli delle altre terre scoperte nel Nuovo Mondo. Compito degli storici agli inizi del XX secolo fu perciò quello di risalire a quale tra le diverse culture era stata la più sviluppata; di capire, cioè, a quale civiltà appartenevano coloro che Fra’ Bartolomeo de Las Casas aveva chiamato rispettivamente taíno e ciboney .
Nonostante ciò, i termini taíno, ciboney e
guanahatabey , così come compaiono negli scritti di Las Casas, hanno continuato a far parte della cultura cubana, dopo che poeti e letterati della prima metà del XIX secolo li avevano resi di moda.
I risultati di ricerche archeologiche effettuate nella seconda metà del XX secolo permettono di affermare che uomini primitivi abitavano l’isola di Cuba già 6.000 anni fa. Questa epoca corrisponde al periodo predinastico in Egitto, precedente quindi alla costruzione delle grandi piramidi.
Questi primi gruppi umani sono stati definiti ‘pre-agro-ceramisti’ perché non conoscevano né l’agricoltura né la ceramica. Essi compaiono a partire dalla data sopracitata e perdurano per lungo tempo, fino all’arrivo degli spagnoli.
Al periodo compreso tra l’anno 0 e il 900 della nostra era risalgono invece resti di vasellame primitivo in ceramica, rinvenuti in un esiguo numero di siti. Tale epoca è stata definita ‘protoagricola’.
All’arrivo degli europei sull’isola vivevano gruppi di aborigeni agricolo-ceramisti, che praticavano l’agricoltura e conoscevano le tecniche di fabbricazione della ceramica. La presenza di tali gruppi viene fatta risalire all’VIII secolo della nostra era.
Pertanto è opinione comune tra gli esperti ritenere che il popolamento dell’arcipelago cubano sia avvenuto attraverso migrazioni successive, a partire da tempi molto remoti.
Lo stesso Cristoforo Colombo aveva già notato delle differenze tra le popolazioni che aveva incontrato durante il suo primo viaggio lungo la costa nord di Cuba e quelle incontrate durante il secondo viaggio, in punti diversi della costa meridionale.
In particolare, Colombo rilevò l’esistenza di due culture distinte: una maggiormente evoluta, rappresentata dai villaggi agricoli che si trovavano tra
Bariay e Maisí, e una seconda, più primitiva, concentrata nei villaggi di pescatori a sud di Camagüey. Colombo incontrò un terzo gruppo di indigeni nell’estrema parte occidentale dell’isola, i quali, come lui stesso annotò, parlavano una lingua diversa da quella degli indigeni che lo accompagnavano facendogli da interpreti.
Tuttavia, in un documento pubblicato a Barcellona nel 1493, l’Ammiraglio metteva in rilievo le somiglianze esistenti tra le popolazioni delle diverse terre da lui scoperte durante il suo primo viaggio. Egli afferma infatti: "…non ho riscontrato molte differenze nell’aspetto fisico delle persone, nelle usanze e neppure nella lingua - si capiscono tutti tra di loro, il che è abbastanza singolare…".
In effetti, gli aborigeni delle Antille, compresi i primi abitanti di Cuba, appartengono al gruppo linguistico degli arauachi – il più diffuso in tutta la costa settentrionale dell’America Latina – che all’epoca della conquista si estendeva fino alle isole Lucayas o Bahamas.
Secondo quanto risulta da ricerche effettuate nella prima metà del XX secolo, il diverso ‘idioma occidentale’, incontrato da Colombo nella parte ovest di Cuba, non ha lasciato tracce nella denominazione india delle località di questa zona, che risultano invece simili a quelli della zona centrale e dell’oriente cubano.
Alcuni studiosi spiegano questo fatto sottolineando l’isolamento in cui questo gruppo di indigeni viveva, confinato da tempo nella regione ovest dell’isola. Gli interpreti di Colombo erano indigeni taíno di Haiti e delle Lucayas e appartenevano alle ultime frange del gruppo culturale arauaco, che nelle Antille minori stavano già cedendo il posto a un’altra etnia a esso imparentata, i guerrieri caribe.
Nel tentativo di mettere a confronto la tradizione con i risultati delle ricerche in corso di svolgimento, gli storici assegnano il nome di taíno al gruppo agricolo-ceramista, mentre identificano come ciboney il gruppo che non conosceva la ceramica, ma aveva una cultura più progredita, e come guanahatabey il gruppo più primitivo dei tre. Tutte queste popolazioni erano pacifiche e vivevano in comunità primitive; i primi potrebbero essere classificati come appartenenti a una cultura neolitica avanzata, i secondi a una fase neolitica primitiva, mentre gli ultimi rientrerebbero in una fase paleolitica.
In definitiva, le differenze tra gli aborigeni cubani sono essenzialmente determinate da differenti gradi di sviluppo. Dal punto di vista fisico, infatti, tutti gli indigeni appartengono a uno stesso tipo: bassa statura – solo i taíno sono leggermente più alti – cranio corto, piccolo e arrotondato, orbite per lo più quadrangolari e narici piuttosto strette.
Secondo le testimonianze dei cronisti dell’epoca, avevano la pelle scura tendente al rossastro, poca barba, un corpo ben proporzionato e portavano i capelli sciolti, folti e neri. I taíno usavano deformarsi il cranio attraverso pressione fronto-occipitale e, a differenza dei ciboney, portavano i capelli corti.
Dai reperti ritrovati si rileva che diverse comunità aborigene convivevano nello stesso periodo in una stessa regione. Sulla costa sud di Camagüey, per esempio, sono stati rinvenuti resti di insediamenti ciboney, mentre al nord è stata dimostrata l’esistenza di taíno agricolo-ceramisti in una fase primitiva. Questi ultimi erano stanziati lungo la costa nord della provincia di Holguín e lungo la costa sud delle provincie del centro, dove sono presenti siti archeologici in prossimità delle foci dei fiumi.
Intanto a Cuba le ricerche archeologiche continuano a procedere in maniera sistematica, alla ricerca di maggiori indizi sulla rotta seguita dagli intrepidi navigatori che, su fragili
canoe , avevano scoperto l’isola molto tempo prima di Cristoforo Colombo.

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