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Discorsi di Fidel Castro

MESSAGGIO DEL PRESIDENTE FIDEL CASTRO RUZ ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL POTERE POPOLARE



Compagni dell’Assemblea Nazionale:

Il vostro lavoro è molto duro. Di fronte alle necessità accumulate e crescenti che il 1° gennaio 1959 la nostra società ha ereditato dalla neocolonia yankee, in molti sognammo di creare un paese con una giustizia piena ed un’indipendenza totale. Nell’ardua ed impari lotta, giunse un momento in cui rimanemmo soli.

Prossimi ormai a compiere i 50 anni dal trionfo, è legittimo il nostro orgoglio perché abbiamo resistito per quasi mezzo secolo all’impero più potente creato nel corso della storia. Nel Proclama da me firmato il 31 luglio 2006, nessuno di voi vide alcun atto di nepotismo, né di usurpazione delle funzioni del Parlamento. In quel difficile e nel contempo promettente anno della Rivoluzione, l’unità del popolo, del Partito e dello Stato, erano requisiti essenziali per andare avanti ed affrontare la dichiarata minaccia di un intervento militare nemico da parte degli Stati Uniti.

Durante la visita effettuata lo scorso 24 dicembre dal compagno Raúl in vari distretti del municipio che mi ha fatto l’onore di presentare la mia candidatura al Parlamento, si è reso conto che tutti i membri del numeroso gruppo proposto dalla popolazione del distretto, nel passato divenuto famoso per la sua combattività nonostante il bassissimo tasso scolare, risultavano ora diplomati con un alto livello d’istruzione; un fatto che, come egli stesso ha raccontato in televisione, l’ha profondamente emozionato.

I quadri del Partito, dello Stato, del Governo e delle organizzazioni di massa, sono di fronte a nuovi problemi, li analizzano con un popolo intelligente, osservatore e colto, che detesta gli intralci burocratici e le spiegazioni meccaniche. In fondo, ogni cittadino ingaggia una personale battaglia contro l’innata tendenza dell’essere umano a seguire l’istinto di sopravvivenza, una legge naturale che governa la vita.


Nasciamo tutti contrassegnati da questo istinto che la scienza definiosce come qualcosa di elementare. Scontrarci con esso è un bene perché ci porta alla dialettica ed alla lotta costante e disinteressata; ci rende più martiani e veramente comunisti.

Ciò che in questi giorni la stampa internazionale ha maggiormente evidenziato riguardo a Cuba, è stata la frase contenuta nella lettera al Direttore della Mesa Redonda del 17 scorso, in cui ho espresso di non essere una persona aggrappata al potere. Posso aggiungere che un tempo lo sono stato, perchè troppo giovane e per scarsa coscineza, in un periodo in cui, senza alcun maestro, stavo uscendo dalla mia ignoranza politica e mi trasformai in un socialista utopico. Era una fase in cui credevo di sapere ciò che doveva essere fatto, e desideravo poterlo fare! Che cosa mi ha fatto cambiare? La vita stessa, man mano che approfondivo il pensiero di Martí e i classici del socialismo. Più lottavo e più mi identificavo in tali obbiettivi e, molto prima del trionfo, già pensavo che il mio dovere era di lottare per essi o di morire in combattimento.

D’altra parte, ci minacciano grandi pericoli che insidiano la specie umana. È qualcosa che per me si è fatto sempre più evidente da quando per la prima volta previdi a Rio de Janeiro, nel giugno del 1992, oltre 15 anni fa, che una specie era a rischio di estinzione come conseguenza della distruzione delle sue naturali condizioni di vita. Ultimamente, giorno dopo giorno, aumenta il numero di coloro che comprendono come questo rischio sia reale.

Un recente libro di Joseph Stiglitz, ex presidente della Banca Mondiale e principale consigliere economico del presidente Clinton fino al 2001, Premio Nobel e bestseller negli Stati Uniti, fornisce sul tema dati aggiornati che sono inconfutabili. Denuncia che gli Stati Uniti, paese che non ha firmato il protocollo di Kyoto, è il maggior produttore di diossido di carbonio emettendone nello spazio ogni anno 6 miliardi di tonnellate che sconvolgono l’atmosfera, senza la quale è impossibile la vita. A ciò si aggiunge il fatto di essere il maggiore produttore di altri gas ad effetto serra.

Sono poche le persone che conoscono questi dati. Lo stesso sistema economico che ha imposto l’insostenibile spreco d’energia, impedisce che questo libro di Stiglitz sia divulgato: la sua magnifica edizione è limitata a poche migliaia di copie, giusto per garantire il guadagno. È un’esigenza del mercato senza il quale la casa editrice non potrebbe esistere.

Oggi si sa che la vita sulla Terra è stata protetta dalla fascia dell’ozono, posta nell’anello esterno tra i 15 ed i 50 chilometri d’altezza nella zona conosciuta come stratosfera, e che serve da scudo al pianeta contro le radiazioni solari potenzialmente nocive. Esistono gas ad effetto serra con un più alto potere di riscaldamento del diossidio di carbonio e producono un allargamento del buco nella fascia dell’ozono sopra l’Antartide, che ogni primavera perde fino al 70 per cento del suo volume; un fenomeno, causato dall’uomo, che si sta producendo progressivamente. Affinché si abbia un’idea chiara, basta segnalare che la media di carbonio pro capite emessa nel mondo è di 4.37 tonnellate. Nel caso degli Stati Uniti la percentuale è di 20.14, quasi 5 volte di più. In Africa è di 1.17, in Asia ed Oceania di 2.87.

In pratica, la fascia dell’ozono protegge dalla radiazioni ultraviolette e di calore che danneggiano il sistema immunologico, la vista, la pelle e la vita degli esseri umani. In condizioni estreme, se l’uomo distruggesse questa fascia, nuocerebbe tutte le forme di vita del pianeta.

Ci minacciano altri problemi estranei alla nostra patria o a qualsiasi altro paese in condizioni simili. Una controrivoluzione vittoriosa sarebbe orribile, peggio della tragedia patita dall’Indonesia. Sukarno, rovesciato nel 1967, fu un leader nazionalista che, da leali verso l’Indonesia, diresse i movimenti guerriglieri che lottarono contro i giapponesi.

Il generale Suharto, che lo rovesciò, venne addestrato dagli occupanti giapponesi. Al termine della Seconda Guerra Mondiale l’Olanda, alleata degli Stati Uniti, ristabilì il suo dominio su quel lontano, esteso e popoloso territorio. Suharto manovrò. Strinse nelle sue mani le bandiere dell’imperialismo yankee. Perpetrò un atroce genocidio. Oggi si sa che, seguendo le istruzioni della CIA, non solo uccise centinaia di migliaia di persone, ma imprigionò un milione di comunisti privandoli, unitamente ai loro discendenti, di ogni proprietà e diritto; accumulò, dando in cambio le risorse naturali ed il sudore degli indonesiani, una fortuna familiare di 40 miliardi di dollari che, al valore attuale di tale moneta, equivarrebbero oggi a centinaia di miliardi. L’Occidente pagò. Il texano Lyndon Johnson, successore di Kennedy, era il presidente degli Stati Uniti.

Le notizie giunte oggi su quanto avvenuto in Pakistan, sono un altro esempio dei pericoli che minacciano la specie: il conflitto interno in un paese che possiede armi nucleari. Ciò è la conseguenza delle politiche avventuristiche e delle guerre scatenate dagli Stati Uniti per impadronirsi delle risorse naturali del mondo. Quel paese, coinvolto in un conflitto che non ha provocato, è stato minacciato di essere riportato all’età della pietra.

Le particolari circostanze in cui si trova il Pakistan, si sono immediatamente riflesse sui prezzi del petrolio e sulle borse valori. Nessun paese o regione del mondo può sottrarsi alle conseguenze. Bisogna essere pronti a tutto.

Non c’è stato un solo giorno della mia vita in cui non abbia imparato qualcosa.

Martí ci ha insegnato che "tutta la gloria del mondo entra in un chicco di mais". Ho detto e ripetuto molte volte quella che è una vera lezione di etica, contenuta in solo 11 parole.

I Cinque Eroi cubani prigionieri dell’impero sono per le nuove generazioni l’esempio da imitare.

Fortunatamente, finché esisterà la nostra specie, le condotte esemplari si moltiplicheranno sempre nella coscienza dei popoli.

Sono sicuro che molti giovani cubani, nella loro lotta contro il Gigante delle Sette Leghe, farebbero lo stesso. Con i soldi tutto può essere comprato, tranne l’anima di un popolo che non si è mai sottomesso.

Ho letto il breve e concreto discorso preparato da Raúl e da egli inviatomi anticipatamente. È necessario continuare a marciare senza fermarsi un minuto. Alzerò la mia mano insieme alle vostre per appoggiarlo.


Fidel Castro Ruz
27 dicembre 2007
Ore 20.35