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La partecipazione a organismi multilaterali
Dei 61 anni di esistenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), della quale Cuba è membro fondatore (24 ottobre 1945), negli ultimi 46 anni i rappresentanti del piccolo paese caraibico hanno avuto un’attiva partecipazione nell’Assemblea Generale e in tutti i suoi organismi, nella difesa dei diritti del Terzo Mondo e in particolare contro il neocolonialismo, gli interventi stranieri e per un nuovo ordine economico internazionale.
Alla fine del 1999 Cuba era membro di 20 organismi elettivi o per designazione delle Nazioni Unite. Ci sono 13 organizzazioni non governative cubane che hanno status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, fatto che costituisce un riconoscimento all’attività estera non solo del Governo cubano, ma anche delle organizzazioni non governative cubane.
Negli annali dell’ONU è considerato memorabile il discorso pronunciato da Fidel Castro nel 1960 - il più lungo e applaudito ascoltato in questo forum - quando ha proclamato: "cessi la filosofia della privazione e cesserà la filosofia della guerra".
In molteplici occasioni Cuba è stata eletta all’unanimità per far parte come membro delle giunte direttive e delle commissioni del sistema degli organismi sussidiari dell’ONU, compreso nel Consiglio di Sicurezza, nell’ottobre del 1989.
Durante gli ultimi anni i diplomatici dell’isola hanno occupato importanti cariche nella FAO, nell’UNESCO, nell’UNICEF, nel Programma Mondiale degli Alimenti, nell’Organizzazione Mondiale della Salute, nell’Organizzazione Panamericana della Salute e nella Commissione dei Diritti Umani. Un cubano è stato nominato tra i funzionari delle più alte gerarchie aggiunte nella Segreteria Generale per le ispezioni del Sistema delle Nazioni Unite.
La reale democratizzazione delle Nazioni Unite è allo stesso tempo tra le priorità della politica estera dell’isola, in quanto si tratta di conferire maggiore partecipazione e autorità a tutti i paesi membri e all’Assemblea Generale, di eliminare l’antidemocratico diritto di veto dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, di ampliare questo organismo e di impedire che continui a essere manipolato da una sola nazione.
In seno alla Commissione dei Diritti Umani dell’ONU, Cuba ha più volte ribadito il suo rifiuto ad accettare un relatore speciale di questo ente, affermando che è stato imposto come risultato di una manipolazione da parte degli Stati Uniti. Tuttavia, il Governo di La Habana ha dato ampia mostra di trasparenza sotto questo aspetto, invitando i rappresentanti di detta commissione a visitare l’isola che, come pratica permanente, è visitata con frequenza dal corpo diplomatico e dai responsabili della stampa straniera accreditati.
Nel 1962, sotto forti pressioni degli Stati Uniti, il Governo Rivoluzionario cubano è stato espulso dall’Organizzazione degli Stati Americani (OEA)
- un’azione considerata dagli analisti come una violazione della Carta di questo ente che non stabilisce l’esclusione dei suoi membri – e la maggior parte degli Stati integranti ha rotto le loro relazioni diplomatiche con l’isola, così come richiedeva il piano di blocco totale decretato da Washington.
Nell’anno 2000 la maggior parte di queste nazioni hanno ristabilito le loro relazioni diplomatiche, consolari o commerciali con Cuba e numerosi paesi si sono pronunciati nelle riunioni di questa organizzazione per il suo reintegro nell’OEA.
Nel mezzo di un crescente discredito di questa organizzazione, è stato costituito a Panama, nel 1975, il Sistema Economico Latinoamericano (SELA), un organismo proprio di espressione dell’America Latina (al quale Cuba appartiene assieme agli altri paesi della regione), le cui analisi e proiezioni delle posizioni latinoamericane in campo economico hanno indiscutibili ripercussioni politiche.
Per raggiungere gli obbiettivi della sua strategia di sviluppo economico Cuba ha definito dal 1976 il suo processo d’industrializzazione negli ambiti della divisione internazionale del lavoro fissata nella Comunità Socialista con il suo Consiglio di Aiuto Mutuo Economico (CAME), che in seguito è stato sciolto assieme questa integrazione di paesi al principio degli anni ’90.
L’isola caraibica ha ugualmente sviluppato un’intensa attività diplomatica in altri forum multilaterali, come il Gruppo dei 77, GEPLACEA, OLADE, il Parlamento Latinoamericano e la Conferenza Iberoamericana dei Paesi di Lingua Spagnola e Portoghese.
Cuba è membro, in totale, di 350 organizzazioni governative e non governative ed è stata scelta come sede di molteplici eventi internazionali dei più diversi settori.
In seno al Movimento dei Paesi Non Allineati e nel suo Burò di Coordinamento, con sede presso le Nazioni Unite, Cuba, che è tra i fondatori di questo movimento, si è distinta anche per essere un attivo membro promotore di numerose risoluzioni a favore delle rivendicazioni economiche e politiche delle nazioni emergenti.
La VI Conferenza dei Capi di Stato e di Governo dei paesi membri di questo Movimento, che ha avuto luogo a La Habana dal 3 all’8 settembre 1979, ha assegnato a Cuba il turno di presidenza.
Nell’ambito delle relazioni multilaterali, occupano un posto rilevante le attività di Cuba nel 1962, durante la Crisi di Ottobre (anche conosciuta come crisi dei missili, per le minaccia di guerra nucleare da parte degli Stati Uniti per l’installazione di missili sovietici sull’isola), nei negoziati, più di venti anni dopo, sul sud-ovest africano (che hanno portato all’indipendenza della Namibia e che hanno posto le basi per la pace dell’Angola e del Sudafrica), e nella firma del Trattato di Tlatelolco (che vieta il possesso di armi nucleari in America Latina).
Per altro verso, Cuba ha fatto il suo ingresso nel luglio del 1994 come paese membro dell’Associazione degli Stati dei Caraibi (AEC), e ha firmato nell’agosto del 1995 il Piano d’Azione di questa organizzazione, che contempla l’interscambio, la collaborazione e la ricerca scientifica congiunti, l’allargamento del commercio, l’elaborazione di progetti per l’esplorazione e lo sfruttamento di aree dell’economia di comune interesse per i suoi membri.
L’obbiettivo fondamentale dell’AEC è quello di convertirsi, a lungo termine, in una area di libero commercio, avviando un processo che potrebbe arrivare a essere, per estensione territoriale e potenziale umano ed economico, il quarto blocco di integrazione a livello mondiale.
La presenza del G-3 (Gruppo dei Tre: Messico, Colombia e Venezuela) nell’AEC, rende ancora più stretti i vincoli con questa associazione, dal momento che si tratta di economie la cui potenzialità potrebbe dare impulso allo sviluppo dei piccoli stati isolani.
I Caraibi insulari contano 32 isole, la metà di esse sotto il potere coloniale di Francia, Inghilterra, Olanda e Stati Uniti. È una regione di grande diversità di regimi politici ed economici, ma anche di diversità culturali, linguistiche e religiose che - sommate al suo clima e alle bellezze naturali - li rendono straordinariamente attraenti per il turismo.
Dal 1962 Cuba intrattiene relazioni anche con l’Organizzazione Commerciale dei Caraibi (CARICOM). Questi vincoli hanno avuto una fase di scarsa attività nella seconda metà degli anni ’80, però a partire dal 1990 sono andati rivitalizzandosi.
Nel maggio 1998 la riunione ministeriale del Gruppo Africa, Caraibi, Pacifico (ACP) ha approvato lo status di osservatore di Cuba per partecipare al nuovo Accordo con l’Unione Europea (UE) o Convenzione di Lomé V, il IV sarà vigente fino al 28 febbraio 2000.
Il 29 giugno 1998 il Consiglio dei Ministri dell’UE ha pure approvato lo status cubano, con cui è stata completamente legalizzata la presenza di Cuba agli appuntamenti di questo accordo.
Quasi all’inizio del 2000 è avvenuto un fatto di notevole importanza: Cuba è stata accettata nell’ALADI, l’Associazione Latinoamericana di Integrazione, fatto che costituisce una vittoria per il paese, un riconoscimento dei paesi dell’America Latina, che, nonostante l’opposizione e le pressioni nordamericane, hanno accettato il fatto che l’isola caraibica entrasse in questa importantissima organizzazione regionale.