Camagüey
Quando nel 1528 la città di Santa María del Puerto Príncipe venne fondata sul territorio del cacicco Camagüebax nel 1528, venivano gettati i semi di quella che sarebbe stata la futura città di Camagüey, ancora oggi, in pieno secolo XXI, una specie di museo vivente e icona dell’epoca coloniale.
E' stata la quinta città fondata a Cuba dal governatore Diego Velázquez. La sua costituzione data al 1514, malgrado i documenti che comprovano la sua fondazione siano andati perduti durante gli incendi, i saccheggi e le catastrofi naturali subiti dall’intera zona nei primi due secoli della sua storia.
Tuttavia, diverse ricerche rivelano che nel 1515 sorse la città di Puerto Príncipe, su un promontorio posto sulla parte occidentale della
Baia di Nuevitas, chiamato Punta de Güincho. Nel 1516 l'insediamento venne trasferito sulla riva del fiume Caonao, luogo dove vivevano numerosi indigeni, utili per il lavoro, e ricco di terre fertili e di abbondanti pascoli, oltre al fatto di trovarsi in prossimità della costa.
Qui cominciò lo sviluppo di Puerto Príncipe, anche se durò relativamente poco visto l’esodo dei suoi abitanti verso altre terre da poco scoperte in America. Iniziarono allora le sollevazioni degli indigeni, conseguenza del crudele sfruttamento al quale furono sottoposti.
Dopo soli dodici anni sulle sponde del Caonao, nel 1528 l’insediamento fu trasferito nel territorio indigeno di Camagüey o Camagüebax, situato nella zona centrale e sede definitiva dell’odierna città.
Gli storici segnalano che quel Puerto Príncipe della prima metà del secolo XVI, a dispetto del nome che lascerebbe intendere un contesto marino, sorse quasi per un controsenso: una città interamente mediterranea, equidistante dalle coste, dove avrebbe potuto realizzare un traffico mercantile che ne avrebbe facilitato lo sviluppo economico.
Contemporaneamente agli attacchi di corsari e pirati della metà del secolo XVI, la città sviluppava una delle attività mercantili che più influì nel suo miglioramento economico: il contrabbando. Questa parte di Cuba cominciò a mostrare, a sua volta, una delle sue migliori qualità: le condizioni naturali per l’allevamento, grazie alle vaste pianure ricche di pascoli.
Il timore diffuso per gli assalti dei pirati e il commercio clandestino, chiamato anche "di riscatto", si riflettono nella prima opera letteraria scritta a Cuba, lo Specchio di Pazienza, dello scrivano pubblico della giunta municipale di Puerto Príncipe, Silvestre de Balboa Troya y Quesada, originario delle Isole Canarie.
Sebbene l’economia continuò a basarsi prevalentemente sull’allevamento, non ci sono dubbi che la massima espansione economica coincise con la produzione dello zucchero durante il secolo XVIII, ricchezza che si riflette già in quel periodo negli edifici religiosi, militari, del governo e civili.
Il numero degli abitanti crebbe. Il fiorente villaggio, allora centro della vita giuridica della colonia, di rilevante livello economico, culturale e intellettuale, ricevette il titolo di città nel 1817, concesso dal re di Spagna Ferdinando VII. Fu teatro anche di diversi moti indipendentisti. Appartengono a questa epoca i nomi di Ignacio Agramonte, Salvador Cisneros Betancourt e Ana Betancourt, importanti figure, assieme ad altre, delle lotte contro la colonia.
Nel 1903 il Governo provinciale decise di cambiare ufficialmente il nome di Puerto Príncipe con la denominazione ereditata dagli indigeni autoctoni: Camagüey, toponimo che dal 1996 designa l’omonima provincia, di forte incidenza nell’economia nazionale e terza città dell’isola con i suoi 300.000 abitanti.
È anche il nome di un luogo cubano dove la modernità stenta a rimuovere il passato, chiaramente percepibile nelle strette viuzze che improvvisamente sfociano sulle piazze, quasi espressione di un casuale tracciato della rete viaria, almeno per un occhio contemporaneo, ma necessario per depistare corsari e pirati in altri secoli.
Qui rimangono le case centenarie lungo il perimetro di un patio centrale, dove il fresco e l’ombra avvolgono l’ambiente; campanili di vecchie chiese e tegole rosse dei tetti per formare, secondo l’usanza della colonia, un contesto architettonico unico in tutta Cuba, nel quale si inserisce la Plaza San Juan de Dios, dichiarata Monumento Nazionale nel 1980.
Alla Camagüey di tutte le epoche hanno dedicato i loro versi il poeta nazionale Nicolás Guillén e la poetessa Gertrudis Gómez de Avellaneda, tra i molti importanti intellettuali nati in questa terra.
I vasai andalusi, castigliani, galiziani, catalani, assieme alla popolazione locale, hanno incontrato nella copiosa argilla della città del secolo XIX un eccellente materiale per dar forma a recipienti, posti nei patio coloniali di questa città cubana per immagazzinare l’acqua: le giare.
Diverse generazioni dei suoi abitanti hanno conservato intatta questa tradizione, che al giorno d’oggi serve unicamente a mantenere in vita un aspetto in più delle epoche passate di Camagüey, chiamata anche per diversi secoli la "Ciudad de los Tinajones" (Città delle Giare).