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Parte XIII: La storia si ripete
Cubadebate, 13 ottobre 2009

Solo un paio di giorni dopo l'incontro di García Márquez alla Casa Bianca, a La Habana alcuni diplomatici statunitensi si sono avvicinati alle autorità cubane. Abbiamo avuto una serie di discussioni incentrate fondamentalmente su quello che gli Stati Uniti avevano scoperto sui piani terroristici contro aerei civili e sull’avviso che l'Amministrazione Federale dell’Aviazione (FAA) si era sentita obbligata a emettere. Durante questi colloqui gli Stati Uniti hanno chiesto formalmente che una delegazione di alto livello dell’FBI venisse a La Habana allo scopo di ricevere dalla sua controparte informazioni sulla campagna terroristica che aveva luogo in quei momenti. Durante la preparazione di questa visita il Segretario di Stato Assistente, John Hamilton, ha comunicato che "questa volta volevano enfatizzare la serietà dell'offerta degli Stati Uniti di indagare su qualsiasi prova che [Cuba] potesse avere".
Le riunioni hanno avuto luogo a La Habana nei giorni 16 e 17 giugno 1998. Alla delegazione nordamericana sono state consegnate abbondanti informazioni, sia come documenti sia come testimonianze. Il materiale consegnato comprendeva le indagini relative a 31 atti terroristici, che avevano avuto luogo tra il 1990 e il 1998, molti promossi dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana, che ha anche organizzato e finanziato le azioni più pericolose portate a termine dalla rete di Luis Posada Carriles. L'informazione comprendeva liste dettagliate e fotografie di armamenti, esplosivi e altri materiali sequestrati in ciascun caso.
In più, 51 pagine con prove relative al denaro fornito dalla FNCA a vari gruppi per realizzare attività terroristiche nell'Isola. L’FBI ha ricevuto anche registrazioni di 14 conversazioni telefoniche nelle quali Luis Posada Carriles fa riferimento ad attacchi violenti contro Cuba. E’ stata consegnata una dettagliata informazione su come localizzare il noto assassino, come indirizzi delle sue case, luoghi che frequentava e i numeri di targa delle sue auto in Honduras, El Salvador, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Guatemala e Panama.
L’FBI ha portato gli incartamenti su 40 terroristi di origine cubana, la maggior parte dei quali ha vissuto a Miami e i dati per localizzare ciascuno di loro. La delegazione nordamericana ha portato via anche tre campioni di 2 grammi ciascuno di sostanze esplosive di bombe disattivate prima che potessero esplodere all’Hotel Meliá Cohiba il 30 aprile 1997 e in un pullman di turisti il 19 ottobre 1997, come pure l’ordigno esplosivo sequestrato a due guatemaltechi il 4 marzo 1998.
All’FBI sono state consegnati anche 5 cassette di video e 8 di audio e le loro trascrizioni con le dichiarazioni dei centroamericani che erano stati arrestati per aver collocato le bombe negli hotel. Lì parlavano dei loro legami con bande cubane e in particolare con Luis Posada Carriles.
La parte nordamericana ha riconosciuto il valore delle informazioni e si è impegnata a dare una risposta il più presto possibile.
Non abbiamo mai avuto una risposta. Nessuno sa con certezza quello che l’FBI ha fatto con le prove e con la particolareggiata informazione ricevuta a La Habana. In definitiva, non è stata utilizzata per arrestare qualcuno dei criminali né per aprire alcuna indagine.
Il Dipartimento di Stato non era già preoccupato per le informazioni che loro stessi avevano riunito sugli attacchi terroristici ad aerei commerciali? Che fine ha fatto la sua preoccupazione per la vita e per la sicurezza dei passeggeri, compreso quelle dei passeggeri nordamericani?
È questo il modo di "prendere misure immediate" su un problema "che merita la completa attenzione del suo Governo, di cui si sarebbero occupati con urgenza" come solennemente avevano promesso alla Casa Bianca? O di "enfatizzare la serietà degli Stati Uniti"?
Si può pensare che l’FBI abbia condiviso le informazioni avute con i suoi soci a Miami.
Se i fatti hanno qualche significato questo è stato senza dubbio il caso. Il 12 settembre 1998, quasi tre mesi dopo la visita a La Habana abbiamo saputo attraverso i mezzi di stampa dell’arresto di Gerardo, Ramón, Antonio, Fernando e René, e che il sig. Pesquera, capo dell’FBI a Miami, stava, quel sabato mattina, visitando Ileana Ros Lehtinen e Lincoln Díaz-Balart - i Congressisti batistiani di Miami - per informarli dell'arresto dei cinque cubani.
La storia si è ripetuta. Nel 1996 il Presidente Clinton ha dato istruzioni di mettere fine alle provocazioni aeree di Hermanos al Rescate, ma quando i suoi ordini sono arrivati a Miami la combriccola locale ha cospirato per fare esattamente il contrario. Nel 1998 lo stesso Presidente sembrava disposto a mettere fine alle azioni terroristiche contro Cuba - e anche contro i nordamericani - ma quando le sue intenzioni sono state conosciute a Miami l’FBI le ha fatte andare in pezzi.
Il sig. Pesquera ha riconosciuto in un'intervista stampa che la sua maggiore difficoltà è stata quella di ottenere l'autorizzazione da Washington per arrestare i Cinque. Senza dubbio deve essere stato così. Non si suppone che Washington stia dell'altro lato nella lotta contro il terrorismo?
Il sig. Pesquera e i suoi complici hanno vinto. Hanno provato di essere capaci di ignorare la legge e la decenza, e mettere di nuovo in ridicolo il Comandante in Capo degli Stati Uniti. Ricordate Elián?