Cronologia degli accordi migratori Cuba-Stati Uniti
Elenchiamo la cronologia dei principali momenti che hanno marcato le
relazioni migratorie tra Cuba e gli Stati Uniti, dopo il mese di gennaio 1959.
1° gennaio 1959
A partire da questo momento le autorità nordamericane hanno dato un trattamento
preferenziale agli immigrati cubani, per prima cosa, offrendo protezione ai
criminali batistiani e accogliendo l’alta borghesia colpita dalle misure
nazionaliste e antimperialiste del Governo Rivoluzionario, successivamente,
incentivando le partenze dei professionisti e dei tecnici qualificati, come
parte della loro politica per impedire lo sviluppo economico e sociale di Cuba.
Per tale ragione, tutti i cubani che sono arrivati nel territorio degli Stati
Uniti hanno ricevuto la status di "rifugiati", e l’Amministrazione di Eisenhower
ha deciso di creare a Miami, nel dicembre 1960, il Centro di Emergenza per
Rifugiati Cubani. Il termine "rifugiato" è stato usato in modo indiscriminato e
senza basi legali, per screditare sul piano estero l’immagine della Rivoluzione,
senza prendere in considerazione criteri giuridici internazionali sanciti dalla
Convenzione sullo Status di Rifugiato, del 1951, né il Protocollo delle Nazioni
Unite, del 1967.
28 giugno 1962
Il Presidente Kennedy ha firmato la Legge Pubblica 87-510, nota come Atto di
Assistenza alla Emigrazione e ai Rifugiati dell’Emisfero Occidentale, rivolta
fondamentalmente a canalizzare l’emigrazione da Cuba. Avevano fallito nel loro
tentativo di distruggere la Rivoluzione attraverso la via militare (Baia dei
Porci, bande controrivoluzionarie, ecc.) e attraverso il blocco economico, per
cui il Governo degli Stati Uniti ha considerato cruciale l’aspetto migratorio
per i suoi propositi anticubani.
Con questa Legge si pretendeva far apparire che tutti i cubani che tentavano di
emigrare lo facevano in quanto perseguitati per le loro "opinioni politiche
contrarie al regime", e allo stesso tempo fare dell’emigrazione dei cubani verso
gli Stati Uniti un problema di "sicurezza nazionale". In virtù di questa Legge
sono state create condizioni finanziarie speciali per sostenere gli immigranti
cubani.
Dopo la "Crisi di Ottobre", il Governo degli Stati Uniti ha incrementato la sua
offensiva per incentivare le partenze illegali da Cuba, a qualsiasi prezzo e,
allo stesso tempo, sono state limitate all’estremo le possibilità di emigrazione
legale. Per ragioni propagandistiche, con questo fatto si voleva dimostrare che
la Rivoluzione cubana era stata un fallimento.
Sono stati anche utilizzati artifici legali. Per esempio, quelli che arrivavano
a Miami direttamente da Cuba, compresi i dirottatori di aereo e altri
delinquenti, erano considerati "rifugiati" e veniva loro garantita l’entrata
immediata, mentre i cubani che cercavano di entrare negli Stati Uniti da paesi
terzi venivano considerati stranieri ed erano sottoposti al normale procedimento
di immigrazione. Come risposta a queste malefatte, il 28 settembre 1965 Fidel
Castro ha pronunciato un discorso criticando questa politica sovversiva e
annunciando l’apertura del Porto di Camarioca
per tutti quegli emigranti cubani, residenti negli Stati Uniti, che desideravano
venire a prendere i loro familiari. Il porto rimase aperto, per questo scopo,
fino al 3 novembre 1965.
3 ottobre 1965
Il Presidente Johnson ha firmato l’Atto di Immigrazione e Nazionalità, che ha
significato un cambiamento sostanziale della politica migratoria degli Stati
Uniti. Per mezzo di questa legge, il tema della migrazione cubana va analizzato
in modo differente da come era stato fatto fino a quel momento. E’ stata creata
una Commissione di Selezione sull’Immigrazione per l’Emisfero Occidentale, tra i
cui compiti vi era l’analisi delle leggi degli Stati Uniti sull’immigrazione da
questo emisfero e la riconsiderazione dello status dei "rifugiati" cubani. La
Commissione ha posto enfasi sul fatto che le leggi di immigrazione devono tenere
conto delle condizioni di lavoro negli Stati Uniti, della sicurezza e delle
relazioni internazionali nell’emisfero occidentale.
1° dicembre 1965
Sono stati effettuato negoziati tra i Governi di Cuba e degli Stati Uniti, per
mezzo dell’Ambasciata svizzera a La Habana, per coordinare le entrate e le
partenze degli emigranti cubani. E’ iniziato il cosiddetto "ponte
aereo" di Varadero dal quale sono stati
esclusi i tecnici e i professionisti indispensabili per lo sviluppo di Cuba e i
prigionieri controrivoluzionari.
2 novembre 1966
Il Presidente Johnson ha firmato la Legge Pubblica 89-732, nota come Legge di
Sistemazione dello Status dei Rifugiati Cubani, un’eccezione della legislazione
migratoria degli Stati Uniti, progettata in particolar modo per quelli che
vengono chiamati "rifugiati" cubani. La stessa offre un trattamento
preferenziale per gli immigranti di origine cubana riguardo la legalizzazione
del loro status di residenti, che contrasta con le restrizioni legali che sono
applicate a qualsiasi altro straniero. In pratica, la legge stabilisce che
qualsiasi cittadino cubano o nativo di Cuba che entri negli Stati Uniti,
attraverso qualsiasi via o mezzo e in qualsiasi condizione, dopo il 1° gennaio
1959, e che sia vissuto negli Stati Uniti per un periodo non inferiore a un
anno, possa ricevere la condizione di residente permanente nel caso presenti una
richiesta all’uopo. In questo modo, riceverà un visto da immigrante e un
permesso di residenza permanente, valido da trenta mesi prima di avere
presentato la richiesta o dalla data del suo arrivo nel territorio degli Stati
Uniti, a seconda di quale dei due periodi sia maggiore. Questo tempo gli servirà
come parte dei cinque anni necessari per ricevere la cittadinanza nordamericana.
Sotto questo criterio di stimolo all’emigrazione da Cuba, tutti i cubani che
entravano negli Stati Uniti attraverso il ponte aereo erano inseriti nella quota
di immigrazione annuale per tutto l’emisfero occidentale (120.000). Gli altri
immigranti dell’America Latina avrebbero dovuto aspettare fino a sei mesi dopo
aver riunito tutti i documenti richiesti per essere accettati, ed erano legati
al sistema di quote. L’Amministrazione Johnson ha usato questa legge per
incoraggiare la partenza dei tecnici e dei professionisti e ha utilizzato il
termine "rifugiato" per mobilitare l’opposizione nella regione nei confronti di
Cuba.
6 aprile 1973
L’Amministrazione Nixon ha sospeso definitivamente il ponte aereo. Tra le cause
che hanno portato a questa azione è compresa una nuova percezione della "natura
temporanea del regime a Cuba". Vi è stata anche opposizione nel Congresso a
continuare a finanziare il Programma dei Rifugiati Cubani con fondi del
Dipartimento di Benessere Sociale, della Salute e dell’Educazione, e una messa
in discussione dell’alto costo relativo del ponte che colpiva i fondi del
Dipartimento di Stato. Dal 1961 al giugno 1972 il Programma dei Rifugiati Cubani
è costato circa 727 milioni di dollari al Governo degli Stati Uniti.
da aprile a ottobre 1980
All’inizio del 1979, come risultato del dialogo tra la Comunità Cubana
all’Estero e il Governo Rivoluzionario, è stato deciso di permettere agli
immigranti cubani, in principal modo ai residenti negli Stati Uniti, di visitare
Cuba e di contribuire alla riunificazione delle famiglie attraverso la partenza
di prigionieri ed ex-prigionieri controrivoluzionari. Con l’intenzione di creare
problemi alla Rivoluzione, il Servizio di Immigrazione e Naturalizzazione degli
Stati Uniti, ha intorpidito il procedimento di concessione dei visti per recarsi
nell’Isola, facendo credere che gli ostacoli venivano creati da Cuba e
promovendo il malcontento tra quelli che intendevano andare negli Stati Uniti.
Attraverso differenti vie, i settori della "linea dura" verso Cuba hanno ripreso
con forza le loro campagne per incentivare le uscite illegali e la disobbedienza
civile. Questo ha portato alcuni delinquenti a entrare con la forza in diverse
Ambasciate latino-americane a La Habana nei primi mesi del 1980. La morte di una
guardia cubana davanti all’Ambasciata del Perù e la successiva entrata di oltre
10.000 antisociali in questa missione diplomatica, hanno portato il Governo di
Cuba a denunciare questa nuova menzogna destabilizzatrice e a permettere quello
che è stato chiamato il "ponte marittimo Mariel-Cayo
Hueso", attraverso il quale sono partiti verso gli Stati Uniti oltre 125.000
vendipatria.
Concordando su questa situazione, l’Amministrazione Carter, nel suo ultimo anno
di Governo, il 17 marzo 1980 ha approvato la Legge per i Rifugiati, per cui si
proibiva di garantire ai "marielitos" lo status di "rifugiati" dato che, per la
prima volta dopo il trionfo della Rivoluzione, veniva stabilito che anche i
cubani dovevano essere sottoposti a un procedimento legale per essere ammessi
come rifugiati e stabilire se dare - o non dare – asilo, come stabilisce il
Protocollo per i Rifugiati delle Nazioni Unite.
20 giugno 1980
L’Amministrazione Carter ha deciso di concedere ai "marielitos" la categoria
temporanea di "entrante" (questo stesso status era stato concesso agli haitiani
che erano arrivati negli Stati Uniti in quel periodo), considerando il fatto che
questi cubani senza documenti non potevano essere classificati come rifugiati e
che l’entrata incontrollata di un grande numero di stranieri, tra i quali come
sembrava vi erano alcuni "indesiderati",
avrebbe potuto causare problemi al paese.
22 e 23 dicembre 1980
Rappresentanti di Cuba e degli Stati Uniti si sono riuniti a New York per
discutere su temi migratori. I nordamericani hanno espresso la loro opposizione
al fatto che si producesse una nuova emigrazione di massa per i drammatici
problemi che il Mariel ha portato con sé, in particolare per "l’esportazione di
criminali e di malati mentali, aspetto che è percepito come un’azione ostile e
cinica".
Hanno indicato che era possibile giungere a un accordo per permettere l’uscita
legale e ordinata di cittadini cubani verso gli Stati Uniti (una quota fino a
20.000 emigranti all’anno, l’accettazione di una quota addizionale per tre anni
da 6.000 a 7.000 ex-prigionieri e loro familiari e quantità illimitate di
emigranti cubani con familiari di cittadinanza nordamericana residenti negli
Stati Uniti), ma hanno posto come condizione quello che per loro era la priorità
principale nel processo di negoziato, che Cuba accettasse il ritorno di alcuni
che erano partiti da Mariel e che loro consideravano "indesiderabili" (in quel
periodo 1.760 che erano nelle carceri, più circa 500 "malati mentali" e circa
200 volontari).
La parte cubana ha chiesto una quota minima di emigranti di 40.000 all’anno e si
è opposta, per ragioni di carattere politico, sociale e di opinione pubblica, al
ritorno a Cuba di quelli definiti "indesiderabili", indicando che qualsiasi
decisione al riguardo avrebbe dovuto essere previamente analizzata.
Un’altra delle condizioni poste era il rimpatrio o la sanzione, da parte delle
autorità nordamericane, delle persone che fossero arrivate al loro territorio
mediante il sequestro di imbarcazioni o di aerei cubani.
La delegazione degli Stati Uniti ha indicato la sua disposizione a continuare le
conversazioni il 12 gennaio 1981 a Washington, in vista di raggiungere un
accordo definitivo.
dal 12 al 16 gennaio 1981
Per dar seguito alle conversazioni migratorie del dicembre 1980, le delegazioni
di Cuba e Stati Uniti si sono riunite a Washington. La parte nordamericana ha
presentato una proposta di accordo e un documento per la sua realizzazione, in
cui si esprimeva la loro disposizione ad accettare impegni a lungo termine,
purché Cuba si impegnasse a ricevere quelli definiti "indesiderabili". Hanno
ribadito che avrebbero accettato fino a un massimo di 20.000 emigranti all’anno
che avrebbero classificato secondo le loro leggi migratorie ma hanno prospettato
il loro diritto a restituire un certo numero di prigionieri, e di disabili
fisici e mentali, e i cubani che fossero giunti negli Stati Uniti
successivamente alla firma dell’Accordo e che avessero violato le loro leggi.
Inoltre hanno dato la loro disposizione a mettere in vigore il Trattato sui
Sequestri di Aerei e Imbarcazioni, firmato nel 1973 e denunciato da Cuba dopo
l’attentato all’aereo cubano a Barbados.
La parte cubana ha proposto che gli Stati Uniti accolgano nel loro territorio
20.000 immigranti all’anno; che Cuba avrebbe ricevuto fino a 3.000 cittadini
cubani residenti negli Stati Uniti che volontariamente desiderino ritornare,
essendo prerogativa dello Stato cubano decidere a chi concedere questa
autorizzazione (questo è stato respinto dai nordamericani "dato che il principio
di volontarietà non era accettabile né negoziabile") e, infine, che agli effetti
di facilitare il trasferimento delle persone oggetto di questo accordo,
"ciascuna parte avrebbe preso le misure e le disposizioni che permettano
l’approntamento di linee di trasporto aereo e marittimo di passeggeri normali e
regolari tra i due paesi".
L’essenza dei contrasti nelle conversazioni era sul modo di selezione delle
persone che gli Stati Uniti intendevano far ritornare a Cuba. Il processo di
negoziato è rimasto sospeso poiché non si è avuto accordo in questa ronda di
conversazioni e il Dipartimento di Stato ha emesso un comunicato pubblico al
termine di queste, indicando che non erano stati fatti piani per successivi
incontri.
Il 20 gennaio 1981 Ronald Reagan è entrato in carica come Presidente degli Stati
Uniti.
12 e 13 luglio 1984
Delegazioni di Cuba e degli Stati Uniti si sono riunite a New York per discutere
i problemi migratori. La parte nordamericana ha proposto il ritorno a Cuba di
non meno di 5.000 "indesiderabili" per avere commesso gravi crimini, oltre a un
gruppo ridotto di persone che erano emigrate da Mariel e desideravano ritornare
in modo volontario. In questa occasione hanno consegnato una relazione
aggiornata sulle persone che volevano rimpatriare.
La delegazione cubana, capeggiata da Ricardo Alarcón, ha insistito sul fatto che
si sarebbe dovuto giungere a chiari impegni sul fatto che, in futuro, non si
sarebbe tollerato il tentativo di entrare illegalmente negli Stati Uniti. da
parte sua, la rappresentanza nordamericana ha indicato di essere disposta a dare
un trattamento normale alla emigrazione di cubani negli Stati Uniti, conseguente
alle norme applicate nelle loro relazioni migratorie ad altri Stati.
4 novembre 1984
L’Amministrazione Reagan, che dal suo arrivo alla Casa Bianca si era impegnata a
risolvere lo status dei "marielitos", ha annunciato un piano per iniziare a
processare i cubani "che entrano" secondo quanto previsto nella Legge di
Sistemazione dello Status dei Rifugiati Cubani del 1966. Di nuovo veniva dato un
trattamento preferenziale agli immigranti cubani.
14 dicembre 1984
L’Amministrazione Reagan ha continuato a essere interessata a ottenere il
rimpatrio a Cuba degli "indesiderabili". Questo fatto li ha portati di nuovo al
tavolo delle trattative con il Governo cubano e dopo tre tornate di
conversazioni, il 14 dicembre 1984, è stato firmato un Accordo di
Normalizzazione delle Relazioni Migratorie tra i due paesi per il quale Cuba ha
accettato il rimpatrio di 2.746 cittadini cubani che erano partiti dal Porto di
Mariel, considerati "indesiderati" dalle leggi nordamericane.
Dall’altra parte, gli Stati Uniti si sono impegnati a permettere l’entrata
annuale di 20.000 cubani che desiderano emigrare in quel paese. Si darà priorità
ai detenuti controrivoluzionari e ai loro familiari e ai cubani che hanno
familiari con cittadinanza nordamericana. Questo Accordo ha contemplato un
Comunicato Congiunto e un Atto di Esecuzione.
20 maggio 1985
Con l’inizio delle emissioni radio della impropriamente detta "Radio Martí",
Cuba ha sospeso l’applicazione di quanto ha accordato nel dicembre 1984.
15 giugno 1985
Il Governo cubano ha annunciato che, per ragioni umanitarie, ha autorizzato
l’entrata a Cuba, in visita temporanea, di persone di origine cubana residenti
negli Stati Uniti (che non siano state coinvolte in attività
controrivoluzionarie o che appartengano a organizzazioni anticubane), in casi
eccezionali e senza oltrepassare i 2.500 visitanti all’anno.
8 e 9 settembre 1986
Su richiesta del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, sono stati effettuati
a Città del Messico negoziati sui temi migratori e sulle radiotrasmissioni. Le
delegazioni di Cuba e degli Stati Uniti non hanno raggiunto alcun accordo. La
proposta di Cuba di trasmettere programmi radio in frequenza AM verso gli Stati
Uniti è stata respinta categoricamente.
22 agosto 1986
Come risposta alla decisione cubana di sospendere l’applicazione di quanto
accordato nel dicembre 1984 per l’inizio delle trasmissioni di "Radio Martí",
l’Amministrazione Reagan ha emesso un Ordine Esecutivo chiamato Sospensione
dell’Immigrazione Cubana da parte del Presidente degli Stati Uniti d’America,
per cui è stato deciso di sospendere l’entrata negli Stati Uniti di tutte le
persone di nazionalità cubana, fino a quando non fosse stata ripresa
l’applicazione degli Accordi Migratori del 1984. Questo Ordine proibiva di
consegnare visti ai cubani che fossero partiti da Cuba dal 22 agosto 1986 e che
chiedevano di entrare negli Stati Uniti da paesi terzi. Erano stabilite
eccezioni fondamentalmente per familiari stretti di cittadini nordamericani
(figli, padri e coniugi) e per detenuti controrivoluzionari.
dicembre 1987
I Governi di Cuba e degli Stati Uniti, mediante un nuovo accordo raggiunto,
hanno deciso di riprendere l’applicazione degli Accordi Migratori del 1984 e,
inoltre, di continuare le trattative riguardo le trasmissioni radio in onda
media da un paese all’altro, al fine di arrivare a un accordo mutuamente
accettabile, sulla base del diritto internazionale.
13 giugno 1988
La Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA) ha firmato un "patto migratorio"
con l’Amministrazione Reagan, noto come "Programma Esodo", mediante il quale
viene permessa l’immigrazione negli Stati Uniti di circa 1.500 cubani residenti
in paesi terzi che fossero partiti da Cuba prima del 1° gennaio 1959. Il patto
stabilisce che questi cubani non potranno ricevere aiuti governativi.
20 e 21 giugno 1990
Nuovo giro di conversazioni migratorie tra Cuba e gli Stati Uniti. La parte
nordamericana ha espresso la sua valutazione positiva sul compimento
dell’Accordo Migratorio, indicando che "è servito abbastanza bene, è
sopravvissuto ad alcuni contrasti e continua a funzionare". Da parte sua la
delegazione cubana ha apprezzato il fatto che l’Accordo funzioni ma non nella
portata su cui le due parti contavano dato che era stato concepito come un mezzo
per "facilitare l’emigrazione normale e legale", però questo non accadeva.
Pertanto, come esempio è stato posto il fatto che gli Stati Uniti continuavano
ad ammettere nel loro territorio persone che uscivano in modo illegale dal
paese, senza avere compiuto le pratiche legali, mentre il numero di visti che
erano concessi era "molto basso considerando le aspettative e le capacità
offerte dall’Accordo stesso".
La delegazione nordamericana ha ringraziato per la cooperazione ricevuta dalle
autorità cubane per processare gli "indesiderabili", definendola eccellente.
luglio-agosto 1994
Si è prodotta la cosiddetta "crisi dei balseros". Approfittando della difficile
situazione economica attraversata dal paese dopo la sparizione del campo
socialista e dell’accumulo di malcontento tra coloro che desideravano emigrare
negli Stati Uniti, dovuto al fatto che le autorità nordamericane consegnavano in
modo molto ristretto i visti di immigrazione, mentre accettavano tutti quelli
che riuscivano ad arrivare in modo illegale al loro territorio, di nuovo da
questo paese è stata lanciata una campagna diretta a incentivare l’illegalità e
la disobbedienza civile. Questo fatto ha motivato un crescente numero di
sequestri armati di imbarcazioni e di aerei che ha provocato la morte di un
combattente delle Truppe Guardafrontiere cubane e persino l’uscita nelle vie di
La Habana di gruppi di antisociali che hanno commesso azioni vandaliche.
Per questa ragione, il Governo Rivoluzionario ha deciso di non continuare a
proteggere le frontiere del paese che ha provocato questa situazione e di aprire
le sue, affinché tutte le persone interessate a partire verso gli Stati Uniti,
lo potessero fare senza restrizioni. Con questa misura, oltre 30.000 "balseros"
hanno abbandonato Cuba nell’estate 1994.
19 agosto 1994
L’Amministrazione Clinton annuncia che non permetterà più l’ingresso di cubani
che per via illegale e in modo disordinato tentino di emigrare verso gli Stati
Uniti e che questi saranno portati alla Base Navale di Guantánamo. Nonostante
questo, il flusso migratorio di balseros è continuato.
dal 1° al 9 settembre 1994
A New York sono state tenute conversazioni sui temi migratori tra le delegazioni
di Cuba e degli Stati Uniti, ed è stato adottato un nuovo accordo diretto a
prendere misure per assicurare il fatto che la migrazione tra i due paesi sia
sicura, legale e ordinata. Nel Comunicato Congiunto emesso, il Governo degli
Stati Uniti si è impegnato affinché gli emigranti illegali recuperati in mare
che tentano di entrare in questo paese non potranno farlo, "ma saranno portati
in strutture di rifugio fuori dagli Stati Uniti". La Repubblica di Cuba, da
parte sua, prenderà misure per "impedire le partenze insicure, usando
fondamentalmente metodi persuasivi". I due Governi si sono impegnati "a
intraprendere azioni opportune ed effettive per impedire il trasporto illecito
di persone verso gli Stati Uniti", come pure di "opporsi e di impedire l’uso
della violenza da parte di tutte le persone che tentino di arrivare o arrivino
negli Stati Uniti da Cuba mediante il dirottamento forzato di aerei o
imbarcazioni". La parte nordamericana ha affermato che la migrazione legale
totale negli Stati Uniti da Cuba "sarà di un minimo di 20.000 cubani all’anno,
senza contare i parenti stretti di cittadini nordamericani".
Durante questi negoziati è stato accordato di "continuare le conversazioni sul
rimpatrio di cittadini cubani indesiderati dagli Stati Uniti" ed è stato deciso
di realizzare, non più tardi di 45 giorni, una prossima riunione per valutare la
messa in vigore delle misure prese.
dal 24 al 26 ottobre 1994
A La Habana si sono riuniti rappresentanti di Cuba e degli Stati Uniti per
verificare il compimento degli accordi presi nel settembre 1994 e sono stati
dibattuti, tra gli altri, i seguenti temi: uso indebito della Base Navale di
Guantánamo per ospitare e per processare gli emigranti illegali, trasmissioni
radio dagli Stati Uniti che continuano a incoraggiare le partenze illegali,
procedure per assicurare l’entrata annuale di 20.000 cubani, come minimo, negli
Stati Uniti.
gennaio e aprile 1995
Sono state effettuate diverse riunioni, simili a quelle precedenti, per
riscontrare il compimento di quanto accordato nei turni di conversazioni
precedenti. Cuba è tornata a esporre la sua preoccupazione per la mancanza di
soluzione al problema dei rifugiati cubani collocati nella Base Navale di
Guantánamo. Altri aspetti dibattuti sono stati il costo delle tariffe migratorie
che Cuba applica (molto alto, secondo i nordamericani) e il tentativo degli
Stati Uniti di inserire nuovi nomi nella lista degli "indesiderati" approvata il
14 dicembre 1984, aspetto che Cuba non ha consentito.
2 maggio 1995
Delegazioni di Cuba e degli Stati Uniti hanno emesso una Dichiarazione
Congiunta, come nuovo accordo complementare all’accordo del 9 settembre 1994, in
cui vengono stabiliti i seguenti impegni: dare soluzione al problema degli
illegali cubani nella Base Navale di Guantánamo mediante l’accettazione mutua
del fatto che entreranno negli Stati Uniti; rimpatrio a Cuba degli immigranti
illegali cubani che siano intercettati in alto mare dalle autorità degli Stati
Uniti, o che entrino illegalmente nella Base Navale di Guantánamo, con l’impegno
che non vengano adottate rappresaglie contro di loro al ritorno ai loro luoghi
di residenza a Cuba; ritorno a Cuba dei cittadini cubani internati nella Base
Navale di Guantánamo che il Governo degli Stati Uniti considera "inammissibili".
Le due parti hanno riaffermato l’impegno di prendere misure per impedire le
partenze pericolose da Cuba che possano significare un rischio di perdite di
vite umane, e di opporsi alle azioni di violenza associati all’emigrazione
illegale.
A partire dall’emissione della Dichiarazione Congiunta del 2 maggio 1995, sono
state effettuate altre sette tornate di Conversazioni Migratorie tra delegazioni
di Cuba e degli Stati Uniti (17 e 18 luglio 1995 a La Habana; 27 e 28 novembre
1995 a New York; 4 e 5 dicembre 1996 a La Habana; 16 e 17 luglio 1997 a New
York; 2 dicembre 1997 a La Habana; 30 giugno 1998 a New York; 4 dicembre 1998 a
La Habana; giugno 1999 a New York e dicembre 1999 a La Habana).
Secondo Ricardo Alarcón, nelle ultime due tornate è stato discusso il modo in
cui i nordamericani hanno applicato, modificato, ampliato ed esteso durante il
1999 la Legge di Aggiustamento Cubano. Il Presidente del Parlamento di Cuba
considera una violazione degli accordi migratori tra i due paesi una circolare
del Servizio di Naturalizzazione e Immigrazione (INS), del 19 aprile 1999, che
ribadisce: la Legge di Aggiustamento Cubano e applicabile a qualunque cubano,
non importa in quale modo sia arrivato al territorio degli Stati Uniti.
Le notizie sulla crescente preoccupazione rispetto all’auge negli ultimi anni
del contrabbando di persone tra Cuba e Stati Uniti sono innumerevoli e persino
dichiarazioni del Servizio di Guardacoste degli Stati Uniti avvertono sul legame
dei trafficanti di persone con quelli della droga.
Per il Governo di Cuba, la Legge di Aggiustamento Cubano, la sua estensione nel
tempo e il modo in cui viene applicata violano gli accordi migratori e sono
fonte di promozione dei tentativi di arrivare attraverso vie pericolose e
illegali negli Stati Uniti.
Proprio dal dicembre 1999 Cuba è stato teatro di manifestazioni di milioni di
persone nelle strade per chiedere la restituzione alla sua patria del bambino di
sei anni di età Elián González, richiesto da suo padre nell’isola, ma trattenuto
a Miami, dove era arrivato da solo il 25 novembre dello stesso anno, aggrappato
a una camera d’aria, dopo essere stato presente in alto mare alla morte per
affogamento di sua madre e del suo patrigno, che stavano emigrando illegalmente
verso gli Stati Uniti senza l’autorizzazione del genitore della creatura per
portarlo con loro.
L’intero popolo cubano ha fatto sue le proteste, che sono durate oltre sette
mesi in ogni angolo dell’isola, di massa, organizzate e ininterrotte, contro il
sequestro del piccolo, consegnato in custodia dal Servizio di Immigrazione
statunitense a un lontano prozio, che aveva visto il bambino solo in
un’occasione, contro la volontà di suo padre e dei suoi quattro nonni, che hanno
sempre protestato per il ritorno a Cuba del bambino.
Il Servizio di Immigrazione, la Procura Generale e perfino lo stesso Presidente
degli Stati Uniti si sono visti obbligati a riconoscere il diritto di patria
potestà del padre di Elián, ma la mafia di Miami, con la Fondazione Nazionale
Cubano Americana e i suoi congressisti da sempre associati, si è trincerata con
manovre leguleie, con l’imposizione della forza, con le minacce e con i
giochetti politici di forte peso in un anno elettorale.
Il piccolo, che permaneva in modo illegale, come sequestrato, nella casa del
prozio, è stato recuperato dalle forze speciali del Servizio di Immigrazione,
che sono penetrate nella residenza della parentela di Miami, hanno preso il
bambino e lo hanno portato a Washington, dove è stato fatto riunire a suo padre,
Juan Miguel González, che si era recato in quella capitale.
Ma, anche se riuniti, non hanno potuto ritornare a Cuba e sono rimasti per
diversi mesi come prigionieri, insieme ad altri familiari, a una maestra e a
piccoli amici del bambino, soggetti alle procedure giudiziarie nordamericane,
che per imposizione della mafia cubano-americana e dell’estrema destra hanno
presentato sette istanze, compreso al Tribunale Supremo di Giustizia, nonostante
il caso richiedesse una semplice decisione del Servizio di Immigrazione, come
hanno riconosciuto uno dopo l’altro tutti i tribunali.
Anche se sembra incredibile, tutto questo avveniva mentre era unanime ed
espresso il rifiuto internazionale al sequestro e il popolo nordamericano per la
maggior parte era a favore della restituzione del bambino a Cuba, che è avvenuta
alla fine il 28 giugno 2000.
Tuttavia, con l’esperienza accumulata, il popolo di Cuba mantiene ancora la
stessa battaglia di idee, con manifestazioni di massa, adesso contro la Legge di
Aggiustamento Cubano (norma di immigrazione che permette automaticamente a ogni
cubano che arrivi negli Stati Uniti con qualunque mezzo la permanenza in quel
paese), contro la guerra economica che dura da oltre 40 anni e contro tutte le
altre leggi ed emendamenti legali che sono considerati causa di incidenti come
quello di Elián González e che hanno causato migliaia di morti di balseros nello
stretto della Florida.