IL CANDIDATO REPUBBLICANO
(Prima Parte)
Queste riflessioni si spiegano da sole.
Nell’ormai famoso supermartedì, un giorno della settimana in cui
numerosi Stati dell’Unione hanno scelto, tra un gruppo di aspiranti, il
loro candidato preferito alla Presidenza degli Stati Uniti, uno dei
possibili candidati a sostituire George W. Bush poteva essere John
McCain. Per la sua immagine preconfezionata d’eroe, la sua alleanza con
forti concorrenti, come l’ex governatore di New York, Rudy Giuliani,
altri aspiranti gli avevano già piacevolmente concesso il loro sostegno.
L’intensa propaganda di fattori sociali, economici e politici, di gran
peso nel suo paese, ed il suo modo di fare lo trasformavano nel
candidato con maggiori possibilità. Solamente l’estrema destra
repubblicana, rappresentata da Mitt Romney e Mike Huckabee, in
disaccordo con alcune decisioni irrilevanti di McCain, il 5 di febbraio
gli opponeva ancora una certa resistenza. Dopodichè anche Romney ha
lasciato a favore di McCain. Mentre Huckabee si mantiene in corsa.
Viceversa nel Partito Democratico, la lotta per il candidato è molto
accanita. Sebbene, come di consueto, la parte attiva della popolazione
con diritto al voto è solitamente minoritaria, già si sentono ogni sorta
d’opinioni e congetture sulle conseguenze che avrà per il paese ed il
mondo globalizzato il risultato finale della battaglia elettorale, se
l’umanità sfuggirà alle avventure belliche di Bush.
Non spetta a me parlare della storia di un candidato alla Presidenza
degli Stati Uniti. Non è mai successo. Forse non l’avrei mai fatto.
Perché questa volta?
McCain ha affermato che in Vietnam alcuni suoi compagni furono torturati
da agenti cubani. I suoi sostenitori ed esperti pubblicitari rimarcano
abitualmente che lo stesso McCain subì tali torture da parte dei cubani.
Spero che i cittadini degli Stati Uniti comprendano che sono obbligato
ad un’analisi dettagliata di questo candidato repubblicano e a
rispondergli. Lo farò partendo da considerazioni etiche.
Nel suo fascicolo, McCain risulta prigioniero di guerra in Vietnam dal
26 ottobre 1967.
Come lui stesso racconta, aveva allora 31 anni e stava realizzando la
missione numero 23. Il suo aereo, un A4 Skyhawk, fu intercettato nei
cieli d’Hanoi da un missile antiaereo. A causa dell’impatto, perse il
controllo e si catapultò, precipitando nel lago Truc Bach, nel centro
della città, fratturandosi entrambe le braccia ed un ginocchio. Una
folla di patrioti, vedendo cadere un aggressore, lo ricevette ostile. Lo
stesso McCain esprime il suo sollievo nel vedere sopraggiungere in quel
momento un plotone dell’esercito.
Il bombardamento del Vietnam, iniziato nel 1965, rappresentava un fatto
commovente per l’opinione pubblica internazionale, molto sensibile agli
attacchi aerei della superpotenza contro un piccolo paese del Terzo
Mondo, trasformato in una colonia francese a migliaia di chilometri
dalla distante Europa. Il popolo vietnamita aveva lottato contro gli
occupanti giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale, ed al termine,
la Francia ne aveva ripreso il controllo. Ho Chi Minh, il leader modesto
ed amato da tutti, e Nguyen Giap, il suo capo militare, erano personaggi
ammirati in campo internazionale. La famosa Legione Straniera era stata
sconfitta. Per cercare d’evitarlo, le potenze attaccanti furono sul
punto d’usare a Diên Biên Phu l’arma nucleare.
Di fronte all’opinione pubblica nordamericana, i nobili annamiti, come
affettuosamente li chiamò José Martí, con una cultura e dei valori
millenari, dovevano essere presentati come un popolo barbaro ed indegno
d’esistere. In materia di suspense e pubblicità commerciale, nessuno
batte gli specialisti degli Stati Uniti. Tale specialità fu utilizzata
senza alcun limite per esaltare il caso dei prigionieri di guerra ed in
particolare quello di McCain.
Seguendo quest’onda, McCain ha successivamente affermato che il fatto
che suo padre fosse Ammiraglio e Comandante in Capo delle forze
statunitensi nel Pacifico, permise che la resistenza vietnamita gli
offrisse una liberazione anticipata se avesse riconosciuto di aver
commesso dei crimini di guerra, cosa che aveva rifiutato aggiungendo che
il Codice Militare stabilisce la liberazione dei prigionieri secondo
l’ordine di cattura, e ciò significò cinque anni di prigione, botte e
torture in un area penale chiamata dagli americani "Hanoi Hilton".
La ritirata finale dal Vietnam fu disastrosa. Un esercito di mezzo
milione di uomini, addestrati ed armati fino ai denti, non poté
resistere all’urto dei patrioti vietnamiti. Saigon, la capitale
coloniale, l’attuale Ho Chi Minh, fu abbandonata in maniera vergognosa
dagli occupanti e dai loro complici, alcuni attaccati agli elicotteri.
Gli Stati Uniti persero oltre 50 mila valorosi figli, senza contare i
mutilati. In quella guerra, di per se sempre sgradevole, spesero 500
miliardi di dollari esentasse. Nixon rinunciò unilateralmente agli
impegni di Bretton Woods e creò le basi dell’attuale crisi finanziaria.
Tutto ciò che hanno ottenuto è stato un candidato per il Partito
Repubblicano, 41 anni dopo.
McCain, uno dei numerosi piloti nordamericani abbattuti e feriti nelle
guerre, dichiarate o meno, del suo paese, fu decorato con la Stella
d’Argento, la Legione al Merito, la Croce dell’Aviazione per meriti di
servizio, la Stella di Bronzo ed il Purple Heart.
Un film per la televisione basata sulla sua esperienza come prigioniero
di guerra è stata trasmessa durante il Memorial Day del 2005 ed è
diventato famoso per i suoi video ed i suoi discorsi sul tema.
Le peggiore dichiarazione fatta sul nostro paese è stata quella che i
cubani avevano sistematicamente torturato i prigionieri nordamericani
durante gli interrogatori.
Di fronte alle allucinanti parole di McCain, mi sono interessato alla
questione. Ho voluto sapere da dove provenisse una così strana leggenda.
Ho chiesto di cercare i precedenti dell’imputazione. Mi hanno informato
che esisteva un libro molto pubblicizzato, su cui si basa il film,
scritto da McCain e dal suo consulente amministrativo al Senato, Mark
Salter, che continua con lui a lavorare e scrivere. Ho chiesto che fosse
tradotto testualmente. È stato realizzato in tempi brevi, come in altre
occasioni, da personale qualificato. Titolo del libro: Faith of My
Fathers, 349 pagine, pubblicato nel 1999.
La sua accusa contro i rivoluzionari internazionalisti cubani,
utilizzando il soprannome Fidel per identificare uno di loro capace di
"torturare un prigioniero fino alla morte", è priva della benché minima
etica.
Mi permetto di ricordarle, signor McCain: i comandamenti della religione
che Lei pratica proibiscono la menzogna. Gli anni di prigionia e le
ferite ricevute come conseguenza dei suoi attacchi su Hanoi non la
esimono dal dovere morale della verità.
Esistono fatti che dobbiamo farle conoscere. A Cuba è stata realizzata
una ribellione contro un despota imposto dal governo degli Stati Uniti
il 10 marzo 1952, quando Lei stava quasi compiendo 16 anni, ed il
governo repubblicano di un illustre militare, Dwight D. Eisenhower – che
fu certamente il primo a parlare del complesso militare-industriale - ,
riconobbe ed immediatamente sostenne quel governo. Io ero un po’ più
grande di Lei, avrei compiuto 26 anni in agosto, mese in cui anche Lei è
nato. Eisenhower non aveva ancora terminato il suo periodo
presidenziale, iniziato nella decade del ‘50, alcuni anni dopo la fama
acquisita grazie allo sbarco alleato nel nord della Francia, con
l’appoggio di 10 mila aerei e la più potente forza navale fino ad allora
conosciuta.
Si trattava di una guerra dichiarata formalmente da potenze che
affrontavano Hitler, iniziata a sorpresa dai nazisti, che avevano
attaccato senza preavviso né una precedente dichiarazione. S’impose
all’umanità un nuovo stile di provocare grandi massacri.
Nel 1945 furono utilizzate contro la popolazione civile di Hiroshima
y Nagasaki due bombe di circa 20 chiloton ciascuna. Una volta ho
visitato la prima di quelle città.
Negli anni ’50, il governo degli Stati Uniti costruì delle armi nucleari
d’attacco tali che una di quelle, la MR17, arrivò a pesare 19,05
tonnellate e misurava 7,49 metri, poteva essere trasportata dai suoi
bombardieri e scatenare un’esplosione di 20 megatoni, equivalente a
mille bombe come quella che lanciò sulla prima delle due città il 6
agosto 1945. È un dato che farebbe impazzire Einstein, il quale, nelle
sue contraddizioni, espresse non poche volte i suoi rimorsi per l’arma
che, senza pretenderlo, aiutò a fabbricare con le sue teorie e le sue
scoperte scientifiche.
Quando il Primo Gennaio 1959 trionfa a Cuba la Rivoluzione, quasi 15
anni dopo lo scoppio delle prime armi nucleari, e proclama una Legge di
Riforma Agraria basata sul principio della sovranità nazionale,
consacrato dal sangue dei milioni di combattenti che morirono in quella
guerra, la risposta degli Stati Uniti fu un programma d’azioni illegali
ed attentati terroristici contro il popolo cubano, sottoscritti dallo
stesso presidente degli Stati Uniti, Dwight D. Eisenhower.
L’attacco alla Baia dei Porci fu realizzato seguendo precise istruzioni
del Presidente degli Stati Uniti e gli invasori furono scortati da unità
navali, compresa una portaerei. La prima incursione aerea con B-26 del
governo nordamericano, partiti da basi clandestine, fu effettuata di
sorpresa, utilizzando insegne cubane, per presentarla all’opinione
pubblica mondiale come una sollevazione della Forza Aerea Nazionale.
Lei accusa i rivoluzionari cubani d’essere dei torturatori. La invito
seriamente a presentare uno solo degli oltre mille prigionieri catturati
nei combattimenti di Playa Girón che sia stato torturato. Io mi
ritrovavo lì, non in un lontano posto di comando. Catturai
personalmente, con alcuni aiutanti, numerosi prigionieri; passai davanti
a squadre armate, ancora nascoste nella vegetazione, che si
paralizzarono per la presenza sul posto del Capo della Rivoluzione. Mi
dispiace dover menzionare quella che può sembrare un’autoesaltazione,
che sinceramente detesto.
I prigionieri erano cittadini nati a Cuba, organizzati da una potenza
straniera per lottare contro il loro stesso popolo.
Lei si confessa a favore della pena capitale per i delitti molto gravi.
Quale posizione avrebbe assunto di fronte a tali atti? Quanti avrebbe
punito per quel tradimento? A Cuba furono giudicati diversi degli
invasori che in precedenza, agli ordini di Batista, avevano commesso
orrendi crimini contro i rivoluzionari cubani.
Visitai più di una volta la moltitudine di prigionieri della Baia dei
Porci, come chiamate voi l’invasione di Girón, e conversai con loro. Mi
piace conoscere le motivazioni degli uomini. Erano stupiti ed
esprimevano riconoscenza per il rispetto con cui erano trattati.
Lei dovrebbe sapere che, mentre si negoziava la liberazione con
l’indennizzo in cibo per i bambini e farmaci, il governo degli Stati
Uniti pianificava il mio assassinio. Risulta negli atti scritti da
persone che parteciparono ai negoziati.
Non mi sono riferito nel dettaglio alla lunga lista delle centinaia di
tentativi d’assassinio contro la mia persona. Non si tratta
d’invenzioni. È quanto dichiarato nei documenti ufficiali divulgati dal
governo degli Stati Uniti.
Quale tipo d’etica soggiace a tali fatti, da Lei difesi con veemenza
come questioni di principio?
Cercherò d’approfondire tali temi.
Fidel Castro Ruz
10 febbraio 2008
Ora: 6:35 p.m.
IL CANDIDATO REPUBBLICANO
(Seconda Parte)
Uno degli organi di stampa degli Stati Uniti maggiormente ostile
nei confronti di Cuba, con sede in Florida, riporta i fatti nel seguente
modo:
"Approfittando dei negoziati sulla liberazione dei prigionieri
della Baia dei Porci, la CIA cercò d‘utilizzare una persona chiave nelle
conversazioni, l’avvocato statunitense James B. Donovan per consegnare
un regalo mortale a Fidel Castro: una muta in neoprene infettata con un
fungo che lacera la pelle ed un dispositivo per respirare sott’acqua
contaminato con tubercolosi… Il leader cubano ricevette l’attrezzatura
nel novembre del 1962.
"Questa rivelazione è uno dei molti aneddoti che appaiono nel
libro After the Bay of Pigs (Dopo la Baia dei Porci), che tratta dei
negoziati sostenuti dal Comitato dei Familiari per la Liberazione dei
Prigionieri con il governo cubano, dall’aprile al dicembre 1962.
"Il libro di 238 pagine, pubblicato alla fine dell’anno scorso, è
stato scritto dall’esiliato cubano Pablo Pérez Cisneros in
collaborazione con l’imprenditore John B. Donovan, figlio del defunto
negoziatore, e Jeff Koenreich, un membro veterano della Croce Rossa che
ha promosso missioni umanitarie tra gli Stati Uniti e Cuba.
"Pérez Cisneros è figlio di Berta Barreto de los Heros, che fu la
coordinatrice del Comitato dei Familiari a Cuba ed intercesse presso
Castro per lo scambio dei 1.113 prigionieri della fallita invasione
dell’aprile del 1961.
"Barreto de los Heros ha incominciato il libro, ma è morta nel
marzo del 1993. Suo figlio, che per 8 anni ha effettuato delle ricerche
ed ha ultimato il libro, fu la persona che alla fine del 1962 comprò la
muta al neoprene e l’attrezzatura subacquea, senza sapere che entrambe
fossero per Castro.
"Nel giugno del 1962, Pérez Cisneros visitò per la prima volta
l’ufficio di James B. Donovan a Brooklyn per richiedere il suo
intervento nei negoziati con Cuba. L’organizzatore della riunione fu
Robert W. Kean, figlio di un ex deputato al congresso e cognato di
Joaquín Silverio, che si trovava in prigione ed era membro della Brigata
2506.
Donovan decise di lavorare gratuitamente per il Comitato dei
Familiari.
"Due mesi dopo, Donovan effettuò il primo dei suoi 11 viaggi
all’Avana per mediare con il governo cubano.
"Quando nell’ottobre del 1962 Donovan ritorna a Cuba, Castro gli
dice che ha bisogno dell’attrezzatura subacquea e di una muta da
sommozzatore. ‘È in quel momento che Donovan mi dice che vuole trovare
un’attrezzatura di buona qualità per una persona, senza dirmi però che
era per Castro’, dichiarò Pérez Cisneros in un’intervista al quotidiano
El nuevo Herald per ampliare l’informazione sul caso.
"Pérez Cisneros, ex campione cubano di pesca subacquea, comprò
una muta in neoprene per 130 dollari ed un’attrezzatura da sub per 215
dollari in un noto negozio di Time Square a New York.
"Castro li ricevette nel novembre del 1962 ed alcune settimane
dopo, in un altro viaggio di Donovan, il Presidente cubano disse
all’avvocato che li aveva utilizzati…"
"Solamente alcuni mesi dopo il termine dei negoziati, Pérez
Cisneros conobbe tutti i dettagli della storia reale:
"Durante la seconda Guerra Mondiale, James Donovan lavorò per
l’Ufficio dei Servizi Strategici, antesignano della CIA.
"Successivamente fu uno dei pubblici ministeri nei processi di
Norimberga contro i criminali di guerra nazisti. Nel febbraio del 1962
fu il principale mediatore nel più spettacolare scambio d’agenti segreti
della guerra fredda, quello del colonnello russo Rudolf Abel con gli
statunitensi Frederick Prior e Gary F. Powers, il pilota dell’U-2 che
era stato catturato.
"Quando Donovan informò la CIA che Castro aveva richiesto
un’attrezzatura da sub, l‘agenzia statunitense gli disse d’incaricarsi
della questione. Ciò nonostante, l’avvocato non accettò d’essere
coinvolto nella proposta d’infettare la muta in neoprene e
l’attrezzatura subacquea, perciò preferì dare a Castro l’attrezzatura
comprata a Times Square.
"Nel maggio del 1963, Castro invitò Donovan e l’avvocato John E.
Nolan, che rappresentava l’allora Segretario alla Giustizia Robert
Kennedy, ad una giornata d’immersioni nell’area della Baia dei Porci,
utilizzando ancora una volta l’attrezzatura statunitense.
"Alla fine del 1963 Pérez Cisneros affermò: ‘Donovan mi disse che
l’idea di un attentato contro Castro gli fece venire la pelle d’oca e
che si rifiutò di consegnare l’attrezzatura della CIA, poiché pensò che
se Cuba avesse scoperto l’operazione, gli interi negoziati avrebbero
potuto rovinarsi e lui stesso giustiziato…’"
"Il libro, contraddistinto da fatti curiosi ed imprevisti, è
un’intensa storia che dimostra come l’amore, la decisone e
l’intelligenza resero possibili lo scambio dei prigionieri della Brigata
2506 con generi alimentari, medicine ed attrezzature mediche per un
valore di 53 milioni di dollari.
"Gli sforzi di Donovan e del Comitato dei Familiari ebbero luogo
quando ancora regnava l’incertezza sul destino dei prigionieri…"
"La prima riunione del Comitato dei Familiari con Castro avvenne
il 10 aprile 1962, nella casa di Barreto de los Heros a Miramar. Quattro
giorni dopo, 60 membri della Brigata che erano feriti furono trasferiti
a Miami.
"La partecipazione di Donovan ai negoziati accelerò il processo
di liberazione.
"Donovan preparò un codice segreto per le comunicazioni, poiché
sapeva che il telefono della famiglia Heros era intercettato.
"A metà dicembre Castro concordò nel realizzare lo scambio e
consegnò una lista di 29 pagine con i generi alimentari e le medicine
che dovevano essere inviate a Cuba tramite la Croce Rossa statunitense.
"Gli ultimi dieci giorni dei negoziati furono molto intensi, dato
che Donovan contrattò un gruppo di 60 avvocati per garantire tutte le
donazioni promesse dalle 157 compagnie statunitensi.
"Il 23 dicembre 1962, i primi 5 aerei con 484 membri della
Brigata partirono verso Miami. Un giorno dopo, i rimanenti 719
prigionieri partirono con altri 9 voli."
Ho trascritto letteralmente le parole dell’articolo. Non
conoscevo alcuni dati concreti. Nulla, di ciò che ricordo, s’allontana
dalla verità.
Il mio rapporto con la Ciénaga de Zapata è iniziato molto presto.
Ho conosciuto il posto grazie a degli ospiti nordamericani che mi
parlavano del "black fish", una trota nera molto abbondante nella Laguna
del Tesoro, nel centro della Palude, dove la profondità massima è di 6
metri. Era l’epoca in cui pensavamo nello sviluppo turistico e a
possibili polder, secondo lo stile olandese di strappare la terra al
mare.
La fama del luogo era nata quando ero studente liceale e la
Ciénaga era popolata da decine di migliaia di coccodrilli. La cattura
indiscriminata aveva quasi sterminato la specie. Bisognava proteggerla.
Soprattutto eravamo attratti dal desiderio di fare qualcosa per i
carbonai della Ciénaga. Cominciarono così i miei rapporti con la Baia
dei Porci, tanto profonda da raggiungere quasi i mille metri. In quel
luogo conobbi il vecchio Finalé e suo figlio Quique, che furono i mie
maestri nella pesca subacquea. Percorsi isole ed isolotti. Arrivai a
conoscere la zona palmo a palmo.
Quando sbarcarono da quelle parti gli invasori, vi erano tre
strade che percorrevano la palude, centri costruiti ed altri in
costruzione per il turismo, e persino un aeroporto nelle vicinanze di
Playa Girón, ultima ridotta delle forze nemiche, che i nostri
combattenti presero d’assalto la sera del 19 aprile 1961. Ho parlato
altre volte di quella storia. Stavamo sul punto di recuperarla in meno
di 30 ore. Manovre diversive da parte della Marina degli Stati Uniti
rallentarono il nostro fulminante attacco con carri armati all’alba del
18.
Per affrontare il problema dei prigionieri catturati, conobbi
Donovan, che mi parse – e sono contento di verificarlo con la
testimonianza del figlio – un uomo onorevole, che effettivamente invitai
a pescare e con il quale, senza dubbio, parlai di una muta e di
un’attrezzatura subacquea. Gli altri dettagli non posso ricordarli con
precisione; dovrei indagare. Non mi sono mai preoccupato di scrivere
delle memorie ed oggi capisco che è stato un errore.
La cifra esatta dei feriti, per esempio, non la ricordavo con
tanta precisione. Conservavo il ricordo delle nostre centinaia di
feriti, di cui non pochi morirono per la scarsità d’attrezzature,
medicine, specialisti e per l’allora mancanza di strutture adeguate. I
feriti invianti avevano bisogno sicuramente di riabilitazione o di cure
migliori, che non erano alla nostra portata.
Fu una tradizione, fin dal primo vittorioso combattimento del 17
gennaio 1957, curare gli avversari feriti. Risulta nella storia della
nostra Rivoluzione.
Nel libro di memorie "Faith of my Fathers", scritto da McCain con
l’onnipresente compagnia di Mark Salter, tecnicamente ben redatto,
l’autore principale afferma:
"Sono stato con frequenza accusato d’essere uno studente
indifferente e considerando alcuni miei voti, posso avvertire la
generosità di tale affermazione. Però ero più selettivo che
indifferente. Mi piacevano l’Inglese e la Storia e spesso ho avuto buoni
risultati in queste materie. Ho avuto meno interesse e meno successo in
matematica e nelle scienze."
Più avanti assicura:
"Pochi mesi prima del diploma, stavo facendo gli esami
d’ammissione all’Accademia Navale… Mi andò sorprendentemente bene,
compreso l’esame di matematica.
"La mia reputazione come giovane scandaloso ed impetuoso non si
limitava – mi dispiace confessarlo – ai circoli dell’Accademia. Molti
cittadini decenti dell’affascinante Anapolis, testimoni d’alcuni dei
miei più stravaganti atti d’insubordinazione, mi biasimavano, compresi
molti ufficiali."
Precedentemente, narrando alcuni episodi della sua infanzia,
racconta che:
"Alla più piccola provocazione, scoppiavo in un accesso di
furore, cadendo successivamente a terra incosciente.
"Il medico m’indicò una cura che secondo le moderne regole delle
pediatria sembrerebbe un po’ severe. Indicò ai miei genitori di riempire
la vasca da bagno con acqua fredda e se incominciavo con i capricci e
sembrava che mi stessi per gettare a terra, mi mettessero nell’acqua
vestito".
Leggendo questo, si prova l’impressione che i metodi utilizzati
con noi a quei tempi – sia con me, che vissi l’epoca prima della guerra,
che con lui – non erano i più appropriati per trattare i bambini. Nel
mio caso non si poteva parlare di medici che consultassero la famiglia;
era la gente del popolo, in parte analfabeti, molti dei quali
conoscevano le cure da seguire solo grazie alla tradizione.
Esistono altri episodi raccontati da McCain che descrivono le sue
avventure come cadetto durante viaggi d’addestramento. Non li menziono
perché s’allontanano dal contenuto della mia analisi e non hanno nulla a
che vedere con questioni personali.
È naturale che McCain non si trovasse nel salone del Congresso la
notte del discorso di Bush, lo scorso 28 gennaio, perché vi sono cose
nella politica di quest’ultimo che lo compromettono molto. Si trovava a
Little Havana, nel ristorante Versailles, dove ha ricevuto l’omaggio
della comunità d’origine cubana. È meglio non indagare molto sui
precedenti di vari personaggi che si trovavano lì.
McCain sostiene la guerra in Iraq. Crede che la minaccia
dell’Afghanistan, dell’Iran e della Corea del Nord e la crescita della
Russia e della Cina, obblighino gli Stati Uniti a rinvigorire le forze
d’attacco. Lavorerebbe insieme ad altri paesi per proteggere la nazione
dall’estremismo islamico e continuare in Iraq fino alla vittoria.
Riconosce l’importanza di conservare forti relazioni con il
Messico ed altri paesi dell’America Latina. È a favore di proseguire con
l’attuale politica aggressiva nei confronti di Cuba.
Rafforzerà la sicurezza alle frontiere degli Stati Uniti, non
solo per l’entrata e l’uscita delle persone, ma anche per i prodotti che
entrino nel paese. Considera che gli immigranti debbano imparare
l’inglese, la storia e la cultura statunitense.
Cerca elettori d’origine latina, la maggioranza purtroppo non
esercita il voto oppure lo fa eccezionalmente, sempre timorosa d’essere
espulsa, d’essere privata dei figli o di perdere il lavoro. Davanti al
muro del Texas ne continueranno a morire oltre 500 all’anno. Non
promette una legge di regolarizzazione per coloro che cercano il "sogno
americano".
Appoggia il Documento di Bush "Nessun bambino rimanga indietro".
Sostiene un maggior finanziamento federale per borse di studio e
prestiti universitari a bassi interessi.
A Cuba sono offerti a tutti solide conoscenze, educazione
artistica ed il diritto a laurearsi gratuitamente. Oltre 50 mila bambini
con difficoltà ricevono un insegnamento speciale. L’informatica è
impartita su grande scala. Sono impiegate in questi compiti centinaia di
persone molto qualificate. Però Cuba deve essere bloccata per liberarla
da una simile tirannia.
Come tutti i candidati, possiede il suo programmino di governo.
Promette di ridurre la dipendenza dall’estero della fornitura
energetica. È facile dirlo, difficile a questo punto è farlo.
S’oppone al sostegno della produzione d’etanolo. Magnifico: ho
suggerito lo stesso al presidente brasiliano Lula Da Silva, affinché
esigesse al governo degli Stati Uniti di sospendere i considerevoli
sussidi assegnati al mais ed agli altri cereali destinati alla
produzione dell’etanolo partendo dagli alimenti. Però non è ciò che si
propone; al contrario: esportare etanolo nordamericano facendo
concorrenza al Brasile. Solamente lui ed i suoi consulenti lo sapranno,
dato che l’etanolo dal mais non potrà mai competere nei costi con quello
del Brasile, prodotto dalla canna da zucchero come materia prima, grazie
allo sforzo durissimo dei suoi lavoratori, che in ogni caso
miglioreranno la loro situazione senza le barriere delle imposte ed i
sussidi degli Stati Uniti.
Esistono molte altre nazioni latinoamericane che il governo degli
Stati Uniti ha impegnato nel cammino della produzione d’etanolo derivato
dalla canna. Cosa farebbero con le nuove decisioni emanate dal Nord?
Non poteva mancare la promessa d’assicurare la qualità dell’aria
e dell’acqua, l’uso appropriato degli spazi verdi, la protezione dei
parchi nazionali, che sono un ricordo di ciò che un giorno è stata
l’incantevole natura del paese, vittima dei dettami implacabili delle
leggi di mercato. Il Protocollo di Kyoto, ciò nonostante, non sarebbe
firmato.
Sembrerebbero i sogni di un naufrago nel mezzo della tempesta.
Ridurrebbe le imposte alle famiglie della classe media,
manterrebbe la politica di Bush di ritagliare le esistenti e lascerebbe
le tasse al livello attuale.
Vuole un maggior controllo dei costi delle assicurazioni mediche.
Considera che la famiglie dovrebbero tenere il loro sui soldi
dell’assicurazione. Farebbe campagne sanitarie e di prevenzione.
Sostiene il piano dell’attuale Presidente che permette ai lavoratori di
passare i contributi della previdenza sociale ai fondi pensionistici
privati.
La previdenza sociale sarebbe come la borsa.
Favorisce la pena di morte, il rafforzamento e l’aumento dei
corpi armati, l’espansione dei TLC.
Massime di McCain:
"Le cose sono ora difficili, ma andiamo meglio del 2000."
(Gennaio 2008)
"Sono molto preparato sui temi economici: ho partecipato alla
rivoluzione di Reagan." (Gennaio 2008)
"Per evitare una recessione bisogna finirla con le spese
incontrollate" (Gennaio 2008)
"La perdita della forza economica porta alla perdita della forza
militare." (Dicembre 2007)
"I repubblicani hanno dimenticato come controllare le spese."
(Novembre 2007)
"Bisogna assicurare le frontiere; solamente così stabilire un
programma di lavoratori ospiti." (Gennaio 2008)
"L’amnistia del 2003 non significa premiare il comportamento
illegale (Gennaio 2008)
"Bisogna raccogliere i due milioni di stranieri che hanno
infranto la Legge e deportarli." (Gennaio 2008)
"Fare tutto il possibile per aiutare che tutti gli immigranti
imparino a parlare in inglese." (Dicembre 2007)
"Niente inglese ufficiale; gli indiani americani devono usare la
loro stessa lingua." (Gennaio 2007)
"Sono necessarie riforme migratorie per ottenere la sicurezza
nazionale." (Giugno 2007)
"Gli atteggiamenti bipartitici sono un segnale della capacità
d’essere un Presidente." (Magio 2007)
"Bisogna mantenere l’embargo e processare Castro." (Dicembre
2007)
"Nessuna relazione diplomatica, né di commercio con quel paese."
(Luglio 1998)
"Sarebbe ingenuo escludere le armi nucleari, ingenuo escludere
d’attaccare il Pakistan." (Agosto 2007)
"Con la guerra in Iraq ‘abbiamo sviato l’attenzione dal nostro
emisfero e ne abbiamo pagato il prezzo." (Marzo 2007)
Promette di visitare le sue proprietà nel continente. Ha detto
che se sarà eletto alla Casa Bianca nel 2008, si recherà prima in
Messico, Canada ed America Latina per "riaffermare il mio impegno con il
nostro emisfero e con l’importanza delle relazioni all’interno del
nostro emisfero".
Nell’intero suo libro, referenza obbligatoria delle mie
Riflessioni, afferma che era forte in Storia. Non appare un solo
riferimento ad un pensatore politico, nemmeno ad uno di quelli che
ispirarono la Dichiarazione d’Indipendenza delle 13 Colonie il 4 luglio
1776, che tra 4 mesi e 23 giorni compierà 232 anni.
Oltre 2400 anni fa, Socrate, noto saggio ateniese, famoso per il
suo metodo e martire delle sue idee, cosciente delle limitazioni umane,
espresse: "Solamente so di non sapere." Oggi, McCain, il candidato
repubblicano, esclama di fronte ai sui concittadini: "Solamente so che
so tutto".
Continuerò.
Fidel Castro Ruz
Data: 11 febbraio 2008
Ora: 5 e 35 p.m.
IL CANDIDATO REPUBBLICANO
(Terza Parte)
Ieri ho detto che, mentre Bush parlava al Congresso, McCain riceveva
omaggi nel ristorante Versailles di Little Havana.
Lì risiedono e si sono installati con le loro famiglie la maggior parte
dei più aggressivi nemici della Rivoluzione Cubana, vale a dire i
batistiani, i grandi possidenti terrieri ed immobiliari, ed i milionari
che tiranneggiarono e saccheggiarono il nostro popolo. Il governo degli
Stati Uniti li ha utilizzato a suo piacimento per organizzare gli
invasori ed i terroristi che per circa 50 anni hanno insanguinato il
nostro Paese. A quella corrente si sono successivamente aggiunti gli
emigranti illegali, la Legge di Aggiustamento Cubano ed il brutale
blocco imposto al popolo di Cuba.
E’ incredibile che a questo punto il candidato repubblicano, con onorato
come un eroe, diventi strumento di quella mafia. Nessuno abbia amore per
se stesso commette un errore etico tanto grave.
I rappresentanti quali Ileana Ros-Lehtinen, Mario e Lincoln Díaz-Balart,
il senatore, anch’esso d’origine cubana, Mel Martínez, il governatore
Charles Christ ed il senatore indipendente Joseph Lieberman, sono
diventati il sostegno del candidato, per cercare di vincere in Florida,
e anche i suoi principali consiglieri per la politica in America Latina.
Che cosa potrebbero aspettarsi i latinoamericani da tali consiglieri?
Ros-Lehtinen ha segnalato McCain come "forte nella difesa nazionale" e
"capisce anche la minaccia che significa il regime di Castro."
McCain ha avuto una rilevante partecipazione nell’’udienza del 21 maggio
2002, riguardante Cuba, della Sottocommissione per il Consumo, il
Commercio Estero ed il Turismo, e nella Commissione per la Scienza ed il
Trasporto, dove ha ribadito che il nostro Paese è una minaccia per gli
Stati Uniti per la sua capacità di produrre arme biologiche; fatto James
Carter ha dimostrato ridicolo.
Nell’ottobre del 2003 McCain ha presentato una mozione per interrompere
il dibattito sulle misure proposte per rendere più flessibili i viaggi a
Cuba.
E’ significativo quanto realizzato nel marzo del 2005 per presentare un
progetto legislativo intitolato "Legge per l’impulso alla democrazia
2005", che autorizza finanziamenti, rafforza la sovversione, stabilisce
nuove strutture e propone meccanismi supplementari di pressione contro
Cuba.
In merito ai piccoli aerei pirata abbattuti il 24 febbraio 1996, ha
dichiarato: "Se fossi il Presidente degli Stati Uniti, avrei disposto
una ricerca sull’abbattimento di quei coraggiosi che sono stati
assassinati per ordine di Fidel e Raúl Castro, ed avrei processato
loro."
In altra delle sue capricciose dichiarazioni ha affermato che "quando ci
sarà la libertà a Cuba gli piacerebbe affrontare i cubani che hanno
torturato alcuni dei suoi compagni durante la guerra nel Vietnam". Ma
che coraggio quello dell’ossessivo candidato!
Ma andiamo alla sostanza del suo pensiero.
Qual è stata la sua formazione politica? Nessuna. E’ stato addestrato
come pilota di guerra per le sue capacità fisiche nel guidare un aereo
da combattimento. Che cosa prevaleva in lui? La tradizione familiare e
le sue forti motivazioni politiche.
Nelle sue memorie afferma: mio padre è arrivato allo stato maggiore nel
momento in cui il comunismo aveva sostituito il fascismo come la
minaccia dominante contro la sicurezza nordamericana. L’odiò ferocemente
e si dedicò al suo annientamento. Pensò che eravamo bloccati in una
lotta senza uscita –la vita o la morte- con i sovietici. Una parte o
l’altra sarebbe arrivata alla vittoria totale e la potenza navale
sarebbe stato l’elemento cruciale. Era categorico a proposito di questo
tema."
"Nel 1965, scontri violenti tra fazioni belligeranti, una delle quali
credeva d’essere un fronte comunista, hanno portato la Repubblica
dominicana sul bordo di una guerra civile. Il Presidente Johnson ordinò
a mio padre di comandare l’assalto anfibio nell’Operazione Steel Pike 1,
l’invasione e l’occupazione della nazione caraibica. Detta operazione
risultava controversa. I critici l’hanno giudicata, giustamente, come un
intervento illegale negli affari di una nazione sovrana. Mio padre, come
al solito, era imperterrito di fronte all’opposizione interna.
"Alcuni condannarono l’intervento perché ingiustificato,’ osservò, ‘ma i
comunisti erano pronti ad intervenire e realizzarla. Può darsi che la
gente non ti ami perché sei duro, quando devi esserlo, ma perciò ti
rispettano ed imparano a comportarsi in base a questa tendenza."
"La sua nuova nomina nelle Nazioni Unite fu considerata dall’esercito
come un punto finale e si pensava che fosse la sua ultima missione. Era
un Ammiraglio con tre stelle e le prospettive di una quarta stella erano
lontane. Due anni dopo gli ordinarono dandare a Londra per comandare le
forze navali degli Stati Uniti in Europa. La quarta stella arrivò con
questa nomina. Nell’anno gli fu conferito il commando di tutte le forze
degli Stati Uniti nel Pacifico, il più importante comando operativo
militare del mondo."
Quando McCain ritornò dal suo viaggio d’addestramento come cadetto,
passò dal territorio occupato di Guantánamo."
"Guantánamo, in quei giorni prima di Castro, era un posto selvaggio.
Sbarcammo tutti a terra e ci recammo immediatamente nelle enormi tende
da campo istallate che fungevano da bar, dove erano servite grandi
quantità di birra forte cubana e punch di rum, forse anche più forti, a
coloro volevano bere e che non potevano nemmeno pagarsi la bevanda più a
buon mercato."
Ero orgoglioso della mia laurea all’Accademia Navale. Però in quel
momento, l’emozione che provai più profondamente fu quella del sollievo.
Ero stato ormai accettato a Pensacola per un corso d’addestramento al
volo. In quei giorni, bastava solo passare l’esame fisico per
qualificarmi per l’addestramento al volo, ed ero ansioso di vivere come
uno spensierato aviatore della Marina."
Nell’ottobre 1962, rientravo alla base navale di Norfolk dopo aver
completato un’esercitazione nel Mediterraneo a bordo dell’Entreprise.
Il mio squadrone decollò dall’Entreprise e rientrò nella Stazione
aeronavale Oceana mentre la nave entrava a Norfolk."
Alcuni giorni dopo il nostro rientro, ricevemmo all’improvviso l’ordine
di ritornare sulla portaerei. I nostri capi spiegarono l’insolito ordine
comunicandoci che un uragano si stava dirigendo verso di noi."
"Tutti i nostri aerei ritornarono in ventiquattro sulla portaerei in
ventiquattro ore e ci portammo in alto mare. Oltre ai nostri A-1,
l’Entreprise possedeva aerei da combattimento a lunga raggio, che hanno
delle difficoltà a decollare ed atterrare. C’imbarcammo per la nostra
misteriosa esercitazione senza loro."
Il nostro comandante riferì ad un rappresentante dello squadrone che non
avevamo tempo d’aspettare l’atterraggio di tutti gli aerei; alcuni di
loro avrebbero dovuto ritornare alla loro base.
"Eo abbastanza sconcertato dall’apparente urgenza della nostra missione
– ci eravamo mossi precipitosamente in un giorno, lasciando indietro
alcuni dei nostri aerei; lo squadrone della Marina aveva ricevuto
l’ordine di raggiungerci con il combustibile sufficiente per atterrare o
ammarare. Il mistero si risolse poco, quando dopo tutti i piloti si
riunirono nel salone dell’Entreprise per ascoltare la trasmissione di un
messaggio del Presidente Kennedy, con cui comunicava alla nazione che i
sovietici stavano sistemando dei missili nucleari a Cuba."
Fa riferimento alla nota Crisi dei Missili dell’ottobre 1962, oltre 45
anni, che ha lasciato in lui dei latenti desideri d’attaccare il nostro
Paese.
"L’Entreprise, navigando a tutta velocità, spinta dall’energia nucleare,
fu la prima portaerei nordamericana che giunse nelle acque di fronte a
Cuba. Per cinque giorni, noi piloti dell’Entreprise credemmo che saremmo
entrati in azione. Non avevamo mai combattuto, e malgrado il confronto
mondiale che presagiva un attacco contro Cuba, eravamo preparati ed
ansiosi di realizzare la nostra prima missione di volo. L’ambiente a
bordo della nave era abbastanza teso, ma non esageratamente. Ovviamente,
internamente eravamo molto eccitati, ma mantenemmo il nostro contegno ed
imitammo l’immagine tipica di un laconico, riservato e audace
nordamericano in guerra."
"Dopo cinque giorno la tensione diminuì, quando si fece evidente che la
crisi si sarebbe risolta in modo pacifico. Non ci delude il fatto di non
essere riusciti nella nostra prima esperienza di combattimento, anzi si
ingrandirono i nostri appetiti e si ravvivarono le nostre fantasie.
Anticipammo con avidità l’occasione di fare ciò per cui che eravamo
addestrati, e scoprire, finalmente, se eravamo abbastanza coraggiosi per
tale compito."
Successivamente racconta l’incidente che avvenne nella porta-aerei
nucleare Forrestal quando si trovava al Golfo del Tonchino.
Centotrentaquattro giovani nordamericani, molti di essi diciottenni e
diciannovenni, morirono nell’enorme sforzo di salvare la nave. La
portaerei, totalmente perforata dalle bombe esplose, rientrò negli Stati
Uniti per essere ricostruita. Bisognerebbe rivedere ciò che allora fu
pubblicato e l’approccio al tema.
In seguito McCain si trasferisce su un’altra portaerei tradizionale
nelle stesse acque, con identico obiettivo. Si devono osservare ciascuna
delle auto-definizioni dell’autore.
"Il 30 settembre 1967, presi servizio sull’Oriskany, nel gruppo VA-136,
che era uno squadrone d’attacco di A-4 chiamato "I Santi". Nei tre anni
dell’Operazione Rolling Thunder – una campagna di bombardamento nel
Vietnam del Nord iniziata nel 1965 - , nessun pilota di portaerei
partecipò a più azione o soffrì più perdite di quelli dell’Oriskany.
Quando nel 1968 l’amministrazione Johnson considerò conclusa
l’Operazione Rolling Thunder, trentotto dei suoi piloti erano morti o
catturati. Si erano persi sessanta aerei, di cui ventinove A-4. ‘I
Santi’ accusarono il maggior numero di morti. Nel 1967, un terzo dei
piloti dello squadrone era morto o catturato. Tutti i quindici A-4 che
appartenevano all’inizio a questo gruppo erano stato distrutto. Noi
godevamo di una reputazione per la nostra aggressività e per il successo
delle nostre missioni. Nei mesi precedenti al mio arrivo nello
squadrone, ‘I Santi’ avevano distrutto tutti i ponti della città
portuale di Haiphong."
"Come tutti i piloti da combattimento, mostravamo un’indifferenza quasi
macabra nei confronti della morte, che nascondeva una grande tristezza
nello squadrone e che diventava più profonda pian piano che aumentava la
nostra lista dei morti.
"Volavamo verso il nostro prossimo attacco con la determinazione di fare
il maggior danno possibile.
"Io ero sul punto di lanciare le mie bombe quando scattò l’allarme
dell’aereo "Sapevo che mi avevano colpito. Il mio A-4, che volava ad una
velocità di circa 550 miglia all’ora, precipitò violentemente a terra
girando a spirale."
"Reagì automaticamente nel momento dopo l’impatto, e vidi che il mio
aereo aveva perso un’ala. Comunicai la mia situazione per la radio ed
attivai la leva d’espulsione d’emergenza del sedile."
"Ebbi una collisione con parte dell’aereo, rompendomi il braccio
sinistro, il braccio destro in tre parti ed anche il ginocchio. A causa
della forza dell’espulsione rimasi incosciente per un breve istante.
Alcuni testimoni affermano che il mio paracadute si aprì solamente poco
prima di cadere nelle acque poco profonde del lago Truc Bach. Toccai
terra in mezzo al lago, nel centro della città, in pieno giorno."
"Mio padre non era solito combattere le guerre con mezze misure. Secondo
lui l’autocontrollo era un’ammirabile qualità umana, ma in guerra si
doveva adottare tutte le misure per portare il conflitto ad una
conclusione rapida e persuasiva. La guerra del Vietnam non fu né rapida
né di successo e so che questo lo frustrò abbastanza."
"In un discorso che pronunciò quando era in pensione, disse che "due
decisioni deplorevoli" avevano condannato gli Stati Uniti alla sconfitta
in Vietnam:
"La prima fu la decisione pubblica di proibire alle truppe statunitensi
d’entrare nel Vietnam del Nord e sconfiggere il nemico sul suo stesso
terreno… La seconda fu…proibire il bombardamento di Hanoi e Haiphong
fino alle due ultime settimane del conflitto...."
"Queste due decisioni furono prese permettendo ad Hanoi d’adottare
qualsiasi strategia voluta, sapendo che effettivamente non ci sarebbero
state rappresaglie, né contrattacchi."
"Quando nel Dicembre del 1971 i nordvietnamiti lanciarono un'offensiva
di primaria importanza, in un momento in cui le forze degli Stati Uniti
in Vietnam erano state ridotte a 69.000 uomini, finalmente il Presidente
Nixon indicò a mio padre di minare immediatamente Haiphong ed altri
porti del nord.
L'Amministrazione Nixon accantonò la micro-direzione della guerra che
aveva prestato un così cattivo servizio all'Amministrazione Johnson,
soprattutto le assurde restrizioni sugli obiettivi imposte ai piloti dei
bombardieri statunitensi."
"I rapporti tra i comandanti militari ed i loro superiori civili
migliorarono quando il Presidente Nixon ed il Segretario alla Difesa
Melvin Laird assunsero l’incarico. La nuova amministrazione
evidentemente era più interessata ed appoggiava i punti di vista dei
generali e degli ammiragli impegnati nella guerra. Mio padre aveva un
buon rapporto con entrambi, sia con Nixon che con Laird, ed anche con
Henry Kissinger, il Consigliere Nazionale alla Sicurezza del
Presidente."
Non nasconde i suoi sentimenti quando parla delle vittime dei
bombardamenti. Le sue parole emanano profondo odio.
"Nell’aprile del 1972 la nostra situazione migliorò molto di più, quando
il Presidente Nixon ricominciò il bombardamento del Vietnam del Nord ed
agli ordini di mio padre incominciarono a cadere su Hanoi le prime bombe
dal marzo del 1968. L’Operazione Linebacker, come fu chiamata
quella campagna, mise in campo i B-52 , con il loro enorme carico
di bombe."
"L'angoscia che avevamo sofferto prima del 1972 peggiorò, temendo che
gli Stati Uniti non fossero preparati a fare ciò che era necessario per
concludere la guerra in un modo ragionevolmente rapido. Non potevamo
scorgere all’orizzonte il giorno in cui la guerra sarebbe finita. A
prescindere se Lei abbia sostenuto oppure si sia opposto alla guerra -
conobbi diversi prigionieri che difendevano quest’ultima posizione -
nessuno credette che la guerra doveva essere condotta nella maniere in
cui fu realizzata dall’amministrazione Johnson"
"I B-52 terrorizzarono Hanoi per undici notti. Era un susseguirsi
d’ondate. Di giorno, mentre i bombardieri strategici venivano riforniti
e riempiti di combustibili, altri aeroplani andavano all’assalto. I
vietnamiti capirono."
"I nostri ufficiali superiori sapendo che questo momento era imminente,
ci avevano avvertito di non mostrare nessuna emozione quando fosse stato
reso pubblico l’accordo."
Distilla odio verso i vietnamiti. Era disposto a sterminarli tutti.
"Alla fine della guerra, con la firma a Parigi degli accordi di pace,
mio padre non era più in servizio attivo. Senza ormai le restrizioni
della sua figura di subordinato a dei superiori civili, disprezzò
l'accordo. ‘Nella nostra ansia di terminare la guerra, abbiamo firmato
un accordo molto brutto, ' disse."
In questi paragrafi è rispecchiato il pensiero più intimo di McCain. Il
peggio si manifesta quando cede all'idea di fare una dichiarazione
contro la guerra realizzata dal suo paese. Nel suo libro non poteva
tralasciarlo. Come lo fa?
"Lui (suo padre) aveva ricevuto un rapporto su una trasmissione
propagandistica diffusamente pubblicata, che si pretendeva fosse stata
da me realizzata; la stessa era stata analizzata e la voce confrontata
con la registrazione della mia intervista col giornalista francese. Le
due voci furono identificate come la stessa. Nei giorni d’angoscia dopo
la mia confessione, temevo che ciò fosse stato scoperto da mio padre.
"Ritornato a casa, non mi parlò mai di conoscere la mia confessione e
sebbene gliene abbia parlato, non l’ho mai discusso a fondo. Solo da
poco ho saputo che il nastro che sognai d’aver sentito attraverso
l'altoparlante nella mia cella era stato reale, era stato trasmesso
fuori dalla prigione e conosciuto da mio padre.
"Se avessi saputo del momento in cui mio padre aveva sentito la mia
confessione, mi sarei angosciato di più di quello che si può immaginare
e non mi sarei rimesso dall'esperienza così rapidamente. Ma col passare
degli anni, la mia stima per mio padre e per me stesso è maturata.
Comprendo meglio la natura del forte carattere.
"Mio padre fu un uomo sufficientemente forte per non giudicare troppo
duramente il carattere di un figlio che aveva raggiunto i suoi limiti e
scoperto che questi erano bassi per gli standard degli eroi idealizzati
che ci ispirarono da bambini."
Non lo critico per questo. Sarebbe spietato ed inumano farlo. Non è
l'obiettivo. Si tratta ora della necessità di smascherare una politica
che non è individuale, bensì condivisa da molte persone, poiché la
verità obiettiva sarà sempre difficile da comprendere.
Ha pensato qualche volta McCain ai Cinque Eroi antiterrorista cubani che
sono stati rinchiusi in prigioni solitarie come quelle che dice di
detestare, obbligati a comparire davanti ad una giuria di Little Havana
per delitti mai commessi, sanzionati tre di essi ad uno e persino a due
ergastoli, e gli altri due a 19 e 15 anni?
È a conoscenza che le autorità degli Stati Uniti hanno ricevuto
informazioni che hanno potuto impedire la morte per terrorismo di
cittadini nordamericani?
Conosce le attività di Posada Carriles ed Orlando Bosch, responsabili
dell'esplosione di un aereo passeggeri in pieno volo e della morte dei
suoi 73 occupanti?
Perché non parla di questo ai cadetti di Annapolis?
Gli eroi cubani sono ormai prossimi a compiere 10 anni di prigione. Non
hanno mai assassinato né torturato nessuno. Non li accusi ora che erano
in Vietnam torturando dei piloti nordamericani.
Conosco quanto da Lei dichiarato nella scuola dove si laureò come
cadetto. La ringrazio per il suo nobile desiderio di non rispondermi per
non rendermi degno. L'unica deplorevole confusione - e non è stata
l'intenzione delle agenzie che hanno trasmesso la prima riflessione sul
tema - è che ho chiesto prove. Non si può provare quello che non è mai
successo. Ho chiesto etica.
Continuerò.
Fidel Castro Ruz
12 febbraio 2008
7 e 26 p.m.
IL CANDIDATO REPUBBLICANO
(Quarta parte)
Quando nella precedente riflessione ho domandato a McCain cosa ne
pensasse dei Cinque Eroi antiterroristi cubani, l’ho fatto perchè avevo
presente ciò che ha pubblicato a pagina 206 del libro Faith of My
Fathers, scritto da lui e dal suo assistente Mark Salter:
"La solitudine è una cosa terribile. Comprime il tuo spirito e debilita
la tua resistenza più efficacemente di qualsiasi altra forma di
maltrattamento. Siccome non hai nessuno su cui contare, condividere
confidenze, chiedere consiglio, cominci a dubitare delle tue convinzioni
e del tuo coraggio. Però alla fine t’abitui alla solitudine come di
fronte a qualsiasi difficoltà, architettando vari metodi per mantenere i
tuoi problemi lontani dalla mente ed approfittare smisuratamente di
qualsiasi opportunità di contatto umano."
"Nel 1970, terminato il mio periodo d’isolamento, fui sommerso dal
desiderio irrefrenabile di parlare senza fermarmi…"
Se per Lei è un tema interessante, attualmente negli Stati Uniti ci sono
cinque prigionieri cubani, lontani uno dall’altro migliaia di
chilometri. Non hanno nessuna zona che potrebbero definire ironicamente
"Hanoi Hilton". Le loro sofferenza e l’ingiustizia di cui sono vittime
saranno conosciute dal mondo, non ne dubiti assolutamente. Ho deciso di
toccare nuovamente il tema, ricordando che in alcune delle sue molte
dichiarazioni, Lei ha cercato di ubicare il luogo trasformato nella
prigione dei piloti dei bombardieri abbattuti durante gli attacchi sul
Vietnam.
Nel 1973, durante la mia visita in Vietnam, paese in cui giunsi il 12
settembre, dopo gli accordi tra gli Stati Uniti ed il Vietnam, a cui Lei
allude, fui alloggiato nell’antica residenza del Governatore francese di
tutta l’Indocina. Lì mi visitò Pham Van Dong, l’allora Primo Ministro,
il quale pianse ricordando i sacrifici umani e materiali imposti al suo
paese; da lì partì per visitare il Sud – ancora non interamente liberato
– fino alla Linea McNamara, dove i fortini d’acciaio erano stati presi
dai combattenti vietnamiti, nonostante i bombardamenti e gli incessanti
attacchi aerei degli Stati Uniti.
Tutti ponti, senza eccezione, visibili dall'alto lungo il tragitto tra
Hanoi ed il Sud, erano effettivamente distrutti; i villaggi, rasi al
suolo, ed ogni giorno le granate delle bombe a grappolo lanciate con
quell’obbiettivo, esplodevano nei campi di riso dove bambini, donne e
perfino anziano in età avanzata erano impegnati nella produzione
alimentare.
Si potevano osservare un gran numero di crateri su entrambe le
entrate dei ponti. Allora non esistevano le bombe guidate dai laser,
molto più precise. Dovetti insistere per effettuare la visita. I
vietnamiti temevano che potessi essere vittima di qualche avventura
yankee, se avessero saputo della mia presenza in quella zona. Pham Van
Dong mi accompagnò tutto il tempo.
Sorvolammo la provincia di Nghe-An, dove nacque Ho Chi Minh. Nel 1945,
ultimo anno della Seconda Guerra Mondiale, in quella provincia ed in
quella di Ha Tinh, morirono di fame due milioni di vietnamiti.
Atterrammo a Dong Hoi. Sulla provincia dove si trova quella città furono
lanciate un milione di bombe. Attraversammo su una chiatta il Nhat Le.
Visitammo un ricovero per feriti a Quang Tri. Vedemmo numerosi carri
armati M-48 catturati. Percorremmo sentieri di legno su quella che un
giorno era stata la Strada Nazionale, distrutta dalle bombe. Ci riunimmo
con i giovani soldati vietnamiti che si colmarono di gloria nella
battaglia di Quang Tri. Sereni, risoluti, scuri per il sole e la guerra,
un leggero tic della palpebra del capitano del battaglione. Non si sa
come hanno potuto resistere a tante bombe. Erano degli d’ammirazione.
Quella stessa sera del 15 settembre, ritornando per un’altra strada,
raccogliemmo tre bambini feriti, di cui due molto gravi; una bambina di
14 anni era in stato di shock con un frammento di metallo nell’addome.
Mentre i bambini lavoravano nei campi, una zappa aveva toccato
casualmente la granata. I medici cubani appartenenti alla delegazione li
curarono direttamente per ore e gli salvarono la vita. Sono stato
testimone, signor McCain, delle prodezze dei bombardamenti sul Vietnam
del Nord, di cui Lei si vanta.
In quei giorni di settembre, Allende fu abbattuto; il Palazzo del
Governo fu attaccato e molti cileni torturati ed assassinati. Il golpe
fu promosso ed organizzato da Washington.
Disgraziatamente, tutto ciò è successo.
Il problema fondamentale in questo momento è sapere se il candidato
repubblicano McCain è cosciente della crisi economica che, a breve
termine o immediatamente, attraverserà gli Stati Uniti. Solo da questo
punto di vista sarà possibile valutare qualsiasi candidato con
possibilità di dirigere quel potente paese.
Due giorni fa, il 12 febbraio, l'agenzia di stampa internazionale
IAR, ha pubblicato un articolo firmato da Manuel Freytas, giornalista,
ricercatore ed analista, intitolato "Perché una recessione negli Stati
Uniti può trasformarsi in una crisi globale."
Non ha bisogno di molti testimoni per argomentarlo.
"Nell’attuale cupa previsione dell’economia statunitense – scrive –
s’incontrano istituzioni chiave dell’attuale sistema
economico-finanziario quali la Federal Reserve ed il Tesoro degli Stati
Uniti, la Banca Mondiale, il FMI, il G-7 (i sette paesi più ricchi) e le
banche centrali europee ed asiatiche che vedono nella convergenza crisi
ipotecaria- caduta del dollaro innalzamento del prezzo de petrolio, il
detonante centrale potenziale di un processo recessivo del capitalismo
su scala mondiale.
"La paura di una recessione negli Stati Uniti e la sua influenza
sull’economia mondiale… hanno un impatto negativo sulla fiducia
dell’elite economico-politica del sistema.
"Il capo de la Federal Reserve degli Stati Uniti, Ben Bernanke,
ha detto che il suo paese può cadere in un processo recessivo e che
affronta la doppia sfida di un mercato immobiliare in caduta ed allo
stesso tempo la necessità di controllare che l’inflazione non aumenti a
causa dell’elevato prezzo del petrolio e dei generi alimentari.
"In gennaio, le Nazioni Unite hanno avvertito che esiste un
elevato rischio di cadere in una recessione economica globale…"
"Al Forum di Davos, svoltosi in gennaio sulle Alpi svizzere, i
leader delle potenze mondiali più ricche e forti hanno da poco avvertito
di una recessione negli Stati Uniti con implicazioni mondiali,
segnalando cupe previsioni per quest’anno.
"In base al comunicato finale di una riunione svoltasi a Tokio sabato
scorso, i ministri delle Finanze e le banche centrali dei sette paesi
più ricchi del mondo (il G-7) hanno valutato che le loro economie
avrebbero risentito di un rallentamento a breve termine..."
"Esistono due elementi chiave che spiegano immediatamente perché
una crisi recessiva negli Stati Uniti si proietterebbe sull’intera
economia mondiale, tanto nei paesi centrali, come negli ‘emergenti' e
nei ‘periferici'.
"a) Nell’attuale modello globalizzato dell’economia mondiale, gli
Stati Uniti sono il principale compratore e consumatore di prodotti e
risorse energetiche e rappresenta, secondo gi ultimi calcoli della Banca
Mondiale il 22,5 per cento dell’economia mondiale.
"b) La economia mondiale capitalista è ‘dollarizzata.' Il dollaro è
la moneta base di tutti gli scambi commerciali e finanziari su scala
globale.
"Questi due fattori centrali spiegano perchè qualsiasi oscillazione
o disequilibrio economico-finanziario che abbia come protagonista gli
Stati Uniti, colpisce immediatamente e s’allarga a tutto il ‘sistema '.
"Una crisi recessiva negli Stati Uniti… colpirebbe immediatamente
le borse ed i mercati globalizzati delle valute… completando il ciclo
del crollo dell’attuale modello economico capitalista su scala mondiale.
"Il crollo del modello romperebbe l’equilibrio
della ‘governabilità ' politica e scatenerebbe un’ondata di conflitti
sociali e sindacali che colpirebbe sia gli Stati Uniti che le potenze
centrali ed i paesi emergenti '. "
Ieri, 13 febbraio, diversi articoli di noti giornalisti nordamericani
puntavano nella stessa direzione, anche se partivano da differenti
punti. Ne citerò solo due, da cui ho selezionato dei paragrafi che
riflettono l'attualità e l’importanza del loro contenuto, per mezzo di
concetti assolutamente accessibili per i livelli educativi del nostro
popolo.
Con il titolo "Il modello statunitense è un'idea giunta alla sua
ora", Amy Goodman, presentatrice di Democracy Now, trasmissione
internazionale diffusa ogni giorno da oltre 650 emissioni
radiotelevisive negli Stati Uniti e nel mondo, scrive:
"Edward Kennedy, senatore democratico del Massachussetts, l’ha
trasformata in una questione personale: ‘Se il sottomarino lo facessero
a Lei, lo considererebbe una forma di tortura?' ‘Penso di sì ’, ha
risposto Mukasey (il Procuratore Generale). Benché sfuggisse alle
domande prima e dopo quella di Kennedy, la sua risposta alla domanda
personale sembrava autentica.
"Il nostro Procuratore Generale non dovrebbe essere sottoposto al
sottomarino per sapere che è una forma de tortura.
.
"Suharto governò l'Indonesia per oltre 30 anni, dopo essere stato messo
al potere dal paese più potente del pianeta, gli Stati Uniti.
"Durante l’intero regime di Suharto, le amministrazioni statunitensi -
democratiche e repubblicane - armarono, addestrarono e finanziarono
l’Esercito indonesiano. Oltre al milione d’indonesiani assassinati,
altre centinaia di migliaia di persone furono assassinate durante
l'occupazione indonesiana di Timor Est, un piccolo paese a 480
chilometri al nord dell'Australia.
"Il 12 novembre del 1991, durante una marcia pacifica a Dili, la
capitale di Timor, l'Esercito d’occupazione di Suharto aprì il fuoco
contro la folla uccidendo 270 persone.
"I soldati mi presero a calci con i loro scarponi e mi colpirono
con il calcio dei loro fucili M-16, di fabbricazione statunitense.
Fratturarono il cranio al mio compagno Allan Nairn che a quei tempi
scriveva per la rivista The New Yorker.
"L'organizzazione Trasparenza Internazionale ha calcolato che la fortuna
di Suharto oscillava tra i 15 ed i 35 miliardi di dollari. L'attuale
ambasciatore in Indonesia, Cameron Hume, onorò questa settimana la
memoria di Suharto, dichiarando: ‘Il presidente Suharto governò
l'Indonesia per oltre 30 anni, un periodo durante il quale l'Indonesia
raggiunse un notevole sviluppo economico e sociale. '
"Sia che si tratti del sottomarino, o di scatenare una guerra
illegale, o di mantenere per anni nella baia di Guantánamo, o in
prigioni segrete della CIA in tutto il mondo, centinaia di prigionieri
senza imputazioni, tutto ciò mi fa ricordare le parole del Mahatma
Gandhi, uno dei più grandi leader della non-violenza nel mondo.
‘Che cosa importa ai morti, agli orfani ed a quelli che perdono
le loro case, ' domandava, ‘se la distruzione insensata si porta a
termine nel nome del totalitarismo o nel sacro nome della libertà o
della democrazia? '
"Quando gli domandarono che cosa pensasse della civiltà occidentale,
Gandhi rispose: ‘Penso che sarebbe una buona idea. '"
Lo stesso giorno, su CounterPunch, Robert Weissman ha scritto un
altro articolo intitolato "Il vergognoso stato dell’Unione", tradotto
per Ribellione da S. Seguì, dove, tra altre cose, ha affermato:
"Gli Stati Uniti investono oltre 700 miliardi di dollari all’anno
per le spese militari. Destina 506.900 milioni di dollari al
Dipartimento della Difesa, oltre a 189.400 milioni di dollari per le
operazioni militari in Iraq ed Afghanistan.
"Il Congresso ha approvato circa 700 miliardi per le guerre in
Afghanistan ed in Iraq. Non comprende i costi sociali: perdite umane,
feriti, eccetera.
"Secondo alcuni calcoli, oltre la metà della spesa federale
discrezionale è ormai destinato a fini militari.
"La ricchezza si sta concentrando in maniera vertiginosa.
"Nel 1976, l’1 percento più ricco della popolazione incassava l’8,83
percento dell'entrate nazionali; nel 2005, la stessa percentuale è stata
del 21,93 percento.
"Nell'attuale economia iper-finanziaria, sono i guru delle
finanze quelli che stanno diventando realmente ricchi, nonostante le
enormi perdite che sta accumulando Wall Street.
"Neanche le banche d’investimento tradizionali possono pagare i
scandalosi compensi che ricevono i gestori dei fondi di capitale
privati, alcuni dei quali ottengono oltre un miliardo di dollari in un
solo anno. Grazie ad un stratagemma fiscale, questi individui pagano
alcuni imposte sull’entrate che equivalgono a meno della metà di ciò che
deve pagare un dentista che guadagni 200.000 dollari all'anno.
"Le grandi corporazioni si stanno impadronendo della gran parte
della ricchezza nazionale.
"La sfera immobiliare ed il collasso delle ipoteche ad alto
rischio (subprime) stanno espellendo milioni di famiglie dalle loro
case.
"Il Centro per un Indebitamento Responsabile considera che 2,2 milioni
di prestiti ipotecari ad alto rischio concessi durante gli ultimi anni
si sono già trasformati in fallimenti o termineranno con un’esecuzione
ipotecaria. Le perdite derivate dalla caduta dei prezzi delle abitazioni
possono raggiungere i 2 miliardi di dollari.
"Il divario della ricchezza tra bianchi e neri non accenna a
chiudersi, ed in realtà si sta allargando.
"Secondo l'associazione United for a Fair Economy, i cittadini
statunitensi d’origine africana raggiungeranno la parità con i loro
compatrioti bianchi solamente tra 594 anni. La catastrofe delle ipoteche
ad alto rischio si sta accanendo specialmente sulle comunità minoritarie
e sta provocando quello che United for a Fair Economy stima come il
maggiore impoverimento della popolazione nera nella storia moderna degli
Stati Uniti.
"Oltre un bambino su sei vive nella povertà.
"Oltre 45 milioni di persone non hanno una polizza sanitaria.
"Il deficit commerciale statunitense ha raggiunto nel 2006 la cifra di
763.600 milioni di dollari. Ad un certo momento questo deficit
commerciale dovrà equilibrarsi. Man mano che il dollaro continua a
perdere il suo valore, bisogna aspettarsi un’inflazione maggiore e più
alti tassi d’interesse a medio termine. Il livello di vita reale, in
termini economici, s’abbasserà.
"Attualmente l'efficienza energetica è peggiore di dieci anni fa.
"L'infrastruttura sta cedendo. L'Associazione degli Ingegneri
Civili stima che saranno necessari 1,5 miliardi di dollari, per cinque
anni, per riportare le infrastrutture del paese ad uno stato
accettabile.
"Questa situazione è peggiore - in alcuni casi molto peggiore –
di quella all'inizio del governo di George W. Bush, ma le sue radici
affondano nella politica bipartitica condotta per trent’anni, favorevole
alla deregulation, alla consegna d’attività pubbliche alle imprese
private (privatizzazione), la globalizzazione corporativa, il carattere
iper-finanziario dell'economia, alcuni alte, stravaganti spese militari,
le riduzioni delle tasse ai ricchi ed i tagli alla rete della previdenza
sociale."
Robert Weissman, autore dell'articolo, è caporedattore del
Multinational Monitor, di Washington, D.C., e direttore di Essential
Action.
Per non abusare dei lettori, manca solo la quinta parte.
Fidel Castro Ruz
14 febbraio 2008
8:12 p.m.
IL CANDIDATO REPUBBLICANO
(Quinta ed ultima parte)
Gli articoli enunciati nella riflessione di ieri, 14 febbraio,sono stati
scritti negli ultimi due o tre giorni.
Più di due settimane fa, il 27 gennaio 2008, nella pubblicazione
digitale Tom Dispatch è comparso un articolo tradotto da Germán Leyens
per Rebelión: La crisi del debito è la maggior minaccia per gli Stati
Uniti, scritto da Chalmers Johnson. Il suddetto autore nordamericano non
è stato riconosciuto in precedenza con il Nobel, come Joseph Stiglitz,
prestigioso e rinomato economista e scrittore, ovvero lo stesso Milton
Friedman, inspiratore del neoliberismo che ha condotto molti Paesi verso
quella disastrosa strada, Stati Uniti inclusi.
Friedman è stato il difensore più attivo del liberalismo economico
contrario a qualunque regolamento governativo. Le sue idee hanno nutrito
Margaret Thatcher, e Ronald Reagan. Membro attivo del Partito
Repubblicano, è stato il consulente di Richard Nixon, Ronald Reagan e
Augusto Pinochet, di lugubre storia. Egli è morto nel novembre 2006,
all’età di 94 anni. Ha scritto numerose opere tra cui Capitalismo e
Libertà.
Quando parlo dell’articolo di Chalmers Johnson mi attengo agli argomenti
inconfutabili utilizzati da lui. Uso il metodo di scegliere testualmente
i paragrafi essenziali.
"Nell’arrivare al 2008, anche gli Stati Uniti sono in una posizione
anomala di non potere pagare a causa dei propri alti livelli di vita
oppure allo spreco, esageratamente grande, establishment militare. Il
loro governo non cerca neanche di ridurre le dannose spese di mantenere
enormi eserciti permanenti, sostituire attrezzature che sono state
distrutte ovvero logorate per sette anni di guerra, oppure di preparare
una guerra all’estero contro avversari sconosciuti. Invece, il governo
di Bush rinvia i suddetti costi perché vengano pagati –oppure ripudiati-
da generazioni future. Tale irresponsabilità fiscale è stata mascherata
da numerose trappole finanziarie manipolatrici –come portare i Paesi più
poveri a prestarci somme senza precedenti-, ma arriva velocemente il
momento di aggiustare i conti.
"Ci sono stati tre vasti aspetti nella nostra crisi del debito. Il
primo, in questo anno fiscale 2008 stiamo spendendo quantitativi
demenziali di denaro in progetti di ‘difesa’ che non hanno a che fare
con la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Contemporaneamente
manteniamo le tasse sulle entrate dei segmenti più ricchi della
popolazione statunitense a livelli sorprendentemente bassi.
"In secondo luogo, continuiamo a credere che possiamo compensare
l’erosione accelerata della nostra base manifatturiera e la nostra
perdita di posti di lavoro a Paesi stranieri mediante spesse militari
massicce…"
"Terzo, nella nostra devozione per il militarismo, lasciamo d’investire
nella nostra infrastruttura sociale ed altre esigenze per la salute a
lungo termine del nostro Paese…"
"Il nostro sistema d’educazione pubblica si è deteriorato in modo
preoccupante. Non abbiamo assicurato l’assistenza sanitaria a tutti i
nostri cittadini e abbiamo trascurato la nostra responsabilità come
l’inquinante numero uno al mondo. Ed il più importante: abbiamo perso la
nostra competitività come fabbricanti per bisogni civili –un uso
infinitamente più efficiente delle scarse risorse che la fabbricazione
di armi…"
"E’ virtualmente impossibile esagerare lo spreco che costituiscono le
spese del nostro governo nelle forze armate. Le spese pianificate dal
Dipartimento di Difesa per l’anno fiscale 2008 sono superiori di tutti
gli altri preventivi militari combinati. Il preventivo supplementare per
pagare le attuali guerre in Iraq ed Afghanistan è in sé maggior che i
preventivi combinati di Russia e Cina. Le spese relative alla difesa per
l’anno fiscale 2008 supereranno il milione di dollari per la prima volta
nella storia, e gli Stati Uniti sono diventati, da solo, il maggior
venditore di armi e munizioni ad altre nazioni della Terra…"
"Le cifre pubblicate dal Servizio di Riferimento del Congresso e
dell’Ufficio del Preventivo del Congresso non coincidono tra sé…"
"Ci sono numerosi motivi per questa prestidigitazione del preventivo –
includendo un desiderio di mantenere il segreto da parte del Presidente,
del Segretario di Difesa, e del complesso militare industriale-, ma il
motivo principale è che i membri del Congresso, che traggono enormi
benefici dai posti di lavoro nella difesa e dai progetti opportunisti
per cattivarsi gli elettori nei loro distretti, hanno un interesse
politico nell’appoggio al Dipartimento di Difesa…"
"Ad esempio, 23 miliardi e 400 milioni di dollari per il Dipartimento
d’Energia passano allo sviluppo e mantenimento di ogive nucleari; 23
miliardi e 300 milioni di dollari del preventivo del Dipartimento di
Stato sono spesi in aiuto militare all’estero…"
"Il Dipartimento delle Questioni dei Veterani riceve oggi almeno 5
miliardi e 700 milioni di dollari, di cui 50% è destinato all’assistenza
a lungo termine dei terribilmente feriti di almeno 28.870 soldati feriti
finora in Iraq e 1.708 en Afghanistan.
"Altri 46 miliardi e 400 milioni di dollari sono destinati al
Dipartimento di Sicurezza Interna; 1 miliardo e 900 milioni di dollari
al Dipartimento di Giustizia per le attività paramilitari del FBI, 38
miliardi e 500 milioni di dollari per il Dipartimento del Tesoro
destinati al Fondo di Pensione delle Forze Armate; 7 miliardi e 600
milioni per le attività legate alle forze armate della NASA; e molto più
di 200 miliardi in interessi risultati di passati sborsi finanziati con
debiti. Questo porta le spese degli Stati Uniti per il loro
establishnment militare durante l’attuale anno fiscale (2008), calcolate
in modo conservatore, ad almeno 1,1 milione di milioni di dollari.
"Tali spese non sono soltanto oscene dal punto di vista morale ma
insostenibili dal punto di vista fiscale. Numerosi neo-conservatori e
statunitensi patrioti mal informati credono che, anche se il nostro
preventivo di difesa è immenso, possiamo farlo perché siamo il Paese più
ricco della Terra… Ormai questa dichiarazione non ha alcun valore.
L’entità politica più ricca del mondo, secondo Il Libro mondiale di
dati, della CIA, è l’Unione europea. Il Prodotto Interno Lordo
dell’Unione europea nel 2006 è stato calcolato come leggermente
superiore di quello degli Stati Uniti. Il Prodotto Interno Lordo nel
2006 di Cina è stato soltanto leggermente inferiore di quello degli
Stati Uniti, ed il Giappone è stato il quarto Paese più ricco del mondo.
"Una comparazione più convincente, che dimostra in quale punto stiamo
peggio, può essere trovata nei ‘conti correnti ‘ di diverse nazioni. Il
conto corrente misura l’eccedente commerciale netto o deficit di un
Paese, più i pagamenti internazionali di interessi, royalties,
dividendi, capitale di profitto, aiuto straniero ed altre entrate. Il
Giappone, per produrre qualcosa, deve importare tutte le materie prime
necessarie. Dopo avere fatto questa incredibile spesa, riesce ad avere
un eccedente commerciale di 88 miliardi di dollari annui con gli Stati
Uniti e ha il secondo bilancio di conto corrente del mondo per la sua
dimensione. Cina è il numero uno. Gli Stati Uniti sono il numero 163
–l’ultimo della lista, peggio che i Paesi come l’Australia ed il Regno
Unito, che hanno anche grandi deficit commerciali. Il suo deficit di
conto corrente nel 2006 è stato di 811 miliardi e 500 milioni di
dollari;il secondo peggiore è stato la Spagna con 106 miliardi e 400
milioni di dollari. Ecco quello che è insostenibile…"
"Le nostre eccessive spese militari non si sono sviluppate in scarsi
anni. L’hanno fatto per molto tempo seguendo un’ideologia
superficialmente plausibile ed adesso cominciano a fare strage. La
chiamo ‘keynesianismo militare ’ . E’ la determinazione di mantenere
un’economia di guerra permanente e di trattare la produzione militare
come se fosse un prodotto economico ordinario, anche se non fa alcun
contributo né alla produzione né al consumo…
"La Grande Depressione degli anni trenta era stata superata soltanto
dall’apogeo della produzione di guerra della Seconda Guerra Mondiale…
"Con questo concetto, gli strateghi statunitensi hanno cominciato a
creare una massiccia industria di munizioni, sia per contrastare il
potere militare dell’Unione Sovietica –che hanno esagerato in modo
consistente- che per mantenere il pieno impiego e prevenire un possibile
ritorno della Depressione. Il risultato è stato che, sotto la leadership
del Pentagono, si sono create delle industrie interamente nuove per
fabbricare grandi aerei, sottomarini a propulsione nucleare, ogive
nucleari, missili balistici intercontinentali, e satelliti di
sorveglianza e di comunicazioni. Questo ha portato a quello che era
stato avvertito dal presidente Eisenhower nel suo discorso di congedo
datato 6 febbraio 1961: ‘ La congiunzione di un immenso establishment
militare e di una grande industria di armi è qualcosa di nuovo
nell’esperienza statunitense ’ –in altre parole, il complesso
militaro-industriale.
"Nel 1990, il valore delle armi, dell’attrezzatura e delle fabbriche
dedicate al Dipartimento di Difesa rappresentavano l’83% del valore di
tutte le fabbriche e delle attrezzature nella manifattura statunitense…"
"La dipendenza degli Stati Uniti dal keynesianismo militare è, infatti,
una forma più lenta di suicidio economico…"
"Lo storico Thomas E. Woods, Jr, osserva che, durante gli anni cinquanta
e sessanta, tra un terzo e due terzi di tutto il talento di ricerca
statunitense è stato sviato verso il settore militare…
"Tra gli anni quaranta e 1996, gli Stati Uniti hanno speso almeno 5.8
mille miliardi di dollari nello sviluppo, collaudo e costruzione di
bombe nucleari. Nel 1967, l’anno picco dell’arsenale nucleare, gli Stati
Uniti possedevano circa 32.500 bombe atomiche e d’idrogeno movibili…"
"Le armi nucleari non sono state soltanto l’arma segreta degli Stati
Uniti ma la loro arma economica segreta. Nel 2006, avevamo ancora 9.960
(de più moderne). Attualmente non c’è un uso giudizioso di esse, mentre
i milioni di milioni che sono stati spesi in esse avrebbero potuto
utilizzarsi per risolvere i problemi di sicurezza sociale e di
assistenza sanitaria, educazione di qualità ed educazione alla portata
di tutti, per non parlare della ritenzione dei posti di lavoro altamente
qualificati all’interno dell’economia statunitense…"
"Il nostro breve esercizio come ‘l’unica superpotenza ’ del mondo è
arrivato alla sua fine.
"…Attualmente non siamo più il principale Paese usuraio del mondo. Nei
fatti siamo adesso il maggior Paese debitore del mondo, e continuiamo ad
esercitare l’influenza soltanto sulla base delle prodezze militari.
"Parte del danno cagionato non potrà mai essere rettificato.
"Ci sono alcuni passi da fare da questo Paese urgentemente. Includono la
revocazione dei tagli delle tasse di Bush per i ricchi nel 2001 ed il
2003, che cominciamo a liquidare il nostro impero totale di più di 800
basi militari, che eliminiamo del preventivo di difesa tutti i progetti
che non siano legati alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e che
cessiamo di utilizzare il preventivo di difesa come un programma
keynesiano di creazione di impieghi. Se lo facciamo avremo una
possibilità di liberarci per poco. Se non lo facciamo, siamo di fronte
all’eventuale insolvenza nazionale ed a una lunga depressione."
In una consulta ad Internet sull’opera di Johnson, la risposta è ormai
disegnata per lui. Che cosa dice? Qualcosa che spiego sinteticamente:
""Johnson spiega che gli Stati Uniti è il loro peggior nemico. ‘ Più
presto che tardi, assicura lui, l’arroganza degli Stati Uniti provocherà
la loro caduta. Il libro di Johnson è formato, in grande misura, da
capitoli autonomi su numerosi temi vagamente collegati.
"E’ corto il tempo per evitare il fallimento finanziario e morale ’. Più
tardi,arriva alla conclusione seguente: ‘Siamo sul punto di perdere la
democrazia per mantenere il nostro impero ’. Le opere di Johnson sono
descritte come polemiche’… Mentre molti di noi siamo diventati
insensibili davanti alle atrocità della Casa Bianca, l’indignazione di
Johnson con l’Amministrazione –i suoi memorandum della tortura, il suo
disprezzo per la libera informazione pubblica, la sua burla dei trattati
stabiliti- è chiaro. Questo può essere risultato dei suoi precedenti
conservatori: tenente della Marinategli anni 50, consulente della CIA da
1967 a 1973 e difensore per molto tempo della guerra di Vietnam, Johnson
si è terrorizzato soltanto tardivamente del militarismo e del
interventismo nordamericano. Adesso scrive come se volesse ricuperare il
tempo perso. Il contributo più rilevante di Johnson al dibattito
dell’impero nordamericano è la sua documentazione della vasta rete di
basi militari degli Stati Uniti all’estero…
"Da molti anni si poteva tracciare l’espansione dell’imperialismo
contando le colonie ‘, scrive Chalmers Johnson in Nemesi:gli ultimi
giorni della repubblica statunitense. ‘ La versione nordamericana della
colonia è la base militare…’
"Nemesi è un libro sul potere duro. Nel comparare le lontane basi degli
Stati Uniti con le guarnizioni di Roma, Johnson postula che le cose non
hanno cambiato molto dai giorni di Cesare ed Ottavio. Ma con le armi
nucleari disperse tra le grandi potenze e le minori, il potere militare
solo può arrivare alla distruzione reciproca… Le nostre troppe sono
assediate."
"Tutti gli eruditi capitoli di Johnson insegna ed al tempo stesso
perturba. Ma la sua geremiade soggiacente sulla morte della democrazia,
manca di forza analitica. Johnson guarda in modo incredulo a ‘chi crede
che la struttura del governo nel Washington di oggi ha qualche
somiglianza con quello che appare nella Costituzione di 1787 ‘.
"Tale pessimismo sembra esagerato. La Repubblica è sopravvissuta a
Richard Nixon ed ad Edgar J. Hoover, e la democrazia, malgrado i colpi
ricevuti, sopravivrà anche a Bush."
Gli argomenti per rispondere concretamente all’articolo sottoscritto da
Johnson il 27 gennaio hanno bisogno di più di una dichiarazione di fede
nella democrazia e la libertà. Johnson non ha inventato l’Aritmetica,
che perfino l’allievo della scuola elementare conosce; non l’ha
inventata neanche il gran poeta cileno Pablo Neruda, anche lui Premio
Nobel. Per poco non ottiene un titolo universitario: continuamente
chiedeva –racconta il suo biografo- quanto era 8 per 5: non ricordava
mai che era 40.
Alcuni mesi fa, analizzando accuratamente più di 400 pagine della
traduzione delle memorie di Alan Greenspan, chi per 16 anni fu
Presidente della Riserva Federale degli Stati Uniti, La era della
turbolenza –sulla quale ho promesso di scrivere alcune riflessioni ed è
ormai acqua passata- ho imparato a conoscere il segreto delle sue enormi
inquietudini: ciò che comincia a succedere oggi. In sostanza, capiva
chiaramente le conseguenze, terribili per il sistema, d’imprimere
banconote e spendere senza limiti.
Deliberatamente non ho confrontato nessuno dei candidati dei due partiti
al delicatissimo tema del cambio climatico per non perturbare illusioni
e sogni. La pubblicità non incide nulla sulle leggi fisiche e
biologiche. Queste sono meno comprensibili e più complicate.
Alcuni mesi fa ho detto che chi più conosceva sul tema del cambio
climatico e contava con più popolarità non avrebbe aspirato ad essere
candidato alla Presidenza. L’aveva già fatto e gli avevano strappato la
vittoria mediante scandalosa frode. Capiva i rischi della natura e della
politica. Ovviamente parlo di Albert Gore. E’ un buon termometro.
Bisogna chiedere lui come ha dormito. Senza dubbio le sue risposte
saranno utili per la disperata comunità scientifica; questa desidera che
la specie sopraviva.
Nella prossima riflessione affronterò un tema d’interesse per molti
compatrioti, ma non l’anticiperò.
Chiedo scusa ai lettori per il tempo e lo spazio che ho occupato per
cinque giorni con Il Candidato Repubblicano.
Fidel Castro Ruz
15 febbraio 2008
20:26