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La
storia non detta dei Cinque Cubani
Di Ricardo Alarcón de Quesada, presidente dell’Assemblea Nazionale Cubana
Questa serie di articoli riguardante i Cinque è stata pubblicata per prima
in inglese sul quotidiano elettronico statunitense
CounterPunch.
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Parte 1: Eroi dimenticati
CounterPunch,
11 agosto 2009
"Bisogna correre il più possibile per
rimanere allo stesso posto"
Attraverso lo specchio, Lewis Carroll.
Ricordate Elian?
Il caso di Elian González, fanciullo di sei anni trattenuto a forza dai suoi
sconosciuti prozii contro la volontà di suo padre e con evidente disprezzo della
legge degli USA e della decenza fu ampiamente riportato dai mezzi di
informazione in tutto il mondo. Miami, luogo del rapimento, divenne una specie
di città secessionista nell’America del Nord quando il sindaco, il capo della
polizia, i politici, ogni giornale e radio locale ed emittenti televisive,
insieme ad istituzioni religiose e comitati d’affari, si unirono ad alcuni dei
più noti terroristi e gruppi violenti opponendosi agli ordini della corte e del
governo di liberare il ragazzo.
Una squadra di Forze Speciali inviata da Washington DC dovette lanciare una
rapida operazione surrettizia per occupare parecchie case, disarmare gli
individui pesantemente armati che vi erano nascosti, salvare il bambino nelle
vicinanze e riportare la legge.
Tutti seguirono quella storia. Tutti i giorni senza eccezione.
Ma in pratica nessuno sapeva che, proprio nello stesso momento, esattamente
nello stesso luogo —Miami— altri cinque giovani Cubani venivano arbitrariamente
privati della loro libertà e sottoposti ad un grossolano errore giudiziario.
Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Antonio Guerrero, Fernando González e René
González furono arrestati nelle prime ore di sabato 12 settembre 1998, e
rinchiusi in celle di punizione nei 17 mesi successivi, in segregazione
cellulare. La principale accusa contro di essi —come ammesso dagli accusatori e
dal giudice a partire dalla loro imputazione fino all’ultimo giorno del
processo— è stata quella di essersi infiltrati pacificamente, senza armi, in
gruppi anti-terroristici cubani con l’intento di riferire a Cuba circa i loro
piani criminali.
Era concepibile avere un equo processo a Miami per qualsiasi rivoluzionario
cubano che affronti una tale accusa? Poteva accadere questo mentre il rapimento
di Elian era in corso con l’atmosfera di violenza, odio e paura che lo
circondava?
Secondo la pubblica accusa è stato perfettamente possibile. Secondo le loro
parole, Miami era "una comunità molto estesa, varia, eterogenea"
in grado di trattare qualunque questione delicata, persino quelle riguardanti la
Rivoluzione Cubana. Gli accusatori riproposero quel concetto allorchè respinsero
le oltre dieci mozioni presentate dagli avvocati della difesa, che richiedevano
di rinviare la causa davanti ad altra corte prima dell’inizio del processo.
Lo stesso governo, che fu obbligato a trattare con Miami come se fosse una
specie di città ribelle e ad inviarvi segretamente le sue forze per ripristinare
la legalità, mentì ripetutamente circa la questione del rinvio davanti ad altra
corte, negando agli imputati un diritto tanto caro agli Americani, e rifiutò di
spostare i dibattimenti nella vicina città di Fort Lauderdale, a mezz’ora di
distanza da Miami.
Ironia della sorte, alcuni anni dopo, nel 2002, quando il governo fu oggetto di
lamentela civile di natura amministrativa, di rilevanza assai inferiore
—successivamente risolta con una composizione della controversia in via
amichevole— e solo indirettamente legata al caso di Elian, si chiese il rinvio
della causa a Fort Lauderdale, affermando che "qualunque questione
relativa a Cuba" non può avere un equo processo a Miami. (Ramírez
contro Ashcroft, 01-4835 Civ-Huck, 25 giugno 2002).
Una contraddizione così evidente, prova manifesta della cattiva condotta della
pubblica accusa, di reale prevaricazione, fu uno dei fattori principali che
portò all’unanime decisione della commissione della Corte d’Appello, nel 2005,
di annullare i verdetti di condanna dei Cinque e di ordinare un nuovo processo.
(Corte d’Appello per l’Undicesima Circoscrizione, No. 01-17176, 03-11087).
Quella storica decisione fu poi ribaltata dalla maggioranza dell’intera corte
sotto la pressione esercitata dal Ministro della Giustizia Alberto González in
una causa che andava contro alla normale prassi legale degli USA. La mossa
riuscita del Sig. González, manifestazione della sua particolare filosofia
legale, precluse la possibilità di una giusta risoluzione di questo caso in un
modo che avrebbe reso onore agli Stati Uniti.
La decisione della commissione, documento di 93 pagine eccezionalmente sensato e
concreto, comprendente fatti irrefutabili circa la guerra terroristica condotta
contro Cuba da mezzo secolo, rimane un momento notevole nella migliore
tradizione americana e continuerà ad essere un testo da analizzare con rispetto
da parte di studiosi e studenti della facoltà di legge.
Ma quello è un altro capitolo nella lunga saga dei Cinque Cubani.
Ora Elian González sta per terminare il liceo e continua ad attirare
l’attenzione dei mezzi di informazione stranieri e dei visitatori che continuano
a recarsi a Cardenas, la bella città dove vive. Dirigendosi verso la casa di
Elian essi saranno sorpresi da pannelli che chiedono libertà per i cinque
giovani di cui essi non hanno mai sentito parlare prima.
Citando le parole di Leonard Weinglass:
"Il processo è stato tenuto segreto dai mezzi di informazione americani. E’
inconcepibile che il più lungo processo svoltosi all’epoca negli Stati Uniti,
fosse riportato soltanto dalla stampa locale di Miami, in cui in special modo
generali, un ammiraglio ed anche un consulente della Casa Bianca furono tutti
chiamati a testimoniare per la difesa. Dove sono stati i media americani per
cinque mesi? Non solo questo fu il più lungo processo, bensì fu il caso singolo
che implicava le questioni principali di politica estera e terrorismo
internazionale. La domanda dovrebbe essere rivolta ai mezzi di informazione
americani, che continuano a rifiutare di occuparsi di un caso con tali
grossolane violazioni dei diritti fondamentali, e persino violazioni dei diritti
umani del prigioniero". (www.antiterroristas.cu, 12 settembre 2003).
Elian fu salvato perchè gli Americans erano a conoscenza del suo caso, furono
coinvolti e fecero prevalere la giustizia. I Cinque sono ancora incarcerati
—saranno 11 anni il prossimo settembre— vittime di una terribile ingiustizia,
perché agli Americani non è permesso di sapere.
I Cinque sono crudelmente puniti perchè hanno combattuto contro il terrorismo.
Essi sono eroi. Ma eroi dimenticati.
II
Parte 2: Giustizia nel Paese delle Meraviglie |