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Conferenza stampa del Ministro degli Esteri di Cuba, Felipe Pérez Roque, del 19 aprile 2003

Cuba considera fallito in modo clamoroso il tentativo degli Stati Uniti di farla condannare nella Commissione dei Diritti Umani (CDH) dell'ONU, e che il rifiuto della maggioranza alla proposta nordamericana di emendamento presentato dal Costa Rica, costituisce un chiaro segnale che la maggior parte della comunità internazionale riconosce il nostro diritto ad applicare le leggi in difesa della sovranità nazionale.
In questo modo Felipe Pérez Roque ha sintetizzato, in una conferenza stampa che è stata trasmessa nello spazio della Tavola Rotonda, il racconto degli aspetti più importanti accaduti durante il dibattito a Ginevra, effettuato nelle giornate di lavoro della LIX Sessione della CDH.
Su questi avvenimenti ha commentato che la conclusione di Cuba era, in primo luogo, il clamoroso fallimento del tentativo del Governo degli Stati Uniti di ottenere una condanna contro l'Isola nella CDH e ha considerato che l’indiscutibile rifiuto, ottenuto con un’ampia maggioranza contro la proposta nordamericana presentata dal Costa Rica, è un chiaro segnale di riconoscimento di questa Commissione e della comunità internazionale al diritto del nostro paese ad applicare le sue leggi.
Ha precisato che è anche un riconoscimento alla pertinenza e alla legalità delle misure adottate da Cuba in difesa della propria sovranità, e a punire, secondo le nostre leggi e con tutte le garanzie, un gruppo di persone che agiva al servizio e con il finanziamento di una potenza straniera che aggredisce il paese, o che commette delitti tipificati dagli strumenti internazionali come terrorismo e severamente condannati dalla legge cubana.
Ha sottolineato che alla fine il testo approvato come risoluzione con lo scarso margine di 4 voti, in mezzo all'attuale congiuntura internazionale nella quale gli Stati Uniti stanno terrorizzando il mondo, non è una condanna contro Cuba, e pertanto, ha respinto l'idea che la CDH ci abbia condannato, dato che gli Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo.
Le ragioni e il diritto che ci assistono, ha commentato, e l'appoggio della comunità internazionale hanno impedito agli Stati Uniti e ai loro complici di ottenere la condanna. Questo non toglie il fatto che respingiamo anche la risoluzione adottata, perché benché non sia un testo di condanna, non ha né giustificazione né appiglio legale.
Respingiamo questo esercizio, ha aggiunto, mettiamo in discussione la pertinenza di questa risoluzione e il concetto che sia un testo diretto a stabilire la cooperazione con Cuba, come hanno cercato di spiegare i suoi patrocinatori latinoamericani.
Questo ci ha permesso di verificare una volta ancora che nelle condizioni di oggi, e soprattutto dopo l'aggressione all'Iraq, sfortunatamente l'Unione Europea (UE) non ha la capacità di formulare una politica propria e indipendente verso Cuba, benché speriamo che un giorno una UE più matura, più chiara nei suoi obiettivi e nelle sue responsabilità verso il mondo possa cancellare questa opaca pagina delle sue relazioni con il nostro paese, ha segnalato.
Ha informato che il sottosegretario per gli Affari Internazionali del Dipartimento di Stato, Kin Holmes, uno dei principali responsabili della diplomazia nordamericana, questo mercoledì ha dichiarato che "gli Stati Uniti appoggiano decisamente la risoluzione proposta da tre paesi latinoamericani che condanna la violazione dei diritti umani a Cuba, e pertanto, spero che i rappresentanti dei Governi di questi paesi non insistano nella tesi che siano stati incoraggiati dalla volontà di cooperare con Cuba".
Con questa dichiarazione resta chiaro che non vi erano dubbi su quello che cercavano gli Stati Uniti, ma un giorno prima Colin Powell aveva espresso la sua speranza che la CDH approvasse una risoluzione di condanna per la situazione dei diritti umani a Cuba e che aveva conversato telefonicamente con i Ministri delle Relazioni Estere dei paesi che integrano la Commissione per mettere bene in chiaro l'importanza che ha il voto di condanna.
E il nostro Ministro degli Esteri si è chiesto: "Qualcuno si può immaginare il contenuto di queste conversazioni? Si può pensare a ogni tipo di pressioni e di minacce al più alto livello".
Dopo la votazione, un portavoce del Dipartimento di Stato nordamericano ha dichiarato che non era una sconfitta, perché la risoluzione dice al mondo che c'è una violazione dei diritti umani a Cuba. Al riguardo, il nostro Ministro degli Esteri ha considerato il fatto che una tale interpretazione risponde al falso e, confutandolo, ha dato lettura alla risoluzione che non esprime alcuna condanna. Ma la cosa importante è quella che chi fa dichiarazioni non è né il Perù, né l’Uruguay, né il Costa Rica, bensì sono gli Stati Uniti, ha aggiunto.
Il Governo nordamericano è tornato a casa con le pive nel sacco, ha affermato. Ha patito una sconfitta vergognosa e la comunità internazionale ha dato un sostegno al diritto di Cuba di giudicare e di condannare i colpevole come atti di difesa.
Quattordici anni di pressioni sono sfociate in questo ridicolo testo approvato, ha segnalato, ma questo non vuole dire che Cuba accetti anche questo testo, lo respingiamo e lo mettiamo in discussione, perché non c'è alcuna ragione per inserire l'esame del tema di Cuba nell'agenda della CDH, organismo zavorrato nel suo funzionamento dal comportamento di un gruppo di paesi potenti.
Pérez Roque ha ricordato ai presenti che è da soli nove anni che esiste un Alto Commissario dell'ONU per i Diritti Umani e Cuba è stato il primo paese dell’America Latina che lo ha invitato a realizzare una visita al paese, nel 1994.
Oltretutto, questo Alto Commissario ha visitato solo quattro paesi della regione: Colombia, Costa Rica, Cuba e Panama. Perché bisogna chiedere che vada un'altra volta a Cuba e trasformare questo aspetto in un centro di enormi pressioni e manipolazioni?
La precedente Alta Commissaria ha atteso cinque anni l'invito del Governo nordamericano, che le ha detto, in modo tagliente, che non c'era niente negli Stati Uniti di cui doveva occuparsi in materia di diritti umani e non è stata invitata. Perché, se gli Stati Uniti non la hanno ricevuta e in America Latina solo quattro paesi lo hanno fatto, compreso noi, bisogna trasformare in un obiettivo il fatto che Cuba riceva per la seconda volta un rappresentante dell'Alto Commissario?
Cuba non si rifiuta di cooperare con l'Alto Commissario, tutto il contrario, quello che non è disposta ad accettare è la manipolazione di questo tema, l'impiego senza scrupoli di questa figura delle Nazioni Unite per giustificare la campagna contro il nostro paese e mantenere il blocco.
Non possiamo accettare questa visita, perché faremmo un magro favore al resto dei paesi del Terzo Mondo. Perché non solo difendiamo il diritto di Cuba, bensì quello di tutti loro a essere trattati con rispetto.
L'Alto Commissario quando è stato invitato a Cuba ha espresso nella sua relazione che non vi era nel paese una situazione di violazione dei diritti umani. Inoltre abbiamo invitato una delegazione di questa Commissione che ha coinciso sul fatto che non vi fossero violazioni massicce, flagranti e sistematiche dei diritti umani.
Cuba ha invitato perfino un gruppo di organizzazioni non governative che sono venute capeggiate dalla signora Danielle Mitterrand e dopo avere visitato tutto il paese si sono trovate d’accordo con le opinioni di quelli che sono venuti prima di loro.
Perché dobbiamo accettare l'imposizione di questa risoluzione? E per questo motivo ribadisco che Cuba non collaborerà con il mandato di questa risoluzione, fatto che non significa una posizione personale contro la signora che ricopre questo incarico, che apprezziamo e che rispettiamo.
Perché gli Stati Uniti non si fanno carico di essere visitati dall'Alto Commissario e così anche gli altri paesi dell'America Latina, come il Perù e l’Uruguay? Perché devono preoccuparsi del fatto che ci visitino per la seconda volta?
Ci sono personalità che hanno detto che la pena di morte è stata applicata a dissidenti politici, riferendosi a delinquenti comuni con pessime fedine penali, che hanno messo in pericolo la vita di coloro che viaggiavano su un battello, con un atto terroristico.
Riguardo a questo, ha detto, se cercate un argomento, leggerei quanto segue: "Il Presidente George W. Bush ha avuto in Texas il record di esecuzioni di pene di morte nella storia degli Stati Uniti". Nell'inverno dell'anno scorso, egli ha detto "io appoggio la pena di morte, credo che sia una misura che aiuti a salvare vite".
Nei sei anni che è stato governatore del Texas, sono state eseguite 152 condanne a morte. Su questo tema nessun paese ha presentato una risoluzione. I diplomatici nordamericani dovrebbero tacere per pudore quando parlano di Cuba.
Il Diritto Internazionale e la Legge cubana vietano l'applicazione della pena capitale ai minori di età. Dal 1977 gli Stati Uniti hanno eseguito la pena di morte su 12 minori. Eccetto gli Stati Uniti, tutti i paesi sono d’accordo nel rispettare l'articolo 3.7 della Convenzione sui Diritti del Bambino, che vieta l'applicazione della pena di morte ai minori di 18 anni di età.
Il Ministro degli Esteri ha commentato che 85 pene di morte sono state eseguite negli Stati Uniti nell'anno 2001 e 71 nel 2002. Intanto, 3.700 condannati attendono l’esecuzione della loro sentenza nel braccio della morte e 80 di quelli che attendono la pena di morte erano minori di età quando hanno commesso i delitti.
Sto citando, ha detto, una relazione di Amnesty International. Perché questo non è mai stato discusso nella CDH? Qualcuno lo propone, forse qualche paese europeo che difende l'eliminazione della pena di morte nel mondo?
Ha chiarito che il Governo cubano non sostiene la pena di morte. Noi desideriamo un giorno di non averla. Questo non è nella sostanza della nostra filosofia della vita. È per noi, oggi, solo un ricorso eccezionale e al quale ricorriamo per ragioni di forza maggiore, con il quale abbiamo dovuto difendere un paese aggredito per oltre 40 anni.
È vero che ora vi siamo ricorsi, per evitare la creazione di una situazione a Cuba, una crisi, un incidente migratorio al quale aspirano i settori che negli Stati Uniti vogliono una guerra, è stata applicata per evitare questa guerra, per salvare vite. Abbiamo dovuto adottare una dolorosa decisione, che non ci porta benefici, tutto il contrario, perché abbiamo sulle nostre spalle la vita di milioni di cubani e di decine di migliaia di nordamericani, che perderebbero le loro vite in uno scontro tra i due paesi.
Ha aggiunto che stiamo agendo per evitare che si consumi il piano destinato a creare uno scontro tra i due paesi. Se venissero rispettati gli accordi migratori, ha precisato, se non esistesse la criminale Legge di Aggiustamento Cubano, che permette a un assassino di arrivare negli Stati Uniti e di ricevere automaticamente la condizione di residente permanente, se i sequestratori non venissero accolti e se esistesse un flusso migratorio legale, sicuro e ordinato che è quanto accordato, non ci sarebbero eventi come i recenti sequestri di aeroplani e di imbarcazioni.
Sulle reazioni a Miami, ha precisato che alcuni chiedono il blocco navale contro Cuba. Altri proclamano che il Governo nordamericano dovrebbe passare dalle condanne all'azione concreta, che è quello su cui puntano i gruppi estremisti di Miami.
Ormai nella parte finale della conferenza stampa, Pérez Roque ha risposto alle domande dei corrispondenti esteri presenti su vari temi, ribadendo a uno di loro che nel caso di un'aggressione, che non desideriamo, non saremo sconfitti senza combattere e che a Cuba la parola resa non esiste. Le minacce non sono riuscite a farci perdere il sonno, ha affermato.
Poco prima di concludere, il collega uruguaiano, Aníbal Arrarte, ha chiesto la parola per comunicare al Ministro degli Esteri cubano l'opinione della maggioranza dei suoi compatrioti, affermando:
"Se ora mi permette di uscire dalla mia veste di giornalista, parlo come latinoamericano, sono nato in Uruguay, sento la necessità e la vergogna, e sono sicuro di parlare a nome della maggioranza degli uruguaiani, di essere dispiaciuto e di scusarmi per la politica nauseabonda ripetuta per la seconda volta dal Governo uruguaiano e da altri lacchè latinoamericani ed europei, nella miserabile manovra contro Cuba, che colpisce direttamente il suo popolo. Che la vergogna e il disprezzo universale cadano su questi Governi leccapiedi e mercenari".