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Mortalità generale La mortalità è una delle variabili demografiche più studiata, visto l’interesse che suscita nell’uomo conoscere e diminuire le cause che limitano la sua esistenza e riuscire così a prolungare la vita. Al riguardo, le statistiche mostrano che già dall’inizio del novecento è iniziata quella che viene considerata una prima fase della Transizione Demografica, registrandosi significativi progressi da alti tassi di fecondità e di mortalità a moderati indici, soprattutto nelle zone urbane. Negli ultimi decenni la speranza di vita a Cuba è passata da 62 a 75 anni e si pensa che all’inizio del secolo XXI sarà di 76, con una leggera tendenza verso i 77 per il primo quarto di secolo. Valutazioni demografiche attestano che quest’isola è un’eccezione per i paesi del Terzo Mondo - i più poveri del pianeta – i cui abitanti, soffrendo di maggiori privazioni economiche, hanno minori aspettative di vita alla nascita. Al contrario, il basso tasso di mortalità a Cuba, conseguenza di una maggiore speranza di vita per gli uomini come per le donne, la pone al livello delle nazioni a sviluppo più avanzato, e i suoi indici sono perfino superiori rispetto alla media raggiunta da queste. I decessi globali mostrano un livello stabile e con indici bassi in questi ultimi anni. I dati relativi al 1995 indicano che il tasso di mortalità generale è stato del 7.1 per mille, leggermente superiore a quello raggiunto in precedenza di 7.0. Questo incremento è dovuto soprattutto all’invecchiamento che ha caratterizzato la popolazione cubana, frutto anche di un basso indice di natalità, secondo diversi studi demografici. Da qui il fatto dell’esistenza di molte persone in età avanzata e di come aumentino le probabilità di decesso, il tutto unito agli effetti negativi derivanti della scarsità alimentare durante la prima parte del decennio degli anni ’90, cioè da quando il crollo del campo socialista ha fatto perdere bruscamente a Cuba l’85 % dei suoi mercati, e dall’inasprimento del blocco economico degli Stati Uniti. Nel 1996 il tasso di mortalità generale è stato del 7.2 per mille, mentre nel 1997 e 1998 è stato di 7.0 per mille. Un altro aspetto di grande importanza nell’evoluzione di questo indicatore è l’analisi della sua distribuzione per cause. La mortalità è infatti vincolata al grado di sviluppo e alle condizioni sanitarie della popolazione. Generalmente nei paesi più avanzati, che hanno un numero di decessi più ridotto, predominano le morti associate a malattie degenerative dell’organismo umano. Nei paesi meno sviluppati, che hanno un tasso di mortalità elevato, predominano invece i decessi causati da malattie di tipo esogeno, dovute principalmente a infezioni o ad altri agenti associati all’ambiente. A Cuba la struttura delle morti è simile al modello dei paesi più ricchi, con predominio di morti per cause degenerative, fondamentalmente malattie cardiache, cerebro-vascolari e tumori maligni. Si rileva che le uniche malattie che abbiano una componente infettiva e un’incidenza per essere classificate tra le prime cause di morte sono l’influenza e la polmonite, sebbene si noti un decremento di morti per tali cause. Per sesso, si osserva una maggiore mortalità maschile tra le principali cause di morte citate, a eccezione del diabete (settimo per ordine d’importanza) dove le donne duplicano il tasso maschile. All’altro estremo si trovano gli incidenti, con oltre 5.000 morti all’anno. In piccole percentuali si trovano la tubercolosi, la meningite meningococcica, la lebbra e la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS), malattia sottoposta a un’attenta indagine di massa e a uno speciale riguardo per i sieropositivi e per i malati, prevenuta attraverso una campagna di educazione sanitaria, controllo del sangue e dei suoi derivati e da programmi di ricerca. Con indici relativamente alti vi sono ancora l’epatite, la sifilide e la blenorragia. Altri tre elementi di rischio che rivestono una certa importanza nelle malattie croniche non trasmissibili, sono motivo di una particolare attenzione nella politica di mortalità: il tabagismo, l’obesità e la vita sedentaria della popolazione adulta. Dati recenti confermano la prevalenza di fumatori nel 37 % di cubani di 15 anni o più, di un 7 % e di un 20 % di obesità rispettivamente tra gli uomini e tra le donne, e l’81 % di vita sedentaria tra i maggiori di 20 anni. Il modello di salute sviluppato a Cuba negli ultimi quattro decenni - che comprende l’incremento del numero di specialisti, l’ampliamento della rete ospedaliera e l’ottenimento di nuove tecnologie e medicinali, trapianti di organi e altri progressi - è indicato come un fattore fondamentale per ottenere che il tasso di mortalità dei cubani si trovi tra i più bassi del mondo. |