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Struttura della popolazione

Cuba mostra nell’anno 2000 bassi valori negli indici di fecondità, mortalità e incremento demografico, la qual cosa la situa al livello dei paesi sviluppati, per quanto riguarda questi parametri.
Secondo i dati analizzati dai demografi, questo aspetto significa che il paese si trova in uno stato avanzato della fase finale della
Transizione Demografica, con decrementi equilibrati e mantenuti tra le nascite e le morti.
La fecondità, che era in diminuzione dall’inizio del secolo XX, ha toccato un momento cruciale nel 1963, passando da 4.7 figli per donna a 1.9 nel 1978, ossia una diminuzione a meno della metà in soli tre lustri. Questo indice ha avuto un’altra caduta significativa nel 1992, quando è sceso a 1.5 figli per donna.
Dati del 1994 rilevano che questo indice è stato di 1.48 figli per donna, il che dimostra quanto si sia ridotta la dimensione della
famiglia cubana. Nel 1996 si è abbassato ulteriormente il tasso globale di fecondità con 1.44, mentre nel 1997 è stato di 1.59 e nel 1998 di 1.58.
In quanto alla mortalità generale, anche questa è iniziata a diminuire al principio del 1900 e la
speranza di vita è aumentata da 38 a 59 anni nella prima metà del secolo. A partire dalle trasformazioni socio-economiche introdotte dopo il 1° gennaio 1959, l’esistenza umana sull’isola ha continuato a salire e al termine del 1995 ha raggiunto i 75 anni per entrambi i sessi.
L’incremento demografico ha avuto ugualmente un andamento lento e continuo tra il 1980 e il 1990, con un aumento annuale prossimo o minore dell’1 %, cioè circa 100.000 persone ogni anno.
Nel 1994 Cuba ha raggiunto i 10.962.959 abitanti, mentre al termine del 1995 il numero è salito a 10.998.532. Nel 1996 è arrivato a 11 milioni e nel 1998 a 11.139.900 di abitanti.
Nella diminuzione dell’indice demografico registrato tra il 1994 e il 1995, si rileva l’incidenza di un’emigrazione esterna di segno negativo.
I bassi tassi di fecondità e di mortalità, tuttavia, generano un fenomeno problematico nell’evoluzione demografica, poiché con una scarsa crescita della popolazione si produce un
invecchiamento dei suoi abitanti, aspetto che si riflette nella struttura per età.
Nell’anno 2000 il paese contava oltre un milione di persone con sessanta o più anni di età, ossia il 13 % della popolazione. Per il primo decennio del secolo XXI un cubano su quattro sarà anziano, per cui si prevede un così detto "boom" delle pensioni in questo periodo.
L’aumento della popolazione cubana è stato contraddistinto dallo sviluppo raggiunto nelle diverse fasi storiche dalla nazione. Dati dell’epoca coloniale indicano che nel 1537 l’isola era abitata da 5.800 persone, delle quali solo 300 erano spagnoli, 5.000 erano indios e 500 schiavi neri.
Secondo quanto viene riportato, la maggior parte dei conquistatori aveva lasciato questo territorio in cerca dell’oro in altri paesi dell’America. Il primo censimento, realizzato nel 1774, stabilì che l’isola era abitata da 171.620 persone, il 25 % delle quali era di origine africana e il 26.2 % spagnoli, come gruppi etnici principali.
Si parla di un presunto censimento nel 1775, secondo il quale il numero di abitanti sarebbe stato di 170.370, mantenendosi basso l’indice di popolazione bianca. Nel 1792 vi erano 273.979 persone, in predominanza schiavi neri, mulatti e neri.
Diversi autori fanno notare che le cifre date per il 1804, 1810 e 1811, non corrispondono a veri conteggi demografici, ma a stime di anni precedenti. Altri ancora considerano che nel 1810 sia stato realizzato un autentico censimento, benché incompleto.
Sono accettate come autentiche le stime del censimento relative al 1817 (con 553.033 residenti), anche se con lacune per il timore che esisteva in quell’epoca a realizzare attività di questo tipo, per una sua possibile relazione con nuove imposte, pertanto non vengono riportati dati esatti riguardo la popolazione.
I censimenti relativi agli anni 1819 e 1825 sono considerati fittizi, essendo basati su calcoli piuttosto grossolani e non da un conteggio dettagliato.
Al contrario, il censimento del 1827, a detta degli esperti dell’epoca, fu il più completo e il più importante realizzato fino allora. La popolazione totale riportata fu di 704.487 cubani; con una bassa presenza di bianchi a fronte di 286.942 schiavi, 57.514 mulatti, 106.494 persone libere "di colore" (i cinesi e i meticci nativi risultano essere considerati nelle statistiche di questi registri sotto il nome di persone "di colore") e 48.980 neri.
Il censimento del 1830 è citato solamente da due autori, mentre quello del 1841 è stato sicuramente ufficiale e comprovò che Cuba era arrivata al milione di abitanti. In quell’anno gli schiavi eccedevano i bianchi di circa 18.000 persone, la qual cosa denota che, nonostante la tratta di africani fosse proibita, questo commercio stava vivendo la sua epoca d’oro.
Nel decennio compreso tra il 1840 e il 1850 si sono verificate le più grandi ribellioni di schiavi, con il rafforzamento delle tendenze annessionistiche verso gli Stati Uniti da parte degli schiavisti, che vedevano nell’appoggio dei razzisti del sud del vicino paese, la principale garanzia per il mantenimento dei loro benefici e dei loro privilegi, derivanti da questo traffico umano.
Non vengono considerati validi i dati dei censimenti relativi agli anni 1846, 1849, 1850, 1851, 1852 1855, 1859 e 1860.
Con l’estensione della coltivazione della canna da zucchero per tutto il paese e l’introduzione della ferrovia, si ebbe un incremento notevole della produzione di zucchero e del commercio in generale e già nel 1861 la popolazione era salita a 1.396.530 abitanti (12.2 per km²). Il 46% erano creoli bianchi, l’8% spagnoli e il resto schiavi.
Viene pure segnalata la quantità raggiunta dalla popolazione asiatica, costituita da coolies cinesi, i quali cominciarono a essere importati per supplire alla mano d’opera africana che stava diminuendo. Questi asiatici, sebbene venissero regolarmente contrattati, nella pratica ricevevano lo stesso trattamento degli schiavi.
Secondo certi criteri stabiliti, non vennero effettuati nemmeno i censimenti relativi agli anni 1862, 1867, 1869, 1874 e 1879, i cui dati si basavano sui calcoli del censimento del 1861.
Il rapporto demografico del 1877, che costituiva parte integrante di quello realizzato in Spagna, è stato l’ultimo dei censimenti coloniali effettuati a Cuba e viene considerato, di norma, il più attendibile di questo periodo.
I risultati sono stati: totale della popolazione 1.631.687 abitanti; bianchi 1.102.889 e "di colore" 528.798. Da questi dati si evince che gli antichi schiavi erano scomparsi (la schiavitù venne abolita ufficialmente nel 1886).
Quando gli Stati Uniti intervennero nella lunga guerra dei patrioti cubani contro la metropoli spagnola, usurpando così l’imminente trionfo dei mambises, il nuovo Governo di occupazione, per mezzo del suo Dipartimento della Guerra, continuò la serie di censimenti della popolazione insulare. Quello effettuato nel 1899 servì come modello per un terzo di secolo ad altri tre censimenti nazionali, attraverso i quali non solo venne fatto un rilevamento degli abitanti, ma anche delle ricchezze, delle risorse e dello sviluppo socio-economico.
I dati del 1899 riportarono che gli abitanti nell’isola, divisi per sesso e colore della pelle, erano 1.572.797. I bianchi 1.052.397, i neri 234.738, i meticci 270.805 e i cinesi 14.857.
Qui si nota una diminuzione di abitanti dovuta sia agli effetti di trent’anni di guerre contro la dominazione spagnola (1868-1898), sia all’utilizzo di campi di concentramento dei cubani ordinata dall’ultimo capitano generale della metropoli nell’isola, Valeriano Weyler, situazioni che insieme a epidemie e malattie, causarono la morte di circa 200.000 persone, secondo dati per difetto.
Con l’instaurazione della Repubblica nel 1902, l’incremento demografico registrò una risalita e la popolazione arrivò a quadruplicarsi nei cinque decenni successivi, in senso generale. Nel 1907 vi erano sull’isola 2.048.980 persone e nel 1919 ammontavano a 2.889.004. Il censimento del 1931, a causa della fine della corrente immigratoria, rileva una diminuzione della popolazione bianca, e l’incremento demografico tra quest’anno e il 1943 subì un ribasso fino a un tasso annuo dell’1.5 %.
Dati del censimento del 1953 hanno registrato 5.829.029 abitanti, il che ha significato un aumento del 2.0 % annuo rispetto al conteggio precedente, ossia, 972.000 in più del 1943, il che indica un aumento di circa 100.000 persone ogni anno.
Alcuni dati comparativi rilevano che nei primi tre decenni del secolo XX il nucleo della famiglia cubana tendeva a diminuire. Per esempio, nel 1931 i componenti del nucleo familiare raggiungevano una media di 5.20 per casa; nel 1943 di 5.18 e nel 1953 di 4.86 persone, evidenziando un numero maggiore di persone nelle famiglie rurali piuttosto che in quelle urbane.
In questi censimenti veniva osservata anche una marcata tendenza a un maggiore aumento della popolazione nelle province di La Habana e di Oriente, come pure una diminuzione delle persone definite "di colore", in relazione a quelle bianche, per l’incremento del meticciato che dava luogo all’apparizione dei mulatti, dei bruno-scuri e dei bruno-chiari, attraverso il mescolarsi delle razze.
Nel settembre 1970 è stato effettuato il primo censimento della popolazione e delle abitazioni, realizzato dal Governo Rivoluzionario. Questo si è caratterizzato per aver ottenuto la maggior quantità possibile di informazioni socio-demografiche, a differenza di quelli effettuati tra il 1902 e il 1958, i cui propositi erano fondamentalmente di carattere elettorale, secondo quanto segnalato dai demografi.
Per la prima volta è stato adottato il procedimento di fissare il giorno del sondaggio per tutti gli abitanti urbani, cosa che ha permesso che oltre il 60 % della popolazione venisse conteggiata in quella giornata di lavoro, mentre le zone rurali furono censite per la maggior parte in due giorni, e nelle tre date previste del 6, del 7 e dell’8 settembre quelli che risiedevano delle aree più appartate.
Nel 1970 vivevano a Cuba 8.603.165 abitanti, mentre nel 1981 il numero era salito a 9.753.243, osservando un tasso d’incremento annuo (per 100 abitanti) rispettivamente dell’1.33 % e dello 0.61 %.
Riguardo l’
indice o relazione di mascolinità (quantità di maschi per 1.000 femmine), si osserva una diminuzione a partire dal 1953, quando era di 1.057 uomini, mentre negli anni ’90 risultava essere di 1.013.
Questo indicatore è vincolato all’entrata al paese di circa un milione di immigranti nei primi tre decenni del secolo XX, fenomeno che benché abbia dato luogo a un’elevata crescita di popolazione tra il 1919 e il 1950, interessò pure la struttura per età, razza e sesso, in quanto queste persone avevano tra 15 e 45 anni, ossia, erano caratterizzate dall’età lavorativa, per cui si produsse un invecchiamento in questo aspetto, e per la maggior parte erano uomini bianchi.
Si spiega pertanto il fatto che il tasso di mascolinità ha cominciato a decrescere al termine di quel flusso di immigrazione e ha continuato a scendere nella misura in cui sono morti quei vecchi immigranti che ancor oggi permangono nel paese.
Negli ultimi anni del secolo XX la relazione di mascolinità (quantità di maschi per 1.000 femmine) si sta equilibrando essendo stato di 1.004 nel 1996, di 1.003 nel 1997 e di 1.001 nel 1998.