Migrazioni tra il 1902 e il 1958
Nei primi tre decenni del secolo XX Cuba ha
ricevuto un cospicuo flusso di immigranti che ha costituito un notevole impulso
alla crescita demografica e ha apportato una marcata influenza nella
composizione etnica dell’isola, come pure nella formazione della famiglia.
Dopo l’instaurazione della Repubblica nel 1902, limitata dall’Emendamento Platt,
e con lo sviluppo dell’industria dello zucchero in tutto il paese, i padroni
delle moderne centrali portarono sull’isola braccianti haitiani e giamaicani.
Durante le due Guerre Mondiali (1914-1919 e 1939-1945) e successivamente a esse,
sono arrivati polacchi, italiani, francesi, spagnoli e tedeschi, la maggior
parte di origine ebrea.
Si calcola che in quest’epoca giunsero in totale circa 1.300.000 immigrati,
cifra leggermente inferiore a quella della popolazione cubana intorno al 1900,
che era di circa un milione e mezzo di abitanti. Nel 1925 Cuba aveva circa tre
milioni di abitanti.
Gran parte di questi immigranti erano spagnoli celibi tra i 14 e i 45 anni di
età, con un livello di alfabetizzazione superiore a quello che vi era in media
tra la popolazione nativa. Questo notevole flusso migratorio incise sulla
composizione etnica dei cubani.
La popolazione bianca, che alla metà del secolo XIX rappresentava circa il 40 %
del totale, era la maggioranza nel censimento del 1953, oltrepassando il 70 %
degli abitanti. Come conseguenza di questa ondata migratoria l’incremento
demografico di Cuba registrò il suo massimo storico nei primi decenni del secolo
XX.
L’influenza di questo fattore esterno si manifestò allo stesso modo nei
cambiamenti della condotta riproduttiva dei cubani. Per la maggior parte, gli
immigrati venivano dalle regioni spagnole - Galizia, Asturie, Canarie - dove il
tasso di natalità non mostrava alcun segno considerevole di decremento
persistente.
Secondo vari indizi, con l’inserimento in un nuovo ambiente i nuovi arrivati
impiantarono, da una parte, sistemi di vita basati sull’austerità come unico
modo per raggiungere una rapida accumulazione di risorse, in vista di una loro
stabilità economica. Questo comportamento si è altresì riflesso nella dinamica
del processo riproduttivo, in primo luogo con un ritardo nell’età del matrimonio
e della nascita dei figli, secondariamente con la preferenza per una famiglia di
piccole dimensioni.
Questa influenza la si è potuta osservare soprattutto in quelle regioni del
paese dove vi è stato un maggiore insediamento di immigrati, come nelle zone
urbane delle province centrali e della capitale.
Dopo il 1919, l’importanza data agli immigrati provenienti dalle Antille, come
conseguenza degli alti prezzi a cui era giunto lo zucchero, produsse un
cambiamento nella composizione della corrente migratoria e, nello stesso tempo,
una diminuzione del ritmo di crescita della popolazione bianca. Nel frattempo la
razza nera, asiatica e meticcia raggiunsero un tasso del 2.70 %.
Agli inizi degli anni ’30 Cuba entrò in pieno nella recessione economica
mondiale, mentre avveniva un collasso della sua industria dello zucchero. Questi
fattori produssero un arresto del movimento immigratorio assieme al rimpatrio
forzato di circa 200.000 antillani.
Nel loro decorso e dopo che le Guerre Mondiali in Europa si erano concluse,
riprese vigore l’arrivo di stranieri sull’isola, anche se si mantennero modelli
di relativamente bassa fecondità e mortalità.
Statistiche precedenti al trionfo della Rivoluzione del 1959 mostrano, rispetto
ai flussi migratori esterni, bassi indici, sebbene di segno negativo (escono più
persone di quelle che entrano nel paese), in molti casi motivati, in principal
modo, dalla ricerca di lavoro e con destinazione gli Stati Uniti.
Si segnala che nel 1953 il tasso del saldo migratorio esterno (per mille
abitanti) è stato dello 0.4 %; nel 1954 dell’1.1 %; nel 1955 dello 0.1 %; nel
1956 dello 0.5 %; nel 1957 dello 0.1 % e nel 1958 dello –0.7%.