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UNA SPECIE A CUI È PROIBITO NON SOGNARE

La vita di un rivoluzionario si riassume in una battaglia continua e senza tregua, senza riposo, a favore di una causa.
Spinti da una fiducia assoluta nella vittoria, da un permanente spirito di ottimismo, e mossi dai più puri valori e dalle convinzioni che alimentano le idee, i rivoluzionari sono capaci di sfidare le tempeste e cambiare il mondo.
Questa specie di uomo cresce di fronte alle difficoltà. Per loro non esiste l’impossibile. Non ci sono ostacoli insuperabili.
La tormenta è uno stimolo. La vittoria è sempre sicura. Non si concepisce la sconfitta e se accade non li diminuisce, si trasforma in stimolo per trasformare il passato in un futuro promettente. Le privazioni sono un’incitazione alla ricerca di soluzioni. Dalle difficoltà nasce la creatività. Sempre c’è una luce alla fine del tunnel. È una specie alla quale è vietato non sognare.
Questa forza contagiosa e irresistibile si alimenta di puro spirito: di idee.
E le idee si nutrono di cultura accumulata e dello studio permanente della storia dell‘umanità e della forgia delle nazioni. Di questa stirpe di uomini, rivoluzionario universale, è il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz.
Quando il 18 dicembre del 1956 dopo la sorpresa avversa di Alegría de Pío, avviene il suo reincontro con il gruppo di Raúl a Cinco Palmas, il leader della Rivoluzione sostiene che con le cinque armi che aveva suo fratello e le due che aveva lui «adesso sì vinciamo la guerra!». In tale circostanza, alcuni si guardarono attonito di fronte a quell’esagerato ottimismo del Capo.
Era accaduto lo stesso a Simón Bolívar dopo la sconfitta di Casacoima, il 4 luglio del 1817. Completamente decimate le sue forze, quasi a brandelli, circondato da pochi aiutanti, dalla cima di una montagna dichiarò ai suoi uomini, che lo credevano delirante, che era il momento di liberare il Perù.
La sconfitta per tutti e due era uno stimolo per continuare la lotta.
Lo fu per Fidel la sconfitta di Cayo Confite, lo sfortunato attacco alla Caserma Moncada, la prigione feconda nell’Isla de Pinos, la sorpresa di Alegría de Pío e ognuna delle avversità che nella sua vita rivoluzionaria dovette affrontare, comprese tra le altre, la Crisi d’Ottobre, il Raccolto dei Dieci Milioni , il crollo del campo socialista e il periodo speciale in tempo di pace.
Dai valori etici e patriottici, dalla storia di Cuba trasse le forze per la difesa della Patria e per convocare il popolo nella necessità di realizzare i più grandi sacrifici in difesa di una Rivoluzione che era opera di tutti.
In Messico, il sessantenne Colonnello spagnolo Alberto Bayo, secondo il Che «Chisciotte moderno (…) di spirito eternamente giovane», veterano della Guerra Civile spagnola, era stato conquistato dalla figura di Fidel.
Del suo primo incontro ricordava:«Fidel, come sa tutto il mondo, con la sua simpatia peculiare, unita alla sua eloquenza, alla sua prestanza fisica, alla sua educazione e cultura, rendeva irresistibili i suoi ordini. Comandava. Dominava. Mi suggestionò, mi attrasse, mi soggiogò».
Quell’impatto era figlio di una personalità forgiata in valori e principi etici.
Nel periodo della Rivoluzione, Fidel si riferirà all’importanza dei valori per difendere un’idea. In una data tanto anticipata del 6 gennaio del 1959, quando marciava verso La Habana nella Carovana della Libertà, dichiarava nella città di Santa Clara: «La nostra generazione e il nostro popolo realizzeranno gli ideali di tutte le generazioni precedenti, gli ideali dei nostri mambí, i cui sacrifici sino ad oggi erano stati vani, perché la patria che avevamo era molto lontana da quella patria che loro sognavano!».
Il 19 settembre del 1961, nella cerimonia di consegna dei premi dei vincitori del Concorso di canzoni popolari ispirate alla Rivoluzione, realizzata nel teatro García Lorca di La Habana, riferiva: «Per questo vi dicevo che per una rivoluzione la cosa più importante, la cosa fondamentale è la preparazione di tutti i valori umani del popolo in qualsiasi campo, per realizzare l’opera della Rivoluzione».
Cosciente del valore delle idee, alla chiusura della prima Conferenza dell’Organizzazione Latinoamericana di Solidarietà (OLAS), realizzata a La Habana il 10 agosto 1967, davanti a rivoluzionari di tutto il mondo aveva affermato: «E saranno le idee rivoluzionarie l’unica e vera guida dei nostri popoli. Ci battiamo per le nostre idee! Difendiamo le idee! Però difendere idee non significa la pretesa di dirigere nessuno. Sono idee nostre e le difendiamo, le idee rivoluzionarie ma nulla di più ridicolo perché il mondo non ha bisogno di paesi guida, né di partiti, né di uomini guida. Il mondo e soprattutto il nostro popolo latino americano ha bisogno di idee guida».
Il 18 ottobre 1967, nella veglia solenne in memoria del comandante Ernesto Che Guevara, in Piazza della Rivoluzione, risaltava nell’Eroe argentino e rivoluzionario universale, che: «…come rivoluzionario, come rivoluzionario comunista, veramente comunista, aveva un’infinita fede nei valori morali, aveva un’infinita fede nella coscienza degli uomini. E dobbiamo dire che nella sua concezione vedeva con assoluta chiarezza nelle risorse morali la palanca fondamentale della costruzione del comunismo nella società umana».
Il 7 luglio del 1971, nella manifestazione del ricevimento nel porto di La Habana dei quattro pescatori cubani ingiustamente sanzionati dal governo degli Stati Uniti, riconosceva il peso della difesa dei valori nella capacità di resistenza dei rivoluzionari: «Per questo noi diciamo che i valori morali hanno una straordinaria importanza e che lì nel cuore dell’impero la condotta di questi giovani costituisce una trincea, la prima trincea, un’importantissima trincea. Non si deve dimenticare quello che diceva Martí: «Le trincee di idee valgono più delle trincee di pietra. E queste sono trincee d’idee! Trincee d’idee alzate nello stesso cuore dell’impero!».
Fidel fu il più forte ispiratore della difesa permanente dell’utopia rivoluzionaria. Il comandante nicaragüense Tomás Borges, nel suo libro "Un grano de mais", gli chiese se valeva la pena di continuare a sognare un mondo migliore.
La risposta del guerrigliero del tempo era stata paradigmatica: «Non abbiamo altra alternativa che sognare, continuare a sognare e sognare inoltre con la speranza che questo mondo migliore deve diventare una realtà e sarà una realtà se lottiamo per lui. L’uomo non può rinunciare mai ai sogni. L’uomo non può rinunciare mai alle utopie. E lottare per un’utopia è in parte costruirla. Martí diceva anche che i sogni di oggi sono realtà di domani e noi nel nostro paese abbiamo visto diventare realtà molti sogni di ieri, e una grande parte delle utopie le abbiamo viste diventare realtà. E se abbiamo visto utopie che sono divenute realtà, abbiamo il diritto di continuare a pensare in sogni che un giorno diverranno una realtà a livello nazionale e a livello mondiale. Se non pensassimo così dovremmo smettere di lottare e l’unica conclusione conseguente sarebbe abbandonare la lotta, ma io credo che un rivoluzionario non abbandona mai la lotta, come non smette mai di sognare».
da Granma Int. - Autore René González Barrios - Traduzione GM – Foto Raúl Corrales
http://it.granma.cu/cultura/2017-12-15/una-specie-a-cui-e-proibito-non-sognare