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Ciao Presidente

Ceneri e polveri si mescolano
all’acqua della primavera
E concimano una terra
che raccoglie
Bulbi di speranza.
Rimarremo a combattere
Anche per te.
Ci guiderà il tuo ricordo
E spaccheremo con più forza
questa crosta di cemento
che non vuol lasciar spuntare
i fiori del futuro.
Ti penseremo vangando le viscere
dell’odio.
Canteremo a te
ribaltando le zolle
dell’egoismo.
Ti sorrideremo innaffiando
i nuovi germogli di amore
nelle vittorie
Che
Ti dedicheremo.


 

Per uomini come Roberto
Ricordando Roberto Foresti
Un addio al Presidente del mio cuore

 

PAROLE PRONUNCIATE, IN OCCASIONE DEL SALUTO DI COMMIATO A ROBERTO FORESTI, DA HUGO RAMOS MILANES,
CONSIGLIERE POLITICO, IN RAPPRESENTAZIONE DELLA MISSIONE DIPLOMATICA DELLA REPUBBLICA DI CUBA IN ITALIA

Quattro pagine dedicate a Roberto Foresti su El Moncada n. 4 luglio 2006

 


Per uomini come Roberto,
è difficile trovare parole che non risultino di circostanza o retoriche.
Di lui, però, ricordo e ricorderò il suo stile: discreto ma allo stesso tempo determinato.
Discreto nell'agire, volutamente restio alle prime file quando queste, vuote di contenuti, risultavano essere solo strumenti dell'apparire,
ma costantemente impegnato in un lavoro quotidiano che svolgeva con straordinaria intelligenza e forte passione.
È difficile, oggi, pensare al futuro dell' Associazione senza più il nostro Presidente, ma sono certo che il modo migliore di ricordarlo è quello dell'impegno quotidiano,
discreto ma determinato, in difesa di un Paese, del suo popolo, della sua rivoluzione, presenti nei pensieri di Roberto anche quando il suo corpo lo aveva già lasciato.
Come l'ultima volta in cui ho avuto la fortuna di incontrarti, querido tocayo, ti saluto con il mio più forte e sincero abbraccio fraterno.
 
Roberto Di Fede
Segreteria nazionale Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba


Ricordando Roberto Foresti
di Andrea Genovali
Segreteria nazionale Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
 
La scomparsa di Roberto Foresti, Presidente dell'Associazione nazionale di Amicizia Italia-Cuba, ci coglie impreparati e ci lascia sgomenti. Da tempo Roberto lottava contro un male terribile, ma le sue condizioni di salute e la sua grande determinazione a lottare contro questa malattia ci facevano coraggio e ci davano speranza. Una determinazione, quella di Roberto, che è stata di grande insegnamento per me e credo per tutti coloro che hanno collaborato con lui.
 
Mentre assistevo alla cerimonia funebre, svoltasi nella sede nazionale dell'Associazione a Milano domenica 30 aprile, ho pensato alla tragica fine di Enrico Berlinguer. In entrambe le morti la cosa che maggiormente risalta è la loro determinazione a lottare per i propri ideali e valori fino all'ultimo momento di vita, senza risparmiarsi, né tirarsi indietro. Berlinguer morì durante un comizio a Padova alla fine di una durissima campagna elettorale, Roberto è morto lavorando fino agli ultimi istanti di vita per la SUA Associazione.
Roberto non aveva fatto mistero della sua malattia, anzi l'aveva, se così posso dire, socializzata insieme a noi. Un modo incredibilmente maturo e forte di lottare insieme contro un male terribile; anche se poi, come sempre, si è soli di fronte alla malattia e alla morte (anche se con l'amore e l'aiuto dei propri cari), e questo Roberto lo sapeva e per questo ha dato prova concreta ed esemplare di come anche un tumore possa essere affrontato con grande dignità e grande coraggio, ed essere l'occasione per trasmettere a chi gli è stato vicino la consapevolezza della necessità di non arretrare mai di un millimetro dalla lotta per l'affermazione dei propri ideali e valori.
Il suo ultimo desiderio è stato quello di essere cremato e le sue ceneri riposare per sempre nella libera e socialista terra di Cuba. Un gesto di altri tempi, di una eroica volontà di firmare con l'ultimo, estremo, atto della propria vita una passione, un amore verso una terra, un popolo e la sua Rivoluzione, infinito.
Anche in questo suo ultimo desiderio si comprende la grandezza politica e umana di un personaggio riservato, non presenzialista, ma uomo di poche parole ma di grandi valori e di grande determinazione nel perseguirli per tutta una vita.
 
Non voglio in questo ricordo ripercorrere la vita politica e sindacale di Roberto, sempre coerente e guidata dai valori del socialismo, della solidarietà internazionalista, della pace e della libera e fraterna convivenza fra i popoli. Voglio ricordare, invece, Roberto per la mia esperienza diretta che ho avuto in questo ultimo anno in cui abbiamo lavorato insieme nella segreteria nazionale dell'associazione.
 
La sua pacatezza, la sua calma nell'affrontare le questioni, anche complesse e difficili, ci diceva, e ancora adesso ci dice, che occorre pazienza nel lavoro politico, occorre lavorare tenacemente per creare le condizioni giuste e opportune per andare avanti in modo collegiale e condiviso. Le rotture, gli strappi interni all'Associazione non servono e sono controproducenti per tutta l'organizzazione e per la solidarietà con Cuba.
 
L'associazione, diceva Roberto, è una realtà complessa, ma ricca di grandi slanci e generose azioni a favore di Cuba e della sua Rivoluzione. Ma queste generose azioni vanno guidate, vanno dirette nel modo migliore per ottenere i risultati più alti per Cuba e per la sua Rivoluzione. La solidarietà internazionalista è cosa seria, e tutti noi, grazie a Roberto abbiamo compreso la necessità di farci pieno carico delle responsabilità che esistono nel guidare una associazione come la nostra.
 
La scomparsa di Roberto è un duro colpo. Adesso davanti a noi si apre uno scenario complesso da affrontare ma l'Associazione ha dentro di sé le risorse umani e politiche per proseguire l'opera di Roberto. La sua successione non sarà una cosa facile, tutti noi, militanti e semplici iscritti, dovremo collegialmente affrontare questo nuovo difficile passaggio della vita della nostra Associazione.
 
Roberto, però, ci ha lasciato gli strumenti per andare avanti e per continuare a lottare per la solidarietà internazionalista, per il socialismo, per la nostra associazione e, prima di tutto, per sostenere e difendere Cuba e la sua Rivoluzione.
 


Un addio al Presidente del mio cuore

Mi sto trovando a dover fare una delle cose più faticose della mia vita: scrivere un addio a Roberto Foresti. Mi è difficile, perché questo significa accettare un’assenza di cui non riesco a convincermi e che, comunque, mi pesa come un macigno e mi lascia un buco nel cuore. Ci provo.
Ho conosciuto Roberto grazie all’Associazione di Amicizia Italia – Cuba e, da subito, ho apprezzato questo uomo carico di umanità, pacato, discreto, dalla grande visione politica, senza velleità di potere e di presenzialismo che, con una pazienza infinita, cercava di ritessere gli inevitabili frammenti strappati di una associazione, costruiva progetti, si interessava del Moncada in nome di un obiettivo più grande: la vera conoscenza di Cuba e l’appoggio alla Rivoluzione. L’ho amato da subito, senza ambiguità, così come ho amato il Che, così come amo Fidel. Lo chiamavo ‘Presidente del mio cuore’, perché per me, era molto più che un Presidente ufficiale, era un amico che sapeva consigliarmi, che frenava i miei accessi di irruenza, che capiva le mie arrabbiature e mi indirizzava verso cammini costruttivi. Ci suggerivamo a vicenda i libri da leggere, i film da vedere, ci scambiavamo pareri sulla situazione politica; gli raccontavo delle mie battaglie sindacali all’interno della Federazione nazionale della Stampa, rideva compiaciuto dell’idea dei freelance come fantasmi dell’informazione, era d’accordo sul fatto che el Moncada acquistasse forza per innalzare i livelli di conoscenza convinto, come me, che su Cuba andasse intrapresa una battaglia mediatica e culturale, contro i suoi detrattori. E nello stesso tempo eravamo entrambi convinti della necessità di fornire strumenti di analisi e di conoscenza a chi amava Cuba perché acquisisse consapevolezza. Ma insieme alla parte politica c’era anche una parte ludica, quando partecipava alle mie cene, al mio compleanno e, insieme al mio compagno, ridevamo e chiacchieravamo della vita.
La sua assenza è un vuoto a 360 gradi.
Dicono che siamo tutti sostituibili.
Non è vero. Si possono sostituire dei ruoli, delle funzioni, ma non quella completezza umana, professionale, politica che persone come Roberto hanno incorporato.
Aveva una forza speciale che lo portava a interessarsi del Moncada anche quando la malattia lo faceva soffrire. Sognava di occuparsene di più: era affascinato dal giornale e io, in lui, trovavo una guida attenta e un consigliere fidato, non invasivo, che mi dava sicurezza, minimizzava le mie intemperanze, si complimentava con me se qualcosa era fatto bene, condividendo la medesima soddisfazione. Mi sentivo protetta, sempre e comunque. Da Cuba, insieme, avevamo allargato l’orizzonte all’America latina, ai fermenti di speranza che nascevano, al Venezuela con Hugo Chavez e progettavamo azioni anche in quelle direzioni. Aveva una visione ampia, era un visionario nel senso corretto del termine, con la prospettiva concreta della realizzazione concreta di una idea, ben lontano da quelli che possono essere i sogni velleitari. Come gli altri mi sforzerò di andare avanti, cercando di non tradire quella eredità culturale, umana e politica che ci ha lasciato. Mi sforzerò di fare un Moncada sempre più bello e attento, come Roberto voleva. Ma senza di lui è un’altra cosa. Non cancellerò dalla rubrica la sua email e il suo telefono: mi serviranno nei momenti di scoramento per darmi la forza necessaria e per tenerlo sempre vivo nel mio impegno quotidiano. Avrò un motivo in più per andare a Cuba: sapere che là ci sono le sue ceneri, e questo me la farà sentire vicina ancora di più.
Marilisa Verti