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 La storia non detta dei Cinque Cubani
Di Ricardo Alarcón de Quesada, presidente dell’Assemblea Nazionale Cubana
Questa serie di articoli riguardante i Cinque è stata pubblicata per prima in inglese sul quotidiano elettronico statunitense
CounterPunch.

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Parte 1: Eroi dimenticati II Parte 2: Giustizia nel Paese delle Meraviglie
Parte III: Il volto dell'impunità Parte IV: La "inabilitazione" dei Cinque"
Parte V: Spie senza spiare Parte VI: Accuse sulla carta
Parte VII: E’ successo a Miami  Parte VIII: Il giudizio di Pryor
Parte IX: Il reclamo ignorato Parte X: Un insulto all'umanità
Parte XI: Missione impossibile Parte XII: I ciliegi in fiore
Parte XIII: La storia si ripete Parte XIV: E tu da che parte stai?
Parte XV: L'importanza di essere un bugiardo (1) Parte XV: L'importanza di essere un bugiardo (2)

Parte 1: Eroi dimenticati
CounterPunch, 11 agosto 2009

"Bisogna correre il più possibile per
rimanere allo stesso posto"
Attraverso lo specchio, Lewis Carroll.

R
icordate Elian?
Il caso di Elian González, fanciullo di sei anni trattenuto a forza dai suoi sconosciuti prozii contro la volontà di suo padre e con evidente disprezzo della legge degli USA e della decenza fu ampiamente riportato dai mezzi di informazione in tutto il mondo. Miami, luogo del rapimento, divenne una specie di città secessionista nell’America del Nord quando il sindaco, il capo della polizia, i politici, ogni giornale e radio locale ed emittenti televisive, insieme ad istituzioni religiose e comitati d’affari, si unirono ad alcuni dei più noti terroristi e gruppi violenti opponendosi agli ordini della corte e del governo di liberare il ragazzo.
Una squadra di Forze Speciali inviata da Washington DC dovette lanciare una rapida operazione surrettizia per occupare parecchie case, disarmare gli individui pesantemente armati che vi erano nascosti, salvare il bambino nelle vicinanze e riportare la legge.
Tutti seguirono quella storia. Tutti i giorni senza eccezione.
Ma in pratica nessuno sapeva che, proprio nello stesso momento, esattamente nello stesso luogo —Miami— altri cinque giovani Cubani venivano arbitrariamente privati della loro libertà e sottoposti ad un grossolano errore giudiziario.
Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René González furono arrestati nelle prime ore di sabato 12 settembre 1998, e rinchiusi in celle di punizione nei 17 mesi successivi, in segregazione cellulare. La principale accusa contro di essi —come ammesso dagli accusatori e dal giudice a partire dalla loro imputazione fino all’ultimo giorno del processo— è stata quella di essersi infiltrati pacificamente, senza armi, in gruppi anti-terroristici cubani con l’intento di riferire a Cuba circa i loro piani criminali.
Era concepibile avere un equo processo a Miami per qualsiasi rivoluzionario cubano che affronti una tale accusa? Poteva accadere questo mentre il rapimento di Elian era in corso con l’atmosfera di violenza, odio e paura che lo circondava?
Secondo la pubblica accusa è stato perfettamente possibile. Secondo le loro parole, Miami era "una comunità molto estesa, varia, eterogenea" in grado di trattare qualunque questione delicata, persino quelle riguardanti la Rivoluzione Cubana. Gli accusatori riproposero quel concetto allorchè respinsero le oltre dieci mozioni presentate dagli avvocati della difesa, che richiedevano di rinviare la causa davanti ad altra corte prima dell’inizio del processo.
Lo stesso governo, che fu obbligato a trattare con Miami come se fosse una specie di città ribelle e ad inviarvi segretamente le sue forze per ripristinare la legalità, mentì ripetutamente circa la questione del rinvio davanti ad altra corte, negando agli imputati un diritto tanto caro agli Americani, e rifiutò di spostare i dibattimenti nella vicina città di Fort Lauderdale, a mezz’ora di distanza da Miami.
Ironia della sorte, alcuni anni dopo, nel 2002, quando il governo fu oggetto di lamentela civile di natura amministrativa, di rilevanza assai inferiore —successivamente risolta con una composizione della controversia in via amichevole— e solo indirettamente legata al caso di Elian, si chiese il rinvio della causa a Fort Lauderdale, affermando che "qualunque questione relativa a Cuba" non può avere un equo processo a Miami. (Ramírez contro Ashcroft, 01-4835 Civ-Huck, 25 giugno 2002).
Una contraddizione così evidente, prova manifesta della cattiva condotta della pubblica accusa, di reale prevaricazione, fu uno dei fattori principali che portò all’unanime decisione della commissione della Corte d’Appello, nel 2005, di annullare i verdetti di condanna dei Cinque e di ordinare un nuovo processo. (Corte d’Appello per l’Undicesima Circoscrizione, No. 01-17176, 03-11087). Quella storica decisione fu poi ribaltata dalla maggioranza dell’intera corte sotto la pressione esercitata dal Ministro della Giustizia Alberto González in una causa che andava contro alla normale prassi legale degli USA. La mossa riuscita del Sig. González, manifestazione della sua particolare filosofia legale, precluse la possibilità di una giusta risoluzione di questo caso in un modo che avrebbe reso onore agli Stati Uniti.
La decisione della commissione, documento di 93 pagine eccezionalmente sensato e concreto, comprendente fatti irrefutabili circa la guerra terroristica condotta contro Cuba da mezzo secolo, rimane un momento notevole nella migliore tradizione americana e continuerà ad essere un testo da analizzare con rispetto da parte di studiosi e studenti della facoltà di legge.
Ma quello è un altro capitolo nella lunga saga dei Cinque Cubani.
Ora Elian González sta per terminare il liceo e continua ad attirare l’attenzione dei mezzi di informazione stranieri e dei visitatori che continuano a recarsi a Cardenas, la bella città dove vive. Dirigendosi verso la casa di Elian essi saranno sorpresi da pannelli che chiedono libertà per i cinque giovani di cui essi non hanno mai sentito parlare prima.
Citando le parole di Leonard Weinglass:
"Il processo è stato tenuto segreto dai mezzi di informazione americani. E’ inconcepibile che il più lungo processo svoltosi all’epoca negli Stati Uniti, fosse riportato soltanto dalla stampa locale di Miami, in cui in special modo generali, un ammiraglio ed anche un consulente della Casa Bianca furono tutti chiamati a testimoniare per la difesa. Dove sono stati i media americani per cinque mesi? Non solo questo fu il più lungo processo, bensì fu il caso singolo che implicava le questioni principali di politica estera e terrorismo internazionale. La domanda dovrebbe essere rivolta ai mezzi di informazione americani, che continuano a rifiutare di occuparsi di un caso con tali grossolane violazioni dei diritti fondamentali, e persino violazioni dei diritti umani del prigioniero". (www.antiterroristas.cu, 12 settembre 2003).
Elian fu salvato perchè gli Americans erano a conoscenza del suo caso, furono coinvolti e fecero prevalere la giustizia. I Cinque sono ancora incarcerati —saranno 11 anni il prossimo settembre— vittime di una terribile ingiustizia, perché agli Americani non è permesso di sapere.
I Cinque sono crudelmente puniti perchè hanno combattuto contro il terrorismo. Essi sono eroi. Ma eroi dimenticati.

II Parte 2: Giustizia nel Paese delle Meraviglie