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Angoscia prima

Sguardi di roccia e di metallo
Nè Cortés, nè Pizarro,
(aztechi e incas, che insieme tirano il duplice carro).
Piuttosto i suoi uomini rudi
che valicano il tempo. Qui, coi loro scudi.
Qui, con le loro callose, dure mani;
remoti miliziani
qui, accanto a noi,
con gli speroni conficcati nei fianchi dei puledri;
qui, finalmente, con noi,
lontani miliziani,
ardenti, vicinissimi fratelli.
I ferri tumultuosi
delle lance degli antichi prodi;
le spade, che affondarono la punta nelle aurore;
le grigie armature,
ùgli ingenui archibugi focosi,
i chiodi e le ferrature
dei cavalli dalle sottili zampe conquistatrici;
gli elmi, le visiere,
le grosse ginocchiere,
tutto il vecchio metallo imperialista,
corre rifuso in acque avvampatrici,
dalle quali il soldato, l’operaio, l’artista,
traggono proiettili per le mitragliatrici.
Nè Cortés, nè Pizarro
(incas e aztechi, che insieme tirano il duplice carro).
Piuttosto, i suoi uomini rudi
che valicano i] tempo. Qui, coi loro scudi.
Guardatela, la Spagna: è rotta!
E uccellacci volano sulle Eue rovine,
e il fascismo col suo stivale,
e lampioni senza luce nelle strade,
e pugni tesi in alto,
e cuori tutti desti,
e obici che scoppiano sull’asfalto
su cavalli già decisamente morti;
e lacrime di mare,
salate, ricurve, che investono tutti i porti;
e grida che spuntano tra i denti
e sugli occhi collerici, aperti, ben aperti,
sguardi di roccia e di metallo.