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Dove vivono i cubani? Cuba è arrivata alla fine del secolo XX con circa il 75 % dei suoi oltre 11 milioni di abitanti insediati in aree urbane. Questo fatto significa che meno di 3 milioni di abitanti vivono in zone rurali e oltre 8 milioni in paesi e città. Negli ultimi vent’anni l’urbanizzazione è cresciuta a un livello superiore rispetto a quello osservato tra il 1953 e il 1970, quando la percentuale di popolazione era salita del 3.5 %, mentre nel periodo 1979-1990 l’incremento è stato del 14 %, con una conseguente diminuzione di abitanti nelle aree rurali. Secondo il censimento del 1981, del totale di 9.723.605 abitanti vi erano 6.712.030 residenti urbani e 3.011.575 rurali. In virtù dell’equilibrio raggiunto tra i bassi livelli di fecondità e di mortalità nell’isola, si rileva come la migrazione interna sia diventata un fattore fondamentale per l’incremento demografico netto delle province, dei municipi, delle città e dei paesi. Tra le cause principali di questo spostamento di persone dal loro luogo di residenza ad altre aree del territorio nazionale, si possono citare maggiori remunerazioni salariali, più varietà di tipi di impiego, migliori possibilità di alloggio, di educazione, di servizi, di svago e di incontri tra familiari. La ricerca di un’occupazione si trova tra questi aspetti ed è stata la motivazione fondamentale di questo movimento prima del 1959. Come poli di attrazione di questa migrazione interna si distinguono, per il grado di sviluppo economico raggiunto, il municipi di Nuevitas (nella provincia di Camagüey), dell’Isola della Gioventù (designato municipio speciale nella Divisione Politico-Amministrativa del 1976) e di Jagüey Grande (nella provincia di Matanzas), tra gli altri. Al contrario, viene mantenuta la direzione e l’intensità delle correnti migratorie vincolate alle differenze economiche ereditate dal passato, per cui le province orientali sono poli di emissione di persone verso altre zone del territorio nazionale, specialmente verso la capitale del paese. Negli anni ’80, dei 169 municipi cubani, due terzi presentavano saldi negativi, con flussi migratori diretti fondamentalmente verso le capitali provinciali o le aree vicine, dove esistevano condizioni economiche più vantaggiose, la qual cosa spiega in parte perché la popolazione di queste città sia cresciuta più rapidamente di quella di Ciudad de la Habana. Dal 1984 al 1991 la capitale dell’isola ha avuto un incremento demografico dello 0.7 % annuo, mentre per le altre città si è avuto un aumento a un ritmo del 2.3 % all’anno. Nei paesi e nelle cittadine l’aumento è stato rispettivamente del 3.1 % e del 3.7 %, cioè, quanto più piccola è la comunità, maggiore è il ritmo medio annuale di incremento demografico. Tra i fattori che giocano un ruolo positivo nelle trasformazioni della distribuzione territoriale della popolazione e delle migrazioni interne a Cuba, si distinguono diverse misure ufficiali che hanno lo scopo di promuovere lo sviluppo economico e sociale in quelle zone. Come parte di questi programmi, che tendono a eliminare le sproporzioni socio-economiche tra le diverse province, si può citare l’intensificazione del ramo agro-zootecnico, con il proposito di garantire il programma alimentare della popolazione, che comprende la creazione di comunità per riunire la forza lavoro in queste zone. Inoltre, per frenare drasticamente il movimento migratorio verso Ciudad de La Habana e in particolare verso alcuni dei suoi municipi, come pure verso Santiago de Cuba, il Governo cubano ha promulgato nel 1997 leggi per il controllo più severo da parte di organismi dello Stato dei registri dei residenti, dell’occupazione delle abitazioni e dell’impiego di persone senza residenza permanente legale nel luogo dove è ubicato il centro di lavoro (Decreto 217 del Comitato Esecutivo del Consiglio dei Ministri). Queste misure, ancora in vigore nel 1998 e che hanno dato risultati positivi, sono state necessarie per l’impossibilità di garantire i servizi pubblici (educazione, salute, trasporto, riparazione di abitazioni, alloggio, acqua, elettricità, tra gli altri), la casa e l’impiego in queste città sovrappopolate. Il saldo migratorio interno netto nel 1999 in relazione al 1996 ha avuto una diminuzione di 4.226 persone a Ciudad de La Habana. Nel 1996 vi erano state 29.000 persone in più. |