italcuba.jpg (27434 byte)

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

Segreteria: Via Pietro Borsieri, 4  - 20159 MILANO - tel. 02-680862  
 www.italia-cuba.it
30_px.gif (66 byte)30_px.gif (66 byte)30_px.gif (66 byte)amicuba@tiscali.it 

Cuba l'Associazione i circoli dell'Associazione iscriviti all'Associazione in rete Informazione

cerca

antiterr.gif (3602 byte)
Libertà per i cinque

stop1.gif (1692 byte)
Lotta al Blocco
interventi e votazioni alle Nazioni Unite

Cuba contro il terrorismo




Pagina Superiore


Associazione
Chi siamo
Lo statuto
I circoli
I gemellaggi
Progetto reti informatiche
Mostre
Viaggi di conoscenza

Cuba
I simboli
Popolazione
Geografia
Storia
Approfondimenti storici
Politica
Lotta al blocco U.S.A.
Il terrorismo degli U.S.A.
Discorsi di Fidel Castro
Personaggi di Cuba
Cuba è anche ...
Immagini di Cuba
Per invitare una persona
Ambasciata di Cuba

Informazione
Notizie da Prensa Latina
Archivio "notizie da P.L."
Nuestra America
Resumen Latinoamericano
El Moncada in rete
Notizie dall'Ambasciata

Attualità
Granma diario
Granma Internacional
Juventud Rebelde
Trabajadores
Prensa Latina
CUBAnews
Agencia Informativa Nacional

CubaWeb
 

Io,

figlio d’America,
figlio, dite e dell’Africa,
schiavo ieri di capi bianchi padroni di colleriche fruste;
schiavo oggi del rosso yankee, vorace padrone dello zucchero;
io che diguazzo nell’oscuro sangue in cui si bagnano le Antille;
soffocato nel fumo agroverde dei canneti;
sepolto nel fango di tutte le galere;
circondato giorno e notte d’insaziabili baionette;
smarrito nelle foreste ululanti delle isole crocifisse alla croce del Tropico;
io, figlio d’America,
corro verso di te, muoio per te.
Io, che amo la libertà con semplice amore,
come si ama un bambino, il sole, o l’albero piantato davanti
alla nostra casa;
io che ho la voce incoronata d’aspre selve millenarie,
e il cuore trepidante di tamburi,
e gli occhi perduti all’orizzonte,
e i denti bianchi, robusti e semplici per mozzare radici
e mordere frutti elementari;
e le labbra carnose e brucianti
per bere l’acqua dei fiumi che m’hanno visto nascere,
e umido il torso del sudore salato e forte
degli ansimanti scaricatori dei porti,
degli spaccapietre delle lunghe strade,
dei piantatori di caffè e dei forzati che lavorano sconsaltamente,
inutilmente nelle galere solo perché hanno voluto cessare d’essere fantasmi;
io vi grido con voce d’uomo libero che sarò con voi, compagni;
che marcerò al passo con voi,
semplice e allegro,
puro, tranquillo e forte,
con la mia testa crespa e il mio petto bruno,
per cambiare insieme i nastri trepidanti delle vostre mitragliatrici,
e per trascinarmi, col fiato sospeso,
là, accanto a voi,
là, dove ora voi siete, dove saremo,
a fabbricare, sotto un cielo ardente crivellato dalla mitraglia,
un’altra vita semplice e vasta,
limpida, semplice e vasta,
alta, limpida, semplice e vasta.
rimbombante della nostra voce inevitabile!
Con voi, braccia conquistatrici
ieri, e oggi impeto per sgominare frontiere;
mani per afferrare stelle splendenti e remote,
per grattare cieli scossi e profondi;
per unire in un solo mazzo le isole del Mar del Sud e le isole del Mar dei Caraibi;
per mescolare in una sola pasta ribollente lo scoglio e l’acqua di tutti gli oceani;
per portare in alto, indorata dal sole di tutte le albe;
per portare in alto, alimentata dal sole di tutti i meridiani;
per portare in alto, stillando sangue dall’equatore e dai poli;
per portare in alto come una lingua che non tace, che mai tacerà,
per portare in alto la barbara, severa, rossa, spietata,
calorosa, tempestosa, rumorosa,
per portare in alto la fiamma livellatrice e falciatrice della Rivoluzione!
Con voi, stalliere, e cantiniere!
Con te, si, minatore!
Con voi, avanzando,
sparando e uccidendo!
Oh, stalliere, minatore, cantiniere,
tutti uniti qui, cantando!
(Una canzone in coro)
Tutti noi la strada conosciamo;
gia sono puliti i fucili;
e sono pronte le nostre braccia;
avanti, marciamo!
Non importa alla fine morire,
perché morire non è gran cosa;
brutto è l’essere libero ma in catene,
brutto è star libero ma come schiavo!
C’è chi muore nel proprio letto,
per dodici mesi agonizzando,
ed altri che muoiono cantando
con dieci palle dentro il petto!
Tutti noi la strada conosciamo;
già sono puliti i fucili;
e sono all’erta le nostre braccia:
avanti, marciamo!
Così dobbiamo marciare,
severamente marciare, avvolti nel giorno
che nasce. Le nostre rudi scarpe, risuonando,
diranno al tremulo bosco: " È il futuro che passa! "
Ci perderemo in lontananza... Scomparirà la oscura massa
di uomini, ma all’orizzonte, ancora
come in sogno, si udrà la nostra compatta voce che vibra:
La strada conosciamo...
Pulite i fucili...
...E sono all’erta le nostre braccia...
E la canzone gioiosa navigherà come una nube sulla rossa lontananza!