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Pena di morte: ricorso eccezionale a Cuba
di Fausto Triana (Prensa Latina)

I mezzi termini mezzi sono in generale evitati con Cuba: o la si ama o la si odia. Non ci sono sfumature. E per non variare, la ripercussione internazionale sull'esecuzione dei tre sequestratori con pessimi precedenti transita sulle stesse rotte.
In realtà è ancora peggio, perché la campagna mediatica che tante buone divisioni ha prodotto nella cosiddetta coalizione anglo-nordamericana nella sua guerra di aggressione contro l'Iraq, ora si scaglia con notevole spirito manicheista sul caso di Cuba.
I delinquenti che con la violenza hanno messo in pericolo la vita di oltre 50 persone erano presunti dissidenti. Hanno tentato di dirottare una fragile imbarcazione destinata al transito costiero, per condurla negli Stati Uniti con la forza, hanno messo coltelli alla gola di diversi passeggeri, comprese le donne, e hanno tenuto in bilico il paese per oltre 48 ore.
E se nessuno sbarra il passo alla qualifica di dissidenti o di perseguitati politici che alcuni desiderano concedere ai sequestratori, nei prossimi mesi potrebbero essere proposti per qualche premio internazionale altisonante, ovviamente, in relazione ai generosi criteri occidentali dei diritti umani.
La prima risposta di La Habana a tutto l'ingranaggio informativo dei non sempre coerenti grandi mezzi, balza alla vista nella conferenza stampa del Ministro delle Relazioni Estere, Felipe Pérez Roque, che sottolinea che la pena di morte è un ricorso eccezionale.
Benché venerdì scorso le dichiarazioni del Ministro degli Esteri cubano il venerdì ultimo siano state particolarmente profonde rispetto a questo tema, le ripercussioni all'estero partono ancora da tre preconcetti: appoggio, rifiuto e confusione.
Forse per questo è riaffiorata in questi giorni la lettera del 1867 del celebre scrittore francese Víctor Hugo al padre dell'indipendenza del Messico Benito Juárez, che chiedeva clemenza per il sanguinario imperatore Massimiliano d’Asburgo.
Tuttavia, Juárez non graziò Massimiliano perché il Messico voleva dare al mondo un segno inequivocabile di fermezza e di sovranità, e perché aveva un impegno morale con il suo stesso sofferente popolo. Benito Juárez passò alla storia come il Benemerito delle Americhe e Víctor Hugo iscrisse il suo nome a lettere dorate nella letteratura universale.
Appassionati e fedeli amanti della Rivoluzione non hanno avuto dubbi nell’inviare subito messaggi di appoggio alle azioni intraprese da Cuba contro i fatti di terrorismo e contro i tentativi di destabilizzazione nel paese, condotti dal capo dell'Ufficio di Interessi di Washington a La Habana, James Cason.
Altri, molti di loro "conosciuti da sempre", considerano inaccettabili le misure adottate da Cuba e un gruppo non meno significativo sembra immerso nella confusione, forse influenzato dalla manipolazione delle notizie.
Perché la condanna alla pena di morte ai tre delinquenti comuni che hanno commesso con violenza un’azione terroristica non è la stessa cosa che la pena di morte a presunti dissidenti.
Per rinfrescare la memoria all'opinione pubblica internazionale, il capo della diplomazia di La Habana ha ricordato che nell'inverno dello scorso anno il Presidente statunitense George W. Bush ha detto: "io appoggio la pena di morte, credo che sia una misura che aiuta a salvare vite".
Pérez Roque ha rimarcato che nei sei anni in cui Bush è stato governatore del Texas sono state eseguite 152 esecuzioni. Ha evidenziato allo stesso modo che il Diritto Internazionale e la Legge cubana proibiscono l'applicazione della pena capitale ai minore di età, tuttavia negli Stati Uniti dal 1977 sono state eseguite 12 condanne a morte su minorenni.
Aggiungendo altri particolari al riguardo, ha segnalato che, eccetto gli Stati Uniti, tutti i paesi sono d’accordo nel rispettare l'articolo 3.7 della Convenzione sui Diritti dal Bambino, che proibisce l'applicazione della pena di morte ai minore di 18 anni di età.
Il Ministro degli Esteri ha indicato che nel 2001 si sono state messe a morte 85 persone negli Stati Uniti, mentre nel 2002 sono stati 71 i casi di imputati ai quali è stata applicata la massima condanna.
E per quelli che ancora si sentono confusi per gli ultimi avvenimenti a Cuba, Pérez Roque è stato chiaro e categorico:
"Il Governo cubano non appoggia la pena di morte. Noi vorremmo un giorno non averla. Questo non è nella sostanza della nostra filosofia della vita. È per noi, oggi, solamente un ricorso eccezionale e al quale ricorriamo solo per ragioni di causa maggiore, con il quale abbiamo dovuto difendere a un paese aggredito per oltre 40 anni.
... abbiamo dovuto adottare una dolorosa decisione che non ci beneficia, tutto il contrario, perché abbiamo sulle nostre spalle la vita di milioni di cubani e di decine di migliaia di nordamericani che perderebbero le loro vite in un confronto tra i due paesi".