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L'amore per Cuba e per la sua Rivoluzione nella vita di Marco Papacci

Frank González *
Roma – Nell’aprile del 1961, mentre il popolo cubano affrontava l'invasione mercenaria di Playa Girón, milioni di uomini e donne di tutto il mondo si sono schierati con la giovane Rivoluzione socialista alla quale hanno espresso in molti modi la loro solidarietà.
L'Italia non ha fatto eccezione e in un gesto di singolare nobiltà, la mobilitazione nelle piazze e nelle strade per protestare contro l'aggressione e appoggiare il diritto della nazione caraibica all'indipendenza e all'autodeterminazione, divenne accompagnamento permanente con la creazione dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC).
La solidarietà con l'Isola divenne permanente e si rafforzò in circostanze come la Crisi di Ottobre nel 1962, quando cadde abbattuto dall'intervento della polizia, nella città di Milano, lo studente di medicina Giovanni Ardizzone, in una manifestazione organizzata dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil).
La figura del giovane che ad appena 21 anni offrì la sua vita in una manifestazione pacifica, si trasformò in un simbolo della solidarietà con Cuba confermato mezzo secolo dopo con la collocazione in Via Mengoni di una targa in sua memoria, per decisione del Comune di Milano.
Quasi 56 anni dopo la sua immolazione, la figura di Giovanni Ardizzone costituisce una fonte inesauribile di ispirazione per gli oltre tremila membri dei 68 circoli dell'Anaic, disseminati in tutto il paese, tra cui quello di Roma, presieduto da un quarto di secolo da Marco Papacci.
Nato nella capitale italiana 50 anni fa, anche se fisicamente ne dimostra molti meno, Marco è il quarto di otto figli di una famiglia umile nella quale è stato l'unico a concludere la scuola media e a voler continuare a studiare, perché -ricorda- "i miei fratelli volevano andare a lavorare subito per guadagnarsi da vivere".
Inoltre, dice, in casa c'era una situazione interessante, il mio papà era membro del Partito Comunista Italiano, in casa c'è sempre stata una grande biblioteca e io, fin da piccolo, ho cominciato a leggere e allo stesso tempo a praticare sport, in particolare la lotta greco-romana, della quale mio padre era allenatore e da giovane aveva fatto una carriera piuttosto buona in questa disciplina.
"Sono stato otto volte campione nazionale nelle categorie da 48 a 62 chilogrammi e questo mi ha consentito di guadagnarmi una borsa di studio della Federazione di Lotta dell'Italia che mi ha mandato a studiare nel nord del paese insieme ai migliori 40 lottatori del paese".
"Sono entrato a far parte della squadra nazionale e ho partecipato a vari tornei internazionali, compreso un mondiale giovanile. La mia carriera a livello internazionale non è stata molto buona, ma in Italia io ero un buon lottatore".
"Dopo sono riuscito a entrare in una squadra di professionisti e al termine della mia carriera come atleta, ho incominciato quella di allenatore, e in questa posizione sono anche stato per due anni e mezzo nella squadra nazionale e attualmente sono allenatore della squadra della Fiamme Oro, della polizia italiana.

"A cinquant'anni, ho deciso di tornare a studiare e ora sono un vecchio studente della facoltà di Scienza dello Sport".
IL PRIMO CONTATTO CON CUBA
Prima di conoscere a Cuba, Marco Papacci l’ha sognata in mille modi e la prima stata attraverso il Diario del Che in Bolivia, la cui lettura ha accresciuto il suo interesse per la figura dell'eroe.
Della ricerca nella vita e nell’'opera del guerrigliero argentino-cubano è sorto l'interesse a visitare l'Isola, desiderio che ha condiviso con una funzionaria del Ministero della Cultura che ha conosciuto in una mostra sulla ceramica a Milano.
Attraverso Rosa Juampere Pérez è entrato in contatto con un membro del circolo di Genova dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, che a sua volta lo ha aiutato a preparare il suo primo viaggio a Cuba nel 1988.
L'ARRIVO A LA HABANA
Conta Marco che viaggiò a Cuba entusiasta di conoscere in prima persona la patria di Fidel, di Camilo, del Che e di altri protagonisti dell'epopea.
"Sono arrivato a Cuba e mi sono sistemato all’hotel Colina, di fronte all'Università di La Habana. Quella notte non ho dormito perché il desiderio di essere a Cuba era così grande che mi sono svegliato presto, ho preso un caffè per colazione, sono sceso e la prima cosa e il primo incontro che ho fatto è stato con due ragazzi che erano lì".
Piacevolmente sorpreso per il trattamento amichevole dei giovani chi lo facevano sentire in famiglia trattandolo da "compañero", Marco si è lasciato portare da loro per una passeggiata per la città, senza immaginare ciò che lo aspettava.
"Quando eravamo a La Habana Vieja, uno di loro mi ha chiesto se dovevo cambiare dei soldi e io gli ho dato 200 dollari, che all’epoca era una somma enorme, e in cambio mi hanno dato un rotolo di quelli che inizialmente sembravano pesos, ma alla fine sono risultati essere pezzi di carta inservibili".
Tuttavia, la delusione patita non ha diminuito il suo entusiasmo per conoscere a fondo la realtà cubana e, attraverso Rosa, è riuscito a fare un lavoro volontario nell’impresa tessile Desembarco del Granma, nella città di Santa Clara, dove ha condiviso il tempo con gli operai che lo hanno accolto con affetto.
"Nonostante l'incidente della truffa, sono tornato in Italia contento di avere conosciuto un paese meraviglioso nel quale la gente ti saluta e ti abbraccia, dove c’è una comunità culturale con un livello altissimo".
L'INGRESSO NELL'ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA-CUBA
Al suo ritorno in Italia, tra il 1988 e il 1989, è entrato a far parte del Circolo di Roma dell'ANAIC, in un momento in cui "era già n atto la divisione nel Partito Comunista Italiano, al quale l'Associazione che era forte, era legata".
"Così siamo arrivati al 1991, quando si sciolse il Partito Comunista Italiano e l'Associazione ebbe momenti di incertezza, perché ormai il partito non era più interessato a lavorare con le organizzazioni di solidarietà, e rimaniamo un po' orfani".
"Alcuni dirigenti in varie città del paese volevano cambiare la linea e trasformarla in un'associazione più culturale, meno politica".
"Abbiamo tenuto un congresso forte con la direzione dello Arnaldo Cambiaghi, scomparso nel 2009, e abbiamo deciso che l'associazione doveva essere un'organizzazione di solidarietà politica, non di balli o qualcosa del genere, anche se tra le sue attività c'è una forte presenza a culturale".
In quel congresso, tenutosi nel 1993, Marco Papacci è stato eletto segretario del Circolo di Roma, compito inaspettato che assunse cosciente della necessità di conoscere più a fondo la storia di Cuba e della sua Rivoluzione.
Ricorda che Cambiaghi, un vecchio combattente, si è congratulato con lui per l'elezione e lo ha avvertito che come dirigente doveva impegnarsi a fondo e dare il buon esempio, essere il primo in tutto, consiglio che ha ricevuto " come un'indicazione che ancor oggi sto seguendo".
Per la sua dedizione al lavoro dell'Anaic e la sua dedizione alla solidarietà con la nazione caraibica, quest’uomo di media statura, voce grave ed eccellente padronanza della lingua spagnola, nel 2006 è stato insignito della Medaglia dell'Amicizia, conferita dal Consiglio di Stato della Repubblica di Cuba, e otto anni più tardi eletto vicepresidente dell'Associazione.
L'ASOCIACIAZIONE E I SUOI COMPITI
L'ANAIC è molto attiva e rispettata nel movimento italiano di solidarietà con Cuba, tanto nel campo politico come nella realizzazione di donazioni per progetti specifici, come il più recente nel settore agricolo.
Altre attività sono, tra le altre, la presentazioni di libri, le mostre fotografiche, la proiezione di audiovisivi e gli incontri con personalità cubane in visita in Italia.
La lotta contro il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro l'Isola e per la restituzione a Cuba del territorio illegalmente occupato dalla base militare di quel paese a Guantánamo, sono due compiti permanenti ai quali l'ANAIC dedica un'attenzione particolare.
Molto peso e valore nella storia recente dell'organizzazione,hanno avutola richiesta di giustizia nel caso del giovane italiano Fabio Di Celmo, assassinato a Habana in un attentato terroristico, e la campagna per la liberazione dei Cinque combattenti antiterroristi ingiustamente imprigionati in carceri statunitensi.
L'Associazione è presente nei social network e ha una propria rivista trimestrale chiamata El Moncada, ch si occupa di temi legati a Cuba e al resto dell'America Latina, insieme alle attività dell'organizzazione, e circola tra i suoi soci e in circa 300 biblioteche italiane.
Quasi trent’anni dopo la sua incorporazione nella solidarietà con Cuba, nell'ANAIC, e sposato con una cubana con cui ha un figlio di 18 anni, Marco Papacci parla della Rivoluzione cubana come uno che si sente parte inseparabile di essa e alla domanda su che cosa lo impressiona maggiormente di Cuba risponde senza esitazione:
"Il suo popolo, la sua Rivoluzione, i suoi risultati nella cultura, nell'educazione, nella salute, nella scienza e nello sport, nonostante il blocco, insieme allo sviluppo di un'elevata coscienza politica che le ha permesso di resistere e vincere nelle circostanze più difficili, con un chiaro senso di unità, dedizione e vocazione internazionalista"
ALLORA, VALEVA LA PENA?
"Certamente, anche se ci sono ancora molte cose da fare per Cuba. Finché esistono il blocco e l'occupazione illegale del territorio della base a Guantánamo, continueremo a Combattere, ma anche dopo continueremo a farlo, perché dovremo sempre rompere il muro di silenzio imposto dai grandi mezzi di comunicazione intorno all'Isola".
"La nostra lotta oggi in quello senso è estesa al processo rivoluzionario venezuelano, sottoposto a un'intensa campagna mediatica e politica di menzogne e disinformazione".
E FIDEL?
"Sempre presente, nella memoria e nell'azione. Ha dedicato la sua vita all'amore per il prossimo e questo è ciò che più mi impressiona di lui, perché è anche riuscito a seminare questo modo di agire nel popolo di Cuba".
"Ho avuto la fortuna di vederlo per la prima volta nel 1994, al Congresso Mondiale di Solidarietà con Cuba, a La Habana, dove l'ho ascoltato attentamente per quattro ore di discorso. Poi ho avuto il privilegio di lavorare nel sostegno della sua visita a Roma nel 1996 e conservo come un tesoro una foto che mi sono fatto vicino a lui all'aeroporto, poco prima del suo ritorno a Cuba".
*Corrispondente di Prensa Latina in Italia.

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