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Come si è formata la
popolazione cubana?
La popolazione aborigena dell’arcipelago cubano oscillava, al momento
dell’inizio della conquista dell’America, tra le 80.000 e le 100.000 persone,
costituita da taínos,
ciboneyes
e, nella regione occidentale dell’isola maggiore, da
guanahatabeyes.
Il barbaro genocidio spagnolo decimò la popolazione indigena in tal misura che
in meno di 40 anni ridusse il citato numero a 4.000 persone scarse, per gli
effetti combinati dei massacri indiscriminati, della mancanza di difese
immunologiche di fronte alle nuove malattie portate dall’Europa, dei suicidi,
della fame e della drastica diminuzione della fecondità, conseguenza dell’aver
imposto agli uomini la separazione dalle proprie famiglie per farli lavorare
all’estrazione dell’oro in siti lontani.
L’incremento demografico era stato molto lento in questa prima fase del secolo
XVI, però la successiva organizzazione del traffico oceanico attraverso
l’Atlantico, nel 1561, cambiò radicalmente il destino dell’isola e influì in
maniera decisiva sull’incremento della sua popolazione.
La Habana e il suo porto si convertirono in scalo obbligato della flotta che
annualmente viaggiava verso la Spagna, aspetto che, unito all’evidente assenza
di oro a Cuba, orientò l’economia dell’isola verso l’allevamento e l’agricoltura
come sicure fonti di approvvigionamento per i marinai durante le loro
traversate. Tutto questo incrementò notevolmente la domanda di forza lavoro
nelle tenute coloniali, favorendo l’arrivo di immigrati e l’inizio del commercio
di schiavi provenienti dall’Africa.
Alla fine del secolo XVII il paese contava circa 50.000 abitanti, e solamente
nel 1730 si stima arrivò ad avere la stessa popolazione che esisteva al momento
della conquista 200 anni prima, ossia circa 100.000 persone.
Lo sviluppo della coltivazione della canna da zucchero incrementò il numero di
schiavi portati dall’Africa e dei loro discendenti diretti fino a circa un
milione, il 60 % dei quali approdò nei porti cubani nel secolo XIX.
Nel 1840, momento culminante della schiavitù, la popolazione sotto questa
condizione era stimata in circa 436.000 persone, che rappresentavano più della
metà di tutti gli abitanti di Cuba. Dopo il 1845, a causa della soppressione
ufficiale benché non effettiva della tratta degli schiavi, l’apporto dei neri
cominciò a perdere di importanza nell’aumento demografico, e allo stesso tempo
la popolazione bianca raggiunse tra il 1841 e il 1861 elevati ritmi di crescita,
dovuto anche al fatto che l’emigrazione spagnola trovò qui rifugio dalla sua
fuga dalle colonie latinoamericane che stavano ottenendo l’indipendenza.
Nella seconda metà del secolo XIX, il tasso di crescita diminuì il suo ritmo per
l’influenza della Guerra dei Dieci Anni (1868-1878). In seguito, la politica
coloniale di concentrare la popolazione rurale in deplorevoli condizioni di vita
igienico-sanitarie, determinò la drastica morte di circa 300.000 persone in un
periodo di tre anni (1895-1898).
All’inizio della fase repubblicana, nel 1902, avvennero diverse e importanti
ondate di immigranti, il 57 % dei quali proveniva dalla Spagna e il 25 % dalle
vicine isole delle Antille (specialmente da Haiti e dalla Giamaica), unite a
significative quantità di cinesi.
Questo fenomeno, uno dei più importanti movimenti migratori dell’America Latina,
si riflette nel balzo della popolazione che si è avuto tra l’inizio del secolo
XX, quando vi erano 1.500.000 di persone, e il 1925, quando la popolazione
arrivò a circa 3.000.000 di abitanti.
Fino al 1931 la popolazione è cresciuta in ragione del 2.9 % all’anno e così,
come era successo al principio del secolo XIX, raddoppiò in 30 anni. Bisogna
rilevare, tuttavia, che la crescita demografica maggiore del paese si è avuta
tra il 1899 e il 1907, con un tasso del 3.34 %.
Passata l’epoca del boom dello zucchero, all’inizio del decennio degli anni ’30,
questa tendenza cominciò a declinare, essendo Cuba attraversata dallo stesso
processo di recessione economica sofferto a livello mondiale, e anche per il
rimpatrio obbligato imposto dal Governo di allora a circa 200.000 giornalieri
immigrati.
Paralizzato fino alla seconda metà del decennio degli anni ‘30, il flusso
immigratorio si riattivò per motivi politici, provocato dall’esodo di migliaia
di spagnoli, a causa della guerra civile in questo paese.
Fino al 1958 l’incremento demografico era basato, fondamentalmente, su cause
naturali, con tassi di natalità relativamente bassi e con un saldo migratorio
poco significativo, benché leggermente negativo.
Con il trionfo della Rivoluzione Cubana, il 1° gennaio 1959, cominciò per il
paese una nuova era anche dal punto di vista demografico.
Durante i dodici anni trascorsi dal 1959 al 1970, la popolazione è aumentata di
oltre 1.800.000 persone, con sensibili variazioni nei ritmi annuali. Così,
mentre nel periodo 1959-1963 l’indice è cresciuto al ritmo dell’1.75 % annuo,
dal 1963 al 1967 l’incremento è stato del 2.43 % e dal 1967 al 1970 il ritmo è
tornato a diminuire, con valori attestati attorno all’1.64 % all’anno, dovuto in
questa fase al bilancio tra alti indici di natalità, una sensibile diminuzione
di quelli di mortalità, e un saldo migratorio negativo che ha compresso la
crescita naturale e ha provocato tassi relativamente bassi per l’inizio e per la
fine del decennio.
Attualmente i tassi di incremento demografico a Cuba si avvicinano ai più bassi
dell’America Latina.
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