Luomo CHE va a La Habana
di Filippo Giordano
Dal Moncada alla Cabaña: Km 968 in bicicletta
Omaggio di Emilio Lambiase (sito)
alla Rivoluzione Cubana
Sono oltre 950 chilometri da Santiago de Cuba a La Habana. Emilio Lambiase, architetto
quarantacinquenne di Cava de Tirreni (SA), detentore di primati mondiali di
resistenza in bicicletta, li ha percorsi in 36 ore di pedalata, con due sole soste
tecniche.
Per chi non lo sapesse, il Moncada è la caserma di Santiago, oggi adibita a scuola,
teatro nel 1953 dellattacco di Fidel Castro e di altri studenti universitari che
segnò linizio della Rivoluzione Cubana; la Cabaña, che significa capanna, è la
grande fortezza che domina la baia de La Habana, dove pose la sua comandancia Che
Guevara, al trionfo della rivoluzione.
Lidea risale allo scorso anno, in occasione di un viaggio che facemmo con Lambiase
nellisola caraibica "sulle orme del Che", organizzato dalla Fondazione
Ernesto Che Guevara. Nacque in un pomeriggio di maggio allombra del grande mango di
casa Granado a Miramar, mentre Emilio prospetta ad Alberto laltro suo progetto,
quello più grande e più ambizioso, di ripercorrere, sempre in bicicletta, il continente
Sudamericano secondo litinerario fatto in motocicletta dal Che e dallo stesso
Granado nel 1951.
Inserita tra le manifestazioni del gemellaggio in atto tra la provincia di Napoli e quella
di Santiago, la performance si è svolta proprio nei giorni della festa nazionale,
nonché del 485mo anniversario della fondazione della città caribegna.
In una lettera scritta al Comandante in capo Fidel, Emilio spiega il significato che
limpresa ha per lui: un omaggio alla Rivoluzione Cubana e a quanti si sono
sacrificati per una società più umana e più giusta .
La cosa è stata grandemente apprezzata dalle autorità e dai cittadini di Cuba.
Il Poder Popular di Santiago si è attivato immediatamente, organizzando una conferenza
stampa e coinvolgendo, oltre agli organi della Federazione Ciclistica Cubana, la Clinica
Internazionale della città, la quale ha messo a disposizione unambulanza con
unequipe formata da un medico sportivo, un infermiera e due autisti, che hanno
accompagnato e assistito Emilio durante lintero percorso.
Sei e venti del mattino del 26 luglio. Termina lassalto simbolico al Moncada con la
rappresentazione scenica dei giovani pionieri.
"Lambiase Emilio
."
"Presente".
Latleta, emozionatissimo, vestito dei colori della Nazionale Ciclistica Italiana ,
esce dalla posta 3 tra due ali di folla applaudente e di bambini agitanti bandierine di
Cuba.
Fa da battistrada lauto guidata da Daniel Borrero Gonzales, lautista della
Transgaviota che si è messo a disposizione del gruppo. Emilio lo ha chiamato subito Pombo
per certa somiglianza con Pombo, compagno del Che in Bolivia, attualmente alto ufficiale
dellesercito cubano.
A lui è piaciuto e da allora è per noi tutti Pombo. Con lui sono Elio Lamari, regista
cinematografico di Roma , ed Enrico, secondogenito di Emilio, che baderanno alle
videoriprese. Dietro latleta va lauto n.2 con Melina, moglie di Emilio, guida
instancabile, vivandiera e amministratrice del gruppo, chi scrive, che fa da interprete e
tiene le pubbliche relazioni, Daniele, laltro figlio di Emilio, e Andrey, ragazzo
ucraino, ospite estivo da anni della famiglia Lambiase.
Dietro, lambulanza col dottor Francisco Rodríguez Morillo, linfermiera Gisela
Peacock e gli autisti Ramón e Sergio.
Da una strada trasversale sbuca unaltra auto e si mette al seguito. Dal finestrino
di destra sventola una bandiera rossa col volto del Che. Sono Giorgio e Rina. Li avevamo
conosciuti in aereo. Fascinati dal progetto di Emilio, sono venuti ad incoraggiarlo.
Seguiranno fin quasi a Bayamo. Gentili e affettuosi, innamorati di Cuba e della sua gente,
li incontreremo ancora. A La Habana ceneremo insieme e trascorreremo qualche ora in
allegria al Malecon brulicante di gioventù e "odoroso" di piscio e di birra, in
una notte di fine settimana che è ancora carnevale.
La giostra è cominciata. Fa gran caldo già nel primo mattino e sappiamo che la
temperatura salirà moltissimo col giorno. E soprattutto lo sa Emilio; ma ha messo tutto
nel conto, anche la grande umidità, lossido di carbonio che in gran quantità viene
rilasciato da camion obsoleti e vecchi che percorrono la gran carretera, il fondo stradale
spesso dissestato. Quanto alla segnaletica, tuttaltro che completa, provvede Pombo,
gran conoscitore delle strade di Cuba.
Ondulato il percorso, nella zona della Sierra, fino a Bayamo. Scenari verdi di bananeti e
palmizi lungo le colline confortano la vista. In prossimità di villaggi e capanne
isolate, il paesaggio si accende di fiori coloratissimi. Dai manghi frondosi pendono
grossi frutti maturi. Agili caprette saltellano via dai bordi della strada.
"Avanti Emilio , che la strada è bella e vario il paesaggio. Nel velodromo di
Bassano tutto era cupo e grigio . E pioveva a dirotto".
E gli fornisco acqua e cibo, che Melina prepara secondo tabelle rigorose, corrette e
integrate di volta in volta dal buon senso e dalle circostanze. Quantacqua berrà
Emilio! E non solo lui. Ma Pombo ha fatto ampie provviste per tutti.
Il ricambio idrico dellatleta, per chi avesse questa curiosità, avviene, senza
bisogno di fermarsi, attraverso un catetere non invasivo e un tubicino di plastica che
fuoriesce dal pantaloncino.
Ad una settantina di chilometri il nostro eroe chiede di cambiare le scarpe con dei
sandali. Gli dolgono le piante dei piedi. Ci fermiamo ad un gruppo di casette lungo la
strada, chiediamo ad una donna un recipiente di acqua. Ne ha uno troppo piccolo, se ne fa
dare un altro dalla vicina. Così, mentre Emilio si rinfresca i piedi in due bacinelle,
profittiamo per scambiare qualche parola con un guajiro allombra di un grande
albero. Intorno allatleta si forma subito un crocchietto di bambini. Sono belli i
bambini di Cuba. Non ci è parso di vederne di tristi o nervosi, neanche in città. Un
porcellino nero, molto socievole, va soffiando sui piedi di noi sconosciuti. Enrico col
suo apparato non smette di filmare.
Nella calura massima del meriggio Emilio avverte ancora il bisogno di rinfrescarsi i
piedi. Ci fermiamo ad altra capanna. Qui la padrona di casa ha una bacinella
sufficientemente grande. Dalla porta viene fuori una vecchietta molto avanti negli anni.
Desiderosa di parlare e di sapere, si informa di noi, dice che fa troppo caldo, che anche
a lei dolgono i piedi, che ha 98 anni, che il giovane, che è là fuori, è suo nipote ed
è sottoufficiale di polizia. Aggiunge, poi, che sua madre ha 124 anni, è quattro volte
nonna e vive non molto lontana da lì, in casa di unaltra figliola. Pensiamo ad una
sorta di vaneggiamento senile e, invece, no. La figlia della nostra vecchietta e il genero
ci danno conferma della cosa. Incredibile.
Dopo una medicazione dellottimo dottor Paco, Emilio rimonta sul suo caballito de
hierro e la giostra riprende, col suo ritmo regolare, coi foraggiamenti a tempo e i
rifornimenti idrici.
"Forza Emilio! Eri contento a Bassano. Ti godesti lacqua e il freddo, quella
notte in cui Giove dovette proprio distrarsi e il medico e gli altri ti consigliarono,
invano, di smettere . Goditi adesso il bel caldo che Cuba ti offre".
E si suda. Oltre Bayamo è più agevole la strada, più pesante il clima. Daniele e Andrey
danno segni di insofferenza, ma dopo una bella scorpacciata di banane e manghi comprati
sulla strada si addormentano pesantemente. Campi di canne. Mucche al pascolo. Grandi
cartelli coi volti di Fidel, di Camilo e del Che. Scritte sui muri. ¡VENCEREMOS!.
Passano vecchi pullman e camion stivati di gente per la carretera. Non deve essere comodo
viaggiare così; eppure, agli incroci, uomini, donne e bambini aspettano pazienti quegli
strani bus. Rispondono sorridenti al nostro cenno di saluto. "Somos jente de
azúcar" dice un cartello allingresso di una piantagione di canna. Sono
veramente dolci questi cubani.
Unumanità multicolore popola le vie e le piazze delle città. Per secoli
lisola è stata un crogiuolo allinterno del quale si sono mescolate tutte le
razze: la bianca, la nera, lindia, lasiatica.
E bisogna riconoscere che il più delle volte i risultati sono davvero splendidi. Dal
punto di vista razziale vien fatto di pensare che la popolazione di Cuba prefiguri quella
europea di domani, di un domani forse nemmeno tanto lontano.
Eleganti le donne nei loro abiti semplici ed essenziali, spesso di tessuto vile, a tinte
forti. Uneleganza naturale che viene, forse, da una sorgiva, istintiva coscienza
della propria corporeità e bellezza.
Il Granma e Juventud Rebelde hanno dato la notizia di "un campeón italiano de
resistencia que va pedaleando hacia la Capital". Qualcuno, che deve aver letto o
appreso dalla televisione, riconosce il campione al passaggio e applaude.
" Avanti Emilio. Respirati con gli applausi il rosso dei flamboyant".
Suggestivi i nomi dei paesi. Siamo a Guaimaro. Il toponimo mi fa pensare a principati
longobardi dellItalia del sud; altri, come Hatuey e Siboney, rimandano chiaramente
alla storia dolorosa dellisola.
E passano le ore. Tutto ok. Siamo anche in anticipo sulla tabella di marcia.
Il cielo si fa buio, umidissima laria. A Camagüey temporale e sosta coincidono.
Pochi minuti e le strade diventano fiumi. Ripariamo in albergo. Emilio ha pedalato per 11
ore circa. Un attento controllo del medico conferma che tutto è a posto: pressione e
pulsazioni regolarissime, è un bradicardico il nostro uomo. Una flebo e un paio di ore di
riposo. Meritato proprio.
Ci sgranchiamo anche noi: un sandwich e un caffè al bar. Ancora una volta verifichiamo
che, sarà questione di miscela , di qualità del prodotto, di tostatura, di acqua, ma un
espresso, come è dato berlo a Napoli, non lo trovi a Cuba. Pazienza, viaggiare serve
anche a questo: ad apprezzare le cose buone di casa tua.
Ripartiamo che il giorno sta calando e la pioggia è passata. Allorizzonte il cielo
si colora di verde e di rosa. La prossima sosta sarà a Santa Clara, un altro terzo di
strada da percorrere quasi tutto di notte. Sereno e tranquillo Emilio, sostenuta e
regolare la pedalata. Siamo più stanchi noi. Elio da il cambio a Melina alla guida
dellauto n.2. Io passo nellaltra auto. Con Pombo, autista instancabile, posso
anche appisolarmi e parlare. Di tante cose abbiamo parlato nella notte. Pombo è perito
chimico, ha lavorato nella Germania Democratica e poi in Angola, ma ha avuto sempre
nostalgia di Cuba. E sposato, con due figlie: una compie 12 anni oggi, è brava a
scuola, fa danza e suona la chitarra; laltra, di 5 anni, è cicciottella e ama la
cioccolata. Parliamo di istruzione a Cuba, di assistenza sanitaria, di turismo, di jinetería
e perfino di ortografia spagnola. Gli chiedo se sappia che cosa sia la grafologia. Non lo
sa.
Di tanto in tanto, nel pieno della notte afosa, alla fioca luce delle casette lungo la
strada, si vede ancora qualche sagoma che agita le braccia in segno di saluto. Dalla
penombra di un bohío più lontano giunge chiara la voce di una donna : "El
hombre que va a La Habana".
La luna, una falce sottile sottile, è quasi a perpendicolo su di noi. Le sta accanto
Giove.
Ore 5 del giorno 27.Siamo a Santi Espíritu. La città dorme .Si intuisce simile alle
altre nella sua architettura e nei suoi colori stile coloniale.
"Tutto a posto, Emilio ? "
"Tutto a posto, prof., ho una gran voglia di pedalare".
Come se avesse fatto altro, il mostro, nelle ultime 24 ore.
A Placetas, al concerto dei grilli è già subentrato quello più rissoso dei passeri. Va
spedito latleta: Santa Clara è vicina.
La sosta n.2 è al villaggio Los Caney. Pombo e io andiamo in città a provvedere per i
fiori. Profitto anche per consegnare dei medicinali e qualche indumento ad una famiglia
che me ne aveva fatto richiesta per lettera.
Quando, al mausoleo del Che, Emilio depone lomaggio floreale alla base della statua
delleroe, è visibilmente commosso. Egli dice che è stato quello il momento più
emozionante di tutta lavventura. La scena è stata ripresa e mandata in onda dalla
televisione cubana.
Qui Emilio fa il pieno di energie. Sentiamo tutti che , malgrado manchi ancora un terzo
del percorso, la cosa è fatta. Traboccante di gioia, riparte. Non conta il sole, non
conta lumidità; il sacrificio e il sudore danno senso allimpresa. Tranquillo,
tiene il ritmo giusto. Rigoroso negli allenamenti e nella preparazione atletica, è uno
che le sa ben dosare e distribuire le energie, un vero campione di resistenza.
Ce ne siamo accorti durante lintero percorso, ma la meraviglia di tutti, e del
dottor Paco in particolare, è stata grande, quando, con disinvoltura e pedalata
sostenuta, Emilio ha aggredito la salita che dalla baia di Matanzas porta parecchio in
alto in direzione de La Habana. E nelle gambe ha già parecchie centinaia di chilometri.
Meritato lingresso trionfale alla Cabaña, dove viene ricevuto dal Vice Presidente
del Poder Popular della Città e dal rappresentante della Federazione Ciclistica Cubana
presso lUnione Ciclistica Internazionale. Cè stato perfino una cerimonia di
cambio della guardia in onore di questo atleta italiano che ha portato a termine
unimpresa mai tentata a Cuba.
Nel dire la sua soddisfazione, Emilio ha sottolineato più volte che alla riuscita
dellimpresa ha contribuito non poco lo spirito di collaborazione del gruppo al
seguito, la bella sinergia che si è creata tra quanti , italiani e cubani, lo hanno
accompagnato.
Unesperienza bella e gratificante per lui e per noi tutti, e su di un piano sportivo
e su di un piano più squisitamente umano e culturale.
Nei giorni immediatamente precedenti limpresa ci siamo recati a Baracoa.
Da Santiago si va a Guantanamo, si attraversa la costa brulla e selvaggia a sud e si
percorre, quindi, il viadotto della Farola, che è certamente la più spettacolosa e
panoramica strada di Cuba. Essa, snodandosi tra boschi, fiumi e anfratti, si inerpica per
i monti della Sierra e poi discende, sempre per tornanti, sullaltro mare. La città
laggiù, adagiata sulla baia luminosa, tra palmizi e bananeti, immersa in una flora
coloratissima, ha veramente qualcosa di magico che ti prende dentro.
Portatori di un messaggio di amicizia da parte della città di Cava de Tirreni e di
eventuale gemellaggio, siamo stati molto cordialmente accolti dal sindaco della città.
Anche qui tanti incontri, tante conoscenze. Ci siamo sentiti a casa nostra. Ci siamo
confermati nellidea che la gente di Cuba, pur vivendo a livelli talvolta minimi di
sussistenza, che poco hanno a che vedere con gli sperperi e lo sciupio che si fa da noi di
ogni cosa, sa essere allegra e dignitosa.
Quando qualcuno cerca di abbindolarti, di spillarti qualche dollaro, il che avviene
soprattutto in città, allora capisci che i furbi del mondo siamo noi.
Sulla strada del ritorno abbiamo comprato qualche pacchetto di caffè, qualcuno di cacao,
pigne di ananas e cocoruchos.
AllHabana siamo entrati nel cuore della città. Qui abbiamo avuto guide importanti.
Albertito, figlio di Alberto Granado, partendo da Plaza de Armas e dal Templete, previo un
triplice giro di obbligo intorno alla ceiba, lalbero della libertà, ci ha
condotto per i principali edifici dellHabana Vieja illustrandocene storia e
bellezza. Ci ha detto dei criteri architettonici e sociali del recupero del centro
storico. I vani al piano terra diventano aziende, laboratori, botteghe, uffici; i piani
superiori rimangono adibiti ad abitazioni per i residenti.
Siamo stati ospiti a pranzo in casa Granado. Delia, la moglie di Alberto, ha preparato per
noi un piatto di spaghetti, burro e formaggio e, per essere noi parecchi e piccola la
pentola, ha dovuto cuocere la pasta in tre diverse riprese . Grazie ancora, Delia .
E siamo andati al mare tutti insieme, Alberto e moglie, una figlia, due nipotine e noi.
Una piccola spedizione di un paio di chilometri a piedi sotto il solito sole. Spiaggia di
roccia corallina, di un bleu intenso il mare. Tutte grandi occasioni per scambiare idee e
soprattutto per ascoltare, per sapere della storia e della vita di Cuba e della persona
del Che; opportunità per riflettere sul progetto sudamericano di Emilio, sulle
difficoltà cui si può andare incontro facendo un percorso in nome di Ernesto Guevara in
Sudamerica. In Argentina e in Cile non sorgerebbero problemi, ma in Perù e, ancor più in
Colombia, probabilmente si. Bisognerà prendere tutte le precauzioni per via di ambasciate
e consolati e garantirsi protezione politica, ove occorra.
E un piacere ascoltare Alberto. Gioviale, dotato di grande vivacità mentale, ama
conversare ed è sempre pronto alla risposta.
Siamo tornati sotto il grande mango a rinfrescarci con abbondante succo e a trarre gli
auspici . Il mango di casa Granado è un albero beneaugurante .
Quando ci siamo salutati, nellaugurarci buena suerte, Alberto ha aggiunto:
"Mi raccomando, ragazzi, non dimenticate che dobbiamo andare a mangiare la scimmia in
Sudamerica". Non so che significhi precisamente lespressione "mangiare la
scimmia", ma la volontà di essere della partita, di tornare per qualche tempo
laggiù e rifare anche solo qualche tratto dellantico viaggio mi pare chiara e
manifesta.
A questo punto la fantasia è già lontana . In un cielo di azzurro purissimo si stagliano
i picchi innevati delle Ande peruviane . Un condor rotea solenne sulle rovine di Machu
Picchu.
Emilio gradirebbe che da queste pagine arrivasse un sentito ringraziamento a tutti questi
amici cubani: Raúl Niubó Santiesteban, ICAP - Santiago; J. Vicente Gonzales Díaz e
Manuelita Miguel, Asamblea Provincial del Poder Popular - Santiago; dr. Gustavo Frómeta
Díaz, Director Clinica Internacional - Santiago; dr. Francisco Rodríguez Morillo, medico
sportivo, Turismo y salud Cubanacan - Santiago; Gisela Peacock Téller, infermiera; Sergio
Santiuste Telena, autista; Ramón Sánchez Mora, autista; Héctor Marcos Gutiérrez,
membro Federazione Cubana di ciclismo e commissario internazionale UCI; Daniel Borrero
Gonzales "Pombo", autista e guida insostituibile della Transgaviota.
Filippo Giordano
Giordano Filippo, laureato in lettere classiche,
ha insegnato per quarantanni circa discipline letterarie.
Attualmente si interessa di psicografoanalisi.
Vive a Cava de Tirreni (SA).