Parte XIV: E tu da che parte stai?
Cubadebate, 15 ottobre 2009
Gli ufficiali dell’FBI hanno ricevuto una grande quantità di informazione
dettagliata e concreta sui gruppi terroristici anti-cubani, compreso le loro
precise localizzazioni, con indirizzi e numeri di telefono, fotografie e nastri
registrati in cui descrivevano, con la loro voce, sinistri piani e molti altri
dati. In nessun momento hanno protestato o espresso preoccupazione in relazione
alla capacità di Cuba o ai metodi utilizzati per ottenere prove tanto precise.
Ci hanno solo ringraziato e hanno chiesto un po’ di tempo, argomentando che
avevano ottenuto più prove, molte di più di quanto si potessero aspettare.
Quando Gabriel García Márquez si è riunito con gli stretti collaboratori del
Presidente Clinton alla Casa Bianca il 6 maggio 1998, nessuno ha chiesto come
Cuba avesse scoperto quei terribili complotti. Uno dei signori nordamericani
disse solo, "Abbiamo nemici comuni".
E’ stata esattamente la stessa cosa ogni volta che ci siamo riuniti a La Habana,
a Washington o in qualunque altro posto per discutere con i funzionari
nordamericani le informazioni che avevamo sugli attentati terroristici. Non si
sono mai lamentati in nessun modo, né direttamente e neppure velatamente.
I funzionari nordamericani non hanno mai avuto nulla da ridire sui nostri sforzi
investigativi per alcune ragioni molto ovvie. La storia di violenza e di terrore
contro Cuba è abbastanza lunga - è durato finora mezzo secolo - ed è molto ben
documentata in un'estesa bibliografia registrata negli archivi del Congresso
degli Stati Uniti ed è anche disponibile in documenti ufficiali declassificati,
o in quelli che non lo sono ancora stati che, dobbiamo presumere, sono ben noti
dalle nostre controparti nordamericane.
Con tali precedenti Cuba ha il diritto (perfino l’assoluto l’obbligo) di
proteggere se stessa e il suo popolo e di scoprire che cosa stanno tramando
quelli che tentano di causare danni materiali e sofferenze umane. Questo è il
principio riconosciuto universalmente di legittima difesa.
I nordamericani erano ben coscienti di questo. Come sicuramente ricordavano,
appena abbiamo saputo di un tentativo di assassinio contro il Presidente Reagan
lo abbiamo rapidamente comunicato loro, nonostante l'antipatia del Grande
Comunicatore verso Cuba. Washington non ha protestato allora, ma espresse
gratitudine.
Loro sanno anche che Cuba è solamente una piccola isola nei Caraibi, con una
popolazione di poco più di 11 milioni di persone. Cuba non ha satelliti che
captano informazioni dallo spazio, e non ha neppure alcuno dei dispositivi
estremamente sofisticati che sono di uso comune da parte dei servizi di
intelligence degli Stati Uniti e di altre grandi potenze.
Cuba ha solo intelligenza umana. Qualcosa che ora è ammesso come indispensabile
negli Stati Uniti, qualcosa che avrebbe salvato molte vite nordamericane se
fosse stato utilizzato abilmente da parte degli Stati Uniti prima dei terribili
fatti che hanno scosso questo paese nel 2001.
E la nostra non è un'intelligenza umana a libro paga. Noi non abbiamo speso mai
denaro, come altri che spendono molti miliardi, per comprare informazioni o per
assumere costosi agenti in tutto il mondo. Noi dipendiamo dal sacrificio
generoso ed eroico di giovani come Gerardo, Ramón, Antonio, Fernando e René.
Molto prima degli atroci attacchi dell’11 settembre, Gerardo Hernández Nordelo
ha detto queste semplici verità a una Corte nordamericana che deplorevolmente
non è stata capace di ascoltarle:
"Cuba ha diritto a difendersi dagli atti terroristici che si preparano in
Florida con totale impunità nonostante siano stati più volte denunciati dalle
autorità cubane. È lo stesso diritto che hanno gli Stati Uniti di cercare di
neutralizzare i piani dell'organizzazione del terrorista Osama Bin Laden che
tanto danno ha causato a questo paese e che minaccia di continuare a farlo. Sono
sicuro che i figli e le figlie di questo paese che compiono questa missione sono
considerati patrioti e il loro obiettivo non è quello di minacciare la sicurezza
nazionale di nessuno dei paesi dove quelle persone si trovano".
Quando Gerardo ha scritto queste parole molti degli individui che più tardi
hanno usato aeroplani civili come armi letali contro nordamericani, stavano
terminando il loro addestramento proprio lì a Miami. Ma l’FBI locale non ha
fatto nulla per far fallire il loro orrendo progetto. Non aveva tempo per quello.
Il suo tempo era dedicato esclusivamente a proteggere i suoi terroristi
perseguendo e punendo Gerardo e i suoi compagni.
L’FBI, almeno a Miami, non stava combattendo il terrorismo. E neppure stava
evitando gli attacchi sia contro i nordamericani sia contro Cuba. Stava
dell'altra parte.