da "il manifesto" - 29 Luglio 2003
Crimini da studio
EDUARDO GALEANO
Ogni anno i pesticidi chimici uccidono
almeno tre milioni di campesinos. Ogni giorno gli incidenti sul lavoro uccidono almeno
cinquemila operai. Ogni minuto la miseria uccide almeno venti bambini di meno di cinque
anni. Questi crimini, le cui proporzioni vengono dalle stime più moderate, figurano nei
rapporti di diversi organismi internazionali ma mnon hanno alcuna pubblicità. Sono atti
di cannibalismo autorizzati dall'ordine mondiale. Come le guerre.
Attenzione, i delinquenti sono in circolazione. I più temibili non sono quelli che
provocano isteria pubblica e fanno guadagnare milionate ai fabbricanti d'armi, alle
imprese che vendono sicurezza pubblica e alla stampa che vende insicurezza privata. No: i
pericolosi veramente pericolosi sono i presidenti e i generali che sbudellano popoli
interi, i re della finanza che sequestrano interi paesi, i potenti tecnocrati che rapinano
salari, posti di lavoro, pensioni.
Siamo tutti loro ostaggi.
Clarence Darrow, l'inventore del diffuso gioco da tavolo «Monopoli», ha dato la miglior
definizione di chi abitualmente appare nelle pagine di cronaca nera dei giornali:
«Criminale è una persona con istinti predatori che non ha sufficienti capitali per
fondare una grande impresa».
Il mio paese, l'Uruguay, è in rovina. E' stato svaligiato dai banchieri, non dai
borsaioli. Ma la legge castiga con lo stesso minimo di pena, due anni, il borsaiolo che
infila la mano in tasca al passeggero di un autobus e il banchiere che ruba mille milioni
di dollari. E la pena massima del borsaiolo è il doppio di quella del banchiere.
Per chi comanda non c'è «tolleranza zero». La ricetta vincente di Rudolph Giuliani,
nata per ripulire dai delinquenti le strade di New York e rivenduta al mondo intero, non
sbaglia mai. Applica costantemente verso il basso, giammai verso l'alto, la mano dura e il
castigo preventivo, più o meno la versione poliziesca della guerra preventiva. Trasforma
la povertà in delitto e attribuisce una «condotta protocriminale» soprattutto ai poveri
di origine africana o latinoamericana, colpevoli finché non provino d'essere innocenti.
In molti paesi si può finire dentro per porto abusivo di pelle. Negli Stati uniti, ad
esempio. Nelle carceri ci sono quattro neri ogni dieci detenuti, fuori c'è un nero ogni
dieci abitanti. E' pericoloso anche essere poveri, si può morire giustiziati. Oltre due
secoli fa Thomas Paine si chiedeva: «Perché mai è così raro che impicchino qualcuno
che non sia povero?». La domanda è rimasta in piedi, ma si è cambiata la corda con
l'iniezione letale. In Texas, per dire un caso, la povertà di chi ogni anno sale sulla
forca non è solo nelle statistiche. La lontananza dei ricchi dal patibolo si rivela
persino nell'ultima cena: nessuno sceglie aragosta o filet mignon, anche se questi piatti
sono sul menù d'addio. I condannati preferiscono salutare il mondo mangiando hamburger e
patate fritte, come loro costume.
Di tutte le forme di esercizio professionale dell'assassinio, la guerra è quella che
offre i margini di guadagno più alti. E la guerra preventiva è quella che garantisce i
migliori alibi. Come la «tolleranza zero», castiga i più indifesi non per ciò che
hanno fatto o che fanno, ma per ciò che possono o potrebbero fare.
Il presidente Bush non può brevettare la guerra preventiva. Altri l'avevano già
inventata. Alcuni casi non appartengono al passato remoto: Al Capone inviò un sacco di
gente da Chicago all'altro mondo perché è meglio prevenire che curare, Stalin nel dubbio
applicò le purghe, Hitler invase la Polonia proclamando che la Polonia poteva invadere la
Germania, i giapponesi attaccarono Pearl Harbour perché da lì avrebbero potuto essere
attaccati. «Ci impongono la guerra», diceva e ripeteva Hitler portando avanti la sua
avventura criminale.
La maggioranza del popolo tedesco gli credette e lo accompagnò Anche la maggioranza del
popolo americano credette che Saddam Hussein fosse il coautore dell'11 settembre, e che in
qualsiasi momento potesse scaraventargli un'atomica all'angolo di casa. I discorsi del
potere guerriero non sono cambiati. Continuano a ripetere: il Male ci obbliga a
difenderci. L'Iraq non minacciava la pace mondiale nella realtà , ma nei discorsi di
Bush, Blair e Aznar. Le vere armi di distruzione di massa, alla fine, sono le parole che
hanno inventato la loro esistenza.
Donald Rumsfeld aveva definito l'Iraq come «un laboratorio per le guerre future». Make
war, not love: mentre gira il mondo predicando l'astinenza sessuale, il presidente Bush
progetta nuove operazioni belliche.
Come a nove presidenti prima di lui, Cuba gli fa venire il sangue agli occhi. Riferendosi
all'Avana, ha detto poco fa: «La miglior maniera di proteggere la nostra sicurezza è
muovere incontro al nemico prima che il nemico arrivi». Specialista in plagio
involontario, il presidente stava ripetendo una frase di Stalin: «Dobbiamo eliminare i
nostri nemici prima che i nostri nemici eliminino noi». Concetto caro a Al Capone:
«Uccidi prima di essere ucciso».
La prova che Cuba è un pericolo è visibile, nei cinema di tutto il mondo. Nel suo film
più recente James Bond, sempre perseguitato dalle bombe e dai bikini, penetra all'Avana e
vi scopre una clinica segreta ad alta tecnologia, dedicata al riciclaggio dei terroristi.
Ci sono altre prove contro altri paesi, tutte ugualmente irrefutabili, e lunga è la lista
dei candidati. Quale sarà la prossima vittima dell'omicidio di massa mascherato da azione
umanitaria? Chissà. Corea del Nord, Siria, Iran... Non è una scelta facile. A favore
dell'Iran opera una ragione, o una tentazione, di grande peso: c'è la seconda riserva
mondiale di gas naturale, di cui si necessita con urgenza. Come il petrolio in Iraq, il
gas non sarà mai menzionato dagli invasori, se l'Iran risulterà il paese scelto.
Attenzione, pericolo: al passo con cui andiamo, gli esseri umani rischiano di fare la
stessa fine disgraziata di molte specie già svanite dalla faccia della Terra.
Accade che il presidente del pianeta abbia, come James Bond, licenza di uccidere. E con
maggiori motivi: egli incarna il Bene per mandato divino. Il Bene non può essere
giudicato. Il Tribunale penale internazionale deve occuparsi dei crimini di guerra di
Milosevic o di Saddam, è qui per questo, ma gli strumenti di Dio sono intoccabili. Come
tutti i delinquenti, questi arcangeli blindati hanno bisogno di impunità per lavorare
senza sussulti e amarezze. Per garantire l'impunità della guerra preventiva, niente di
meglio che una legge preventiva. Il presidente Bush l'ha firmata il 2 agosto dell'anno
scorso, dopo l'approvazione di camera e senato. Porta il numero 107-206 e si chiama
Service members protection act. E' la risposta ufficiale alla minacciosa costituzione del
Tribunale penale internazionale. La legge vieta di detenere, processare o incarcerare i
militari americani, e gli alleati da loro protetti, «specialmente quando operano nel
mondo per proteggere i vitali interessi nazionali degli Stati uniti». E autorizza il
presidente «a usare ogni mezzo necessario ed appropriato per liberarli». Non è
stabilita alcuna limitazione all'uso di tali mezzi.
Dal punto di vista dell'esperienza storica e della realtà attuale, significa che la legge
permette di invadere l'Olanda. Se i giudici del Tribunale penale internazionale si
comportano male, sarà legalmente possibile l'invio di truppe nella città dell'Aja, per
liberare chi sia caduto nelle loro mani.
Un paio di versi di Calvin Trillin:
Dio non ha creato alcuna nazione
che non meriti la nostra invasione
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