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Mortalità infantile

Uno degli indici demografici più rilevanti nell’evoluzione della popolazione cubana negli ultimi anni è quello della
mortalità infantile, riconosciuta come uno dei più bassi a livello mondiale.
Questo decremento ha cominciato a manifestarsi in modo accelerato a partire dal periodo 1960-1965, quando i decessi sono passati da 59 a 13 per ogni mille nati vivi all’inizio degli anni ’90, e hanno continuato ad abbassarsi fino a 7.9 nel 1996, tasso che pone Cuba tra i venti paesi a più basso indice di mortalità infantile. Alla fine del 1997 il valore era sceso a 7.2, nel 1998 a 7.1, mentre nel 1999 Cuba ha raggiunto il valore più basso di tutta la sua storia con 6.4 per ogni mille nati vivi.
A livello internazionale la gamma di valori di questo indice è assai amplia, variando dagli 82 decessi per i minori di un anno di età ogni mille nati vivi nei paesi meno sviluppati (come media generale), ai 15 decessi per mille nati vivi nell’insieme delle nazioni più ricche.
Si sottolinea il fatto che questo sostenuto decremento negli ultimi lustri evidenzia i risultati positivi dell’attuazione di vari programmi per l’attenzione alla gestante e al neonato, per l’applicazione di un piano di misure igienico-sanitarie, per la copertura dei servizi di salute pubblica in tutto il paese, che hanno marciato parallelamente all’attività del
Medico di Famiglia, tra gli altri fattori.
Soprattutto, è stata data estrema importanza all’attenzione preventiva e assistenziale verso la madre e il figlio prima e dopo il parto, tenendo in conto il fatto che il rischio di morte è considerevolmente più alto nel primo anno di vita.
All’interno della mortalità infantile, bisogna considerare le differenti strutture per età che questa presenta, avendo una particolare rilevanza la
morte perinatale del primo periodo, vista la sua importanza per la stretta relazione con gli ultimi stadi della gravidanza e con i primi giorni della nascita.
Questi decessi sono associati a malattie congenite, incompatibili con la vita. Tuttavia, per quanto riguarda Cuba, si registra una costante riduzione del tasso di mortalità perinatale, che arriva a valori di poco superiori a 14 per mille nati vivi al principio degli anni ’90.
Va segnalato pure il decremento dei decessi per i minori di sette giorni a partire dalle attenzioni intensive rivolte ai neonati e dallo sviluppo tecnico e tecnologico dei servizi di neonatologia, assieme ad altre conquiste della medicina cubana.
Anche per le altre fasce di età i decessi sono notevolmente contenuti; per esempio da 1 a 4 anni di età il tasso è dello 0.6 per mille abitanti e la percentuale di bambini sopravissuti ai cinque anni giunge al 98.7 % come media.
Tra le cause di morte nei minori di un anno vi sono le affezioni prenatali e le anomalie congenite rispettivamente con 4.4 e 2.5 decessi per mille nati vivi. I decessi dovuti a componenti infettivi e parassitari sono praticamente insignificanti, passando dal 7.2 % della mortalità degli anni ’60 all’1.4 % del decennio degli anni ’90.
Incidono pure su questi risultati l’ausilio del programma di immunizzazione sviluppato con l’appoggio del Fondo Speciale delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), delle Organizzazioni Mondiale e Panamericana della Salute (OMS e OPS), così come del controllo delle malattie contagiose tipo la diarrea acuta, la tubercolosi, la lebbra di trasmissione sessuale, l’epatite e altre, promosso dal Ministero della Salute Pubblica di Cuba.
Le malattie contagiose prevenibili tramite vaccinazione sono a livelli di eliminazione o molto bassi: parotite, rosolia, morbillo, tetano, pertosse, difterite, febbre tifoidea, poliomielite, malaria, rabbia umana e la meningite meningococcica.