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Bianca Pitzorno
Le bambine
dell’Avana non
hanno paura di
niente
Ed. Il
Saggiatore |
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La storia come
un lungo
racconto
La storia è
noiosa? È un
insieme di date
e di avvenimenti
e quindi
difficile da
comprendere e da
ricordare? Può
darsi. Tutto
dipende da come
ci viene
raccontata, da
come ce ne
possiamo
appassionare. Il
libro di Bianca
Pitzorno ‘Le
bambine
dell’Avana non
hanno paura di
niente’ è
esattamente il
contrario di una
logica
didascalica.
Come in un
romanzo si
dipana la storia
di Cuba,
raccontata da
tante piccole
protagoniste, le
bambine, che
tramite pezzi di
diario,
interviste di ex
bambine, e ora
donne, o di
giovani ‘prime
attrici’ della
vita odierna
cubana ci
narrano la
storia
dell’isola. Già
così sarebbe un
gran bel lavoro.
Ma Bianca
Pitzorno si
spinge oltre e,
alla fine di
ogni capitolo,
ovvero di
ciascuna epoca
storica ci dice
‘Come va a
finire’.
Sull’oggi c’è un
ipotesi. E un
augurio, da
parte
dell’autrice: “A
tutte le bambine
cubane che sono
cresciute finora
senza avere
paura di niente,
auguro di non
dover imparare a
temere, come la
piccola
carbonaia dalle
scarpette
bianche di Playa
Girón, un altro
sbarco di
sedicenti
liberatori.
Auguro loro di
crescere in
un’isola non più
in stato
d’assedio,
un’isola senza
attentati né
sabotaggi,
un’isola sicura
e in pace che
solo così potrà
permettersi lo
sviluppo di una
maggiore
dialettica
interna. Auguro
loro di poter
conservare la
loro ‘cubanía’ e
di non venire
costrette a
diventare
identiche alle
coetanee ricche
dei paesi dove
regna il
consumismo, né a
quelle dei paesi
poveri che dal
consumismo
altrui vengono
consumate.
Auguro a tutte
le allodole e a
tutte le
farfalle-fiore
di poter volare
libere e di
veder realizzati
i loro sogni; di
poter diventare,
a prescindere da
quanto
guadagnano i
loro genitori,
dottoresse,
ballerine,
maestre,
scienziate,
esperte di
computer, pilote
di aerei e,
perché no?,
pelotere”. Sono
loro la futura
storia di Cuba.
Auguri a loro, e
a voi, buona
lettura! |