Intervento di Ricardo Alarcon de Quesada, Ambasciatore di Cuba presso le
Nazioni Unite, alla 46° Assemblea Generale dell’ONU
novembre 1991
Signor Presidente,
nessuno si sorprenderà se inizio la mia dichiarazione con alcune considerazioni
su circostanze comprovate ed evidenti con le quali si è voluto rigirare il
discorso sul tema in questione.
Prima di tutto voglio dire che non è stata né è nostra intenzione presentarle
nessuna 'querelle' bilaterale - sebbene una figuri, certamente, nel programma
dell'Assemblea - e che è ben lontano dal nostro animo condurre questa Assemblea
a intervenire in qualsiasi forma in questioni private sulla sovranità di
qualsiasi Stato. Non oseremmo neanche affaticare inutilmente la Sua attenzione
con qualcosa di poco importante che non lo merita.
Il tema che adesso esaminiamo ha un'importanza vitale per il mio popolo.
Riguarda direttamente niente meno che il diritto alla vita, l'esistenza stessa
di una nazione. E' inoltre un problema che interessa direttamente anche i
principi consacrati nella Carta, ostacola il normale sviluppo delle relazioni
internazionali e lede seriamente gli interessi legittimi di molti stati,
istituzioni e persone in tutto il mondo.
Lo sanno tutti quelli che sono qui riuniti, come lo sanno pure milioni di
persone fuori di questa sala.
Essi conoscono anche la causa che spiega la situazione peculiare nella quale
viene a trovarsi l'Assemblea nell'affrontare questo tema. Se ne è parlato
ripetutamente qui, nelle capitali, oralmente e per iscritto, in un linguaggio la
cui crudezza non è sfuggita alla percezione di nessuno.
Ho qui una vera collezione delle diverse comunicazioni che il Governo degli
Stati Uniti ha disseminato per le cancellerie di molti paesi. In tali
comunicazioni gli argomenti falsi vanno di pari passo con le minacce più aperte.
Tutte portano un chiaro messaggio: Washington non solo si propone di persistere
nel suo illegale e criminale blocco contro Cuba, ma pretende persino di
bloccarne la discussione all'Assemblea Generale.
In quei documenti e nella dichiarazione formulata il 21 agosto dal Dipartimento
di Stato si sostiene che non esiste un blocco, ma solamente un embargo. E'
sorprendente per chi legge imbattersi in questa affermazione:
"Un blocco implica che gli Stati Uniti stiano prendendo misure per impedire che
altri paesi commercino con Cuba. Chiaramente, non è questo il caso".
Nel documento a/46/193/add.7 del 12 settembre 1991 dimostriamo che si tratta
precisamente di questo, di un blocco che il Governo di Washington applica in
tutto il mondo estendendo più in là del suo territorio le sue leggi, le sue
ordinanze e i suoi regolamenti anticubani. In questo documento, che le
delegazioni hanno ricevuto già da due mesi, citiamo specificamente i testi di un
certo numero di disposizioni attualmente vigenti, e in vigore da anni, che
provano come Washington estenda extraterritorialmente la sua giurisdizione. Sono
trascorsi sessanta giorni da quando il documento a/46/193/add.7 è stato
distribuito e fino a ora nessuno ha contestato l'esattezza dei dati contenuti.
Ci sarà ancora l'opportunità di farlo quando verrà dibattuto il tema.
Quel documento è semplicemente un compendio del codice di regolamenti federali
degli Stati Uniti. Desidererei ora esporle alcuni esempi che mostrano come
l'applicazione extraterritoriale di queste disposizione danneggia seriamente
Cuba e inoltre ostacola gli interessi di terzi ed è fonte costante di conflitti
internazionali.
Vi sono numerosi e recenti casi di legittime operazioni commerciali intercorse
con imprese che non sono statunitensi e che non sono sottoposte alla
giurisdizione degli Stati Uniti, ma che non possono diventare esecutive per
espressa proibizione del Governo di Washington. In alcuni casi a queste
operazioni commerciali partecipavano enti ufficiali del governo del paese terzo
in questione. Ho qui la documentazione relativa a ogni singolo caso. Mi limiterò
a menzionare gli articoli messi all'indice per l'esportazione a Cuba:
colliri oftalmici, pneumatici, componenti idraulici, cinghie di trasmissione a
V, equipaggiamenti da cucina per aerei, dispositivi di controllo e regolatori
elettrici, materiale per installazione elettrica, accessori elettrici,
componenti per caldaie, utensili da taglio per il legno, utensili da taglio per
metalli, connessioni metalliche per installazioni elettriche, lampadine per
illuminazione, fusibili, gruppi da cucina commerciali, interruttori elettrici,
prodotti per nautica, resine plastiche, cellophane, resina idrorepellente,
nastri per la produzione di cavi telefonici, collante per giunti di motore,
gruppi di filtrazione, libri di medicina, bibite. Come si vede, non si tratta in
alcun caso di 'materiale strategico'.
Per non abusare della sua pazienza riferirò solamente di alcuni di questi casi.
La casa editrice Interamericana S.A. de España è stata per anni un’importante
fornitrice di libri di medicina per Cuba, fino a quando nel 1989 fu acquistata
dalla società statunitense McGraw-Hill. Questa ha proibito qualsiasi vendita al
nostro paese e anche la partecipazione alla Fiera del Libro di Cuba a quella che
ora è la sua filiale spagnola. L'imposizione al di là dell'Atlantico di
decisioni prese a Washington rende più difficile ai cubani l'accesso alla
letteratura medica, ma lascia anche senza impiego alcuni lavoratori spagnoli.
Su istruzioni della sua casa madre statunitense l'impresa Pepsi Cola Montreal
decise a metà di maggio di quest'anno di non adempiere il contratto che aveva
sottoscritto per la vendita a Cuba di 28.000 casse di bibite.
Le implicazioni politiche di questa azione furono correttamente registrate dalle
autorità del Canada. In una comunicazione all'impresa menzionata il signor R. H.
Davidson, direttore generale per l'America Latina e i Caraibi della Cancelleria
Canadese così si espresse: "La politica commerciale del Governo Canadese, che ci
auguriamo sia appoggiata da compagnie incorporate in Canada, favorisce il
commercio con Cuba di beni non strategici. Il governo canadese si è anche
opposto decisamente all'applicazione extraterritoriale della politica
commerciale nordamericana nei confronti di Cuba, sia da parte del governo
nordamericano direttamente che tramite le case madri di corporazioni
nordamericane, fin dall'adozione da parte degli Stati Uniti, nel 1963, dei
Regolamenti per il Controllo dei Beni Cubani".
Tra Cuba e l'impresa svedese Alfa-Laval esistevano abituali rapporti
commerciali. Tuttavia nello scorso mese di maggio tale corporazione ha annullato
un contratto di vendita che aveva sottoscritto con Medicuba. L'operazione
riguardava alcune attrezzature svedesi, fabbricate in Svezia dall'Alfa-Laval e
che Cuba comprava da diversi anni, fino a che gli inquisitori di Washington si
accorsero che un particolare dell'attrezzatura, una membrana di filtrazione, era
di origine statunitense.
Nel documento a/46/193/add.7 riferiamo di alcune operazioni commerciali per
l'acquisto di attrezzature mediche, di laboratorio e di pezzi di ricambio
prodotti fuori dagli Stati Uniti da imprese non statunitensi; tutte queste
operazioni, tuttavia, non sono state portate a compimento perché proibite dal
Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.
Non le leggerò questo altro documento. Ma non posso fare a meno di menzionarlo
in questa sala in cui appena un anno fa si tenne un Vertice per l'Infanzia.
Ricordate le promesse fatte in quell'occasione ai bambini di tutto il mondo?
Qualcuno ha detto allora che da queste promesse erano esclusi i bambini cubani?
Questo documento contiene un elenco di parti e pezzi, alcuni piccoli e non molto
costosi. Non hanno carattere "strategico" né servono per scopi militari. Sono
utili soltanto negli ospedali pediatrici. Ma non sono giocattoli. Sono pezzi
indispensabili a équipe mediche per il trattamento dei bambini affetti da
malattie cardiache. Hanno un solo difetto: sono di origine statunitense.
Sono sicuro che anche in tutte le ambasciate statunitensi esiste copia di questa
relazione e ciò spiega il perché a noi risulta ogni giorno più difficile
acquistare questi prodotti in qualsiasi parte del mondo. Alcuni colleghi hanno
commentato che il tema che ora esamina l'Assemblea è molto delicato. Chi può
dubitarlo? Tra le altre cose mette alla prova la sensibilità di ognuno di fronte
al diritto alla vita dei bambini.
I bambini cubani hanno avuto altre esperienze con il blocco. Nel 1981 si
verificò a Cuba, in circostanze che permettono di sospettare che fu introdotta
dall'esterno, un'epidemia di dengue emorragica. Le autorità statunitensi ci
impedirono allora di acquistare il farmaco necessario per eliminare il vettore
dell'epidemia. Questo prodotto è stato ottenuto solamente in seguito, a un costo
elevato e dopo molti sforzi, in un mercato distante, malgrado i dovuti passi
fatti presso Washington dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Più di un
centinaio di bambini pagarono con la vita quell'episodio di abominevole
crudeltà.
Nel suo impegno per imporre illegalmente la politica del blocco in altri paesi,
situati fuori della sua giurisdizione, Washington ha usato diverse forme di
pressione e di interferenza. All'inizio del 1983 il Dipartimento di Stato
ricevette una nota della Cancelleria Canadese in cui, tra l'altro, si affermava:
"non possiamo accettare ... che funzionari nordamericani prendano misure in
Canada per favorire l'applicazione di leggi che impediscano a ditte canadesi di
portare avanti la politica espressa dal Governo Canadese di promuovere il
commercio con Cuba di beni non strategici ... Se effettivamente queste pratiche
nordamericane sono esistenti da molto tempo, devono essere interrotte".
Queste attività di ingerenza da parte di Washington si diffondono in tutti i
paesi e si sono moltiplicate negli ultimi mesi. Su queste attività vi sono
numerose testimonianze riportate dalla stampa, specialmente nell'America Latina.
Una menzione a parte merita l'accanita persecuzione contro l'esportazione del
nichel cubano. In questa vera guerra di oltre trent'anni contro uno dei
principali prodotti di un paese povero e sottosviluppato, il governo degli Stati
Uniti è riuscito a raggiungere i suoi principali obbiettivi e a chiuderci uno
dopo l'altro i nostri mercati abituali. Questo ha implicato sia l'inadempimento
di contratti debitamente sottoscritti sia l'interruzione di forniture già in
atto da parte di organismi privati e statali dei maggiori consumatori di questo
minerale. Per conseguire questi obbiettivi gli Stati Uniti sono ricorsi a tutti
i metodi, dall'embargo di carichi di acciaio inossidabile 'sospetti' di
contenere nichel cubano, all'imposizione di molti e severi meccanismi di
controllo nei paesi consumatori, alla pretesa di garanzie che nessun prodotto
esportato negli Stati Uniti contenga nichel cubano, fino alla minaccia e alla
ritorsione effettuate da diplomatici yankee visitando una ad una le imprese di
vari paesi che utilizzano nichel.
Adesso Washington esige anche che coloro che esportano zucchero verso gli Stati
Uniti garantiscano che non vi sia zucchero cubano nel carico che intendono
vendere.
Altro esempio di extraterritorialità è la pretesa nordamericana di vietare
completamente l'uso del dollaro in qualsiasi transizione vincolata a Cuba anche
quando non abbia relazione alcuna con persone o istituzioni degli Stati Uniti.
In questo modo Washington interferisce nel funzionamento di banche e istituti
finanziari in altri paesi e impone restrizioni alle loro attività anche se
questi non hanno assolutamente niente a che vedere con gli Stati Uniti.
Signor Presidente,
quello che fino qui ho descritto è il risultato dell'applicazione
extraterritoriale delle disposizioni di blocco contro Cuba attualmente in
vigore. Ovviamente è una politica che viola la Carta di San Francisco, l'Accordo
Generale di Tariffe e Commercio e varie risoluzioni di questa Assemblea, è
contraria al diritto internazionale e non solo costituisce una criminale
aggressione contro Cuba, ma la sua applicazione attenta alla sovranità di altri
stati ed è per questo fonte costante di conflitti di carattere internazionale,
ignora i diritti più elementari del popolo cubano e pregiudica anche gli
interessi di altri.
Questo vale per la situazione attuale. Però, come se questo non bastasse,
dall'anno scorso il Congresso degli Stati Uniti sta esaminando proposte
legislative per intensificare e ampliare il blocco economico, commerciale e
finanziario contro Cuba. Alcune fanno già parte di progetti di legge che
attendono l'approvazione esecutiva. Il loro obbiettivo è quello di eliminare
completamente il commercio con Cuba da parte di imprese sussidiarie delle
corporazioni statunitensi ubicate in altri paesi e sotto la giurisdizione di
altri stati. La quasi totalità delle importazioni cubane che in questo modo
sarebbero proibite è composta da alimenti e medicine, come è riconosciuto da
questo documento dell'ufficio del governo di Washington incaricato di
organizzare il blocco. Per raggiungere quest'obbiettivo gli Stati Uniti
estenderebbero ancor più illegalmente e arbitrariamente le loro leggi a
territori che sono fuori della loro giurisdizione e violerebbero la sovranità di
altri paesi.
Per questo lo scorso anno l'Ambasciata di Irlanda a Washington, a nome degli
stati membri della Comunità Europea, consegnò questa nota al Dipartimento di
Stato facendo obiezione alla legge proposta.
In uno dei suoi paragrafi, si può leggere: "La Comunità è anche dell'opinione
che gli Stati Uniti non hanno fondamento nel diritto internazionale per
rivendicare il diritto di autorizzare transazioni non USA con Cuba da parte di
compagnie incorporate che si trovano fuori degli Stati Uniti, chiunque sia il
suo proprietario chiunque le controlli".
In ugual modo riconosciamo il valore della dichiarazione emessa nel passato mese
di settembre dal Segretario di Commercio del Regno Unito, che mi permetto di
citare:
"Spetta al Governo Britannico, e non al Congresso degli Stati Uniti, determinare
la politica commerciale del Regno Unito riguardo a Cuba. Non accetteremo nessun
intento di sovrapporre la legge nordamericana alle compagnie del Regno Unito. Ho
la speranza che il Congresso mediterà su questo attentamente, prima di
permettersi di interferire nel legittimo commercio civile tra questo paese e
Cuba".
Signor Presidente,
le ho presentato una serie di dati concreti, tutti corredati da documenti e
prove incontestabili, che mostrano chiaramente come il Governo degli Stati Uniti
porta a termine un illegale blocco economico, commerciale e finanziario contro
Cuba. Ho citato dichiarazioni ufficiali di governi, che sono amici e alleati
degli Stati Uniti, che testimoniano come le azioni e le misure che costituiscono
questo blocco sono contrarie al diritto internazionale e danneggiano non solo
Cuba ma anche altri paesi. Nel fare questo non ho voluto offendere alcuno né
tantomeno governi che hanno il dovuto rispetto e considerazione da parte del mio
stesso governo. Spero che comprendano che mi trovavo nell'obbligo di dimostrare
l'assoluta falsità dell'argomentazione nordamericana che pretende di ridurre
questo tema a una disputa bilaterale tra i nostri paesi, e parimenti di
confutare l'insolito sproposito secondo il quale coloro che entrano nella
discussione di questo problema commettono un'ingerenza negli affari interni
degli Stati Uniti.
Credo che nessuno possa dubitare minimamente che questo blocco sia un problema
internazionale, la verifica del quale da parte dell'Assemblea Generale è
completamente legittima. E' inoltre un essenziale obbligo morale e politico di
questa Assemblea contribuire alla sospensione immediata di una politica che,
oltre a essere illegale, causa grave danno a tutto un popolo. Con questa
finalità abbiamo presentato il progetto di risoluzione che figura nel documento
1/20. Nella sua stesura abbiamo tenuto conto delle osservazioni e dei
suggerimenti fornitici da diverse delegazioni il cui interesse e spirito di
cooperazione apprezziamo molto.
Bench‚ non sia necessario, voglio dire che, nel proporre questo progetto di
risoluzione non intendevamo porre le delegazioni in una situazione imbarazzante.
Tuttavia, per dirlo nei termini più semplici, abbiamo il dovere di esigere
giustizia per Cuba e per il suo popolo e di reclamare la necessaria solidarietà
per raggiungerla. Di conseguenza, questo dovere lo compiremo in questa Assemblea
e in altre istanze internazionali.
Tutti sappiamo l'esatta origine degli ostacoli che incontra l'Assemblea per
prendere una giusta decisione su questo problema. Nulla a che vedere con
interpretazioni giuridiche o disquisizioni semantiche.
Il vero 'argomento', l'unico 'argomento' del Governo degli Stati Uniti si trova
in questo foglio di carta che molti di voi già conoscono. Ne ho vari esemplari
provenienti da differenti capitali. Leggerò il paragrafo che contiene l'unico e
vero 'argomento' yankee: "Riguardo alle vostre relazioni con loro, apprezzeremmo
che la vostra posizione, nei confronti dei cubani, fosse orientata a uno sforzo
per raggiungere il ritiro della loro risoluzione. I cubani dovrebbero capire che
la loro insistenza, se appoggiata da voi, mina le vostre buone relazioni con gli
Stati Uniti. Il Congresso e il popolo nordamericano osserveranno molto
attentamente questo importante assunto".
Sappiamo in quanti luoghi del pianeta è arrivata questa chiara e diretta
minaccia che mostra la totale mancanza di rispetto di Washington per la dignità
e per la sovranità di altre nazioni. Sappiamo quello che è stato detto in alcune
capitali da certi inviati speciali. Sappiamo della grande impertinenza che hanno
usato in alcune interviste, comprese quelle con capi di stato di repubbliche
indipendenti che venivano trattate come se fossero possedimenti coloniali.
Sappiamo, inoltre, che in più di un caso, al linguaggio minaccioso hanno unito
sospensioni di crediti, interruzioni di progetti bilaterali e altre misure di
pressione e rappresaglia. Di tutto questo abbiamo prove documentate che per
adesso preferiamo non divulgare.
E se per caso non fosse ancora abbastanza?
"I cubani dovrebbero capire che la loro insistenza, se appoggiata da voi, mina
le vostre buone relazioni con gli Stati Uniti. Il Congresso e il popolo
nordamericano osserveranno molto attentamente questo importante assunto".
Nel suo impegno per impedire la necessaria azione della comunità internazionale,
il Governo degli Stati Uniti si è lanciato in una frenetica e smisurata campagna
di intimidazioni, minacce e pressioni. In queste circostanze risulterà molto
difficile a questa Assemblea esercitare giustamente le proprie responsabilità e
analizzare obiettivamente il progetto di risoluzione, e per ciascuno adottare
con piena libertà e senza timore di alcuna rappresaglia le posizioni che
giudicherà pertinenti.
Cuba crede profondamente nella solidarietà internazionale. La reclama per il suo
popolo perché adesso ne ha bisogno. Però gli stessi sentimenti, anche in questo
momento carico di rischi per il nostro paese, ci obbligano alla solidale
comprensione delle difficoltà che altri si troverebbero ingiustamente obbligati
ad affrontare per mantenere una posizione degna su questo argomento.
Per questo, Signor Presidente, voglio comunicare ufficialmente che la mia
delegazione ha deciso di non insistere che si sottoponga a votazione il progetto
di risoluzione contenuto nel documento 1/20 nella presente sessione
dell'Assemblea Generale e che la decisione a tale riguardo venga trasferita alla
prossima sessione.
Sono molti i governi, le istituzioni e le persone che in tutto il mondo hanno
reclamato la fine del blocco economico, commerciale e finanziario imposto a
Cuba. Confidiamo nella loro solidarietà. Confidiamo nel fatto che i loro sforzi
si moltiplicheranno e si faranno più poderosi e contribuiranno a creare
condizioni appropriate affinché l'Assemblea Generale possa prendere una
decisione giusta il prossimo anno.
Signor Presidente,
non potrei concludere la mia dichiarazione senza chiarire un punto sul quale si
è voluto creare confusione. Si è tentato di spiegare il blocco economico come un
prodotto della guerra fredda e del confronto che in passato esisteva tra due
schieramenti antagonisti.
La verità storica è alla portata di tutti.
Basta leggere le biografie degli ex presidenti Eisenhower e Nixon per constatare
che, dalle prime settimane successive al trionfo della Rivoluzione Cubana, il
Governo degli Stati Uniti iniziò la sua ostilità contro il mio paese. L'adozione
della Legge di Riforma Agraria il 17 maggio 1959 incontrò l'ostinata e
inammissibile opposizione di Washington che da quel momento iniziò ad applicare
le prime misure della guerra economica contro Cuba, che dura tuttora. Questo
accadde mesi prima, molti mesi prima di quando a Cuba si presero i primi
provvedimenti di orientamento socialista o di quando furono ristabilite le
relazioni con l'Unione Sovietica.
Le vere motivazioni degli Stati Uniti nei confronti di Cuba le conosce qualsiasi
studente di livello medio.
Nel 1808, dieci anni prima che nascesse Carlo Marx, gli Stati Uniti trattarono
con la Spagna per ottenere la cessione di quella che allora era una sua colonia.
Nel 1823, venticinque anni prima della pubblicazione del Manifesto Comunista,
gli Stati Uniti inventarono la cosiddetta teoria della 'frutta matura' secondo
la quale Cuba, quando si fosse separata dalla Spagna avrebbe dovuto essere
necessariamente incorporata al Nord-America.
Nel 1898, cinque anni prima della fondazione del Partito Bolscevico, gli Stati
Uniti intervennero nella nostra guerra d'indipendenza per frustrarla e per
imporci quattro anni di occupazione militare.
Nel 1901, sedici anni prima del trionfo della Rivoluzione d'Ottobre in Russia e
mentre occupavano militarmente l'Isola, gli Stati Uniti imposero un emendamento
alla Costituzione Cubana in base al quale privarono Cuba di una parte del suo
territorio, che tuttora usurpano a Guantánamo, e si arrogarono il 'diritto' di
intervento nell'Isola.
Vari decenni prima dell'inizio della cosiddetta 'guerra fredda' gli Stati Uniti
inviarono nuovamente, in più di un'occasione, le loro truppe di occupazione,
deposero e instaurarono governi e intervennero in vari modi negli affari interni
del paese fino a quando Cuba conquistò la sua piena indipendenza il 1° gennaio
1959.
La Rivoluzione non venne importata dai cubani da nessuna parte. E' il frutto
della loro lotta più che centenaria.
Coloro che iniziarono, nel secolo passato, la lunga lotta del nostro popolo per
la sua indipendenza, dovettero farlo in circostanze molto più difficili. Come
simbolo più alto della Patria che volevano fondare scelsero la bandiera della
stella solitaria. Essa rappresentava la solitudine di un piccolo paese che
avrebbe lottato da solo contro il colonialismo, senza alleati, nel suo ridotto
spazio insulare, per trent'anni. Però rappresentava ugualmente l'incrollabile
volontà di un popolo che mai avrebbe claudicato, che mai avrebbe rinunziato alla
sua indipendenza, che mai avrebbe tradito i suoi principi.
Che nessuno ci fraintenda. I cubani di oggi inalberano la stessa bandiera e la
sapranno difendere con la stessa appassionata fermezza dei loro antenati.
Resistendo e difendendo la nostra Rivoluzione, noi cubani difendiamo non solo la
società degna e giusta che nonostante tutte le avversità continueremo a
costruire, non solo difendiamo la società senza mendicanti, senza analfabeti,
senza persone abbandonate, la nostra società con scuole, con ospedali, con
giustizia e dignità per tutti, ma difendiamo anche la patria definitiva e
finalmente liberata, la patria che nessuno, mai, ci potrà strappare.
Molte grazie.