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Fecondità

Fecondità e
pianificazione familiare costituiscono due aspetti intimamente relazionati per quanto concerne la demografia.
Nel caso di Cuba, il
tasso globale di fecondità è stato tradizionalmente basso, però negli ultimi anni quest’indice si è ulteriormente ridotto fino a raggiungere valori minimi a livello mondiale. Inoltre, si evidenzia che, per quanto attiene a questo aspetto, l’isola si colloca alla pari dei paesi sviluppati, dove l’incremento demografico si comporta in termini simili.
Bisogna tuttavia dire che le aspettative create tra la popolazione in seguito ai cambiamenti politici, economici e sociali generati a Cuba a partire dal 1959, sono stati, a detta degli esperti, la causa principale del boom delle nascite e, allo stesso tempo, della diminuzione della mortalità infantile durante quasi tutto il decennio seguente, la qual cosa ha rappresentato un temporaneo arresto del comportamento riproduttivo così come si stava manifestando negli anni precedenti.
L’equilibrio raggiunto tra bassa fecondità e mortalità generale si definisce
transizione demografica. I demografi considerano che Cuba ha iniziato una precoce fase di questo processo già dal principio del secolo XX e che attualmente si trova in una fase avanzata di questo fenomeno.
A partire dalla prima metà del ’900 gli indici demografici di natalità e di mortalità sono passati da livelli alti a livelli moderati, soprattutto nelle aree urbane. Per esempio, le morti infantili sono scese da circa 200 per mille, all’inizio del secolo, a quasi 60 per mille alla fine degli anni ’50, mentre la fecondità è diminuita di una media di 3.5 figli per donna nello stesso periodo, il che ha significato una riduzione prossima alla metà di questo indice.
Oggi il valore del tasso di fecondità nel mondo oltrepassa i 3 figli per donna, nei paesi sviluppati è quasi 2, mentre a Cuba è 1.5. Si sa che il miglior contributo alla riproduzione viene dalle donne comprese tra i 20 e i 24 anni, seguite da quelle tra i 25 e i 29 anni e da quelle dai 15 ai 19 anni. In queste tre fasce si concentra l’84 % delle nascite dell’isola.
In contrapposizione al basso livello di natalità generale nel paese, si osserva un incremento della fecondità tra le adolescenti, le quali cause sono da ricercare nella difficoltà che s’incontra nel procurarsi misure anticoncezionali, così come nelle scarse misure di carattere preventivo (norme familiari e sociali, informazione, comunicazione, educazione sessuale, tra le altre), con una maggiore incidenza sulle minori di 20 anni.
Durante il quinquennio 1985-90 il tasso di fecondità precoce (85 figli per mille donne) ha superato quello di Colombia (74), Argentina (71), Cile (67) e Uruguay (59), paesi che registrano insieme a Cuba i livelli più bassi di incremento demografico di tutta l’area latinoamericana.
Allo stesso modo, la proporzione dei parti delle adolescenti cubane (23 %) è raddoppiata rispetto a quella dei paesi precedentemente citati, prossima al 12 %, e alla media generale dell’America Latina. La maternità precoce origina effetti negativi dal punto di vista biologico, psichico, emotivo e sociale, sia per la madre sia per il figlio, ragion per cui questo fenomeno è oggetto di attenzione nei programmi nazionali di pianificazione familiare, sanitari ed educativi.
Come principali fattori del calo della fecondità si citano gli anticoncezionali, l’aborto e i divorzi o la separazione della coppia, in quest’ordine di importanza.
Inoltre incidono in questa diminuzione il tipo di vincolo maritale della donna (vedasi nuzialità), che sia un matrimonio tradizionale o una unione consensuale, chiamata anche di fatto, libera, accoppiamento, concubinato, così come il divorzio o la rottura degli altri tipi di legame.
Tra gli elementi non demografici che influiscono su questo indice si trovano il livello di educazione e l’attività sociale. Cuba mantiene una relazione inversamente proporzionale educazione-fecondità, cioè, minore è il grado di scolarizzazione della donna, maggiore è il numero di figli che ha (quattro come media, mentre le giovani che raggiungono livelli superiori ne partoriscono solo uno).
Il basso indice di nascite che si registra nel paese da oltre tre lustri sta incidendo negativamente nella struttura per età della popolazione - in particolare quella delle donne tra i 15 e 29 anni, dove si concentra la maggioranza dei parti – che si vedrà colpita in futuro.
Dati ufficiali del 1994 segnalano un totale di 147.265 nascite, mentre valori del 1995 attestano che sono state 147.170, dato quest’ultimo che rappresenta un tasso di natalità dell’1.34 %. Secondo analisi demografiche, questo indice si è stabilizzato con tendenza a mantenersi a bassi livelli. Nel 1996 le nascite sono state 140.276 e nel 1998 sono state 151.080 (il 99.9 % sono avvenute in istituti della salute).
Per l’anno 2000 si era previsto che le donne comprese in questa fascia di età avrebbero rappresentato solamente il 41 % del totale delle donne del paese, da qui un auspicio per un basso livello del
Tasso Lordo di Riproduzione, una tendenza che già si sta verificando dal 1977.
Gli esperti indicano che da quell’anno fino a oggi, le donne cubane non stiano lasciando una media sufficiente di figlie affinché le possano rimpiazzare nelle loro funzioni riproduttive. Essi pensano che per il secolo XXI si manterrà la stessa tendenza, per cui non sperano di raggiungere nemmeno il livello di rimpiazzo della popolazione, ossia 2.1 figlie per donna.