Parte XI: Missione impossibile
Cubadebate, 30 settembre 2009
Quando la Corte Suprema ha deciso di non ascoltare la petizione dei Cinque, i
magistrati hanno agito proprio come era stato richiesto a nome del Presidente
Obama, mostrando che su questo tema, non vi è stato alcun cambiamento,
evidentemente nessun cambiamento in cui noi possiamo credere.
Lo scorso 14 giugno la Corte Suprema semplicemente si è unita agli altri due
rami del Governo nella loro ostilità verso il popolo di Cuba, che negli anni ’90
aveva avuto tra le sue principali caratteristiche la complicità con la campagna
terroristica che è costata vite, sofferenza umana e danni materiali, e che Stati
Uniti invece di evitare - come era loro obbligo – hanno tollerato e promosso.
Immediatamente dopo il crollo dell'Unione Sovietica, Cuba è entrata in una crisi
economica estremamente severa, per noi peggiore della Grande Depressione del
1929. Questo è stato proprio il momento scelto dagli Stati Uniti per rafforzare
il loro blocco economico attraverso l'Emendamento Torricelli (1992) e la Legge
Helms-Burton (1996). Il trio - Torricelli, Helms e Burton - rispondendo a coloro
che obiettavano le illegali leggi extra-territoriali assicurava ai suoi colleghi
che quello era l'ultimo anno del Governo diretto da Fidel Castro.
Altri hanno fatto soldi facili in quei giorni pubblicando testi a buon mercato,
che annunciavano con date specifiche l'inevitabile fine della Rivoluzione cubana.
Questo si era trasformato in un indiscutibile dogma per molti accademici,
politici e giornalisti e una fonte di incoraggiamento per coloro che avevano
cercato vendetta in modo attivo per decenni.
Alcuni, non soddisfatti da quello che percepivano come insufficiente
aggressività da parte di Washington, hanno tentato di realizzare un assalto
finale all'isola abbandonata e isolata.
Paradossalmente, nel settembre 1994 e nel maggio 1995 Cuba e gli Stati Uniti
hanno avuto buoni risultati nei negoziati su nuovi accordi migratori, in un
esercizio di una tranquilla diplomazia privata che ha compreso l’impegno di
procedere verso l’eliminazione del blocco e una promessa di frenare le azioni
terroristiche contro Cuba.
E’ stato allora che il sig. Basulto e i suoi seguaci hanno moltiplicato le loro
incursioni aeree. E’ stato molto franco nel spiegare le sue intenzioni. La
presunta natura "umanitaria" dei suoi voli precedenti - aiutare i cubani
clandestini a entrare negli Stati Uniti - era scomparsa dal 2 maggio 1995 con la
nuova politica nordamericana di rispedirli a Cuba. Da quel giorno, come ha
riconosciuto il sig. Basulto, i voli sarebbero continuati e moltiplicati con
propositi sovversivi. Quasi ogni giorno era sui mezzi di comunicazione ad
annunciare la prossima provocazione e proclamando che Cuba era così indebolita
dalla crisi economica che non avrebbe potuto proteggere le sue frontiere e
neppure impedire che lui sorvolasse il centro di La Habana, come ha fatto in più
di un'occasione. Le autorità degli Stati Uniti sapevano quello che lui e il suo
gruppo stavano facendo, come lo sapevano tutti quelli che avevano un televisore
perché le provocazioni erano filmate e riportate dal vivo dalle stazioni locali
di Miami dei network nazionali della televisione.
Nel 1995 e al principio del 1996 abbiamo fatto tutto il possibile per persuadere
Washington di impedire queste provocazioni aeree totalmente illecite. Stavamo
chiedendo all'Amministrazione nordamericana solo di rispettare il diritto
internazionale e di rispettare le sue stesse leggi e regolamenti nazionali.
Un'ondata abbastanza intensa di comunicazioni ufficiali ha avuto luogo tra le
autorità dei due paesi per mezzo della quale la parte nordamericana ha
riconosciuto in modo esplicito il carattere illegale dei voli e ha iniziato, con
la cooperazione cubana, i procedimenti amministrativi contro i trasgressori.
Questo è stato almeno ciò che hanno ribadito nelle loro note diplomatiche.
Oltre ai canali aperti, abbiamo avvertito un'altra volta, ai più alti livelli,
sia le autorità civili sia quelle militari degli Stati Uniti.
Fidel Castro è stato impegnato personalmente in questi compiti. Ha passato molte
ore con più di un importante visitatore degli Stati Uniti, alcuni di loro con un
evidente avallo della Casa Bianca. E abbiamo avuto successo nell’ottenere un
impegno molto specifico da parte del Presidente Clinton che queste provocazioni
non sarebbero mai più successe. (Acusación à la carte, www.antiterroristas.cu,
settembre 7, 2009; Annals of Diplomacy, Backfire, The New Yorker, January 26,
1998).
Qualcosa di abbastanza strano è successo nel tragitto da Washington a Miami.
Sembra che il Presidente Clinton abbia dato istruzioni specifiche affinché
questo impegno venisse realizzato. Ma in quella peculiare città (ricordate Elián?)
gli ordini del Comandante in Capo degli Stati Uniti non sono sempre rispettati.
Appena la mafia di Miami ha saputo delle istruzioni del Presidente, i
provocatori hanno organizzato la loro ultima violazione. Questa è stata la vera
cospirazione, l'unica, che ha portato ai tragici fatti del 24 febbraio 1996.
Incredibilmente il Presidente Clinton ha reagito come se non avesse saputo mai
niente ed è corso a firmare la Legge Helms-Burton in una deplorevole cerimonia
alla Casa Bianca, circondato allegramente da alcuni dei veri colpevoli, gli
stessi individui che lo hanno sfidato. Era un anno di elezioni presidenziali e
Clinton ha vinto facilmente a Miami.
Questa esperienza sarebbe stata più che sufficiente per far dimenticare a
chiunque la possibilità di avere conversazioni serie e raggiungere impegni con
soci tanto frivoli, qualcosa come una missione impossibile.
Ma noi abbiamo tentato di nuovo. Non avevamo altra scelta.